23 marzo 2021
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Archivio storico Cassa Rurale Val di Non

Al via il progetto di tutela, riordino e valorizzazione del patrimonio documentario del credito cooperativo noneso.

Al via il progetto di tutela, riordino e valorizzazione del patrimonio documentario del credito cooperativo noneso.

Si chiama Piano di riordino, tutela e valorizzazione del patrimonio documentario del Credito Cooperativo Cassa Rurale Val di Non il progetto nato nei primi mesi del 2020 dall'intesa tra la Cassa Rurale Val di Non, l’omonima Fondazione e la Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento.

Un progetto ideato e promosso dalla Cassa Rurale Val di Non allo scopo di tutelare, valorizzare e rendere fruibile il corpus documentario prodotto nelle varie sedi dalle origini del credito cooperativo, con le prime Casse Rurali delle valli del Noce fondate a Tuenno nel 1894 da don Giovanni Battista Panizza e a Brez nel 1895 da don Silvio Lorenzoni, al 2000, limite temporale imposto dalla Cassa Rurale Val di Non per la consultabilità dei documenti.

La parte operativa di esecuzione del progetto è stata delegata alla propria Fondazione quale soggetto fondato e istituito allo scopo di “promuovere e sostenere nell’ambito delle comunità locali tutte le iniziative e attività finalizzate al miglioramento delle condizioni sociali, morali, culturali ed economiche delle persone orientando la propria azione” in diversi ambiti fra i quali quello di “acquisire, gestire e curare, anche in collaborazione con enti pubblici o soggetti privati, raccolte d’arte, raccolte librarie, collezioni in genere, beni culturali, storici, etnoantropologici ed archivistici”.

Un progetto nato per volontà degli amministratori della Cassa Rurale Val di Non, sensibili e consapevoli dell’importanza che il patrimonio archivistico riveste quale testimonianza della storia e della cultura dei territori di riferimento, eccezionale veicolo di conoscenza comune e strumento imprescindibile per la consapevolezza della propria identità e specificità territoriale.

L’obiettivo comune è stato ed è quello di riaffermare la centralità della memoria per una valorizzazione del passato che contribuisca al processo di costruzione e rafforzamento identitario della comunità e del concetto di cooperazione.

Gli attori

Il riconoscimento dell’interesse culturale e apposizione del vincolo di tutela da parte della Soprintendenza per i Beni culturali della Provincia Autonoma di Trento su tutto il patrimonio documentario storico della Cassa Rurale è stato voluto, in primis, dalla Cassa Rurale Val di Non medesima e cioè dall’ente proprietario che – nonostante sia esso di natura privata - ha riconosciuto nella Soprintendenza il fondamentale ruolo di partner dell’iniziativa quale ente deputato alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Al fianco della Cassa Rurale l’omonima Fondazione istituita il 29 maggio 2018 allo scopo di “contribuire al miglioramento sociale ed economico delle persone, delle comunità e dei loro territori attraverso lo sviluppo coordinato della cultura e dell’imprenditorialità cooperativa”. Una collaborazione, quella tra le tre realtà, che si propone di approfittare delle competenze che la Soprintendenza esercita sui beni culturali anche di proprietà privata, per garantirne l’ottimale conservazione e la più opportuna valorizzazione. Condivisa all’unanimità la volontà di contribuire alla costruzione di una nuova dimensione civile e culturale attraverso la strutturazione di un’entità archivistica fonte inesauribile di studi, ricerche, percorsi interattivi e didattici.

Il ruolo della soprintendenza

Soddisfatto il Direttore dell’Ufficio Beni archivistici, librari e Archivio provinciale Armando Tomasi che, assieme al Capo della Soprintendenza per i Beni culturali della Provincia Autonoma di Trento Franco Marzatico, si è detto entusiasta per questo progetto pilota in Trentino. Un’intesa che concorre a evidenziare le opportunità discendenti dalla dichiarazione di interesse culturale del patrimonio documentario.

Un valore aggiunto per la Cassa Rurale Val di Non che ha invece affidato alla Soprintendenza un ruolo cardine nella costruzione di una nuova realtà fonte inesauribile di studi e approfondimenti per gli anni e generazioni a venire. Elisabetta Fontanari è la funzionaria delegata dal Direttore per la gestione delle attività di censimento descrittivo preliminare del patrimonio, propedeutiche al riconoscimento di interesse culturale del patrimonio documentario della Cassa Rurale Val di Non.

Le considerazioni dei vertici di Fondazione e Cassa Rurale Val di Non

“Il ruolo della Fondazione Cassa Rurale Val di Non - spiega il presidente Dino Magnani – sarà determinante per la gestione dei rapporti con la Soprintendenza in funzione della costruzione dell’Archivio Storico del Credito Cooperativo Noneso e per la realizzazione di uno spazio che restituirà parte delle informazioni raccolte. Un spazio interattivo pensato per raccontare delle storie desunte dallo studio dei documenti inventariati, riordinati e conservati a Denno. Un museo aperto, interattivo e dinamico. Un percorso di riscoperta di alcune pagine di storia della Val di Non ancora inesplorate. Negli anni la Fondazione percorrerà delle linee di valorizzazione di questo patrimonio attraverso, ad esempio, la messa a disposizione di assegni di ricerca e premi allo studio per il proseguimento delle indagini. L’impegno della Fondazione sarà quello di veicolare attraverso svariati canali di comunicazione nonché forme artistiche ed espressive disponibili, il patrimonio documentario conservato rivolgendosi ai diversi segmenti di pubblico secondo modalità differenziate creando esperienza e occasioni di conoscenza e apprendimento.

Da parte sua Silvio Mucchi, presidente della Cassa Rurale Val di Non sostiene che “conoscere il passato per affrontare meglio il presente e il futuro, su questo concetto si basa l’iniziativa fortemente voluta dal consiglio di amministrazione della Cassa Rurale. Creare un archivio storico del credito cooperativo di valle è dare un’opportunità di conoscenza. Tanti documenti, dagli statuti a quelli più operativi, sono fondamentali per inquadrare epoche, culture, abitudini ma soprattutto l’evoluzione dell’economia di Valle. Non potevano rimanere in polverosi scaffali ma andavano rivalutati affinché sia agevolata la consultazione. Ciò andrà a beneficio delle nuove generazioni che conoscendo le esperienze del passato potranno meglio indirizzare le proprie. La ciclicità dei fatti, consueta in economia, può essere se nota, usata per progettare meglio in prospettiva. Una giusta ambientazione, a Denno in quella che sarà la Casa del Socio, acconsentirà la moderna ed organizzata fruizione, unitamente a tante altre iniziative, nel tempo, pensate per valorizzare la figura, oggi più che mai da salvaguardare, il socio”.

Fonte: Fondazione Cassa Rurale Val di Non