01 ottobre 2026
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Cooperare è un comportamento naturale

Il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso e Daniela Mori (Unicoop Firenze), ieri a Trento, hanno dialogato sull’importanza di fare sistema e sui vantaggi connessi al costruire comunità coese che collaborano, anziché competere. Mancuso: le piante ci insegnano a essere cooperativi.

Le piante non si muovono e non hanno un cervello, eppure risolvono problemi complessi collaborando: condividono risorse, comunicano attraverso le radici e costruiscono reti che rendono più forte l'intero ecosistema. Un modello che somiglia molto a quello cooperativo. È questa l'intuizione presentata da Stefano Mancuso, neurobiologo vegetale, saggista e tra i divulgatori scientifici più noti a livello internazionale, e Daniela Mori, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Unicoop Firenze, protagonisti di “Connessi per natura”, l’evento proposto ieri sera a Trento dalla Federazione Trentina della Cooperazione.

La riflessione ha preso il via dal racconto della nascita del bosco di Montopoli, sorto su un’area dove lo sfruttamento intensivo di un allevamento di bovini aveva lasciato degrado e sterilità. Il progetto vede coinvolti Mancuso, che da coordinatore di PNAT progetta soluzioni per le problematiche ambientali e le sfide dei cambiamenti climatici, e Unicoop Firenze, cooperativa che conta un milione e duecentomila soci, 157 punti vendita e 10.570 dipendenti con un fortissimo radicamento sul territorio. Conservando gli alberi esistenti e dedicando il terreno rimanente alla riforestazione attiva, il progetto mira a rivitalizzare il paesaggio e a sottolineare il ruolo essenziale delle piante nel nostro ecosistema.

“Piantare un bosco – ha commentato Renato Dalpalù, presidente della Federazione Trentina della Cooperazione, aprendo l’incontro – è un investimento per il futuro, chi pianta i primi alberi non vedrà mai l’opera completa. Ed è un po’ come la Cooperazione: i padri fondatori avevano come obiettivo il dare risposta a bisogni contingenti, ma allo stesso tempo hanno voluto che potesse continuare a essere uno strumento utile per chi sarebbe venuto dopo. E a noi spetta continuare lungo questo solco, lavorando per lasciare qualcosa di buono alle prossime generazioni”.

Stimolati dalle domande di Jenny Capuano, responsabile dell’Area Formazione e Cultura Cooperativa della Federazione, Mancuso e Mori hanno presentato una visione di società, e di fare impresa, fondata sulla cooperazione, sul creare valore per la comunità, evidenziandone i vantaggi rispetto a un agire competitivo.

“Dal punto di vista dell’impresa – ha spiegato il neurobiologo vegetale – le piante ci insegnano a essere cooperativi. Per loro, la comunità, il lavorare insieme e sostenersi l’un l’altro è una questione fondamentale, di sopravvivenza”. La competizione come comportamento utile allo sviluppo della specie, ha continuato, è una mistificazione della teoria dell’evoluzione, secondo cui il più adatto a sopravvivere sarebbe il più intelligente, il più furbo o il più ricco. “Ma il più adatto è altro. Nessuno può dire chi sia. Ed è per questo che tutte le altre specie portano avanti tutti: perché nella varietà si trova la chiave della sopravvivenza della specie stessa”.

“Guardare cosa avviene in natura – ha aggiunto Mori – è uno stimolo importante. Ci insegna ad avere una visione sistemica, in cui non guardare solo alla propria sopravvivenza”. Mori ha posto particolare attenzione all’importanza del coinvolgimento di tutta la base sociale in progetti utili per il bene comune, alla necessità di creare valore per la comunità e, soprattutto, a una sostenibilità intesa come elemento di giustizia sociale. “Dobbiamo essere capaci – ha concluso – di restituire alle generazioni future quanto abbiamo avuto, e anche di più. Farlo è difficile, ma non impossibile. Dobbiamo credere che possiamo fare la differenza”.

La serata ha aperto il percorso formativo "Traiettorie cooperative. Orizzonti e connessioni per chi guida le imprese cooperative trentine", che raccoglie l'eredità dei Maestri Cooperatori e la rinnova per affrontare le sfide di oggi: transizione energetica, trasformazioni del lavoro, spopolamento e disuguaglianze.

Autore: Redazione
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