L'inclusione a scuola e oltre. Un’alleanza territoriale per il futuro delle giovani generazioni.
Disabilità, disturbi specifici dell’apprendimento, dipendenze e difficoltà di tipo emotivo e psicologico: crescono e si differenziano anche in Trentino le fragilità tra studenti e studentesse. Occorre ripensare il modello tradizionale di inclusione per renderlo capace di accogliere e sostenere i percorsi di crescita e formazione delle nuove generazioni. L’alleanza tra il mondo della scuola e cooperazione sociale.
Il sovrintendente Rizza: “Il confronto culturale e operativo proposto dal convegno promosso da Consolida costituisce un passaggio strategico.”
La presidente Gennai: “Costruiamo insieme un percorso che renda sempre più capace il Trentino di mettere a valore le tante competenze formative ed educative del proprio territorio.”
Il modello di integrazione scolastica introdotto a partire dagli anni Settanta è ancora attuale? Sono sufficienti gli “accomodamenti” intercorsi nel tempo a renderlo capace di rispondere ai nuovi bisogni?
Questi interrogativi sono alla base del convegno “Dall’integrazione all’inclusione. Dentro e fuori la scuola”, organizzato dal consorzio Consolida e dalla Cooperazione Trentina con le cooperative sociali impegnate in ambito educativo, e in dialogo con il Dipartimento Istruzione e Cultura della Provincia Autonoma di Trento.
Ad aprire i lavori, Giulia Casonato, assessora alle politiche sociali, casa e partecipazione del Comune di Trento, che evidenzia l'importanza di “momenti come questo, in cui riconosciamo le diversità, nostre e degli altri, e ci diamo una cornice valoriale che ci permette di collaborare, dando vita, stimolati anche dalla riforma della disabilità, a un nuovo sistema in cui trovano espressione bisogni e desideri di tutti e tutte”.
Il 4% dei circa 70.000 studenti e studentesse in Trentino ha una disabilità, prevalentemente di carattere psicofisico. A questa percentuale si aggiunge un altro 6,6% con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (come dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia); dato più che raddoppiato negli ultimi 10 anni secondo il “Sistema informativo della scuola trentina” della Provincia Autonoma di Trento. Il quadro evolutivo si arricchisce ulteriormente se si considerano fragilità determinate dalle trasformazioni del contesto, tra le quali si annoverano le dipendenze (come quelle da tecnologie), i disturbi della salute mentale e, più in generale, gli stati di malessere e i sintomi di depressione. Così, ad esempio, secondo i dati presentati dall’Osservatorio epidemiologico dell’Azienda Sanitaria, 1 giovane trentino su 10 soffre di depressione; dato che cresce in particolare tra le ragazze di 15 anni, per cui una su due è in condizione di malessere.
Allarga ulteriormente il quadro Stefano Laffi, ricercatore e formatore di CODICI, secondo il quale tutti oggi attraversiamo momenti in cui non ci sentiamo parte del contesto, non risultiamo conformi (agli standard, alle aspettative, alle richieste) ed siamo esclusi; questo è particolarmente vero, e può generare malessere anche profondo, nella fase dell’adolescenza quando ragazzi e ragazze sono in ricerca e in costruzione delle loro identità. Ecco allora che per il ricercatore l’inclusione diventa un principio universale biografico, che si deve poi declinare in coerenti scelte organizzative, formative e metodologiche.
Muoversi in questa direzione non significa fare tabula rasa dell’esistente, ma partire dall’analisi dello stato dell’arte per identificarne le falle e i nodi critici sui quali è necessario intervenire; non solo, occorre anche cogliere gli elementi positivi per diffonderli, rendendoli strutturali e di sistema. Ed è proprio questo l’intento delle due successive sessioni della giornata studio.
Le buone pratiche – presentate durante il convegno da Paola Pasqualini (IC Trento 5) ed Erik Gadotti (Istituto Artigianelli), da Sara Turrini del Dipartimento Istruzione e Cultura e da Luca Gaggioli, dirigente dell’Istituto Comprensivo Statale Bonaccorso da Montemagno – mostrano che cambiare la scuola non solo si deve, ma si può, pensandola come un ecosistema educativo, in cui i contesti diventano plurali (dentro e fuori la scuola) e si moltiplicano le opportunità di sostenere i diritti allo studio e alla formazione di cittadini. Bisogna porre il benessere e la cura di studenti e studentesse alla base di processi di apprendimento personalizzati. Serve coinvolgere tutti gli attori, avere un approccio graduale ma costante, pragmatico ma coerente con una visione di sistema.
Gli stimoli di buone pratiche e progetti di innovazione sono ripresi dalla giornalista Sara Perugini della Federazione Trentina della Cooperazione, moderatrice della tavola rotonda con ospiti Marisa Bampi (responsabile Servizi di conciliazione, prevenzione e referente scuola Progetto 92), Chiara Ghetta (dirigente IC Trento 6), Laura Pojer (responsabile Area Scuola ANFFAS) e Giuseppe Rizza (sovrintendente scolastico della Provincia Autonoma di Trento). Al centro del loro dialogo, vi è una riflessione su strategie, contesti, modelli organizzativi e alleanze che servono tra le diverse agenzie educative per poter rendere il passaggio dall’integrazione all’inclusione un elemento di realtà e non più solo un valore ideale.
Nelle conclusioni Francesca Gennai, presidente di Consolida, raccoglie e rilancia desideri e impegni emersi nel dialogo tra mondo della Scuola e Terzo Settore, rivolgendo l’invito all’Assessorato provinciale all’Istruzione e Cultura a costruire insieme un percorso che renda sempre più capace il Trentino di mettere a valore le tante competenze formative ed educative del proprio territorio, diventando un modello anche per altri contesti.
“L’inclusione – sottolinea il sovrintendente scolastico Giuseppe Rizza – rappresenta oggi, per il nostro sistema scolastico, uno dei principali indicatori di qualità ed equità. Come più volte sottolineato dall’Assessore all’Istruzione, assumere l’inclusione come riferimento delle politiche educative significa non soltanto garantire l’accesso di tutti alla scuola, ma costruire consapevolmente contesti in cui partecipazione, benessere e apprendimento sono realmente alla portata di ciascuno. In questa prospettiva, il confronto culturale e operativo proposto dal convegno promosso da Consolida costituisce un passaggio strategico: ci permette di mettere in relazione sensibilità diverse, pratiche didattiche e scelte organizzative. Nell’alleanza tra Istituzioni, Terzo Settore e comunità professionale si gioca la capacità del Trentino di confermarsi laboratorio avanzato di scuola inclusiva, capace di coniugare innovazione e tutela effettiva dei diritti e del benessere di tutte le studentesse e di tutti gli studenti.”
“Pensare che la comunità – conclude il direttore generale della Federazione Trentina della Cooperazione Alessandro Ceschi – possa delegare questo tema solo alla scuola non può che portare a risultati parziali e non soddisfacenti. Serve un nuovo patto di comunità, dove la scuola ha un ruolo centrale e intorno si costruiscono altre dimensioni di coinvolgimento per ragazzi e ragazze”.