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La scomparsa di Graziella Anesi, il cordoglio della Cooperazione Trentina

"Ci mancherà moltissimo Graziella Anesi, una combattente".

"Ci mancherà moltissimo Graziella Anesi, una combattente". Così Roberto Simoni, presidente della Cooperazione Trentina. "Nel porgere le condoglianze alla sua famiglia, voglio ricordare una persona intelligente e sincera, sempre disponibile al confronto, che ha superato ogni ostacolo - fisico ma più spesso culturale - con la forza del dialogo.

Il suo impegno per i diritti delle persone disabili si è trasformato grazie a lei e alla cooperativa Handicrea in una battaglia di civiltà, per una società più equa ed inclusiva. Di questo dobbiamo tutti esserle riconoscenti".

Vi inoltriamo un racconto  (raccolto da Franco de Battaglia) pubblicato nel volume "33 Trentini" edito nel 2010.

L'energia contagiosa di Graziella

La prima impressione, dopo un incontro con Graziella Anesi, negli uffici della Cooperativa Handicrea di cui è presidente, in Via San Martino a Trento, è di grande serenità. Dopo il colloquio l'animo è più leggero.

Resta nel cuore soprattutto il sorriso di questa donna minuta, adagiata nella sua carrozzella come fosse una culla (ne ha tratto bellissime immagini e un catalogo di autentica poesia Piero Cavagna, nella mostra fotografica "Tutto il giorno, tutti i giorni") mentre lo sguardo e le mani si muovono sempre, capaci di sottolineare le parti più importanti del discorso come di cercare i dati dell'attività cooperativa sul computer, con incredibile destrezza. Benché costretta all'immobilità Graziella Anesi comunica così un'energia radiosa, contagiosa.

Non è un paradosso: negli uffici di Handicrea, cooperativa di servizio e di ausilio per i portatori di handicap, sportello di informazione per i diversamente abili, circola un'energia positiva, fatta di ottimismo.

E' la voglia di vivere che ha guidato Graziella Anesi a sorreggere questa atmosfera. Quando è nata, colpita da una rarissima patologia di fragilità ossea (da bambina bastava uno starnuto perché spesso un arto si spezzasse) il medico le aveva dato non più di tre anni di vita. Ora Graziella è sui cinquanta (ne dimostra molti meno) e le sue condizioni si sono stabilizzate, anche se la giornata procede con gravi limiti e la notte le procura spesso molestie. I suoi polmoni, infatti, a causa dell'immobi-lità, devono essere ventilati ed è quindi costretta a dormire con un apparecchio respiratorio che le impedisce di girarsi sul fianco. Ma Graziella prende questa sorta di notturna maschera di salvezza con quell'ironia che non l'abbandona mai, perché ha imparato fin dai primi anni, dal carattere buono e positivo del papà operaio e dalla mamma che l'ha sempre accudita senza piagni-stei, che sorridere e non prendersi troppo sul serio, aiuta a vivere.

La vita di Graziella è tutta un racconto, ma lei si sbriga in fretta. Preferisce parlare della sua attività, della coo-perativa, di come è organizzato il servizio sul territorio.

L'ironia alleggerisce la tensione: "Sì, in molti mi hanno chiesto anche di scriverla la mia vita, ma non ho tempo, sono impegnata a viverla". La storia però c'è, perché - insomma - rispetto alle anticipazioni del medico che l'ha vista nascere, Graziella Anesi ha quasi mezzo secolo - imprevisto e imprevedibile - da raccontare. Glielo ricorda a volta il fratello Sergio (che è anche sindaco di Piné) quando lei si impunta con determinazione: "Se (rovo quel medico che ti dava solo tre anni di vita.?

Graziella ama parlare, scherzare. Ama soprattutto gli incontri. Tutte le mattine, per raggiungere il suo ufficio in Via San Martino, scende sulla corriera di linea da Piné, assieme agli studenti, e non è una fatica, tutt'altro, ma un momento di carica vitale. Gli studenti le parlano normalmente, come se andasse anche lei a scuola, a insegnare magari, lei si informa sulle novità, sulle mode, sui cinema. Le piacciono i film. Le altre attività preferite sono la lettura ("Mi sono costruita con la lettura") e la musica.

Il racconto inizia a Baselga di Piné, dove Graziella è nata con la sua grave patologia ossea.

Allora gli asili e le scuole non erano attrezzate per l'han-dicap, ma papà e mamma si rifiutarono di mandarla in istituto, di staccarsi da lei. L'assistettero a casa: "Im-parai a leggere e a scrivere attraverso gli insegnamenti di mia mamma - ricorda - due volte in settimana, il pomeriggio veniva una maestra. Ho fatto le elementari così. Ho soprattutto letto tantissimo".

La sua vita cambiò a 32 anni, quando fu possibile applicare alla carrozzina un motore elettrico: "Dico sempre - ricorda Graziella - che sono nata due volte. La prima quando sono venuta al mondo, la seconda quando ho potuto muovermi da sola. E' stata un'emozione.

Uscire, girare fra le camere, mi sembrava la cosa più bella del mondo". La carrozzina le fece anche capire i problemi che avrebbero portato alla fondazione della cooperativa: "Ricevetti dei contributi provinciali, ma per ragioni burocratiche, perché la mia patologia era ancora poco conosciuta e non si trovava classificata negli elenchi regolamentari, non mi diedero nulla per la Carrozzina. Nessuno sapeva come giustificare la spesa.

Compresi allora che i portatori di handicap non sono ostacolati solo dalle barriere, ma anche dal labirinto giuridico entro cui devono muoversi"

«Sono stata fortunata - racconta Graziella - la mia famiglia s'è unita attorno a me. Ma in molti casi, e lo vediamo qui all'Handicrea, di fronte a un handicap la famiglia si spezza, e allora diventa tutto più difficile, per tutti. E poi l'angoscia di un genitore è chiedersi chi si occuperà del figlio una volta che lui non c'è più". Il papà è morto nel 1995 dopo nove anni di dialisi, proprio mentre la mamma sprofondava in una perdita di memoria, ma Graziella non si è persa d'animo. Oggi vive in un appartamentino autonomo accanto al fratel-lo. Una donna l'aiuta, a volte la cognata le prepara la cena, per il resto ha imparato a fare da sé.

E la cooperativa? All'origine sta l'azione contro le barriere compiuta da Natale Marzari negli anni Ottanta:

"Natale ci ha dato molto, ma capimmo che non bastava affidarsi ad azioni dimostrative. Occorrevano informazioni ordinate, metodiche".

Nacque così la cooperativa, come "sportello" sugli ausili (c'è una fiera annuale a Dusseldorf, che pochi conoscevano allora, sui materiali per l'handicap) e sulle leggi fra le quali districarsi.

La prima iniziativa di rilevare - e segnalare - le barriere architettoniche a Trento coinvolgendo gli alunni del Geometri Pozzo per i sopralluoghi. Vennero censite ben 1100 "barriere", ed attualmente è in cantiere un censimento degli ostacoli nei luoghi dove si tengono eventi (teatri,cinema, stadi). Anche con l'Opera Universitaria contatti sono intensi, moltissime situazioni sono state sbarrierate, tanto che attualmente sono 125 i portato-i d'handicap iscritti all'ateneo, rispetto ai 21 di pochi anni fa. Nel 2003 la Cooperativa s'è convenzionata con la Provincia e ha aperto sportelli informativi non solo a Trento (in San Martino e in Via Zambra) ma anche a Tione, Riva e Tonadico. Aiutano Graziella due collabo-ratrici, Elisabetta e Merirosa. Quest'anno lo sportello ha accolto 433 utenti nuovi su un totale di 1800. Ci sono state 1150 richieste e 1402 risposte (molti fanno più domande). Le richieste più gettonate riguardano la legislazione: diritti, assegni integrativi, permessi paren-tali: "Sentiamo anche noi la crisi. Vengono da noi, si informano sugli aiuti, ci dicono chiaramente: Non ce la facciamo più". Sono momenti angoscianti, ma Graziella Anesi non perde la sua serenità. La consapevolezza sull' handicap è cresciuta moltissimo anche grazie alla cooperativa, ma si capisce che la forza di Handicrea sta nella fiducia positiva che Graziella, con la sua presenza e la sua storia, sa comunicare.

(Racconto raccolto da Franco de Battaglia)

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