06 aprile 2020
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Dipendenti delle coop sociali distaccati nelle Rsa pubbliche, già avviati i primi contratti

Dopo la firma venerdì scorso dell’accordo quadro per integrare temporaneamente – su base volontaria – il personale nelle Rsa con dipendenti delle cooperative sociali di area socioassistenziale, già avviati i contatti con la “don Ziglio” di Levico Terme e le Rsa nella zona di Arco e “busa”.

Paolo Fellin (Federazione, Vales): Con l’emergenza virus cali anche fino al 70% nei servizi domiciliari. Per contro, il personale delle Rsa in molti casi è vicino al collasso.

Chi lo vorrà e solo attraverso una adesione su base volontaria, potrà essere distaccato per il periodo dell’emergenza nelle residenze per anziani pubbliche. Una risposta occupazionale e nello stesso tempo la copertura di un servizio essenziale.

Dopo la firma venerdì scorso dell’accordo quadro per integrare temporaneamente  – su base volontaria – il personale nelle Rsa con dipendenti delle cooperative sociali di area socioassistenziale, già avviati i contatti con la “don Ziglio” di Levico Terme e le Rsa nella zona di Arco e “busa”.Paolo Fellin (Federazione, Vales): Con l’emergenza virus cali anche fino al 70% nei servizi domiciliari. Per contro, il personale delle Rsa in molti casi è vicino al collasso.Chi lo vorrà e solo attraverso una adesione su base volontaria, potrà essere distaccato per il periodo dell’emergenza nelle residenze per anziani pubbliche. Una risposta occupazionale e nello stesso tempo la copertura di un servizio essenziale.

Alla convenzione firmata venerdì scorso in Provincia hanno aderito la Federazione trentina della Cooperazione (con il delegato sindacale Paolo Fellin, l’ex vicepresidente Italo Monfredini, la presidente di Consolida Serenella Cipriani), il Consorzio Comuni, l’Upipa e le organizzazioni sindacali.

Il progetto prevede che il personale delle cooperative sociali dedito ai servizi di cura alla persona nell’ambito dei contratti di assistenza domiciliare possa essere distaccato, su base volontaria, presso le strutture pubbliche delle Rsa dove ci sia bisogno.

I servizi di assistenza domiciliare infatti hanno subito cali importanti che in certi territori arrivano anche fino al 60 o 70%. La drastica diminuzione in alcuni casi è dovuta alla rivisitazione dei piani di assistenza da parte degli enti gestori (Comunità di Valle, città di Trento e Rovereto), che hanno preferito mantenere solo i servizi essenziali. Dall’altra molti familiari di anziani hanno preferito evitare l’accesso nelle abitazioni di persone esterne.

Anche l’assistenza domiciliare integrata, cure palliative e assistenza domiciliare per demenze ha subito un calo del 30% dovuto soprattutto a rinunce da parte dei familiari utenti.

In via prioritaria sono interessati dal progetto operatori e operatrici con il titolo di Oss (operatori socio-sanitari), ma nel caso di ulteriore richiesta è ammesso anche personale alle dipendenze da almeno due anni di una cooperativa sociale nell’ambito dei servizi di cura alla persona.

“Il dato di fatto è che in questo momento c’è una parte del nostro personale che non sta lavorando, mentre nelle Rsa a gestione pubblica al contrario c’è la necessità di integrare il personale che è stremato per la tragica diffusione del virus presso la popolazione anziana”, afferma Paolo Fellin, delegato sindacale della Federazione e direttore della cooperativa sociale Vales. “Da qui l’dea di valorizzare una parte del nostro personale per continuare a lavorare all’interno di questo mondo.

Il passaggio deve avvenire su base di adesione volontaria, e per il tempo in cui ci sarà bisogno, al massimo la durata della fase di emergenza.

Il personale sarà distaccato nelle Rsa, a cui spetta anche la formazione iniziale e tutte le responsabilità relative alla sicurezza sul lavoro. Per questo tempo il nostro personale dal punto di vista salariale si vedrà riconosciuto lo stesso trattamento economico del contratto di pubblico impiego.

Nella giornata di oggi sono già stati attivati i primi contratti. Vales è partita con la Rsa don Ziglio (Levico), cooperativa Assistenza si è attivata nella zona di Arco e ‘busa’, stiamo raccogliendo disponibilità per altre realtà”.

In totale sono un migliaio le persone occupate nel settore socio-assistenziale, di cui verrà coinvolta una parte di risorse umane, che hanno aderito su base volontaria alla richiesta di aiuto e che non sta lavorando. Ovviamente viene mantenuta l’attenzione a non minare e a non depotenziare l’organizzazione dei servizi sul territorio che rimane a pieno titolo il fronte primario di servizi attraverso i quali aiutare le persone al proprio domicilio.

#lacooperazionecè

Autore: Redazione