22 maggio 2026
Festival Economia
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Lavoro e previdenza sulle montagne russe fra opportunità e trappole del futuro

“Lavoro e pensioni sulle montagne russe tra opportunità e trappole del futuro” è stato il tema dell’incontro promosso presso la Cloud di Confcooperative in Piazza Duomo, occasione di confronto sulle crescenti incertezze del sistema previdenziale e del mercato occupazionale in Italia. L’appuntamento, inserito nell’ambito del Fuori Festival del Festival dell'Economia di Trento, è stato moderato da Nicola Saldutti, giornalista del Corriere della Sera, e ha visto protagonisti Andrea Toma, sociologo ed economista del Censis, Alessandra Rinaldi, presidente della Commissione Donne di Confcooperative, e Ilaria Miniutti, in rappresentanza dei Giovani Imprenditori di Confcooperative.

«Un taglio di 17 punti percentuali sul reddito pensionistico rispetto all'ultima busta paga: è questa la prospettiva che attende chi oggi entra nel mercato del lavoro rispetto a chi va in pensione adesso. Chi si ritira dal lavoro oggi percepisce l'81,5% dell'ultima retribuzione, mentre nel 2060 si scenderà al 64,8%», ha denunciato il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, sintetizzando i dati Censis Confcooperative presentati a Trento. «Una vera ipoteca sul futuro che si somma a salari tra i più bassi d'Europa. È il frutto di dinamiche che si sono intrecciate e sviluppate negli ultimi 30 anni. Non c'è più un percorso lineare che passa dalla formazione al lavoro e alla pensione, ma una linea sempre più frammentata, soprattutto per le donne».

A delineare i dettagli della deriva economica e demografica è stato Andrea Toma del Censis. “L'Italia si trova nella paradossale condizione di essere prima in Europa per spesa pensionistica, ma tra gli ultimi per ricchezza salariale”, ha spiegato l’economista, evidenziando come la forte stagnazione salariale veda oggi il 10% degli occupati in povertà lavorativa, dato che sale a 12 giovani su 100. “A parità di contratto, la perdita del 17% sull’ultima retribuzione si scaricherà interamente sulle nuove generazioni. Inoltre, entro il 2050 avremo 7,7 milioni di lavoratori in meno: un vuoto che influenzerà pesantemente anche tutta la catena del lavoro di cura, rendendo l'assistenza domestica e il fenomeno dei caregiver una situazione ingestibile per le famiglie”.

Sul forte impatto di questa frammentazione nei percorsi femminili è intervenuta Alessandra Rinaldi, presidente della Commissione Donne Confcooperative. “Le donne oggi guadagnano dagli 8 ai 10 mila euro in meno all'anno rispetto agli uomini. Questo gap salariale nasce prima della retribuzione stessa, perché riguarda il percorso, la distribuzione delle mansioni e le opportunità, oltre al carico di cura che grava ancora prevalentemente sulle spalle delle donne”, ha sottolineato Rinaldi. “In questo scenario la cooperazione dimostra di saper invertire la rotta: esprimiamo il 61% di occupate donna e il 27% di presenza femminile nella governance, quota che sale al 34% tra le under 35. Dati che testimoniano la capacità del nostro modello di generare percorsi di autodeterminazione e trasformare le fragilità in forza collettiva”.

La voce dei Giovani Imprenditori è stata portata da Ilaria Miniutti, che ha analizzato il rischio di disaffezione verso il lavoro. “A causa di stipendi più bassi e di una maggiore permanenza sul posto di lavoro, la generazione di oggi non sarà in grado in futuro di supportare i propri figli e i propri genitori come avveniva in passato”, ha avvertito Miniutti. “I giovani oggi cercano stabilità e un equilibrio subito, nel presente. La cooperazione nasce storicamente per dare risposta a un bisogno e oggi il suo compito principale è proprio quello di restituire opportunità ai ragazzi, garantendo una reale conciliazione tra vita e lavoro e un'occupazione dignitosa che permetta di ritrovare fiducia nel domani”.

Nelle conclusioni, il presidente Maurizio Gardini ha richiamato la necessità di una visione politica determinata per correggere la rotta. “Davanti alla prospettiva di stipendi poveri che generano pensioni povere, la nostra priorità resta il riconoscimento di un salario giusto e tutelato nei diritti”, ha ribadito Gardini. “Il debito pubblico e la mancata crescita del Paese ci presentano il conto di scelte passate che hanno alterato gli equilibri. Per salvaguardare il potere d'acquisto dobbiamo costruire più ricchezza direttamente nelle buste paga e incentivare con forza strumenti complementari come la previdenza integrativa, portando la visione e la concretezza che da sempre caratterizzano il mondo cooperativo”.

Autore: Redazione