21 luglio 2021
Michele Sartori Cooperfidi
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Il racconto dell'esperienza cooperativa di Michele Sartori

“La cultura cooperativa va raccontata, spiegata e comunicata con costanza, perché è un concetto complesso, opposto rispetto al comodo individualismo imperante. Ma la mutualità continua a fare cose straordinarie. Ripetiamolo ai giovani, che sono la nostra vera sfida: dobbiamo coinvolgerli nella classe dirigente cooperativa, perché sono loro che traghetteranno questo sistema nel futuro, con competenza e straordinaria capacità d’innovazione”. Parola di Michele Sartori, che in questo articolo ci racconta la sua esperienza di cooperatore

Michele Sartori

"Ho cominciato a sentir parlare di cooperazione a quindici anni, tra gli scaffali della Famiglia Cooperativa di Levico dove l’estate facevo il tuttofare - racconto Michele Sartori -. Frequentavo il primo anno di ragioneria all’Arcivescovile e il mio stipendio faceva comodo a casa: il papà era postino e la mamma casalinga. Solo mezza giornata libera la domenica pomeriggio, ma non sentivo la fatica e per questo sono andato avanti con quell’impegno estivo tutte le superiori, anche l’anno della maturità.

Con il diploma in tasca, ho partecipato all’esame di idoneità obbligatorio che la Federazione allora richiedeva a chi aspirava ad essere assunto nelle Casse Rurali. Un mese dopo ho cominciato a lavorare alla Cassa Rurale di Levico: avevo 19 anni e mi ero appena iscritto alla Facoltà di Economia politica, dove poi mi sarei laureato da studente lavoratore. Ho lavorato nella Cassa Rurale del mio paese per 19 anni, partendo dallo sportello ed arrivando al ruolo di vicedirettore. Sono stati anni importanti per la mia crescita professionale: il direttore Aldo Costa aveva fiducia nelle mie capacità e mi faceva partecipare a percorsi formativi molto importanti, come quello triennale del primo gruppo di middle manager. Erano gli ultimi anni del 1990 e il mondo delle Casse Rurali stava cambiando velocemente. Non bastavano più i direttori per far funzionare tutte le attività: occorreva far crescere una classe manageriale che li sapesse supportare nella gestione di questa nuova complessità.

Dal 2000 al 2006 ho maturato diverse esperienze in altre Casse Rurali; prima a Strigno e Spera, dove per la prima volta ho avuto l’incarico di direttore e ho gestito percorso di fusione con Telve che ha dato vita alla Cassa Rurale Centro Valsugana. Quattro anni indimenticabili! Poi ho trascorso due anni come vicedirettore della Cassa Rurale di Fiemme, una banca giovane e piena di vitalità che aveva bisogno di sostegno nella delicata fase di rilancio post fusione, dopo che c’erano stati due rapidi cambi di direzione. Ci sono andato in ottica ponte, per seguire la riorganizzazione e far crescere la risorsa interna che poi diventò vicedirettore, il caro e rimpianto Massimo Piazzi.

Nel 2006 è arrivata la proposta della direzione della Cassa Rurale di Trento, che proveniva anch’essa da una fusione importante tra Povo e Villazzano, non ancora del tutto “assestata”. Questa è stata l’esperienza professionale più importante per me, con una sfida davvero unica: essere sì la “banca della città” capoluogo, ma restare banca del territorio. Ricordo le maratone insieme con il presidente per incontrare i soci e nelle feste di quartiere, per mantenere solide relazioni con le imprese, le associazioni e il tessuto del volontariato, così vivo anche in città. Eravamo una squadra forte e coesa con tanti progetti e obiettivi ambiziosi.

Quando mi guardo indietro e penso a tutti questi anni di lavoro nel mondo del credito cooperativo penso che sia cambiato tutto e che non sia cambiato niente. Abbiamo rivoluzionato i servizi, le dinamiche, l’organizzazione; è esplosa la complessità. In passato contava molto la specializzazione tecnica e l’organizzazione non esisteva, perché non serviva. Oggi è tutto meticolosamente pianificato.

Ma una stella polare è rimasta alta e lucente: la nostra cultura cooperativa. Ogni tanto sento persone che mettono in risalto la difficoltà nel mantenere un approccio cooperativo con i soci. Questa non è certo una novità: le criticità ci sono sempre state e le abbiamo sempre superate raccontando, spiegando le nostre peculiarità e le ragioni del nostro entusiasmo. C’è la necessità di ribadire i concetti cooperativi e le ragioni che non sono solo valoriali. Lo vedo chiaramente oggi, da direttore di Cooperfidi, lavorando anche con altre banche nazionali. L’approccio cooperativo si distingue e ci distingue. Si vede nella gestione dei prestiti, delle garanzie, delle persone in generale. Dalle banche non trentine ci si aspetta, in qualche modo, che vengano qui per fare business. Lo si accetta e si paga quel che si deve senza problemi. Quando invece ci si rivolge ad una Cassa Rurale le aspettative cambiano in modo copernicano: compito nostro insegnare a soci e clienti a valorizzare correttamente quel grande tesoro che è la mutualità cooperativa!

La cooperazione è una realtà che va continuamente spiegata, raccontata, comunicata e valorizzata. Ho capito con gli anni che non basta fare un incontro con i soci e parlarne una volta. Bisogna ripeterlo, trovare parole sempre nuove, perché insieme al messaggio valoriale passi l’entusiasmo, il nesso tra scegliere di cooperare e bene comune. Per farlo dobbiamo dare fiducia e mandato ai giovani, che sono quanto mai formati e dinamici, e che dobbiamo coinvolgere e valorizzare, perché diventino classe dirigente. Non domani, ma oggi stesso.

Il resto della mia storia è presto detto: dopo sette anni e mezzo alla guida della più grande Cassa Rurale del Trentino ho sentito bisogno di un periodo di discontinuità. Desideravo avere un impegno civico per il bene del mio paese. Così, dopo lungo travaglio, ho accettato di candidarmi a sindaco di Levico, sono stato eletto e ho fatto il primo cittadino per quattro anni e mezzo: un’esperienza meravigliosa.

Oggi dirigo Cooperfidi, un ruolo che mi è piaciuto subito, perché mi ha consentito di vivere la funzione bancaria da un angolo visuale diverso: essere al fianco dei soci per aiutarli ad avere un dialogo leale, corretto ed efficace con le banche. Ed avendoci lavorato una vita, in banca, conosco bene le leve su cui è importante agire.

La più grande soddisfazione che questo lungo viaggio mi ha portato è stata la possibilità di conoscere tantissime persone. Non solo nel mondo del credito e nel sistema cooperativo, ma anche in quello amministrativo, imprenditoriale, associativo e fra la gente comune. Un bagaglio di relazioni preziose che porto con me con gioia e soddisfazione, verso le sfide che il futuro ancora mi riserva".

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