Fòra Fest, la salute mentale esce allo scoperto
In Trentino quasi 12.000 persone soffrono di disturbi mentali, con un aumento del 49% tra il 2020 e il 2024, dovuto in parte agli effetti della pandemia. Le persone seguite dai servizi sono 256 ogni 10.000 abitanti, contro una media nazionale di 172: segno di una rete di servizi capace di intercettare di più il bisogno. Resta però un ostacolo, il più difficile da superare: lo stigma. Il pregiudizio fa arrivare tardi a chiedere aiuto, porta ad abbandonare le cure e isola chi avrebbe bisogno di sostegno.
Per rispondere a questa sfida nasce il Fòra Fest, rassegna culturale diffusa dedicata alla salute mentale, presentata questa mattina alla Piazza inCooperazione di Trento. Il nome viene da una parola del dialetto trentino: "fòra", cioè uscire, andare fuori. Uscire dagli schemi, dai pregiudizi, ma anche dai servizi, dalle strutture sanitarie e dal silenzio per entrare nelle comunità. Un’iniziativa promossa da Consolida insieme alle cooperative sociali Arcobaleno, Gruppo 78, Incontra, Oltre e Vales, al Dipartimento di Salute Mentale di Asuit e all'Associazione Il Cerchio Fareinsieme.
«Fòra Fest nasce da soggetti diversi per vocazione e strumenti, uniti da decenni di lavoro condiviso e da una visione comune: una salute mentale di comunità, partecipata, orientata alla recovery, cioè alla possibilità che ogni persona ricostruisca la propria vita in modo significativo, al di là della diagnosi – spiega Francesca Gennai, presidente di Consolida –. Ogni giorno centri diurni, appartamenti supportati, laboratori artigianali, tirocini lavorativi e gruppi di auto mutuo aiuto costruiscono un patrimonio di esperienze e relazioni che per troppo tempo è rimasto invisibile ai più. Fòra Fest vuole essere la voce pubblica di tutto questo lavoro silenzioso. Il nostro desiderio è che, anno dopo anno, il festival aiuti la comunità trentina a guardare la fragilità umana non come un problema da nascondere o da gestire lontano dagli occhi, ma come una dimensione autentica della vita, che merita spazio, ascolto, rispetto e, perché no, anche una buona dose di bellezza e di gioia condivisa».
Al centro della rassegna c'è il tema del pregiudizio. «La presenza di un forte stigma sulla salute mentale porta le persone e le famiglie ad arrivare tardi a chiedere aiuto, o a non arrivarci – spiega Antonio Lasalvia, professore associato di Psichiatria presso il Centro interdipartimentale di Scienze mediche dell'Università di Trento e direttore del Dipartimento transmurale di Salute mentale dell'Asuit –. I genitori di un paziente psichiatrico entrano in ambulatorio e chiedono "dove ho sbagliato?": dall'oncologo o dal diabetologo non succede mai. C'è poi l'idea che queste persone siano pericolose: è una falsità, la propensione alla violenza è identica a quella della popolazione generale, anzi spesso sono loro le vittime. E c'è l'autostigma, quando la persona interiorizza il pregiudizio e si giudica da sola. Perdiamo persone non per assenza di cure, ma per eccesso di vergogna». Agire sulla leva culturale, quindi, diventa quanto mai strategico per il benessere delle persone con malattia mentale e per l’intera comunità che le accoglie.
Un festival diffuso
Dal 6 al 17 ottobre il festival attraverserà il Trentino, da Trento a Rovereto, da Cles a Cavalese, dall'Alto Garda alle Giudicarie. Il programma, illustrato da Laura Caliari, responsabile dell’Area adulti della cooperativa Incontra, propone mostre, laboratori, spettacoli, camminate e workshop, con un filo conduttore comune: superare le etichette e dare voce a chi vive in prima persona la sofferenza psichica.
È lo spirito della Biblioteca vivente, che fa tappa a Mezzolombardo, Mori e Cles. Qui i libri sono persone che raccontano il proprio percorso a chi si siede ad ascoltarle, perché chi di solito viene raccontato da fuori possa prendere la parola.
Sulle etichette ragiona anche EtichettARTE, la mostra internazionale di Mail Art ospitata alla Galleria Il Transito di Arco, nata dalla collaborazione con il Rockland Psychiatric Center di New York: le opere trasformano frasi come "sei troppo sensibile" o "sei così fragile" in occasioni per aprire lo sguardo invece di chiuderlo.
Poiché anche le parole con cui si racconta il disagio psichico possono alimentare o combattere lo stigma, il 15 ottobre la Sala inCooperazione di Trento ospiterà "Parole che liberano, parole che legano". L'incontro, organizzato in collaborazione con la Federazione Trentina della Cooperazione e con l’Ordine dei Giornalisti di Trento, è dedicato al mondo dell'informazione: si partirà da casi reali e per arrivare al vademecum Informare sulla salute mentale, riflettendo su come comunicare in modo più accurato e rispettoso.
Il programma completo degli eventi a questo link: https://www.consolida.it/wp-content/uploads/2026/09/Programma-digitale-_Fora-Fest.pdf