Storia

Le origini

Crisi dell'agricoltura, tracollo dell'industria e forte emigrazione dalle valli verso la città, per sopravvivere. Così si presenta, sul finire dell'Ottocento, il quadro economico sociale del Trentino. In questo contesto, la cooperazione fu la reazione alla condizione di fame, miseria e usura del tempo. Fondatore della cooperazione in Trentino fu don Lorenzo Guetti, sacerdote nato a Vigo Lomaso, nelle Giudicarie esteriori, nel 1847 e morto a Fiavè nel 1898.

I pionieri

Accanto a don Guetti, fra i padri fondatori della cooperazione troviamo nomi come quello di don Silvio Lorenzoni diBrez (che per primo tradusse dal tedesco e diffuse le idee e gli statuti Raiffeisen), del barone Mersi (presidente del Consiglio provinciale dell'agricoltura e vicepresidente della Federazione dei Consorzi Cooperativi), di don Giovan Battista Panizza (che succederà a don Guetti alla presidenza della Federazione) e dell'ing. Emanuele Lanzerotti di Romeno (fondatore dei consorzi elettrici, del Sindacato Agricolo Industriale Trento e delle cooperative di lavoro).

Fra i primi cooperatori si annoverano molti sacerdoti, sia perché la cooperazione si ispirava ai valori di solidarietà e di fratellanza evangelici, sia perché, vivendo molto vicino alla povera gente, questi curati e parroci di paese erano un importante punto di riferimento e infondevano fiducia nella riuscita dell'impresa. L'emanazione della enciclica "Rerum Novarum" (1891) da parte del papa Leone XII diede un ulteriore impulso allo sviluppo della cooperazione trentina.

Le prime cooperative

La prima cooperativa di consumo fu fondata a S. Croce di Bleggio, proprio da don Guetti nel 1890 e assunse il nome di "Famiglia cooperativa" per significare l'assenza di fini speculativi dall'impresa cooperativa e per sottolineare che, come in una famiglia, i diritti e i doveri del singolo non dovevano essere annullati per il fatto di essere in società. Il nome, inoltre, prospettava il clima di concordia e di aiuto reciproco che dovrebbe esistere in una famiglia.

Due anni dopo, nel 1892, venne fondata a Quadra, nel Bleggio superiore, dove don Guetti era curato, la prima Cassa Rurale. Di fronte alle gravi condizioni di usura e di strozzinaggio e alla difficoltà di reperire prestiti, soprattutto senza dover dare onerose garanzie, le Casse Rurali, cooperative di credito, rappresentarono un formidabile strumento di rinascita dell'agricoltura trentina e di accumulazione a favore delle economie locali.

La fase di sviluppo

L'avvio della cooperazione fu lento, prudente, difficile, ma a partire dal 1893 si assiste quasi ad un'esplosione del movimento. Negli anni a cavallo del secolo nascono nel Trentino decine e decine di cooperative di consumo, di credito e agricole. Praticamente non c'è valle o paese dove non si fondi una cooperativa. Per dare unità e creare una sorta di rete cooperativa, quando le società raggiunsero quota cinquanta, venne fondata la Federazione Trentina delle Cooperative (assemblea costitutiva il 20 novembre 1895), della quale don Lorenzo Guetti fu il primo presidente.

Ad essa fece seguito la formazione di consorzi di secondo grado, con il preciso compito di coordinare e collegare settorialmente le cooperative socie. Il primo in ordine cronologico fu il Banco di S. Vigilio (1898), con funzioni di Cassa Centrale delle Casse Rurali; seguirono nel 1899 il Sindacato Agricolo Industriale Trento (SAIT), magazzino centrale delle Famiglie cooperative; nel 1908 l'Unione Trentina delle Imprese Elettriche (UTIE), che raggruppava i numerosi consorzi elettrici, ed infine la Società Cantine Riunite, ideata come centrale cooperativa vinicola della Vallagarina.

Le ferite dei conflitti

Alla vigilia della prima guerra mondiale i sodalizi cooperativi associati alla Federazione erano oltre cinquecento e il grado di efficienza raggiunto dal sistema era davvero notevole. Dal primo conflitto mondiale la cooperazione trentina uscì fortemente provata, ma riprese slancio e vigore nel volgere di poco tempo.

Con l'avvento al potere del fascismo il movimento, però, dovette subire un altro duro colpo. In particolare attraverso l'accentramento obbligatorio negli organismi statali, con il controllo politico dall'esterno e con la divisione della Federazione (vennero scorporate le Casse Rurali), la cooperazione trentina perse la propria autonomia.

Il movimento cooperativo accusò poi i contraccolpi della crisi economica degli anni Trenta, quando diverse cooperative furono travolte con gravi ripercussioni per la popolazione locale e per l'immagine del movimento. L'opera di recupero fu particolarmente lenta e faticosa e nuovamente interrotta dallo scoppio della seconda guerra mondiale.

Il dopoguerra

Nel 1945 venne ricostruita l'unità della Federazione e, con la nascita degli istituti autonomistici - la Regione prima e la Provincia poi - venne avviata un'attività legislativa di sostegno alla cooperazione che creò il terreno favorevole per una nuova fioritura del movimento. Fu in quegli anni che partì una più intensa azione formativa, accompagnata dal potenziamento degli strumenti di assistenza legale e amministrativa

La fusione con Legacoop

Il 2000 ha segnato una data importante per il mondo cooperativo trentino. È stato infatti l'anno dell'unione del movimento, sancita con la fusione tra Federazione e Legacoop trentina. La Lega Trentina delle Cooperative era stata costituita nel 1980 per dare risposte a categorie e ceti di cittadini e utenti che vivevano in quegli anni situazioni di disagio economico sociale, in particolare nel mondo del lavoro e della tutela dei diritti dei consumatori. La Lega ha portato in dote un patrimonio di 40 cooperative, 7.500 soci, 1.000 occupati (dei quali 300 soci lavoratori) che producono circa 67 milioni di euro di fatturato annuo.

La speciale natura della Federazione ed in particolare la sua radicata autonomia rispetto al contesto nazionale sia in termini di sviluppo storico sia in ambito politico istituzionale, ha consentito di raggiungere l'unitarietà del movimento, fatto unico nel panorama nazionale. Questo processo è stato possibile, inoltre, a seguito delle sinergie intervenute tra imprese e consorzi che hanno sperimentato nelle loro relazioni economiche, commerciali ed imprenditoriali i vantaggi dell'unità e della semplificazione associativa nella rappresentanza e tutela degli interessi generali del movimento.