<rss version="2.0"><channel xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><title>News</title><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/rss/news?categoria=ricordo</link><description>Notizie, storie e interviste per raccontare il movimento cooperativo e per approfondire i temi che coinvolgono il nostro mondo.</description><lastBuildDate>Sun, 24 May 2026 05:27:00 +0200</lastBuildDate><atom:link href="https://www.cooperazionetrentina.it/it/rss/news" rel="self"><type>application/rss+xml</type></atom:link><item><guid isPermaLink="false">72f803e1-b718-47b5-8f22-9494e672311c</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/un-alleanza-alpina-per-rilanciare-la-zootecnia-e-le-politiche-per-la-montagna</link><title>Un'alleanza alpina per rilanciare la zootecnia e le politiche per la montagna</title><description><![CDATA[<p>Gli allevatori trentini ricordano Silvano Rauzi, Presidente della Federazione Allevatori dal 1980 al 2015.</p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/ypsjg2gl/sala-rauzi-dedica.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/un-alleanza-alpina-per-rilanciare-la-zootecnia-e-le-politiche-per-la-montagna" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>3064</width><height>1800</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>“Raccogliere l’eredità di Silvano Rauzi significa rimettere al centro dell’attenzione della nostra comunità il ruolo del settore zootecnico inteso come presidio umano e socio economico della montagna trentina e soprattutto della sua Autonomia speciale. E significa anche costruire una grande alleanza a partire dall’Euregio per organizzare una vera e propria strategia di sviluppo delle terre alte europee”.</p>
<p>Con queste parole del Presidente della Federazione Provinciale Allevatori Giacomo Broch si è concluso il convegno dedicato a Silvano Rauzi, Presidente della cooperativa dal 1980 al 2015, scomparso all’età di 87 anni il 30 maggio scorso.</p>
<p>Il convegno è stato l’occasione per rilanciare le politiche per la montagna che, come ha ricordato Anna Giorgi dell’Università degli studi di Milano – Polo Unimont Edolo, ha perso il 5% della popolazione (il 3,5% in Trentino Alto Adige) negli ultimi 10 anni, ed oggi chiede nuove strategie di sviluppo per sconfiggere il rischio di spopolamento e marginalità.</p>
<p>Sulla stessa linea il parlamentare europeo Herbert Dorfmann, membro della Commissione UE agricoltura e sviluppo rurale, che ha confermato l’impegno per una riforma della nuova PAC all’insegna del rilancio della montagna attraverso il sostegno delle imprese giovanili, le misure di sviluppo rurale e ambientale e dell’indennità compensativa.</p>
<p>Analogamente Paolo de Castro, Presidente di Nomisma, ha auspicato misure per l’incremento del budget dell’Unione europea in favore delle aree alpine nella consapevolezza che lo sviluppo delle terre alte non può che passare dall’agricoltura.</p>
<p>Concetti proposti anche dall’Assessore provinciale all’Agricoltura Giulia Zanotelli che, oltre alla richiesta di nuovi poteri per i territori alpini, ha sollecitato il cambiamento delle misure inerenti il primo insediamento dei giovani attraverso l’abbattimento dei tassi di interesse e nuove misure di accompagnamento delle nuove aziende. Di fronte all’attuale congiuntura del settore lattiero-caseario, l’Assessore Zanotelli ha infine rilanciato il tema dell’unità del mondo cooperativo per fare fronte all’attuale momento di difficoltà.</p>
<p>Al termine delle relazioni tecniche si sono succedute una serie di testimonianze che hanno ripercorso l’intensa esperienza professionale, cooperativa e politica di Silvano Rauzi.</p>
<p>Claudio Valorz, già direttore tecnico della Federazione, ha ricordato due traguardi importanti della Federazione realizzati grazie al contributo determinante di Rauzi: il progetto Superbrown di miglioramento genetico della Razza Bruna e il Centro di Fecondazione Artificiale di Toss il quale ha dato un contributo essenziale al miglioramento genetico e produttivo sia delle razze alpine, sia di quelle allevate in altri contesti territoriali.</p>
<p>Mauro Fezzi, già Presidente della Federazione Allevatori e della Federazione Trentina della Cooperazione, ha rammentato il contributo essenziale di Rauzi al settore mutualistico sia sul piano etico che economico. Fra le qualità ricordate da Fezzi, anche la lungimiranza di Rauzi nello scegliere i propri collaboratori e nell’individuare i nuovi dirigenti dell’organizzazione.</p>
<p>Il professor Giovanni Bittante dell’Università di Padova, ha ricordato l’intensa collaborazione con Rauzi sul versante del miglioramento della Razza Bruna e dell’intera alpicoltura trentina. Fra le altre cose, Bittante ha ricordato come da quella stagione di ricerca e sperimentazione siano usciti oltre 2.200 articoli scientifici pubblicati su riviste specializzate, oltre 100 testi di laura e 12 tesi di dottorato di ricerca.</p>
<p>Daniel Gasser, attuale Presidente del Bauernbund sudtirolese ed ex Presidente del Consorzio Superbrown, ha ricordato il forte legame di Rauzi con l’Alto Adige e le altre regioni dell’arco alpino intese come naturali approdi per il modello zootecnico trentino.</p>
<p>Sul versante politico, Lorenzo Dellai, Presidente della Provincia autonoma di Trento dal 1999 al 2012, ha parlato di Rauzi come di “un democristiano di stretta osservanza kessleriana”, aggiungendo che Rauzi “ha lavorato per una terza via per la montagna, alternativa sia al modello ancorato al consumo indiscriminato delle risorse, sia a quello protezionistico che vede come fumo negli occhi il lavoro degli allevatori. Una terza via che si realizza attraverso un impegno basato sulla responsabilità e la sostenibilità dello sviluppo”.</p>
<p>Giovanni Bazoli, Presidente emerito di Intesa San Paolo, ha tracciato le qualità umane e intellettuali di Rauzi: “Un uomo capace di comunicare il mondo degli allevatori a tutte le componenti della società italiana e di creare attorno al settore di provenienza e al Trentino in generale un clima di accoglienza e fiducia unici nel loro genere”.</p>
<p>Nel corso della mattinata è stato trasmesso il messaggio commemorativo del senatore Pietro Patton a Palazzo Madama a pochi giorni dalla scomparsa di Rauzi e il ricordo in collegamento a distanza di Enrico Letta, Primo Ministro nel 2013-2014. Letta ha ricordato i proficui incontri presso l’AREL, l’Agenzia di Ricerche e Legislazione di Roma, alla presenza del compianto Beniamino Andreatta e di tanti altri esponenti del mondo cattolico e dell’impegno sociale.</p>
<p>La mattinata si è conclusa con l’intervento del Presidente della Federazione allevatori Giacomo Broch e di Alessio Rauzi, figlio di Silvano, che a nome della famiglia ha ringraziato i numerosi ospiti, allevatori e rappresentanti delle istituzioni presenti alla cerimonia. È seguita la scopertura della targa con la quale gli allevatori trentini hanno dedicato la sala convegni della Federazione alla memoria di Silvano Rauzi.</p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Fpa - Walter Nicoletti</author></item><item><guid isPermaLink="false">2e16dd1d-7538-4af6-9a52-5a94d7d22f07</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/oleg-mandic-auschwitz-mi-ha-insegnato-a-non-odiare</link><title>Oleg Mandic: “Auschwitz mi ha insegnato a non odiare”</title><description><![CDATA[<p>Ultimo bambino ad uscire vivo dal campo di sterminio, oggi è uno degli ultimi testimoni.</p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/ny1fe1jv/incontrooleg.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/oleg-mandic-auschwitz-mi-ha-insegnato-a-non-odiare" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1600</width><height>1200</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, la sala InCooperazione ha ospitato la testimonianza di Oleg Mandic, sopravvissuto al campo di Auschwitz-Birkenau, all'interno del festival della memoria Living Memory organizzato dall'Associazione Terra del Fuoco Trentino, con il Museo di Auschwitz-Birkenau, la Fondazione Museo Storico, il Lims (Laboratorio interdipartimentale Memoria e Società) dell'Università di Trento, che dal 13 al 27 gennaio ha portato migliaia di giovani trentini ad approfondire il tema della Memoria e della sua attualizzazione rispetto ai fatti contemporanei. Nell'ottantesimo anniversario dall'apertura dei cancelli del campo di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau Living Memory - Festival della Memoria, evento giunto alla quinta edizione, ha proposto quindici giorni di incontri, dibattiti e approfondimenti con un doppio programma. Dal 14 al 23 gennaio nelle scuole della provincia di Trento viaggiando sui territori (Tione, Predazzo, Borgo, Avio, Rovereto) con una due giorni di attività in ogni territorio, mentre dal 24 al 27 gennaio Living Memory è arrivato nella sala InCooperazione che quest'anno ha ospitato tutti gli incontri dedicati al grande pubblico.</p>
<p>Nel Giorno della Memoria il 92enne Oleg Mandic ha raccontato ad una sala piena di ragazzi e ragazze la sua esperienza di undicenne, deportato con la mamma e la nonna, nel campo di Auschwitz-Birkenau. Mandic ha raccontato della morte come compagna naturale del suo essere bambino nel campo, dell'impossibilità di amicizia annientata dalla necessità di sopravvivenza, di Joseph Menghele, il dottore che ha sperimentato sui bambini le follie dell'idea eugenetica e della razza pura inseguite dai nazisti, che ha incontrato per caso, finendo nel reparto dei bambini destinati agli esperimenti perché si era sentito male ad un'ispezione. Tanti particolari che raccontano frammenti di vita nel campo di concentramento, testimoniano una realtà difficile da immaginare nella sua vastità e disumanità. Mandic ai giovani in sala e collegati in streaming ha lasciato un messaggio di pace: “Ero un giovane arrabbiato, irascibile, scontento. Poi un giorno ho capito che alla fine, tutto questo odio che mi portavo dentro, questo risentimento per aver vissuto il campo, perché mi pareva che tutti se ne fregassero, per tutto quello che era successo e un sacco di altre cose che non sapevo nemmeno spiegare, faceva male solo a me. E mi sono impuntato, mi sono proprio impegnato a non odiare: si può fare, io lo so. L'ho fatto. E se l'ho fatto io, che arrivo da Auschwitz, allora nessuno ha scuse: non potete dirmi che voi non ce la fate, è una panzana. Io ho imparato questo ad Auschwitz, a non odiare, e tutta la mia vita dopo quegli anni dentro il campo è stata felicissima: nulla di peggio poteva accadermi dopo quello che avevo già vissuto, e quindi io ringrazio Auschwitz perché mi ha fatto vivere una vita bellissima. A voi dico: non odiate, mai”.</p>
<p>Accanto alla sua storia, Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo Storico del Trentino e Giorgia Proietti, coordinatrice del Lims, hanno fornito una prospettiva storica  e ribadito il valore scientifico delle memorie, in particolare quelle degli ultimi sopravvissuti ad un unicum nella storia come sono stati i campi di sterminio, per la lettura e l'interpretazione dell'oggi.</p>
<p>A portare una testimonianza contemporanea, per quel legame fra Memoria e Cittadinanza attiva che Living Memory promuove, in collegamento da Jericho e da Atene sono intervenuti due rappresentanti dell'associazione Parents Circle – Families Forum: realtà israelo-palestinese fondata e animata da genitori di entrambi i popoli uniti dal dolore della perdita di un figlio o una figlia nella travagliata storia di Gaza. Bassam Aramin e Rami Elhanan hanno perso ciascuno una bambina: Smadar, figlia di Rami, aveva 14 anni quando è rimasta uccisa in un attacco terroristico palestinese nel quale sono morte altre quattro persone; Abir, figlia di Bassam, aveva 10 anni quando davanti alla sua scuola è stata uccisa da una guardia di frontiera israeliana. Oggi Bassam e Rami testimoniano che si può andare oltre un odio e un pregiudizio reciproco mirando ad una convivenza necessaria dei due popoli a Gaza. Le loro storie sono diventate un romanzo: sono loro i due protagonisti reali del best seller “Apeirogon”, pluripremiato romanzo di Colum McCann. Ma soprattutto il loro è lavoro che crede nella pace a Gaza, nella convivenza pacifica dei due popoli. “Per il futuro dei nostri altri figli – hanno ricordato al pubblico in ascolto - per loro lavoriamo perché la pace e la convivenza diventino realtà, per il loro futuro. E' possibile, noi siamo riusciti, pur rispettando i nostri popoli, a far nascere un'amicizia, una reciproca comprensione del dolore personale e che i nostri due popoli hanno vissuto e stanno vivendo tutt'oggi”.</p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Ufficio Stampa Living Memory</author></item><item><guid isPermaLink="false">a7c76202-bd04-4ffc-9362-9f5da1aa5b1f</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/avio-giornata-del-ringraziamento-nel-ricordo-di-matteo-mattei</link><title>Avio, Giornata del Ringraziamento nel ricordo di Matteo Mattei</title><description>Il ricordo di Matteo Mattei, direttore generale della Cantina Sociale di Avio ed enologo scomparso lo scorso mese di febbraio, è stato il momento centrale della Giornata del Ringraziamento celebrata oggi nella sede della Cantina Sociale.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/wwenkku5/ricordodimatteomattei.png" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/avio-giornata-del-ringraziamento-nel-ricordo-di-matteo-mattei" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1400</width><height>788</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Gli ampi spazi della struttura di Avio sono quasi sembrati piccoli per la nutrita presenza di soci, autorità comunali (presente fra gli altri il sindaco Ivano Fracchetti), Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco, cittadini, mezzi agricoli e di trasporto. Tante espressioni della comunità hanno voluto celebrare questa ricorrenza ma soprattutto ricordare una figura centrale di questa realtà cooperativa alla presenza dei famigliari di Mattei.</p>
<p>Ad Avio è intervenuto anche il presidente della Provincia Maurizio Fugatti. “Matteo Mattei – ha affermato – ha fatto tanto non solo per la Cantina Sociale ma anche per il territorio grazie alla capacità che aveva, accanto alle indiscutibili doti tecniche, di sapersi relazionare con le persone. Aveva la consapevolezza dell’importanza di ascoltare i soci e sapeva leggere la realtà locale; capacità che ha saputo valorizzare a beneficio della cooperativa e dell’intera comunità.”</p>
<p>Fugatti, dopo aver ricordato anche la conoscenza e l’amicizia personale con Mattei sin dalla giovane età, ha rivolto un particolare saluto ai suoi famigliari, presenti oggi alla Cantina Sociale di Avio.<br />La mattinata si è aperta con la messa celebrata dal parroco, don Luigi Amadori, con la cornice musicale della Corale di S. Maria Assunta. Dopo il ringraziamento per i doni della terra e il ricordo di Mattei, nel corso della celebrazione sono stati rivolti appelli alla solidarietà e alla pace, con riferimento ai conflitti nello scenario internazionale, e a un maggior senso di responsabilità dell’uomo rispetto ai disastri naturali ai quali assistiamo.</p>
<p>Il presidente della Cantina Sociale di Avio, Lorenzo Libera, ha ricordato le doti umane di Mattei, citando in particolare la sua generosità e il suo spirito di servizio che lo ha visto impegnato nel lavoro sino alla sua scomparsa. A sua memoria, a margine della messa è stata scoperta una targa che verrà affissa alla sala riunioni a lui intitolata presso la Cantina Sociale, luogo di particolare valenza simbolica per le capacità relazionali di Mattei.</p>
<p>Dopo la messa v’è stata la benedizione dei mezzi agricoli e di trasporto; la mattinata si è conclusa con un momento conviviale.</p>
<p>Lo scorso aprile a Mattei è stato assegnato al Vinitaly il “Premio Angelo Betti – Benemeriti della vitivinicoltura”, annuale medaglia per coloro che hanno maggiormente contribuito al progresso qualitativo della produzione viticola ed enologica del loro territorio e alla crescita del mondo del vino italiano. Il premio è stato istituito nel 1973 in collaborazione con gli assessorati regionali e delle Province autonome.</p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Ufficio Stampa Pat</author></item><item><guid isPermaLink="false">fabe0321-0878-43d0-9a19-55d4df731c7b</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/la-cooperazione-trentina-ricorda-carlo-leonardelli-l-ex-vicedirettore-della-federazione</link><title>La Cooperazione Trentina ricorda Carlo Leonardelli, l’ex vicedirettore della Federazione</title><description><![CDATA[<p>E’ mancato a novantadue anni di età. Carlo Leonardelli ha legato il suo nome, per oltre quarant’anni, alla Federazione e, in più in generale, al mondo della Cooperazione Trentina. Sua la “guida alla cooperazione” che ha formato generazioni di cooperatrici e di cooperatori.</p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/vynfrruh/leonardelli-carlo.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/la-cooperazione-trentina-ricorda-carlo-leonardelli-l-ex-vicedirettore-della-federazione" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>319</width><height>480</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Per tutte le collaboratrici e per tutti i collaboratori della Federazione Trentina della Cooperazione era il “dottor Leonardelli”.</p>
<p>Perché, Carlo Leonardelli, era attento alla forma e lo considerava il primo segno di rispetto nei confronti delle persone e dell’ente in cui lavorava. Intendiamoci: era reciproco. Infatti, nel rapportarsi con chi aveva di fronte, utilizzava sempre la forma di cortesia fosse giovane o meno giovane. Il “lei”, per lui, rappresentava rispetto e una impronta del suo stile che esprimeva anche nell’abbigliamento, rigorosamente classico.</p>
<p>Era soddisfatto del proprio percorso professionale che aveva compiuto per oltre quarant’anni (dai primi anni Cinquanta alla prima metà degli anni Novanta) all’interno della ex Federazione dei Consorzi Cooperativi poi diventata Federazione Trentina delle Cooperative e, oggi, Federazione Trentina della Cooperazione.</p>
<p>Da “semplice impiegato”, era solito dire, aveva percorso quasi per intero il percorso di carriera che lo aveva portato alla dirigenza e all’incarico di vicedirettore. Inoltre, era il segretario del consiglio di amministrazione, ruolo prestigioso e delicato al tempo stesso, ed era il responsabile della Sezione Speciale Scuola e Formazione.</p>
<p>La sua preparazione e la sua esperienza le aveva espresse anche sulle pagine del periodico “Cooperazione Trentina”, il mensile della Federazione, firmando molti articoli legati agli ambiti di cui era maggiormente esperto.</p>
<p>È stato autore di molte pubblicazioni. Tra queste la Guida alla Cooperazione Trentina che ha rappresentato la “bibbia” su cui si sono formati generazioni di cooperatrici e di cooperatori.</p>
<p>“Leonardelli è stato un dirigente autorevole, rigoroso e ascoltato dalle nostre cooperative – osserva il presidente della Cooperazione Trentina <strong>Roberto Simoni</strong> -. Anche attraverso i suoi scritti e l’azione quotidiana ha saputo far crescere la Federazione e il sistema cooperativo. Tanto che oggi, a più di trent’anni di distanza, il suo nome è impresso nella memoria di tanti cooperatori e cooperatrici che hanno mosso insieme a lui i primi passi nel movimento”.</p>
<p>Quando partecipava a eventi inaugurali e a ricorrenze di realtà cooperative di ogni settore i suoi interventi erano seguiti con molta attenzione perché non si limitava a un indirizzo di saluto di circostanza.</p>
<p>Proprio nell’estate di trent’anni fa maturava i requisiti pensionistici dopo quarantuno anni trascorsi, lavorati e vissuti nel mondo della Cooperazione. E nel momento dell’addio ci permettiamo, almeno una volta, di essere meno formali e dirgli “Ciao Carlo e grazie!”.</p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Ufficio Stampa Cooperazione Trentina</author></item><item><guid isPermaLink="false">6bcf1d93-a3c8-43a0-b8c3-0673daa50da7</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/incontro-in-ricordo-di-pio-zambiasi</link><title>Incontro in ricordo di Pio Zambiasi (1906-1946)</title><description>E’ stato un incontro molto partecipato e particolarmente ricco di emozioni quello organizzato dalla Cassa Rurale Val di Non – Rotaliana e Giovo lunedì 29 maggio ad ore 18.00 nella Sala riunioni di Taio.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/ngifm0jh/piozambiasi.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/incontro-in-ricordo-di-pio-zambiasi" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>3876</width><height>2579</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Alla presenza del Presidente Silvio Mucchi e del Direttore generale Massimo Pinamonti, si è svolta la commemorazione dell’ex Direttore della Cassa Rurale di Taio, Pio Zambiasi, tragicamente scomparso nell’anno 1946. La storia di Pio Zambiasi, nato a Taio nel 1906, è drammatica: divenuto stimato Direttore contabile nel 1936, viene freddato da due banditi, i fratelli Scalfi, durante una rapina a mano armata. I due vengono subito catturati dai cittadini di Taio, rischiano di morire dopo un furente linciaggio e vengono poi condannati all’ergastolo. Più di vent’anni dopo, grazie al perdono della famiglia Zambiasi, ottengono la grazia.</p>
<p>La Cassa Rurale ha intitolato la Sala Riunioni alla memoria di Pio Zambiasi, per permettere che il suo nome e la sua storia possano rimanere vivi nel tempo.</p>
<p>Presenti i figli di Pio Zambiasi, Margherita e Alberto. E’ intervenuta la Sindaca di Predaia, Giuliana Cova, che ha ringraziato la Cassa Rurale per la capacità di promuovere personaggi storici del passato, rendendoli attuali e valorizzando la loro storia, che in questo modo diventa storia di tutti.</p>
<p>Il Presidente Silvio Mucchi ha spiegato come “Pio Zambiasi sia stato un vero cooperatore: ha messo al primo posto l’interesse collettivo e con coraggio ha cercato di difendere i risparmi dei suoi concittadini. Un esempio per i nostri giovani. Allo stesso modo i suoi familiari sono un esempio per tutti noi.”</p>
<p>Il Direttore Pinamonti ha lodato l’operato del Zambiasi e ringraziato i figli Margherita e Alberto, anch’essi ex dipendenti della Cassa Rurale, persone oneste e impegnate nel sociale.</p>
<p>Marcello Nebl, storico dell’arte e curatore della ricerca storica che ha permesso la valorizzazione (e la riscoperta) del Zambiasi, ha presentato una sintesi del suo lavoro, riuscendo a inquadrare sia dal punto di vista storico che sociale l’epoca e la vicenda umana di Pio Zambiasi.</p>
<p><strong>LA STORIA DI PIO ZAMBIASI</strong></p>
<p>Nel 1898 viene fondata a Taio la Cassa Rurale di Prestito e di Risparmio, aggregata alla  Federazione dei Consorzi Cooperativi del Trentino.</p>
<p>Primo Presidente è Amadio Barbacovi mentre gran sostenitore sarà don Giuseppe Quaresima.</p>
<p>La Cassa è retta da un Consiglio di Amministrazione di quattro membri e dal Consiglio di Sorveglianza, costituito dal caposindaco e da altri due Sindaci.</p>
<p>La parte operativa è affidata ad un solo contabile che deve seguire diverse mansioni come tenere i registri contabili, custodire il denaro, custodire gli atti sociali e gestire gli atti cauzionali.</p>
<p>Nel 1936 il compito di ‘Direttore contabile’ viene assunto da Pio Zambiasi, nato a Taio il 4 settembre 1906 e formatosi a Bolzano presso le Scuole Commerciali.</p>
<p>Pio Zambiasi, che sposa Sofia Chilovi ed ha due figli, Margherita e Alberto, è figura vicina alla comunità e parte attiva dell’amministrazione  in qualità di Consigliere comunale.</p>
<p>Svolge il proprio ruolo lavorativo dal piccolo ufficio sito in Casa Zambiasi, lungo la via principale di Taio accanto alla chiesa parrocchiale, dove la Cassa Rurale avrà sede sino al 1953. Pio Zambiasi è ricordato per la propria generosità e volontà di essere vicino ai più bisognosi, facendo tutto il possibile per accordare prestiti esponendosi in prima persona, anche durante i difficili anni della Seconda guerra mondiale. In una lettera scritta dal Sindaco Anselmo Cristoforetti si legge come Pio Zambiasi fosse una persona sempre disponibile e “affabile con tutti coloro che a lui si rivolgevano senza distinzione alcuna di classe sociale”.</p>
<p>Il ricordo del Sindaco, scritto il 23 agosto 1946, è purtroppo tragicamente legato a quanto successo due giorni prima, il 21 agosto 1946.</p>
<p>In quella assolata giornata estiva, movimentata dal mercato ospitato nelle vie del paese, due giovani sbandati provenienti da Ragoli di Tione, i fratelli Giovanni e Fiorino Scalfi, fanno irruzione negli uffici della Cassa Rurale intimando la consegna del denaro presente.</p>
<p>Pio Zambiasi è solo all’interno dell’ufficio e, nonostante la pistola puntata contro dai banditi, chiama aiuto; i due fanno fuoco e tre colpi uccidono così Pio Zambiasi, a soli quarant’anni di età.</p>
<p>Gli spari allertano i paesani riversati lungo le vie di mercato che, scoperto l’accaduto, rincorrono i due malviventi. Gli eventi sono descritti nei particolari dai quotidiani dell’epoca che danno giusto risalto alla drammatica vicenda: Giovanni e Fiorino Scalfi tentano di scappare verso Segno inforcando due biciclette e vengono inseguiti da decine di abitanti, fra i quali il carabiniere Giuseppe Zambiasi di Taio che sparando dei colpi di avvertimento obbliga i due a rifugiarsi nella boscaglia verso il torrente Noce. Inizia così una lunga battuta di caccia diretta dai Carabinieri di Trento, Cles e Mezzolombardo che porta ad arrestare i due malviventi ed a scortarli alla caserma di Taio proteggendoli dalla folla inferocita che tenta il linciaggio. È il fratello di Pio Zambiasi, don Marino, a salvare i due bloccando la folla decisa ad assaltare la caserma, imbracciando il crocifisso ed esclamando: “Io perdono, perdonate anche voi”.</p>
<p>Quello di don Marino è il primo gesto di perdono da parte della famiglia Zambiasi.</p>
<p>I fratelli Schelfi infatti vengono inizialmente condannati all’ergastolo e reclusi nel penitenziario di Porto Azzurro; sul finire degli anni Cinquanta, mentre a Fiorino viene commutata la pena a trent’anni, a Giovanni viene confermato l’ergastolo a causa di due tentativi di evasione, il primo dei quali tra l’altro riuscito.</p>
<p>È così che nel 1970 gli abitanti di Preore, affiancati dai famigliari della vittima, sottoscrivono una petizione per una domanda di grazia: in questo è fondamentale l’intenzione della vedova Sofia Chilovi che, mossa da carità cristiana, dichiara che i due banditi “hanno pagato abbastanza”. Nel 1976 quindi, sette anni dopo la liberazione di Fiorino per buona condotta, il Presidente della Repubblica Giovanni Leone concede la grazia anche a Giovanni che ritorna a Preore, senza però più riuscire a reinserirsi a pieno nella comunità.</p>
<p>Fonte: Cassa Rurale Val di Non Rotaliana e Giovo</p>]]></encoded></item><item><guid isPermaLink="false">3e38ae6b-3015-43d9-8802-7787739c62b9</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/addio-a-gabriele-calliari-la-giunta-motore-dello-sviluppo-della-nostra-agricoltura</link><title>Addio a Gabriele Calliari, la Giunta: “Motore dello sviluppo della nostra agricoltura”</title><description><![CDATA["Con Gabriele Calliari se ne va un tassello fondamentale della storia del Trentino” così il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, il vicepresidente Mario Tonina e l’assessore provinciale all’agricoltura, foreste, caccia e pesca Giulia Zanotelli, appresa la notizia della scomparsa - all’età di 64 anni - del presidente nazionale di Federforeste e per un quarto di secolo (fino al 2018) numero uno della Federazione provinciale Coldiretti. A nome di tutta l’Amministrazione provinciale, gli esponenti della Giunta esprimono vicinanza alla famiglia in un momento tanto difficile.<span> </span>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/ixzax4ob/gabrielecalliari.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/addio-a-gabriele-calliari-la-giunta-motore-dello-sviluppo-della-nostra-agricoltura" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1548</width><height>1140</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[“Calliari è stato un motore importante dello sviluppo dell’agricoltura in una terra di Autonomia come la nostra, senza però mai dimenticare il lavoro nell’azienda ereditata dal padre Candido” sono le parole del vicepresidente Tonina. L’assessore Zanotelli ricorda come una figura tanto forte e carismatica come Calliari si sia affermata partendo da una realtà come Malosco, in Alta Val di Non: “La sua tenacia e le battaglie che hanno segnato il suo percorso professionale, il suo impegno nel sindacato oltre che all’interno del Cda della Fondazione Edmund Mach e di Federforeste saranno importanti per il percorso di salvaguardia e nuovo sviluppo del settore primario in Trentino, oltre che per una gestione forestale sostenibile”.<br /><br />Fonte: Ufficio Stampa Provincia Autonoma di Trento]]></encoded></item><item><guid isPermaLink="false">7b6f8313-b568-471f-9dc1-878adc536ead</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/stava-37esimo-anniversario-fugatti-rispettare-la-natura-affinche-simili-tragedie-non-si-ripetano</link><title>Stava, 37esimo anniversario. Fugatti: “Rispettare la natura affinché simili tragedie non si ripetano”</title><description>“Il 37esimo anniversario della tragedia di Stava ricorre in un momento delicato che il Trentino sta vivendo, dopo quanto accaduto sulla Marmolada. Seppur in maniera diversa, questi due eventi hanno a che fare con i delicati equilibri tra uomo e natura. Sicurezza, prevenzione e rispetto devono dunque continuare ad essere le nostre parole d’ordine. Ricordiamo le vittime, affinché simili eventi non si ripetano”.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/54zbvyqz/ricordostava85.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/stava-37esimo-anniversario-fugatti-rispettare-la-natura-affinche-simili-tragedie-non-si-ripetano" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1024</width><height>768</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<div>
<div>È questo il messaggio del presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, a margine della cerimonia di commemorazione per le 268 persone che persero la vita a Stava il 19 luglio 1985. Un appuntamento istituzionale semplice ma solenne, con la santa messa celebrata da don Albino dell’Eva, alla presenza del commissario del Governo, Gianfranco Bernabei, del presidente del Consiglio provinciale Walter Kaswalder, di diversi consiglieri provinciali, del sindaco di Tesero Elena Ceschini e di tanti primi cittadini della Valle di Fiemme.<br />La Provincia autonoma di Trento ha partecipato con convinzione e senso di responsabilità al ricco programma di iniziative volute dalla Fondazione Stava 1985. Iniziative che rispondono al monito che il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi aveva espresso proprio a proposito di Stava: la necessità di una “memoria attiva”. “Non è infatti sufficiente ricordare e commemorare, ma bisogna che la riflessione su ciò che è accaduto determini atteggiamenti, visioni, scelte politiche” ha osservato il presidente Fugatti.</div>
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<div><br />Fonte: Ufficio Stampa Provincia Autonoma di Trento</div>
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