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Cerasa al Festival dell'Economia: "Siamo intrappolati nella dittatura del catastrofismo. Serve un antidoto"

Il direttore del «Foglio» presenta il suo ultimo libro a Trento in un incontro organizzato da Confcooperative. Al centro: il divario tra percezione e realtà, il business del rancore, una difesa appassionata dell'Europa e un esperimento pionieristico con l'intelligenza artificiale.

«Questo libro non è un libro: è un appello». Con queste parole Claudio Cerasa, direttore del «Foglio» dal 2015, ha aperto l'incontro organizzato da Confcooperative presso il Cloud Confcooperative in Piazza Duomo, nell'ambito del Festival dell'Economia di Trento, presentando L'antidoto. Libertà, ambiente, tecnologia. Manifesto ottimista contro la dittatura del catastrofismo (Silvio Berlusconi Editore). A moderare, Fabiola Di Loreto, direttore generale di Confcooperative.

Il tema centrale è il divario tra i dati reali e la realtà percepita, alimentato da un sistema informativo che privilegia sistematicamente le notizie negative. Un esempio: in Italia i centenari sono aumentati del 130% rispetto agli anni Novanta e il paese è tra i più sicuri d'Europa per tassi di criminalità. Dati ignorati dal dibattito pubblico. Una ricerca Ipsos 2024 certifica che su quasi tutti gli indicatori — dalla sicurezza alla natalità — la percezione degli italiani è sistematicamente peggiore della realtà.

Il meccanismo ha un nome: «business del rancore». Le notizie negative attraggono e immobilizzano; quelle positive responsabilizzano, costringono ad agire e a cercare soluzioni. Per questo vengono marginalizzate. «Essere ossessionati dal catastrofismo porta a offrire soluzioni semplicistiche», ha sottolineato Cerasa. Lo stesso vale per il concetto di rischio, svuotato del suo significato: senza una cultura del rischio non si costruisce una cultura del futuro.

L'ambiente e la crescita

Anche sul tema ambientale il catastrofismo blocca più che spingere all'azione. Raccontare buone notizie sull'ambiente non significa negare i problemi: significa responsabilizzare. I Paesi Bassi, con Amsterdam sotto il livello del mare, hanno costruito un museo dell'orgoglio nazionale dedicato alla capacità di adattamento climatico. Mario Draghi, nel discorso con cui ha ricevuto il Premio Carlo Magno, ha ricordato che per affrontare la crisi climatica occorre rimettere al centro la parola crescita: l'innovazione è la strada per adattarsi ai grandi problemi, non il senso di colpa fine a sé stesso.

L'Europa come risposta

Il capitolo più appassionato dell'incontro ha riguardato l'Europa, spesso bersaglio di critiche che ne oscurano i risultati concreti. L'Unione europea è l'unico esperimento al mondo in cui paesi con governi e tradizioni diverse si sono uniti attorno all'idea di pace, ricostruendo insieme un tessuto civile e culturale dopo la guerra. Negli ultimi quattro anni — dalla pandemia alla crisi energetica, dalla guerra in Ucraina alle sfide geopolitiche — l'Europa ha dimostrato una capacità di reazione che non va data per scontata. Ha scelto di sostenere l'Ucraina sfidando tabù consolidati, si è avvicinata al Regno Unito, ha riaperto il dibattito sulla difesa comune. Persino i partiti un tempo tentati dall'uscita dall'Unione oggi non chiedono più la Brexit, ma reclamano un'Europa «che faccia di più»: un cambiamento di prospettiva significativo.

«La libertà è come l'aria», ha citato Cerasa richiamando Calamandrei: «te ne accorgi solo quando viene a mancare». Questi anni difficili hanno avuto un effetto paradossalmente prezioso: hanno ricordato a tutti cosa significa difendere la libertà e perché non va mai data per scontata.

Il Foglio e l'intelligenza artificiale

L'incontro si è chiuso con una riflessione concreta sull'intelligenza artificiale, vissuta dal «Foglio» non come minaccia ma come strumento da padroneggiare con responsabilità. Nel marzo 2024 la redazione ha condotto un esperimento durato due mesi: ogni giorno un numero del quotidiano interamente generato con l'AI — 22 articoli al giorno, con prima pagina di attualità, cultura, politica e innovazione. Unico caso al mondo registrato per un giornale cartaceo. L'esperimento ha poi trovato continuità in un settimanale che affianca contenuti generati dall'AI a quelli scritti da giornalisti, con errori volutamente lasciati per mostrare i limiti della macchina. I lettori venivano sfidati a distinguere i due: chi ci riusciva riceveva una bottiglia di champagne.

Il bilancio, secondo Cerasa, è istruttivo. L'AI è veloce, precisa, non sbaglia i fusi orari, sa essere ironica se guidata su un binario preciso. Ma non sa fare domande, non va a caccia di notizie, non ha fonti, non ha un punto di vista autentico sul mondo. «In un'epoca in cui tutti possono produrre contenuti con l'AI, la caratteristica distintiva diventa saper fare le domande giuste», ha concluso Cerasa. Il giornalismo del futuro, ha suggerito, non è quello che compete con la macchina sul piano della produzione, ma quello che la usa per liberare il talento umano verso ciò che la macchina non potrà mai fare.

Autore: Redazione