22 febbraio 2020
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Agricoltura sostenibile, alla ricerca del “prezzo equo” tra produzione e distribuzione

A Taio di Predaia l’annuale convegno di Apot ha presentato dati in miglioramento nell’impiego di agrofarmaci, e cresce anche la produzione biologica.

Nella tavola rotonda con i big della produzione (Confcooperative e Coldiretti) e grande distribuzione cooperativa (Coop e Conad) evidenziata la necessità di regolare i prezzi in base all’equità, per una agricoltura di qualità che rispetti tutte le componenti della filiera, a partire dai produttori.

A Taio di Predaia l’annuale convegno di Apot ha presentato dati in miglioramento nell’impiego di agrofarmaci, e cresce anche la produzione biologica.Nella tavola rotonda con i big della produzione (Confcooperative e Coldiretti) e grande distribuzione cooperativa (Coop e Conad) evidenziata la necessità di regolare i prezzi in base all’equità, per una agricoltura di qualità che rispetti tutte le componenti della filiera, a partire dai produttori.

Il tema l’ha posto senza giri di parole Ennio Magnani, presidente di Apot, in apertura del convegno di ieri a Taio di Predaia dal titolo “Relazioni sostenibili – tra ambiente e mercato”.

“Una risposta locale di un problema generale non è sufficiente – ha affermato - occorre dialogare anche con la grande distribuzione. I margini dei produttori sono continuamente erosi, occorre riconoscere il loro sforzo anche nel prezzo finale. L’alternativa è il ricorso alle importazioni di prodotti di minore qualità e sicurezza.

Speriamo – ha proseguito il presidente di Apot - di avviare una stagione di dialogo tra produttori, ma anche tra produzione e distribuzione. Con l'obiettivo finale di ragionare sul concetto di reddito equo, privilegiando la filiera italiana, a vantaggio del consumatore finale”.

Davanti a lui, i principali protagonisti della filiera agroalimentare italiana: il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini, il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, l’ad di Coop Italia Maura Latini e il direttore di Conad Francesco Avanzini.

Il convegno, organizzato da Apot insieme a Melinda e Cassa Rurale Val di Non, ha visto la partecipazione numerosa del mondo agricolo trentino. Occasione per presentare il bilancio di sostenibilità della frutticoltura trentina, ma – in particolare quest’anno – provare a fare un salto di qualità allargando il perimetro non solo alla produzione agricola ma all’intera filiera. Ieri ottimamente rappresentata dai vertici nazionali.

All’incontro ha partecipato anche l’assessora all’agricoltura Giulia Zanotelli, la quale ha ricordato l’impegno della Provincia autonoma per il sostegno all’innovazione, ricerca, ricambio generazionale. “Poche misure concrete – ha detto l’assessora – a sostegno di una agricoltura di qualità in un territorio alpino che deve saper sfruttare le proprie caratteristiche”. Ha ricordato gli interventi di sostegno al credito attraverso la convenzione con Cooperfidi, la lotta alle malattie come la cimice asiatica e i 9 milioni di euro messi a disposizione per i prossimi tre anni per favorire l’introduzione di piante più resistenti.

I numeri della sostenibilità

Il bilancio di sostenibilità illustrato dal direttore di Apot Alessandro Dalpiaz evidenzia l’impegno del sistema per migliorare la sostenibilità in agricoltura. Il sistema frutticolo trentino è composto da 6.548 aziende e 10.120 ettari coltivati. Dà lavoro a 1.600 lavoratori e fattura 360 milioni di euro.

Un sistema molto frammentato, tenuto insieme grazie alla cooperazione: ben 30.259 appezzamenti in media di 1,5 ettari ciascuno. La produzione integrata, che permette di ridurre al minimo l’impiego di fitofarmaci, è largamente praticata è molto controllata. L’analisi effettuata da Apot sui residui dei campioni raccolti prima della raccolta evidenzia il 98,8% di conformità, che sale al 99,83% dopo la raccolta. Per chi non segue il programma sono previste sanzioni: 34mila euro quelle comminate nella passata stagione.

Cresce la coltivazione biologica del melo: quest’anno saranno raggiunti i mille ettari, più che triplicata rispetto a sei anni fa. La qualità biologica del suolo è molto buona. Al terzo anno di analisi, il valore misurato è di 137 rispetto al massimo previsto per la frutticoltura di 150.

In crescita anche le varietà resistenti, che vengono coltivate soprattutto nei pressi delle zone abitate: quest’anno si prevede un obiettivo raggiungibile di 180 ettari, contro i 10 del 2014.

In generale cala anche la distribuzione di sostanze chimiche nell’agricoltura trentina: da 50 chili di principi attivi a ettaro totali (acaricidi, fitoregolatori, fungicidi, insetticidi) del 2012 si è passato nel 2018 a poco meno di 40. Il 70%dei principi attivi utilizzati nella produzione integrata sono impiegati anche nell’agricoltura biologica.

Altro indicatore riguarda la presenza delle api, vere sentinelle dell’agricoltura. Tra il 2008 e il 2019 il numero degli apicoltori è passato da 1500 a oltre 2000, gli alveari sono passati nel decennio da 22mila a 34mila. “Significa che l’atteggiamento del mondo agricolo ha già prodotto risultati importanti, proseguiremo su questa strada”, ha commentano Alessandro Dalpiaz.

“Non c’è un nero e un bianco, un sì o un no, ma piuttosto professionalità e corretto uso degli strumenti. Speriamo che le tecniche di genomica intelligente, l’agricoltura 4.0 di precisioni possano portare ulteriore progresso in questo campo. Tutte le componenti formano un insieme – ha concluso Dalpiaz - devono essere trattate con sensibilità ed equilibrio, ed insieme compongono il grande concetto della sostenibilità e tutte sono importanti in questo ecosistema”.

La tavola rotonda. Dalla produzione alla distribuzione

Il coinvolgimento di tutta la filiera, richiesto in apertura da Magnani, è stato ulteriormente evocato da Roberto Della Casa, docente universitario e coordinatore del progetto di Trentino frutticolo sostenibile, che ha moderato la tavola rotonda con Gardini, Prandini, Latini e Avanzini.

“I costi della sostenibilità possono tradursi in un vantaggio competitivo – ha affermato Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative - ma occorre combinare tre aspetti: la sostenibilità ambientale, economica e sociale. Le filiere agricole si fanno carico da decenni di progetti che puntano a ridurre i consumi di acqua e a dimezzare l’utilizzo degli agro farmaci. I dati evidenziati da Apot nel bilancio di sostenibilità sono un grande risultato della filiera agroalimentare cooperativa in Trentino. Questi investimenti, però, devono essere affrontati da tutti i soggetti della filiera, compresa la gdo, altrimenti si traducono in un peso gravoso solo in capo ai produttori. Per questo è necessario condividere un sistema e un modello per l’agricoltura”.

“La sostenibilità non si impone – ha detto Ettore Prandini, presidente di Coldiretti – occorre costruire infrastrutture, il tema dei trasporti è centrale. Va detto però che l’agricoltura italiana è la più sostenibile a livello europeo, e il Trentino è un esempio. Alla base c’è l’imprenditorialità, e soprattutto la capacità di fare sistema”.

“Il commercio, ha commentato il direttore generale di Conad Francesco Avanzini, è la cinghia di trasmissione tra produzione e consumo. Sono d’accordo nel creare un meccanismo di relazioni la cui sostenibilità diventa un modo per lavorare. Noi siamo al fianco di chi produce e di chi lavora. Chi produce, commercia e consuma sono una unica realtà”.

“La digitalizzazione ha provocato una eccessiva semplificazione della percezione – ha detto Maura Latini, ad di Coop Italia - difficile trasferire concetti complessi in maniera semplice. Ma se non riusciamo a trasferire bene i concetti di sostenibilità rischiamo di fare errori. Attenzione però, perché la percezione del prezzo è uno degli elementi fondamentali che non può essere tenuto in secondo piano. Anche perché la concorrenza è molto forte”.

Il prezzo “equo” della sostenibilità

La sostenibilità si misura anche dal prezzo. Possibilmente non il più basso, ma il più “equo”, quello che rispetta le persone che lavorano per produrre, trasformare e far arrivare i prodotti agricoli sugli scaffali.

Per Maura Latini (Coop Italia) un pezzo fondamentale della sostenibilità è il rispetto delle persone (chi produce, lavora, acquista). Per realizzarla occorre attenzione all’ambiente, alle persone ma anche un conto economico in ordine. Il distributore che vende un prodotto a bassissimo prezzo lo fa contro il suo interesse. Occorre costruire una cultura dell’informazione”.

Per Francesco Avanzini (Conad) occorre distinguere tra distribuzione e distribuzione, perché ci sono distributori che si comportano in maniera diversa. “Aggiungerei quindi: prezzo più giusto per tutti”.

“No al massimo ribasso – ha aggiunto Maurizio Gardini (Confcooperative) – non dimentichiamo che noi abbiamo inseguito una maggiore trasparenza alla lotta di pratiche illegali. Dobbiamo andare a tutti le stesse condizioni. Insieme possiamo sostenere con più forza i progressi in questa direzione”.

“Non c’è sostenibilità se non c’è un giusto prezzo – ha detto Ettore Prandini (Coldiretti) – dobbiamo parlare con i consumatori in modo più significativo che in passato. E dobbiamo anche pretendere una azione politica dell’Italia nei confronti della Ue più efficace di quella degli ultimi trent’anni”.

Infine Andrea Segrè, intervenuto in chiusura del convegno nel suo ultimo giorno da presidente della Fondazione Mach, ha ricordato l’importanza della formazione: “educazione alimentare, ambientale, della sostenibilità, dovrebbero essere temi di educazione alla cittadinanza insegnati nelle scuole, a partire dalle materne”. Il prof. Segré ha anche suggerito uno slogan per la giornata: il prezzo giusto per tutti ci dà più gusto.

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