Sviluppo e spesa pubblica, l'analisi di Veronica De Romanis: “Per superare l'immobilismo servono scelte di lungo periodo”
Ad aprire la riflessione è stata la stessa Veronica De Romanis, che ha tracciato un bilancio dell'andamento economico nazionale degli ultimi anni. “Dal 2000 a oggi la crescita media dell'Italia si attesta allo 0,6%. I picchi positivi registrati in alcuni anni specifici sono stati determinati principalmente da bonus e sussidi, strumenti che tuttavia generano effetti temporanei e non strutturali”, ha spiegato l’economista, evidenziando la necessità di costruire una maggiore resilienza macroeconomica. “La tendenza a privilegiare la spesa corrente e i trasferimenti a pioggia rispetto agli investimenti rischia di stabilizzare il Paese su tassi di crescita troppo bassi rispetto ai partner europei. Spesso la politica risponde alle incertezze globali offrendo misure di protezione immediata anziché investire sullo sviluppo di lungo periodo: una dinamica che frena i processi di innovazione e che richiede un cambio di rotta”.
Un limite importante al cambiamento è rappresentato dalla frammentazione dell'interesse pubblico in micro-categorie. “Ci troviamo di fronte a una forte parcellizzazione sociale, in cui i diversi gruppi tendono a tutelare i benefici acquisiti a scapito di una visione collettiva”, ha osservato De Romanis. “In Italia il sistema fiscale conta numerose voci di deduzione e detrazione che gravano sul bilancio dello Stato. La tendenza a proteggere lo status quo finisce per ridurre le risorse disponibili per lo sviluppo generale e per il contrasto all'evasione fiscale, dove i continui provvedimenti di sanatoria o condono rischiano di disincentivare la fedeltà tributaria a danno dei contribuenti onesti”.
A risentire maggiormente di questo assetto economico sono le componenti più fragili del mercato del lavoro: le donne e le nuove generazioni. “Il tasso di occupazione femminile in Italia rimane tra i più bassi d'Europa, un dato che evidenzia come il welfare familiare spesso sostituisca i servizi che dovrebbero essere garantiti pubblicamente”, ha sottolineato l'economista, richiamando l'inefficacia dei bonus temporanei sulla natalità. “Allo stesso modo, la presenza di oltre un milione e trecentomila giovani NEET rappresenta una perdita di capitale umano inestimabile per un Paese che investe ancora troppo poco in istruzione e formazione universitaria. Anche i dati positivi sull'occupazione aggregata vanno analizzati con cura: l'incremento è trainato prevalentemente dalle fasce d'età over 50, mentre tra i giovani si registra un preoccupante tasso di inattività”.
Nelle battute conclusive dell'incontro, l'autrice ha indicato le priorità per riattivare i motori dello sviluppo, richiamando la necessità di riforme di sistema. “È necessario adottare una programmazione di medio-lungo termine che metta al centro la qualità della spesa pubblica. Più che interventi tecnici affidati a commissari esterni, serve una chiara volontà politica nell'indicare le priorità del bilancio”, ha concluso De Romanis. “Spesso i vincoli principali non arrivano dall'Europa, ma dalle barriere burocratiche e dai lacci interni che noi stessi creiamo, rallentando la competitività delle imprese.”