Gruppo 78 sperimenta lo smart working per la formazione al lavoro delle persone fragili Sabato, 02 Maggio 2020

I laboratori della cooperativa hanno ripreso l’attività, ma con le norme sul distanziamento non c’è spazio per tutti. Per questo è nato ‘Light Lab Home’: si porta il lavoro a casa delle persone seguite per colmare le distanze e dare continuità ai progetti. Per ripartire senza che nessuno resti indietro. 

Smart working per dipendenti pubblici, per insegnanti, per impiegati, per consulenti.... Ed allora perché non anche per le persone fragili che fanno un percorso di formazione al lavoro, laddove è possibile? Nasce da quest’intuizione ‘Light Lab Home’, la prima applicazione del lavoro agile nell’ambito dei progetti sociali che utilizzano il lavoro stesso come leva riabilitativa.  

Il progetto è stato ideato dalla cooperativa Gruppo 78, che ne ha avviato la sperimentazione nel proprio laboratorio Talea di Trento, gestito in convenzione con il Comune di Trento. Qui le persone fanno un percorso di formazione al lavoro: accanto ad una attività di stampa e serigrafia, svolgono servizi di assemblaggio in conto lavorazione.  

L’idea innovativa, dunque, non è soltanto quella di consegnare a casa il materiale da lavorare e di dare delle istruzioni online su come fare, ma è quella di mantenere forte la relazione con gli utenti attraverso nuove modalità. Consegnare, insomma, dignità e attualizzazione di progetti, monitorando a distanza obiettivi e risultati, consentendo alle persone coinvolte di riavviarsi sulla strada della loro emancipazione, proprio attraverso il lavoro.  

“Dopo alcune settimane di chiusura – spiega la presidente di Gruppo 78 Serenella Cipriani – abbiamo riaperto i nostri due laboratori di formazione al lavoro. Una ripresa timida, ma soprattutto prudente, con ingressi contingentati, rispetto del distanziamento e DPI, per vigilare prima di tutto sulla salute delle persone coinvolte”.  

“Ma sentivamo di dover fare di più - aggiunge la presidente -, perché con le nuove regole i laboratori possono coinvolgere solo alcuni. Per molti vi era il rischio di lasciare un vuoto, finanche di veder vanificato quanto finora costruito, di rimandare incertezza rispetto ai tempi della ripresa, perché certezze non ve ne sono. Ci premeva e ci preme ‘riaprire’ tutti i progetti, per rimettere in gioco motivazione, senso del lavoro, pur protetto. Ci sta a cuore, in particolare, non mettere in stand by le persone, perché con ognuna di loro abbiamo messo a fuoco un obiettivo, abbiamo raggiunto degli obiettivi, altri ne abbiamo da inseguire”. 

Da qui l’intuizione del lavoro agile, una vera e propria innovazione in questo settore, per cercare di applicare nella concretezza quella parola, ‘rimodulazione’, che Decreti e Circolari utilizzano per trasmettere la necessità di ridisegnare i servizi alla luce del virus.  

"Light Lab Home nasce dalla volontà di colmare il vuoto lasciato da questo virus – aggiunge Liliana Giuliani, direttrice della cooperativa – e dal desiderio di garantire uguali possibilità per tutti. Il cammino fatto con ognuna delle persone che percorrono un tratto della loro strada con noi, la conoscenza reciproca, ci ha permesso di osare, di guardare oltre le ‘mura’ del servizio. Per prima cosa abbiamo dovuto noi educatori sfatare il credo che il lavoro educativo sia fatto esclusivamente di relazione diretta, per arrivare alla conclusione che ciò che conta è stare nella relazione. Certamente bisogna starci in modo nuovo, trovando modalità diverse, ma dando continuità, ricentrandoci su motivazione, obiettivi, scenari possibili di vita, di emancipazione”.  

“Sappiamo - prosegue la direttrice - che dobbiamo rivolgerci al futuro non aspettando di riposizionarci a dove eravamo una volta perché quel passato inevitabilmente non tornerà mai più.  Forse questa emergenza cambierà anche i connotati dei ruoli, nelle organizzazioni stesse, spingerà a relazioni anche più paritarie e fiduciarie fra i diversi attori in gioco; fra educatori e persone seguite, fra organizzazioni private e pubbliche. E’ il tempo della ricostruzione, della trasformazione, non il tempo della replicabilità, né tanto meno del ‘si è sempre fatto così’. E’ il tempo finalmente della sperimentazione”. 

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