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Rigenerare le organizzazioni per il bene comune

Consolida e Cooperazione Trentina hanno proposto uno spazio di riflessione e dibattito sul tema della generatività nelle organizzazioni, con particolare riferimento al mondo cooperativo e ai passaggi intergenerazionali che oggi lo attraversano

La sfida della Cooperazione per i prossimi venti anni è salvaguardare l'intelligenza degli esseri viventi e la loro capacità relazionale nell'epoca dell'intelligenza artificiale. Con questo concetto espresso dal sociologo e economista Mauro Magatti, professore di Sociologia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si è chiuso questo pomeriggio il convegno promosso da Consolida sulla rigenerazione delle organizzazioni per il bene comune.

L’incontro si è svolto presso la nuova Piazza inCooperazione, uno spazio che, come ha dichiarato nel suo saluto iniziale il presidente della Cooperazione Trentina, Roberto Simoni, permette e favorisce la generazione di nuovo pensiero e il confronto tra diversi punti di vista.

Promosso da Consolida, il momento di riflessione ha interrogato cooperatrici e cooperatori presenti su come continuare a essere soggetti economici e sociali capaci di durare nel tempo, innovare e produrre benessere per le comunità.

Al centro del confronto, l’intervento di Magatti, che ha proposto una lettura della fase attuale come una vera e propria “crisi di futuro”: non solo una difficoltà economica o organizzativa, ma una trasformazione profonda che interroga il senso, il linguaggio e la responsabilità delle istituzioni. In questo scenario, la cooperazione è stata indicata come una delle forme d’impresa più chiamate a misurarsi con la sfida della rigenerazione, perché non trasmette un patrimonio economico, ma una responsabilità collettiva.

«Abbiamo voluto questo incontro – ha spiegato Francesca Gennai, presidente di Consolida – perché, come presidenti, direttrici e direttori di cooperative, sentiamo di essere dentro un passaggio profondo, che non riguarda solo i modelli organizzativi o il ricambio generazionale, ma il modo stesso in cui le nostre organizzazioni stanno nelle comunità. In un contesto segnato da cambiamenti demografici, trasformazioni del lavoro e nuove fragilità sociali, il concetto di generatività ci invita a riflettere sulla nostra capacità di trasmettere senso e distintività, non per amministrare l’esistente, ma per garantire continuità a ciò che conta davvero nel tempo».

Nel corso della conversazione è emersa con forza la necessità di evitare due rischi opposti: da un lato il ripiegamento difensivo sui valori fondativi, dall’altro l’adozione acritica di modelli organizzativi e narrativi estranei alla storia cooperativa. La generatività, secondo Magatti, non è un richiamo etico astratto, ma una condizione di sostenibilità, che si gioca nella capacità di rigenerare legami, competenze, fiducia e responsabilità.

Un tema ripreso anche da Giacomo Libardi, vicepresidente di Consolida, che ha offerto una lettura complessa del contesto attuale: «Nel tempo le cooperative sono cresciute, sono diventate vere e proprie istituzioni. Oggi però, anche in questo territorio, si trovano a sottostare a regole di mercato rigide e a pressioni che le hanno trasformate da interlocutori a semplici fornitori della politica. L’obiettivo che ci dobbiamo dare è riacquisire un ruolo trasformativo, rinnovandoci senza perdere la nostra capacità produttiva, ma riappropriandoci della capacità di generare comunità».

Mario Tonina, assessore provinciale alla salute, politiche sociali e cooperazione, dichiarando non scontata la sua presenza al convegno di oggi, ha sottolineato come rigenerare le organizzazioni significhi soprattutto rigenerare i legami che tengono insieme le comunità: «Il nostro – ha detto – è un territorio di montagna, con piccole attività e piccoli paesi che fanno vivere quel territorio. Se vogliamo garantire continuità e futuro, chi meglio della Cooperazione lo può fare? Qui rigenerare vuol dire innovare e mettere al centro il capitale umano. Quello fa la differenza».

Ampio spazio è stato dedicato anche ai passaggi intergenerazionali, al tema della formazione delle nuove classi dirigenti e al ruolo del linguaggio nel tenere viva l’identità cooperativa. Secondo Magatti, senza trasmissione di senso, la continuità rischia di ridursi a una mera gestione dell’esistente; al contrario, investire sulle persone e sull’apprendistato alla responsabilità significa costruire futuro.

L’incontro si è confermato come uno spazio di pensiero condiviso, più orientato a porre “domande buone” che a fornire risposte definitive, offrendo spunti utili anche per le politiche pubbliche a sostegno della cooperazione in una fase storica segnata da profondi cambiamenti sociali, culturali ed economici. Un confronto che ha ribadito come la cooperazione, per continuare a essere una risorsa per i territori, sia chiamata oggi non solo a funzionare, ma a rigenerare futuro.

 

Autore: Ufficio stampa - Dirce Pradella