02 giugno 2018
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L’economia sostenibile? Comincia da noi. Segré e Becchetti alla Rurale Vallagarina

Un incontro con gli economisti Leonardo Becchetti e Sergio Segrè per celebrare i 120 anni della Cassa offre lo spunto per riflettere sui temi dell’etica, ambiente ed economia. E su cosa si può fare in concreto.

L’impegno della Cassa Rurale per incentivare stili di vita sostenibile. E la proposta: nell’erogazione dei finanziamenti introdurre criteri incentivanti per chi crea valore per il territorio.

Un incontro con gli economisti Leonardo Becchetti e Sergio Segrè per celebrare i 120 anni della Cassa offre lo spunto per riflettere sui temi dell’etica, ambiente ed economia. E su cosa si può fare in concreto.L’impegno della Cassa Rurale per incentivare stili di vita sostenibile. E la proposta: nell’erogazione dei finanziamenti introdurre criteri incentivanti per chi crea valore per il territorio.

L’avvertimento l’ha dato ad inizio serata la coordinatrice dell’incontro, Ericka Costa, docente di Economia sociale all’Università di Trento: se non facciamo nulla, avremmo bisogno di tre pianeti per soddisfare le nostre necessità energetiche. Quindi ridurre gli sprechi e pensare alla sostenibilità è fondamentale per la nostra esistenza.

Un esigenza che non possiamo più declinare al futuro, perché l’emergenza è adesso – ha affermato Andrea Segrè, economista e presidente della Fondazione Mach, vent’anni passati a studiare gli sprechi alimentari.

E Leonardo Becchetti, uno dei principali esperti di economia civile in Italia e docente di economia politica all’Università Tor Vergata di Roma, invita a non pensare che quello che accade intorno a noi sia sempre colpa del mercato o di qualcun altro: noi, attraverso il “voto con il portafoglio”, possiamo condizionare il mercato e cambiare il corso della storia. Se lo vogliamo.

La Cassa Rurale Vallagarina ha voluto celebrare i suoi 120 anni di storia riflettendo su questo tema, con tre studiosi che hanno lavorato molto su modelli alternativi alla cultura del profitto, che quasi mai guarda al bene comune.

E se certe forme di impresa, come le cooperative, considerano da sempre il profitto come un indicatore di efficienza e non il fine ultimo dell’azienda, avendo a cuore il “profitto sociale” esteso alla comunità, sempre più aziende si interrogano sulla necessità di ripensare la propria organizzazione considerando, oltre al profitto, le ricadute sulle persone e sul pianeta.

“Vivere in maniera sostenibile – ha affermato la prof. Ericka Costa – significa soddisfare i propri bisogni senza pregiudicare il benessere delle generazioni future”.

La Cassa Rurale fa la propria parte favorendo progetti di mobilità sostenibile, offrendo una riduzione di tasso sui finanziamenti dedicati alla riqualificazione energetica dell’abitazione e delle imprese, e all’acquisto di attrezzature e strumenti di basso impatto ambientale. E, in casa propria, ha sostituito i corpi illuminanti con fonti a basso consumo, ha informatizzato le comunicazioni e avviato percorsi per le certificazioni Emas e Family audit.

“Siamo convinti – ha sostenuto il presidente Emiliano Trainotti – che sostenibilità significhi anche fare ognuno la propria parte, a scuola, in famiglia, nel lavoro e nella propria comunità. La nostra Cassa, in quanto cooperativa, sente la responsabilità di ragionare in modo sostenibile”.

“Buone pratiche ce ne sono moltissime – ha detto il prof. Leonardo Becchetti – la sfida della sostenibilità si vince con l’innovazione. Anche utilizzando in modo etico piattaforme come l’e-commerce o i social”.

“E perché – ha proseguito Becchetti – una banca, specie se cooperativa, non potrebbe spingersi fino a valutare un progetto di investimento anche per la sua capacità di valorizzare il territorio, un progetto che sappia moltiplicare valore anche per i commercianti della zona? Potrebbe essere un segno di distintività molto importante”.

Per Andrea Segrè occorre innanzitutto creare consapevolezza, e comunicazione. Il 66% dei consumatori sarebbe disposto a pagare di più per prodotti sostenibili, ma quali informazioni hanno?

“Moltiplichiamo le buone pratiche e le cose cambieranno. L’esperienza di Fico di Bologna, con il recupero di una immensa area inutilizzata, e finanziato in gran parte da casse previdenziali private, apre la strada a nuove possibilità di progetti in cui l’iniziativa privata ha una forte valenza pubblica”.