09 giugno 2026
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Agorà Ri-Costituente: giovani da tutta Italia riscrivono le basi della partecipazione

Dal prefestival al festival Ri-Costituente: la voce dei ragazzi al centro di un percorso che chiede ascolto, parole e presenza istituzionale 

I giovani non vogliono essere chiamati "il futuro". Lo ha detto Giada Pintarelli, studentessa dell’Istituto Marie Curie, intervenendo già ad Anteprima Agorà: "Siamo il presente." Una distinzione che non è retorica — è una rivendicazione concreta di partecipazione, di ascolto, di parole da trovare per costruire insieme adesso. Parole che ha portato anche all’Agorà del Festival Ri-Costituente — evento conclusivo del progetto della rete Ora Futuro insieme agli enti del territorio — dove oltre 150 ragazzi dai 15 ai 25 anni provenienti da tutta Italia hanno presentato il risultato del loro lavoro: il Manifesto sulla Costituzione del 2050. Giada ha parlato in prima persona, con la precisione di chi sa di poter rappresentare solo sé — ma quella sensazione, ha detto, è condivisa. I giovani hanno energie e idee adesso, e non possono aspettare. La generazione di oggi non porta solo in eredità i problemi delle generazioni precedenti: ha i propri, originali e urgenti. E quello che manca, prima di tutto, non sono le soluzioni — sono le parole per nominarli, per farsi ascoltare. Il bisogno che ha messo sul tavolo è preciso: essere ascoltati senza essere giudicati in quanto giovani, senza essere esaminati. Anche nelle domande banali. “Una società che non ascolta i giovani perde la possibilità di accogliere le domande”, ha detto. E ha concluso con una distinzione che vale come programma: la cooperazione non è stare a guardare. Al Festival lo ha vissuto in concreto — in gruppo le parole si trovano insieme, sostenendosi e completandosi. È passare da spettatori a partecipanti.

Due giorni di laboratori e di partecipazione attiva che hanno ribaltato uno stigma — quello dell’essere giovani come limite — restituendo valore a un apprendimento che non va solo dall’adulto al ragazzo, ma anche nella direzione opposta. Al centro del confronto il tema “cooperare per un bene comune”: non un'astrazione, ma una pratica da sperimentare, discutere, rivendicare. I ragazzi hanno restituito un quadro coerente e articolato, lontano dal luogo comune del disimpegno giovanile. "Abbiamo fatto comunità, e in questi due giorni la democrazia è diventata diritto e dovere espresso", ha detto uno dei partecipanti. Un altro ha sottolineato come lo spazio creato dal festival abbia ribaltato un'abitudine radicata: "Aspettiamo sempre che qualcuno di più grande ci dica cosa fare. Questo spazio ci ha dato la possibilità di vedere che le cose le possiamo fare insieme — noi giovani — e quando operiamo insieme, riusciamo." La convinzione condivisa: che insieme si possa costruire il futuro che si desidera. C'è chi ha parlato di muri pratici, di principi che faticano a trovare attuazione concreta, ma senza rassegnazione: "Questa esperienza è la dimostrazione che possiamo costruire qualcosa di diverso. Ci sono limiti oggettivi, ma non vanno vissuti come assoluti — si può pensare di giocare con altre regole." E ancora: "Attraverso il dialogo, non attraverso imposizioni dall'alto, costruire assieme per tutti. Adesso si riparte da noi — e quando fai il primo movimento, è più facile camminare." Un intervento ha toccato una domanda che attraversa tutta la generazione: cosa significa diventare adulti? Quando ci si sente grandi e partecipi? La risposta che è emersa scardina l'equazione tra maturità e rinuncia al sogno: l'energia, la passione, le tematiche — quelle non si disperdono. Vanno riprese, soprattutto nei momenti in cui tutti perdono la speranza. E “quando torniamo a casa, è nostra responsabilità, parlare e far riflettere anche chi non ha partecipato per costruire il dialogo.”


Il lavoro dei laboratori ha prodotto un risultato concreto: il Manifesto 2026, sintesi collettiva dei pensieri e delle proposte elaborate dai ragazzi nel percorso della Ri-Costituente. Un testo che non si limita a enunciare valori, ma articola diritti e doveri in modo preciso. Tra i punti più significativi emersi: il diritto a un'educazione che sia ambientale, emotiva, digitale, economica e sessuo-affettiva — non come opzione, ma come fondamento. Il rifiuto della sostituzione tecnologica dell'essere umano: l'intelligenza artificiale va governata, non subita, e ogni figura educativa ha il dovere di guidare a un uso consapevole. Il lavoro come diritto di accesso e relazione umana, non solo di competenza. L'ambiente come bene del popolo, da vivere e salvaguardare nelle comunità locali. Sul piano della partecipazione, il Manifesto è netto: cittadinanza attiva non è un'opzione, è un dovere. E lo Stato ha l'obbligo di creare le condizioni perché si eserciti — anche economicamente, anche per i più giovani. La proposta più concreta: l'inserimento obbligatorio di organismi partecipativi giovanili in ogni amministrazione, come espressione strutturale del dialogo intergenerazionale. Non consulte simboliche. Presenza reale nei luoghi dove le decisioni si prendono.

“Ringraziamo la rete Ora Futuro per aver scelto Caldonazzo come luogo di questo incontro e tutti i ragazzi arrivati qui”, ha dichiarato la vicesindaca Lucia Bobbio. “È stata un’opportunità preziosa per la nostra comunità: ascoltare la voce dei giovani su temi così importanti ci ricorda perché vale la pena cooperare, a ogni livello. E, come hanno detto, che la democrazia è un diritto e un anche un dovere.” A chiudere l'assemblea è stato l'intervento di Andrea Fontanari, voce istituzionale che ha sostenuto in questi mesi la rete Ora Futuro: “Rispondo direttamente alla domanda che i ragazzi si sono posti per tutta la giornata: e poi? E poi non abbiate paura. Abbracciate le istituzioni e gli enti locali — perché anche gli amministratori hanno bisogno del pensiero dei giovani, di cooperare insieme." Un'apertura significativa, che riconosce la direzione indicata dai ragazzi e si impegna a tenerla aperta. Con una sola condizione, esplicitata con chiarezza: che questo non rimanga una "bolla". Che il lavoro fatto, le parole trovate, le proposte scritte nel Manifesto escano dall'evento e diventino base solida — per chi amministra, per chi organizza, per chi il patto civile del futuro dovrà abitarlo davvero.

 

Autore: Redazione