04 giugno 2022
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Giovani e pandemia: investire nella coesione

“La non coesione ha un costo: dobbiamo tornare a investire sulle infrastrutture sociali a lungo termine e sulle comunità educanti”, così Anna Manca, vicepresidente di Confcooperative nazionale all’interno del panel organizzato oggi pomeriggio dal Consiglio Provinciale Giovani della Provincia Autonoma di Trento.
Da sinistra Daniele Marini, Mariapia Veladiano, Flavio Deflorian, Anna Manca, Nadio Delai
FESTIVAL ECONOMIA TRENTO –

Si è tenuto presso la Fondazione Caritro l’incontro dedicato ad una riflessione sul futuro dei giovani nel post-pandemia. Molti gli spunti provenienti dai relatori protagonisti del mondo del mondo economico e della formazione. Il confronto, con il giovane pubblico presente in sala, si è tenuto sulle possibili strade da intraprendere per ridurre le “ferite”, così le ha chiamate Mariapia Veladiano, dirigente scolastica e scrittrice, provocate a milioni di ragazzi e ragazze che hanno dovuto affrontare questo difficile periodo: “Dopo due anni così – spiega l’insegnante con oltre 40 anni di esperienza nelle scuole italiane -, i ragazzi sono stati scaraventati in un mondo di incertezze. La scuola non può rispondere a questa crisi con il solo intervento di pochi psicologi, bisogna investire in una comunità educante in grado di riparare le ferite, migliorando la capacità di integrazione”.

Secondo Anna Manca, vicepresidente di Confcooperative Nazionale, è fondamentale investire nella coesione: “Abbiamo 3 milioni di NEET e 1,5milioni di giovani sono sotto la soglia di povertà. Questi sono costi che saremo obbligati ad affrontare. Dobbiamo rimuovere gli ostacoli e tornare ad investire sulle scuole, sui servizi educativi e sulle aree interne. Come cooperazione continueremo a impegnarci per rimuovere le diseguaglianze, poiché la nostra natura è quella di imprese organizzate per rispondere a bisogni finalizzati al bene comune”.

Tra gli imputati per le difficoltà affrontate dai giovani in pandemia c’è anche la didattica a distanza universitaria: “La didattica che abbiamo applicato – interviene Flavio Deflorian, Rettore Università degli Studi di Trento -, era emergenziale più che a distanza. Nonostante tutto, è stato un periodo utile per riflettere sui nostri metodi, che ci ha portato a valorizzare ancora di più le lezioni in presenza, aumentandone il valore. Crediamo infatti nell’importanza delle relazioni, che a distanza non sono semplici da attivare”.

Il sociologo Nadio Delai ha parlato di responsabilità da condividere tra generazioni: “Ogni generazione ha la scommessa di giocarsi il suo futuro. Abbiamo continuato a spostare l’apprendimento al livello successivo, ora c’è bisono di concentrarsi sul miglioramento delle giunzioni tra  formazione e mondo del lavoro, più che sul riformare la scuola”.

Ha chiuso la tavola rotonda, guidata dalla giornalista de Il Sole 24 Ore Laura la Posta, il professore di Sociologia dei Processi Daniele Marini: “Tra ordine e disordine sembra esserci quasi una sorta di continuità. Non è un’epoca di cambiamento ma un cambiamento d’epoca. C’è bisogno, per affrontarlo, di nuove parole per definire il lavoro, di nuove categorie culturali”. E porta un esempio: “Un’azienda informatica di Torino non trovava apprendisti, ha così deciso ti chiamare la selezione ‘The Apprentice’, come la serie con Briatore, aumentando così di gran numero le chiamate”.

Hanno aperto e chiuso l’incontro Eleonora Angelini e Sanà Sadouni, rispettivamente presidente e vicepresidente del Consiglio Provinciale Giovani, nell’auspicio, supportato dai relatori presenti, di poter avere sempre più giovani protagonisti nella prossima edizione del Festival.