04 settembre 2018
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Disabilità, con etika 38 persone verso l’abitare autonomo

Grazie all’adesione all’offerta luce e gas della Cooperazione Trentina e Dolomiti Energia è nato un Fondo sociale che quest’anno finanzierà progetti per 200mila euro.

Con etika risparmiare in bolletta aiutando l’ambiente e le persone fragili è possibile. Di più: fa bene alla comunità.

Grazie all’adesione all’offerta luce e gas della Cooperazione Trentina e Dolomiti Energia è nato un Fondo sociale che quest’anno finanzierà progetti per 200mila euro. Con etika risparmiare in bolletta aiutando l’ambiente e le persone fragili è possibile. Di più: fa bene alla comunità.

Sono 36.300 i trentini che hanno aderito a etika, l’offerta della Cooperazione Trentina (Federazione, Cassa Centrale Banca, Sait – Famiglie Cooperative, Consolida e la cooperativa sociale La Rete) e di Dolomiti Energia per l’acquisto di luce e gas.

Oltre a beneficiare di uno sconto in bolletta e di numerose altre agevolazioni, i sottoscrittori hanno anche generato un vantaggio sociale, poiché per ogni contratto firmato Dolomiti Energia si è impegnata a versare ogni anno 10 euro al Fondo sociale di etika. Il Fondo è presidiato da un Comitato scientifico e, con il supporto organizzativo di Solidea (la non profit del movimento cooperativo), ha il compito di valutare i progetti e decidere se promuoverne il finanziamento.

“Etika è una bellissima esperienza intercooperativa – ha commentato la presidente della Cooperazione Trentina Marina Mattarei aprendo la conferenza stampa di oggi – capace di creare innovazione sociale e progetti inclusivi nel senso pieno della parola, dando loro un orizzonte futuro”.

“Con questo progetto – ha aggiunto l’amministratore delegato del Gruppo Dolomiti Energia Marco Merler – siamo riusciti a mettere in rete le risorse e a dare risposte trasversali al territorio in cui operiamo. Una comunità che ha compreso il valore di questa iniziativa, considerando che con 36.300 adesioni abbiamo coinvolto il 10% dei trentini”.

Oltre 425 mila euro di progetti finanziati

Quest’estate il Comitato scientifico ha esaminato i progetti presentati decidendo di finanziarne cinque, per circa 200mila euro, a favore di 20 beneficiari e proposti da cinque cooperative: La Rete, Iter, Il ponte, Cs4 e Gsh. Progetti che si vanno ad aggiungere ai cinque sostenuti nel 2017 con oltre 225mila euro e 18 beneficiari, presentati da quattro coop sociali (La Rete, CS4, Incontra e Eliodoro).

Va detto che in tutti i progetti il finanziamento di etika non copre le spese relative all’appartamento (che in alcuni casi è acquistato dalla cooperativa, in altri messo a disposizione dalla famiglia della persona con disabilità e in altri ancora dall’Itea) ma riguarda invece l’avvio alla vita autonoma, che impegna gli operatori a sviluppare graduali percorsi singoli o di gruppo e al costante monitoraggio.

Grazie a etika 38 persone con disabilità stanno dunque realizzando questo grande passo, con risvolti importanti sul piano dell’autonomia e dell’autodeterminazione.

Ma etika fa bene alla comunità anche per un altro aspetto: aderendo si ha la garanzia di acquistare energia green, con un beneficio ambientale quantificato in oltre 10.500 tonnellate di anidride carbonica evitate, pari all’assorbimento di 2.117 ettari di bosco, ovvero oltre 3mila campi da calcio.

Cinque progetti, cinque percorsi diversi

I progetti finanziati per il 2018 propongono percorsi molto diversi l’uno dall’altro.

La modalità sperimentata dalla cooperativa La Rete fa affidamento su un ‘accogliente’, cioè una persona non professionista (quindi non l’operatore della cooperativa) che condivide l’appartamento con ‘l’accudito’ e si impegna a sostenerlo nella maturazione di maggiori autonomie, nello sviluppo di abilità legate alla gestione della casa (pasti, pulizie) e nell’avviare delle relazioni di vicinato che possano favorire un percorso positivo di inclusione sociale. Una tipologia di percorso sperimentata già nella prima tranche di progetti del 2017 che sta dando ottimi risultati: dopo la casa, alcune delle persone avviate hanno trovato anche lavoro o l’opportunità di un tirocinio formativo, e hanno quindi posto nuove fondamenta per l’autodeterminazione del proprio futuro.

La cooperativa sociale Cs4, invece, ha presentato un progetto di coabitazione in Valsugana di due persone con disabilità, cercando di integrare le loro diverse e per certi versi complementari competenze e abilità e di promuovere così un contesto abitativo valorizzante per entrambi. Le due persone saranno aiutate da dei ‘facilitatori’, con costante monitoraggio da parte degli educatori della cooperativa.

La coop Gsh, che opera in Val di Non, ha proposto invece una coabitazione a tre, che parta con una sperimentazione nei weekend, per abituare le persone con disabilità coinvolte e le loro famiglie a gestire gli aspetti affettivi e relazionali, nonché naturalmente l’apprendimento delle mansioni di cura e igiene degli spazi condivisi.

Ultima tipologia è quella delle cooperative Iter e Il ponte, attive in Vallagarina, che hanno pensato all’avvio alla vita autonoma di un numero più folto di utenti, che va dai 12 ai 16, suddivisi in due gruppi di giovani e in due di persone tra i 40 e i 59 anni. Le cooperative hanno individuato persone impegnate in attività lavorative, socio occupazionali o propedeutiche al lavoro, puntando anche sulla sostenibilità nel tempo rispetto al progetto. L’obiettivo qui è di accompagnarle al rafforzamento delle competenze esistenti e al conseguimento di un’autonomia affettiva, sostenendo le famiglie nel distacco.

Trentino laboratorio d’innovazione

“Si tratta di progetti sperimentali innovativi anche a livello nazionale, che hanno una natura complessa e sfidante – spiega Piergiorgio Reggio, pedagogista, docente alla Cattolica di Milano, presidente della Fondazione Demarchi e componente del Comitato scientifico di etika insieme a Carlo Francescutti – che terremo monitorati anche in fase attuativa”.

Dietro ad ogni persona con disabilità che lascia la sua casa di sempre per avviarsi alla vita autonoma c’è tanto entusiasmo e voglia di futuro. Ma ci sono anche parecchie difficoltà. Ci sono le paure della famiglia nel lasciar andare il proprio figlio (“Ce la farà? Soffrirà? Si sentirà abbandonato?”). C’è il difficile percorso degli operatori per indirizzare all’autonomia pratica e psicologica chi ha sempre avuto bisogno di sostegno e aiuto. E ci sono anche i comprensibili timori dei protagonisti, nel trovare il compagno di viaggio giusto per il loro percorso, nell’integrarsi in un nuovo contesto sociale, nell’apprezzare la possibilità di decidere e fare scelte.

Una sfida delicata e importante che la Cooperazione trentina, insieme a Dolomiti Energia, porta avanti con orgoglio.

Autore: Redazione