Territori, giovani e sistema cooperativo: priorità e prospettive per la Cooperazione Trentina verso l’assemblea del 12 giugno
1. Quali sono, a suo avviso, le tre priorità strategiche per la Cooperazione Trentina nei prossimi anni?
Secondo me sono le risorse umane, i territori e il sistema. I territori devono tornare a essere laboratori di sviluppo, soprattutto nelle aree più fragili. È lì che la cooperazione è nata ed è lì che deve ritrovare nuova energia e capacità di innovazione. Il senso di appartenenza cresce quando le persone percepiscono di far parte di un movimento capace di incidere concretamente sul futuro della propria comunità.
Sul fronte delle risorse umane, l’andamento demografico ci pone davanti a scenari preoccupanti: meno popolazione, meno persone attive e più anziani. Una risposta, pur parziale e complessa, passa anche dall’accoglienza di nuovi migranti, che devono essere formati e integrati. È un impegno sfidante e, in questo senso, “Filiera Trentino” rappresenta un esempio concreto di come la società civile possa attivarsi. Sfidante è anche l’obiettivo di preparare una classe dirigente cooperativa in grado di affrontare il cambio d’epoca che l’attende, senza rifugiarsi nei simboli del passato. Serve meno retorica e più formazione manageriale.
Infine, il sistema trentino rappresenta un unicum nel contesto nazionale: un’unica centrale cooperativa sotto la quale convivono le cinque aree di attività. Dobbiamo spingere verso un sistema che non sia solo una sommatoria di parti, ma un’entità capace di esprimere una visione comune. Il lavoro nei territori e con i territori può favorire questo processo.
2. Se venisse eletto, qual è il primo problema che affronterebbe nei primi 100 giorni di mandato?
Il presidente è un primus inter pares e, in questo senso, la prima cosa da fare è condividere con il Consiglio di amministrazione l’agenda delle priorità, pensando al filosofo Seneca: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”.
I Consiglieri vengono eletti dall’assemblea dei soci, mentre vicepresidenti, comitato esecutivo e comitati di settore sono nominati dal Consiglio. Per raggiungere obiettivi ambiziosi serve una squadra forte, coesa e consapevole che la collegialità nelle scelte strategiche rappresenta un valore aggiunto e non un freno.
3. Come immagina il ruolo della Federazione: più rappresentanza politico-sindacale, più servizi alle cooperative o un equilibrio diverso?
Quanto più forte sarà la percezione del sistema come un unicum, tanto maggiore sarà anche il ruolo della Federazione. L’autorevolezza non si decreta a tavolino, si conquista sul campo, con un paziente e quotidiano lavoro di visione, coerenza e responsabilità.
Senza dimenticare che la Federazione svolge per legge anche un ruolo di vigilanza, vera espressione dei principi di autogoverno e autocontrollo, una riflessione va fatta rispetto ai servizi che offre alle cooperative. Serve uno stretto coordinamento tra Federazione e Consorzi, affinché non vi siano duplicazioni o sovrapposizioni che finirebbero per generare sprechi di risorse a carico delle cooperative.
4. Quali sono oggi i principali punti di forza del sistema cooperativo trentino su cui costruire il futuro? E quali, invece, le fragilità o criticità più urgenti da affrontare?
La Cooperazione Trentina è composta, nella maggior parte dei casi, da realtà solide e capaci di stare sul mercato. I dati del 2025 ne sono una chiara dimostrazione. Dobbiamo però prepararci a possibili stagioni difficili, con la grande fiducia che deriva dalla consapevolezza di avere dentro il sistema le capacità e le risorse tecnico – culturali per affrontarle.
Un’unica rappresentanza politico – sindacale, capace di parlare a nome del sistema nel suo insieme, costituisce un ulteriore elemento di forza che dobbiamo difendere tutti insieme, anche a vantaggio delle cooperative.
La principale fragilità che vedo è quella che un cooperatore, che considero una persona saggia, ha definito “individualismo cooperativo”: un’attenzione rivolta esclusivamente alla propria cooperativa e non al sistema nel complesso. Dobbiamo invertire questa tendenza, altrimenti il rischio è che aumenti progressivamente la disaffezione delle cooperative nei confronti del sistema, e quindi anche della Federazione, e che si perda quella peculiarità che rappresenta il vero valore del nostro movimento.
5. In che modo la Federazione può supportare le cooperative nella transizione economica e sociale in atto (digitalizzazione, sostenibilità, ricambio generazionale)?
Sul tema del ricambio generazionale è necessario definire con chiarezza gli obiettivi che ci proponiamo. Se questi consistono in un ringiovanimento delle basi sociali e in un maggiore coinvolgimento dei giovani nelle governance, allora è indispensabile attivare uno specifico progetto, coinvolgendo l’Associazione Giovani Cooperatori. Sul tema, così come sulle politiche di genere, merita di essere valorizzato il lodevole lavoro svolto dalle due Associazioni Giovani e Donne.
Il tema della sostenibilità va declinato e affrontato nei suoi tre versanti: sociale, ambientale ed economico. Anche in questo caso, la Federazione può operare in sinergia con i Consorzi e, in alcune situazioni, direttamente con le cooperative.
Per quanto riguarda la digitalizzazione, è evidente che problemi ed esigenze differiscono da settore a settore. Tuttavia, il nostro territorio può contare su realtà come Fondazione Kessler e Fondazione Mach, che possono offrire un contributo importante alle cooperative, con il ruolo di coordinamento e facilitatore della Federazione.
6. Che rapporto intende costruire con il territorio e le istituzioni locali, nazionali ed europee?
Con riferimento ai territori, credo sia opportuno istituire tavoli permanenti tra le cooperative che vi operano, per favorire un confronto costante sui problemi delle comunità e sui possibili progetti da mettere in campo per risolverli. Non intendo incontri episodici, ma momenti strutturati di confronto tra diversi settori, con la Federazione con ruolo di coordinamento e di valorizzazione delle buone pratiche.
Con le istituzioni locali deve esserci un rapporto leale, trasparente e orientato al perseguimento del bene comune.
Anche la relazione con le strutture nazionali dovrà essere intensa e caratterizzata da una presenza costante, sia per beneficiare delle professionalità presenti, sia per rappresentare e difendere adeguatamente il nostro sistema. Importante sarà anche il rapporto con le istituzioni europee, in particolare a difesa delle peculiarità dei settori del credito e dell’agricoltura di montagna.
7. Qual è la sua visione di lungo periodo: come dovrebbe essere la cooperazione trentina tra 10 anni?
Immagino una cooperazione capace di essere davvero un sistema, e non una somma di realtà separate. Un modello in cui ogni cooperatore e collaboratore possa sentirsi parte di una visione comune e di un progetto condiviso di benessere collettivo. Il contributo di ciascuno deve essere percepito come un elemento essenziale di una costruzione più ampia: un lavoro che acquista valore non solo per il risultato immediato, ma perché concorre al rafforzamento dell’intera comunità, generando nuove energie, motivazione e soddisfazione professionale, in un’ottica intergenerazionale.
Vedo una cooperazione profondamente radicata anche nei territori più fragili, capace di trasformare la prossimità in opportunità di sviluppo, e non soltanto in capacità di resistenza. Una cooperazione che abbia il coraggio di proporre, di compiere scelte strategiche e di assumersi responsabilità, senza limitarsi alla buona gestione dell’esistente. Una cooperazione che sappia partire dalle proprie radici per costruire il futuro.
