21 maggio 2026
Festivaleconomia2026
Condividi il link su:

Le cooperative sfidano l’iper-modernità: “Senza reti frana tutto”

Dalla strategia europea sull’economia sociale ai nuovi modelli di welfare territoriale: al centro del confronto promosso da Confcooperative al Festival dell'Economia  il ruolo delle cooperative come motore di coesione sociale, cura e sviluppo dei territori.

“Cooperative: radice dell’economia sociale” è stato il tema dell’incontro promosso presso la Cloud di Confcooperative in Piazza Duomo, occasione di confronto sul ruolo della cooperazione nelle trasformazioni economiche e sociali contemporanee. Moderato da Fabiola Di Loreto, direttrice di Confcooperative, il dibattito ha visto protagonisti Giuseppe Guerini, presidente di Cooperatives Europe, Anna Manca e Marco Marcocci, vicepresidenti di Confcooperative, e l’economista Aldo Bonomi.

Ad aprire il confronto è stato Giuseppe Guerini, che ha ricordato come l’economia sociale abbia ricevuto un nuovo impulso a livello europeo dopo la crisi del 2011, quando è emersa la necessità di “un modello economico capace di produrre ricadute sociali”. Oggi quasi il 10% del Pil europeo è generato da organizzazioni dell’economia sociale e 163 milioni di cittadini europei sono soci di una cooperativa. “Le cooperative rappresentano un pilastro dell’economia sociale europea”, ha sottolineato Guerini, ricordando che l’Unione Europea ha avviato un piano di sviluppo dedicato e invitato gli Stati membri a costruire una propria strategia nazionale. “Oggi 21 Paesi su 27, tra cui l’Italia, stanno lavorando in questa direzione. I principali ambiti su cui si concentreranno le politiche europee saranno appalti pubblici, normativa sugli aiuti di Stato e accesso ai finanziamenti”.

Per Anna Manca, vicepresidente di Confcooperative, “la cooperazione è radice strutturale dell’economia sociale”, perché interpreta un modello alternativo di economia e società fondato “sulla centralità della persona, delle reti e delle relazioni sociali”. Un modello che mette al centro la capacità di offrire servizi, costruire prossimità e contrastare le disuguaglianze sociali attraverso comunità più coese e inclusive.

L’economista Aldo Bonomi ha invitato il mondo cooperativo a leggere le grandi trasformazioni in atto attraverso la lente delle reti e dei flussi che attraversano territori e società. “Le cooperative sono costruttori di rete sociale. Chi si occupa di questo flusso?”, ha osservato, sottolineando come “mutualismo e cooperazione vengano prima dell’economia sociale”. Secondo Bonomi, le cooperative hanno oggi una funzione strategica: “Siete custodi del capitale sociale, del capitale relazionale e dovete diventare custodi del capitale semantico dei territori”. In un tempo dominato da piattaforme, reti e ipermodernità, “non siete un’eredità da raccontare, ma un racconto del futuro. Per la coesione sociale servono le reti: senza reti frana tutto”.

Guardando alle sfide future del welfare e della cura, Marco Marcocci ha posto l’attenzione sull’impatto delle trasformazioni demografiche e tecnologiche. “L’intelligenza artificiale può essere uno strumento di supporto importante, ma non sarà mai in grado di interpretare i bisogni del territorio come riesce a fare un nostro operatore sociosanitario”, ha spiegato. “La capacità di leggere i bisogni delle comunità e costruire risposte concrete nasce dal radicamento territoriale delle cooperative”. Marcocci ha ricordato inoltre che “tra cinque anni gli over 50 saranno più degli under 50”, annunciando il lavoro di Confcooperative su un progetto di welfare integrato capace di mettere insieme competenze e cooperative attive nella sanità, nel sociale e nel settore farmaceutico per rispondere ai bisogni di giovani e anziani.

Dal confronto è emersa con forza l’idea della cooperazione come infrastruttura sociale ed economica capace di tenere insieme persone, territori e sviluppo, in una fase storica attraversata da profonde trasformazioni economiche, tecnologiche e demografiche.

 

Autore: Ufficio stampa