<rss version="2.0"><channel xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><title>News</title><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/rss/news?categoria=ricerca</link><description>Notizie, storie e interviste per raccontare il movimento cooperativo e per approfondire i temi che coinvolgono il nostro mondo.</description><lastBuildDate>Sun, 05 Apr 2026 13:49:36 +0200</lastBuildDate><atom:link href="https://www.cooperazionetrentina.it/it/rss/news" rel="self"><type>application/rss+xml</type></atom:link><item><guid isPermaLink="false">b91b920d-8b6b-4a59-9f4f-4a91ee77608c</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/nasce-poc-by-trentino-1-35-milioni-per-trasformare-la-ricerca-in-impresa</link><title>Nasce “PoC by Trentino”: 1,35 milioni per trasformare la ricerca in impresa</title><description>Il contributo è stato messo in campo dalla Provincia autonoma di Trento e dai partner strategici territoriali per sostenere con un Proof of Concept i progetti di ricerca di FBK e UniTrento ad alto potenziale di innovazione e aiutarli a farsi strada nel mercato con modelli di business sostenibili.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/4xwbvd1f/unitn-poc-by-trentino-21.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/nasce-poc-by-trentino-1-35-milioni-per-trasformare-la-ricerca-in-impresa" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1423</width><height>948</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Si chiama “PoC by Trentino: Test your idea!” il progetto presentato oggi dai promotori Fondazione Bruno Kessler e Università di Trento, con il sostegno della Provincia autonoma di Trento, rivolto a tutti quei ricercatori e ricercatrici, dottorande e dottorandi che sentono di avere un’idea innovativa. Il percorso aiuta la comunità della ricerca a mettere alla prova progetti e risultati scientifici, riducendo le incertezze e avvicinando ricerca e società attraverso un processo guidato di validazione, per comprendere come generare<br />impatto a partire dalla propria attività scientifica.<br />L'iniziativa ha trovato un ampio coinvolgimento del sistema di innovazione e ricerca del Trentino, con Camera di Commercio di Trento, Federazione Trentina della Cooperazione, Dolomiti Energia e Fondazione Caritro come partner strategici, che hanno messo a disposizione il loro contributo economico. I partner sono intervenuti durante l’incontro di lancio, ribadendo l’importanza di fare sistema e lavorare insieme per ridurre il divario tra ricerca e mercato, offrendo strumenti concreti per trasformare studi scientifici in idee innovative e modelli di business sostenibili.<br />Il finanziamento previsto è di un milione di euro messo a disposizione dalla Provincia autonoma di Trento e di circa 350 mila euro dai partner strategici. Per ciascun progetto selezionato è previsto un finanziamento fino a 80.000 euro, un programma intensivo di formazione e coaching della durata di otto mesi - coadiuvato anche da Fondazione Hub Innovazione Trentino (HIT) - oltre all’accesso ai laboratori, ai servizi e alle infrastrutture di FBK e UniTrento. I team avranno inoltre l’opportunità di entrare in contatto con una rete qualificata di imprese e venture capitalist, favorendo lo sviluppo e la validazione delle idee.<br />Se vogliamo continuare a essere un territorio competitivo, ancor più in un contesto sempre più<br />sfidante e complesso, è quanto mai urgente trasferire la conoscenza e i risultati di laboratorio interno del tessuto economico e produttivo - ha dichiarato il Vicepresidente della Provincia<br />autonoma di Trento, Achille Spinelli -. L'obiettivo che anche tramite queste iniziative ci poniamo è rafforzare il legame tra mercato e ricerca, accorciare il divario tra laboratorio e impresa, far dialogare questi due mondi per tradurre la qualità dei nostri centri della conoscenza in soluzioni concrete capaci di generare valore. Fondamentale è il capitale umano: questi giovani talenti saranno le figure-ponte tra ricerca e impresa, garantendo al territorio competitività e resilienza in un mercato globale in continua trasformazione.<br />Il progetto è supportato da una commissione di valutazione multidisciplinare di alto profilo<br />composta da rappresentanti del mondo accademico, dell’innovazione e dello sviluppo territoriale, quali: Claudia Pingue Responsabile Fondo Technology Transfer di Cassa Depositi e Prestiti Venture Capital, Alessandro Rossi Delegato del Rettore al Supporto al sistema produttivo per UniTrento, Maurizio Gianordoli Vicepresidente di FBK e CEO di SocialIT, Andrea Silli Direttore Area Startup e Innovazione di Trentino Sviluppo, Alice Giudicatti Head of Strategy di Tech Europe Foundation (TEF).<br />“PoC by Trentino” si inserisce nel contesto del Piano di mandato 2024-2027 di Fondazione Bruno Kessler e del Piano Strategico 2022-2027 dell’Università di Trento proprio con l’obiettivo di trasformare la conoscenza in impatto economico e sociale.<br />Così ha dichiarato Flavio Deflorian, Rettore dell’Università di Trento: “Questo progetto è un ulteriore, importante passo nel percorso di trasferimento della ricerca verso l’impresa: un cammino che sentiamo la responsabilità di sostenere, per tradurre la conoscenza scientifica in innovazione, a beneficio anche del sistema locale e delle comunità che ci sostengono. Grazie allo sforzo corale che unisce la Provincia alle principali realtà economiche trentine, viene offerta a ricercatori e ricercatrici di tutte le aree disciplinari un’occasione concreta per verificare la fattibilità delle proprie intuizioni, sin dalla fase creativa, ben prima di affrontare il mercato. La previsione di riproporre il bando annualmente per un triennio garantisce continuità a questo supporto, incentivando i nostri talenti a farsi imprenditori e imprenditrici delle proprie idee qui in Trentino”.<br />A questo serve il Proof of Concept: testare la solidità delle idee, valutarne la maturità tecnica e di mercato e costruire le condizioni per renderle scalabili, fino a trasformarle in progetti imprenditoriali sostenibili. Il primo progetto pilota era stato messo in campo lo scorso anno dalla Fondazione Bruno Kessler che aveva finanziato e sostenuto direttamente con quasi 500 mila euro ben nove idee di ricerca per aiutarle a diventare storie di successo.<br />«Il successo della prima edizione di “PoC by FBK” ci ha confermato che, quando si mettono i giovani talenti nelle condizioni giuste, le idee di frontiera possono diventare soluzioni reali”, ha commentato Ferruccio Resta, Presidente FBK. “Per questo, insieme all’Università di Trento, con il sostegno della Provincia autonoma di Trento e dei partner del sistema trentino, abbiamo deciso di ampliare l’iniziativa lanciando “PoC by Trentino”, un programma pensato per rafforzare opportunità, strumenti e accompagnamento per i team e accelerare la trasformazione della conoscenza in nuove imprese. L’obiettivo è dare più forza e continuità al passaggio dalla ricerca al mercato, valorizzando capitale umano, brevetti e competenze in un percorso strutturato, perché l’innovazione non resti un potenziale, ma diventi impresa e impatto per l’intera comunità<br />trentina».<br />La call for proposal è stata lanciata con l’evento di oggi, 5 marzo, e resterà aperta fino al 5 maggio, rivolta esclusivamente alla comunità di ricerca di FBK e UniTrento. Seguirà una fase di selezione entro il 5 giugno, l’avvio del percorso formativo e la preparazione dei team al Pitch Day interno, previsto per metà luglio. A valle del Pitch Day i team selezionati entreranno nella fase di sperimentazione tecnologica, con accesso alle risorse economiche e ai servizi di accompagnamento, fino alla conclusione del programma e alla presentazione dei risultati finali, prevista nei primi mesi del 2027, in concomitanza con il lancio della nuova edizione del programma (articolato su base triennale).<br />Per approfondire: UniTrento, FBK</p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Fbk e UniTn</author></item><item><guid isPermaLink="false">936aa209-0fd4-4120-8088-1c007893c95a</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/economia-sociale-2025-evidenze-sfide-e-traiettorie-per-l-italia</link><title>Economia sociale 2025. Evidenze, sfide e traiettorie per l’Italia</title><description>“Economia sociale 2025. Evidenze, sfide e traiettorie per l’Italia” è la nuova pubblicazione di EURICSE che analizza dati, politiche e prospettive dell’economia sociale in Italia.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/icodgxbg/copertina-economiasocialeinitalia-euricse.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/economia-sociale-2025-evidenze-sfide-e-traiettorie-per-l-italia" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>2481</width><height>2014</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>L’economia sociale non rappresenta un ambito residuale né un semplice correttivo alle fragilità del mercato e dello Stato. È oggi un ecosistema strutturato, capace di generare lavoro, innovazione e coesione sociale, e di svolgere un ruolo strategico nelle transizioni economiche, sociali e territoriali in corso. È questa la prospettiva che guida il volume, pubblicato da EURICSE nell’ambito dell’<strong>Osservatorio sull’economia sociale in Italia</strong>.</p>
<p>«L’Osservatorio sull’Economia Sociale promosso da EURICSE nasce per rispondere al bisogno di conoscenza che oggi è alla base di politiche pubbliche efficaci – sottolinea <strong>Paola Iamiceli</strong>, presidente di EURICSE, nella prefazione del volume – mettendo in dialogo ricerca europea e analisi dei contesti locali. L’obiettivo è costruire solide basi scientifiche per un confronto costante con gli operatori del settore e per lo sviluppo di percorsi di innovazione sociale, attraverso un approccio di ricerca interdisciplinare capace di interpretare le sfide delle transizioni in atto».</p>
<p>Questa pubblicazione raccoglie contributi di esperti, studiosi e ricercatori che, da approcci diversi ma complementari, analizzano il ruolo dell’economia sociale nell’economia e nella società contemporanea, mettendo in dialogo evidenze empiriche, politiche pubbliche e prospettive di sviluppo. Il rapporto si propone come strumento di lettura e orientamento in una fase storica segnata da profonde trasformazioni: dalla crisi demografica alle disuguaglianze territoriali, dalla transizione ecologica a quella digitale, fino alle sfide legate alla qualità del lavoro e alla tenuta dei sistemi di welfare.</p>
<p>Nella parte introduttiva, il volume colloca l’economia sociale nel quadro delle trasformazioni europee e nazionali, mostrando come il suo crescente riconoscimento istituzionale sia il risultato di un percorso lungo e progressivo. Viene così messa in luce la connessione tra politiche europee, scelte nazionali e dinamiche territoriali. In particolare, <strong>Sara de Heusch (SOCIAL ECONOMY EUROPE)</strong> analizza l’evoluzione delle politiche europee per l’economia</p>
<p>sociale, con un focus sul <strong>Piano d’azione dell’Unione europea</strong> e sul contributo del settore alle <strong>transizioni verde e digitale.</strong> <strong>Gianluca Salvatori (EURICSE)</strong> approfondisce invece il <strong>Piano d’azione nazionale</strong>, interpretandolo come risposta al “deficit di azione pubblica” e come tentativo di superare la frammentazione degli interventi, restituendo all’economia sociale una funzione strategica nelle politiche di sviluppo del Paese.</p>
<p>Un filone centrale del volume è dedicato alla <strong>conoscenza e alla misurazione del fenomeno</strong>. I contributi di <strong>Chiara Carini (EURICSE), Simel Esim e Hyungsik Eum (ILO)</strong> mettono in evidenza il ruolo delle statistiche nel rendere visibile il peso reale dell’economia sociale, rafforzarne il riconoscimento istituzionale e supportare decisioni pubbliche basate su dati affidabili e comparabili.</p>
<p>Ampio spazio è riservato al <strong>lavoro nell’economia sociale</strong>. <strong>Chiara Carini (EURICSE) ed Ermanno Tortia (Università degli Studi di Trento)</strong> analizzano le caratteristiche occupazionali del settore, evidenziandone il potenziale in termini di inclusione e creazione di lavoro, ma anche le criticità legate alla qualità occupazionale e alla sostenibilità economica.</p>
<p>Il tema del <strong>volontariato</strong>, affrontato da <strong>Sabrina Stoppiello, Stefania Della Queva e Manuela Nicosia (ISTAT)</strong>, emerge come infrastruttura civica fondamentale per rafforzare partecipazione, legami comunitari e capacità di risposta ai bisogni collettivi.</p>
<p>Un ulteriore gruppo di contributi approfondisce il rapporto tra <strong>economia sociale e territori</strong>. <strong>Sara Depedri, Michele Mazzetti e Giacomo Pisani (EURICSE)</strong> analizzano il contributo dell’economia sociale nel sostegno alla salute, mettendo in evidenza il ruolo delle organizzazioni dell’economia sociale nella <strong>riorganizzazione dell’assistenza socio-sanitaria territoriale</strong> fondata sui principi di integrazione, prossimità e partecipazione, capace di adattarsi ai bisogni dei territori e di proporre soluzioni.</p>
<p>In conclusione, il volume si arricchisce di un significativo contributo alla riflessione, caratterizzato da un approccio originale di <em>law and economics</em>, a cura del prof. <strong>Lorenzo Sacconi</strong> (Università degli Studi di Milano). Il saggio colloca l’economia sociale nel quadro della <strong>nuova analisi economica del diritto</strong>, mettendone in luce il ruolo nel ricomporre il rapporto tra efficienza economica, responsabilità collettiva e valori democratici.</p>
<p><a href="https://euricse.eu/it/publications/economia-sociale-2025-evidenze-sfide-e-traiettorie-per-litalia/"><strong>Economia sociale 2025. Evidenze, sfide e traiettorie per l’Italia</strong></a></p>
<p>Il volume è stato realizzato con il sostegno della Provincia Autonoma di Trento</p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Ufficio Stampa Euricse</author></item><item><guid isPermaLink="false">9bc05fbc-0372-4faa-b2f0-a18c524b2e4a</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/nasce-il-premio-di-dottorato-carlo-borzaga</link><title>Nasce il Premio di Dottorato “Carlo Borzaga”</title><description>La Fondazione Venezia per la Ricerca sulla Pace ed EURICSE istituiscono il Premio di Dottorato “Carlo Borzaga”, dedicato agli studi sul contributo delle cooperative e dell’economia sociale alla pace, alla democrazia e alla coesione sociale.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/rebgwhss/carlo-borzaga.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/nasce-il-premio-di-dottorato-carlo-borzaga" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1920</width><height>1440</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>L’iniziativa è realizzata con il patrocinio dell’Università degli Studi di Trento e nasce dalla collaborazione con il Comitato per la Ricerca Cooperativa dell’Alleanza Internazionale delle Cooperative (ICA, CCR) la rete internazionale di ricerca EMES e CIRIEC International.</p>
<p>Il premio si colloca nell’ambito delle celebrazioni per l’Anno Internazionale delle Cooperative 2025, proclamato dalle Nazioni Unite, e si propone di valorizzare studi capaci di indagare in modo rigoroso come il modello cooperativo possa rafforzare la partecipazione democratica, ridurre le disuguaglianze e sostenere lo sviluppo di comunità più coese e resilienti, promuovendo al contempo percorsi di prevenzione e gestione pacifica dei conflitti. Il bando sarà aperto a partire dal 31 dicembre 2025 e sarà possibile presentare le candidature fino al 30 giugno 2026.</p>
<p>Il Premio è intitolato a Carlo Borzaga (1948–2024), studioso di riferimento a livello internazionale nel campo della cooperazione, del Terzo Settore e dell’economia sociale. Professore universitario e fondatore di EURICSE, ha dato un contributo decisivo allo sviluppo della ricerca, alla nascita della rete EMES e alla formazione accademica nel settore, con un impatto rilevante anche sulle politiche pubbliche e sui sistemi di welfare. La sua visione, che univa rigore scientifico e impegno concreto, ha valorizzato il ruolo delle cooperative come strumenti attraverso cui è possibile rafforzare la coesione sociale e promuovere la giustizia sociale.</p>
<p>Il Premio di Dottorato nasce da questa eredità e da una visione condivisa che riconosce alle cooperative un ruolo centrale nella costruzione di rapporti fiduciari, inclusione sociale e percorsi di pace. È promosso da una rete prestigiosa di istituzioni accademiche e di ricerca, tra cui EURICSE, la Fondazione Venezia per la Ricerca sulla Pace, l’Università degli Studi di Trento, il Comitato per la Ricerca Cooperativa dell’Alleanza Internazionale delle Cooperative, la rete EMES e CIRIEC International.</p>
<p>«Intitolare al professor Carlo Borzaga un premio di dottorato sostenuto congiuntamente da un così ampio numero di istituzioni e centri di ricerca internazionali, significa non solo onorarne l’eredità scientifica e civile, ma anche rilanciare il suo pensiero e investirlo nel futuro» - afferma <strong>Paola Iamiceli, presidente di EURICSE.</strong> - «È un modo concreto per offrire spazio a nuove generazioni di ricercatrici e ricercatori impegnati a studiare il ruolo delle cooperative come protagoniste del cambiamento sociale e della costruzione della pace».</p>
<p>Con queste parole il prof. <strong>Antonio Silvio Calò</strong>, presidente <strong>della Fondazione Venezia per la Ricerca sulla Pace</strong>, commenta il significato del Premio: «Questo premio nasce da una profonda e sincera amicizia che ci ha portato ad interrogarci sul bene, sul concetto di bene generativo, fertile, utile in senso sociale e civico. Tutti gli studi del Prof. Borzaga erano figli di questo sguardo verso l’altro. Cooperative ed economia sociale son sempre stati visti come spazi di inclusione, d’incontro e di ascolto dell’altro. Spazi dove lavoro, formazione, ricerca e crescita collettiva hanno una ragion d’essere. Questi spazi sono sempre stati propedeutici alla Pace. Una Pace costruita quotidianamente. Grazie Carlo per averci donato questa possibilità, la possibilità di guardare oltre».</p>
<p><strong>Flavio Deflorian</strong>, <strong>Rettore dell’Università degli Studi di Tren</strong>to, sottolinea il valore dell’iniziativa e il suo legame con la tradizione cooperativa del territorio: «Il nostro plauso come Università di Trento a questa iniziativa parte dal ricordo del professor Borzaga e di quanta attenzione abbia sempre riservato ai giovani e alla loro formazione. Premiare chi svolge un dottorato è una scelta che, allo stesso tempo, riconosce il lavoro dei giovani dietro le quinte, sostiene la ricerca di qualità e promuove l’importanza del Terzo settore nella nostra società. L’Ateneo trentino ha recentemente rinnovato il suo impegno a fianco delle varie realtà istituzionali e associative del territorio per rilanciare gli studi e la formazione sulla cooperazione. È un tema identitario per il Trentino. Ci caratterizza e ci qualifica nel panorama nazionale e sta diventando un modello sempre più attuale, fondato su quei valori universali e di mutuo impegno che accomunano anche le istituzioni universitarie».</p>
<p>Consulta la Call for Proposal e scarica il bando a questo link:</p>
<p><a href="https://euricse.eu/it/doctoral-thesis-award-in-memory-of-carlo-borzaga/">https://euricse.eu/it/doctoral-thesis-award-in-memory-of-carlo-borzaga/</a></p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Euricse</author></item><item><guid isPermaLink="false">70e529bd-e1a1-40cd-9104-f62320ef3314</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/la-mela-renetta-dop-ancora-alleata-della-ricerca</link><title>La Mela Renetta Dop ancora alleata della ricerca</title><description><![CDATA[<p>Il Consorzio e Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro consolidano la collaborazione avviata lo scorso maggio: fino al 31 agosto 2026, con una donazione pari a 0,005 € oltre IVA per ogni kg di mele Renetta DOP a marchio Melinda immesso in qualsiasi canale del mercato italiano, il Consorzio sosterrà concretamente un progetto di ricerca sui tumori in una struttura d’eccellenza.</p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/gm1fsess/2025-padella-renetta-melinda-airc.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/la-mela-renetta-dop-ancora-alleata-della-ricerca" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>4032</width><height>1460</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Renetta DOP, la rinomata mela della Val di Non, torna protagonista di una grande iniziativa a supporto della ricerca, delle campagne di prevenzione e della promozione di uno stile di vita sano. Sulla scia della positiva esperienza avviata a maggio di quest'anno, infatti, <strong>Melinda e Fondazione AIRC</strong> hanno rinnovato la propria collaborazione intensificando lo sforzo congiunto a sostegno della ricerca sul cancro. Un’intesa che impegna Melinda a destinare un importante contributo economico al finanziamento di un progetto di ricerca in un laboratorio d’eccellenza con un contributo fisso pari a 0,005 € oltre IVA da parte del Consorzio per ogni chilogrammo di mele <strong>Renetta a marchio Melinda</strong> immesso in qualsiasi canale del mercato italiano.</p>
<p>Attiva fino al 31 agosto 2026, l’iniziativa, che è stata pensata per sostenere concretamente i progressi della ricerca oncologica e insieme promuovere i temi della prevenzione, prevede già dal mese di dicembre <strong>azioni promozionali sinergiche</strong> quali campagne radio nazionali e numerose attività digital e social. L’ammontare raccolto – con un contributo minimo garantito di 100mila euro – sarà destinato al finanziamento di un progetto “Investigator Grant” di Fondazione AIRC guidato da un ricercatore affermato.</p>
<p>“Siamo grati a Melinda per aver scelto di affiancare Fondazione AIRC nel sostegno alla ricerca oncologica e nella sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione. È grazie all’impegno condiviso che possiamo accelerare i progressi scientifici e avvicinarci sempre di più al nostro obiettivo: rendere il cancro sempre più curabile”, dichiara <strong>Chiara Occulti, Chief Marketing &amp; Fundraising Officer di Fondazione </strong>AIRC per la ricerca sul cancro. “Ci auguriamo che questa collaborazione, iniziata lo scorso maggio, possa proseguire e rafforzarsi, contribuendo alle molte iniziative con cui la nostra comunità si mobilita per affrontare il cancro insieme”.</p>
<p>“Quella con AIRC si conferma come una collaborazione di valore che si rafforza ulteriormente con un’iniziativa che, per la prima volta, coinvolge tutte le mele Renetta DOP commercializzate in Italia nella stagione in corso”, ha dichiarato <strong>Andrea Fedrizzi, responsabile marketing di Melinda</strong>. “Questa operazione coniuga le caratteristiche positive di una mela, particolare e unica nel suo genere, con un concetto di bontà che, nella sua accezione più ampia, si concretizza nel sostegno all’attività di ricerca sulla salute. In quest’ottica, collaborare con AIRC significa per il nostro Consorzio affiancare una delle realtà più conosciute e stimate a livello nazionale in questo campo”.</p>
<p>Riconoscibile per il tipico colore giallo-verdastro, la forma tonda irregolare e la grana rugosa e rugginosa, <strong>Renetta</strong> - una delle tre varietà DOP della Val di Non – è una mela particolarmente apprezzata per alcune sue peculiarità. Nel 2020, uno studio clinico condotto nel Regno Unito (NCT01988389), realizzato in collaborazione con le Università di Trento e di Reading e la Fondazione Edmund Mach, ha evidenziato che il consumo quotidiano di due mele Renetta al giorno contribuisce alla riduzione dei livelli plasmatici di colesterolo totale. Le caratteristiche nutrizionali di Renetta e le relative implicazioni in ambito clinico sono tuttora al centro di ulteriori studi che coinvolgono importanti enti di ricerca in collaborazione con lo stesso Consorzio Melinda e il <strong>Distretto della Mela della Val di Non e Val di Sole</strong>, costituitosi lo scorso anno.</p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Ufficio Stampa Melinda - Martina Valentini</author></item><item><guid isPermaLink="false">730da185-885d-4a52-b803-1a8d9f7723da</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/sostenibilita-della-melicoltura-unibz-e-assomela-firmano-un-accordo-per-la-ricerca</link><title>Sostenibilità della melicoltura. Unibz e Assomela firmano un accordo per la ricerca</title><description>Siglato un nuovo accordo di cooperazione tra Libera Università di Bolzano e Assomela Società Cooperativa. L’obiettivo: sviluppare insieme progetti di ricerca sulla sostenibilità della produzione delle mele, con particolare attenzione agli effetti del cambiamento climatico e alla gestione dei flussi di carbonio nei meleti.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/xnocxp3i/ennio-magnani-alex-weissensteiner.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/sostenibilita-della-melicoltura-unibz-e-assomela-firmano-un-accordo-per-la-ricerca" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>3235</width><height>2292</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[L’intesa, sottoscritta oggi dal rettore dell’Università, prof. Alex Weissensteiner, e dal presidente di Assomela, Ennio Magnani, rinnova e rafforza una collaborazione pluriennale che ha già prodotto risultati significativi in tema di agricoltura sostenibile.<br />«La firma di questo accordo consolida ulteriormente il legame tra il nostro ateneo e il mondo produttivo locale – ha dichiarato Alex Weissensteiner –. È un esempio virtuoso di come ricerca scientifica e filiere agricole possano collaborare per affrontare insieme le grandi sfide della sostenibilità e del cambiamento climatico».<br />L’accordo prevede che Assomela metta a disposizione le capacità di produrre informazioni analitiche e di sperimentazione dei propri soci e possa supportare eventuali tesi di ricerca degli studenti unibz su argomenti identificati congiuntamente, mentre l’Università integrerà tali informazioni con i risultati sperimentali già maturati sui cicli del carbonio in frutticoltura.<br />Il responsabile scientifico per unibz, il prof. Massimo Tagliavini della Facoltà di Scienze Agrarie, Ambientali e Alimentari, ha sottolineato: «Studiare in modo approfondito i flussi di carbonio nei meleti è fondamentale per poter produrre mele senza rilasciare ulteriore anidride carbonica in atmosfera, contribuendo pertanto a rallentare il cambiamento climatico. Con questo accordo possiamo contare su dati più completi e su un confronto continuo con il settore produttivo».<br />Per Assomela, il presidente Ennio Magnani ha rimarcato: “Il nostro impegno è garantire che i dati sulla sostenibilità ambientale vengano prodotti in modo trasparente e scientifico, consentendo al contempo di individuare i punti critici e le aree in cui le prestazioni possono essere migliorate. Grazie a questa collaborazione possiamo valorizzare al meglio le informazioni che i nostri soci raccolgono all’interno dei frutteti, e indirizzare il lavoro dei prossimi anni, capendo le priorità da perseguire.”<br />Conclude Georg Kössler, Vicepresidente di Assomela: “Con questo accordo rafforziamo una collaborazione con la Libera Università di Bolzano e il percorso comune intrapreso da oltre dieci anni, dimostrazione del nostro legame con il territorio. Questo dimostra che università e consorzi agricoli possono unire le forze per affrontare le sfide ambientali in modo concreto ponendo al centro la scienza”.<br />L’accordo, della durata di tre anni e rinnovabile, rappresenta un ulteriore passo nella direzione di un’agricoltura sempre più sostenibile e basata sull’innovazione.]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Assomela</author></item><item><guid isPermaLink="false">2f66af1b-6046-4193-9280-b17c179d71a4</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/le-mele-una-nuova-frontiera-per-la-ricerca-ma-per-parlare-ai-consumatori-servono-nuove-regole</link><title>Le mele? Una nuova frontiera per la ricerca Ma per parlare ai consumatori servono nuove regole</title><description>Tra alimentazione e medicina un legame sempre più stretto ma norme complesse sulla comunicazione limitano gli sforzi di sensibilizzazione.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/zmndubji/001-melinda-castrocaro-12-09.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/le-mele-una-nuova-frontiera-per-la-ricerca-ma-per-parlare-ai-consumatori-servono-nuove-regole" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>2500</width><height>1669</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Negli ultimi anni l’impegno per la valorizzazione di un’alimentazione salutare e, con essa, della qualità delle produzioni, a cominciare da quelle del comparto ortofrutticolo, ha sperimentato una crescita senza precedenti creando connessioni sempre più forti tra il mondo delle imprese e quello della ricerca scientifica e intercettando, al tempo stesso, l’interesse di consumatori. Le potenzialità dei composti vegetali sul fronte della prevenzione e sono sempre più evidenti ma anche difficili da comunicare a causa degli ostacoli normativi. Per questo occorre rafforzare la collaborazione tra soggetti diversi per garantire una divulgazione rigorosa quanto efficace. Sono questi i messaggi lanciati dagli esperti nel corso del convegno <strong>“Mele, la salute passa dalle nostre sane abitudini alimentari”</strong> svoltosi nella giornata odierna presso il Grand Hotel Castrocaro – Longlife Formula di <strong>Castrocaro Terme (FC)</strong>.  </p>
<p>Una sede non casuale, come ha sottolineato in apertura dei lavori <strong>Lucia Magnani</strong>, Founder e Amministratore delegato di LongLife Formula di Castrocaro, sottolineando “il valore di una scelta che evoca il ruolo storico della cittadina romagnola, luogo simbolo di quella cultura del benessere capace di costruire ponti tra le persone, la ricerca scientifica, la medicina e il mondo delle produzioni di eccellenza”. Organizzato da <strong>Melinda</strong>, il Consorzio che riunisce oltre 4.000 soci produttori in Val di Non e Val di Sole, e da <strong>Maria Cecilia Hospital</strong>, parte di GVM Care &amp; Research, uno dei principali gruppi ospedalieri nazionali con strutture d'eccellenza in Italia e all'estero, l’incontro, tenutosi presso il presso il Padiglione delle Feste – LongLife Formula, ha messo a confronto relatori e relatrici in rappresentanza di diversi comparti – economici, accademici, sanitari e istituzionali – che hanno illustrato le particolarità del contesto odierno. Un contesto, si diceva, caratterizzato dalla valorizzazione delle proprietà dei composti vegetali come dimostra, ad esempio, l’espansione del segmento degli <strong>integratori alimentari</strong> che, secondo le stime sui dati di Unione Italiana Food, vale in Italia oltre 5 miliardi di euro (primato europeo).</p>
<p><em>Etichettatura e normativa UE</em></p>
<p>Ed è proprio il mondo degli integratori, tra gli altri, a costituire un esempio emblematico del ruolo della regolamentazione sul fronte comunicativo. A spiegarlo è<strong> Elena Loche</strong>, dirigente farmacista presso il Ministero della Salute che, nel suo intervento, ha offerto una panoramica dei principali aspetti normativi che interessano <strong>l’etichettatura di questi prodotti</strong> e dei cosiddetti <strong>FSG</strong>, ovvero gli alimenti destinati a gruppi specifici di popolazione. “Fondamentale”, ha spiegato, “comprendere il quadro di riferimento e le caratteristiche che li distinguono da altre tipologie di prodotti in modo da garantire una corretta applicazione delle norme e una maggiore consapevolezza nel settore”. </p>
<p>La questione interessa in primo luogo l’indicazione delle proprietà salutari degli alimenti. Un aspetto normato <strong>a livello continentale</strong>. “La stretta relazione tra alimentazione e salute ha indotto il legislatore europeo a regolamentare la comunicazione ai consumatori delle<strong> proprietà salutistiche degli alimenti</strong> attraverso l’emanazione di un Regolamento, il numero 1924 del 2006, che prevede che un <em>health claim</em> debba essere dimostrato, oltre che da studi preclinici, anche da <strong>ricerche sull’uomo</strong>”, ha spiegato <strong>Maria Teresa Daglia</strong>, Ordinaria di Chimica degli Alimenti presso l’Università Federico II di Napoli. “Un tempo appannaggio esclusivo dei farmaci, questi studi devono dimostrare la relazione causa-effetto tra il consumo di un alimento e le sue proprietà per la salute”. </p>
<p><em>La ricerca in campo medico</em></p>
<p>Il tema è di stretta attualità. E non per caso, sottolinea <strong>Elena Tremoli</strong>, Direttore Scientifico e Direttore del Laboratorio Sperimentale di Maria Cecilia Hospital di Cotignola (RA), ricordando come negli ultimi anni si sia acceso “un grande interesse attorno alla comunicazione intercellulare, che nell’uomo avviene attraverso piccole vescicole rilasciate dalle cellule che agiscono come biomarcatori e possono esercitare un’attività biologica positiva”. La vera novità, aggiunge, “è la scoperta che anche il mondo vegetale possiede vescicole simili, dette esosomi, capaci di influenzare importanti processi biologici: una rivelazione che apre prospettive straordinarie per lo sviluppo di nuove strategie diagnostiche e terapeutiche”.</p>
<p>Le ricerche in tal senso, condotte oggi dallo stesso Maria Cecilia Hospital, dall’Università di Ferrara e dall’Università Federico II in collaborazione con il Consorzio Melinda, interessano in particolare il ruolo degli <strong>esosomi delle mele</strong> nel trattamento delle malattie infiammatorie croniche e quello delle mele fresche nella prevenzione delle malattie neurodegenerative oltre che della steatosi epatica non alcolica. E, inevitabilmente, evidenziano ancora una volta il valore proverbiale di un frutto che attira l’attenzione della medicina anche in altri campi. </p>
<p>Del resto, ricorda <strong>Nicola D’Imperio</strong>, medico gastroenterologo del Santa Maria Hospital di Bari, “La mela, mangiata senza buccia, è uno dei pochi vegetali che possono essere consigliati nelle patologie infiammatorie ad accelerato transito. Se consumata non sbucciata, invece, si rivela un utile ausilio nella terapia delle <strong>patologie gastroenterologiche</strong> con stipsi, senza dimenticare la sua azione antiossidante, anticolesterolica e antidiabetica grazie al ruolo delle pectine che rallentano l’assorbimento del colesterolo e degli zuccheri”.</p>
<p><em>Una nuova frontiera della medicina rigenerativa</em></p>
<p>Le scoperte, nel frattempo, si susseguono con importanti implicazioni per la <strong>salute cardiovascolare e gastroenterica</strong>. “Studi recenti mostrano che le vescicole possono attenuare l’infiammazione, rafforzare le difese immunitarie e proteggere l’intestino. Una forma di micro medicina naturale che la scienza sta iniziando a decifrare, rivelando come la natura, da sempre, sappia parlare al nostro corpo e persino rigenerarlo”. ha spiegato la professoressa <strong>Barbara Zavan</strong>, docente del Dipartimento di Scienze mediche dell’Università di Ferrara e pioniera della medicina rigenerativa.</p>
<p>“Il nostro studio”, ha ricordato la dottoressa <strong>Letizia Ferroni</strong>, ricercatrice presso il Laboratorio di Ricerca Traslazionale del Maria Cecilia Hospital, “si è concentrato sulle vescicole isolate delle mele rivelando la loro capacità di interagire direttamente con cellule umane appartenenti ai sistemi vascolare, immunitario e intestinale. Tale interazione ha mostrato di influenzare il metabolismo cellulare e la capacità delle cellule di resistere a stimoli infiammatori, suggerendo un potenziale ruolo protettivo delle vescicole stesse”.</p>
<p><em>Il contributo dei produttori</em></p>
<p>Nel quadro della ricerca i produttori forniscono da tempo un contributo crescente. Ne sono un esempio le attività, condotte in collaborazione con il Consorzio Melinda, del <strong>Distretto della Mela della Val di Non e Val di Sole</strong>, costituitosi lo scorso anno e impegnato, nell’ambito del progetto “Mela In-forma”, nella ricerca in collaborazione con il Consorzio Interuniversitario Istituto Nazionale Biostrutture e Biosistemi (INBB) di Roma e il Consorzio Futuro in Ricerca (CFR) di Ferrara. “L’obiettivo è quello di valorizzare le proprietà nutrizionali e salutistiche di due varietà di mele DOP: la <strong>Golden Delicious e la Renetta Bianca del Canada</strong>”, ha spiegato <strong>Luca Lovatti</strong>, responsabile ricerca e sviluppo di Melinda. “In particolare vogliamo indagare gli effetti sull’intestino e sulle relazioni intestino-fegato/cervello e approfondire l’efficacia dei composti bioattivi di queste due varietà nel migliorare aspetti come la funzione cognitiva, la coordinazione motoria, i dati dei marcatori neuroinfiammatori e la salute intestinale”.</p>
<p>L’attenzione per questi aspetti, peraltro, si colloca in un quadro di maggiore attenzione per gli aspetti salutistici anche da parte del pubblico, come ricorda <strong>Monica Toniolli</strong>, responsabile Marketing per MelindaLab, la Business Unit del Consorzio dedicata allo sviluppo dei trasformati. “Oggi”, spiega, “osserviamo una crescita del mercato degli ‘healthy snack’ e un <strong>forte interesse da parte dei consumatori</strong> per i prodotti caratterizzati dalla cosiddetta ‘clean label’, ovvero con pochi e semplici ingredienti naturali e senza additivi”. Una richiesta, aggiunge, “che Melinda intercetta oggi con prodotti a base di mela caratterizzati da formule 100% naturali e innovative e da qualità distintive”.</p>
<p><em>Alimentazione, salute e prevenzione</em></p>
<p>Del resto, “Con le sue innumerevoli varietà la mela può essere pensata come un autentico <strong>sistema di biodiversità vegetale e nutrizionale</strong>”, ha spiegato <strong>Emanuele Marconi</strong>, direttore del CREA-Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, sottolineando “il ruolo centrale di questo frutto nella tradizione della cucina italiana e l’importanza, in questo ambito, dei prodotti DOP e IGP”. Temi particolarmente cari allo stesso CREA che ha pubblicato lo Studio sui consumi alimentari in Italia e le Linee Guida per una sana alimentazione che includono il consumo quotidiano di frutta e verdura di stagione i cui acquisti, peraltro, sono tornati a crescere: +4,3% la frutta, addirittura +5,7% gli ortaggi tra il 2023 e il 2025 secondo le ultime rilevazioni dell’Ufficio Studi Coop e di Nomisma su dati CSO sulla spesa degli italiani.</p>
<p>Le indicazioni del CREA sono in linea con quelle espresse dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità e che evocano ancora una volta “la centralità del nesso tra stile di vita, salute e prevenzione”, come ha osservato <strong>Chiara Occulti</strong>, Chief Marketing&amp;Fundraising Officer Fondazione AIRC, sottolineando inoltre “l’importanza delle iniziative che, con il coinvolgimento di partner privati, contribuiscono a sostenere concretamente progetti oncologici di prevenzione, diagnosi e cura, e a rafforzare le attività di sensibilizzazione sui comportamenti salutari per ridurre il rischio di cancro”.</p>
<p><em>L’appello dei produttori e della GDO</em></p>
<p>L’impegno per una divulgazione in tal senso, tuttavia, deve fare oggi i conti con una regolamentazione UE non del tutto in grado, secondo i produttori, di garantire un adeguato bilanciamento tra il rigore dell’informazione e l’efficacia della comunicazione. “Sul fronte della ricerca stiamo conducendo, con l’aiuto di partner autorevoli, uno<strong> sforzo serio, concreto e tutt’altro che marginale dal punto di vista economico </strong>ma allo stato attuale della regolamentazione ci è consentito <strong>comunicare solo in modo generico e parziale</strong> gli effettivi benefici della frutta sulla salute”, ha dichiarato <strong>Nicola Magnani, direttore commerciale di Melinda</strong>. “Eppure”, ha aggiunto, “se fosse messo nelle condizioni di comprenderli e farli propri, il consumatore ne trarrebbe un reale miglioramento del suo benessere, con vantaggi anche per l’intero sistema sanitario”. </p>
<p>Per superare questi problemi è quindi necessario creare un nuovo ponte tra imprese, istituzioni e distributori per sviluppare nuove soluzioni e strategie innovative a sostegno di una comunicazione più consapevole e trasparente. Un appello condiviso dai <strong>rappresentanti della </strong>GDO che, nell’occasione hanno sottolineato l’importanza di un dialogo efficace e il ruolo del modello cooperativo nel promuovere quelle richieste che interessano<strong> l’intera catena produttiva dal campo alla tavola. </strong>“La presenza delle Istituzioni può essere un'opportunità preziosa per <strong>portare alla luce, in modo costruttivo, i limiti normativi attuali</strong> e proporre spunti per un confronto più ampio”, ha dichiarato <strong>Paolo Pagali</strong>, buyer di Conad. “La nostra realtà, così come altre è essa stessa una forma aggregativa espressione dei consumatori”, ha aggiunto <strong>Germano Fabiani</strong>, responsabile ortofrutta di Coop Italia. “E chi, più del consumatore, <strong>ha diritto a un cibo sano</strong>, a filiera corta, che fa bene alla salute? Questo legame tra salute, cooperazione e sostenibilità è un messaggio forte che, oggi più che mai, dobbiamo rilanciare insieme. L’auspicio è che tutte le organizzazioni di produttori facciano squadra e lavorino insieme a fianco della ricerca per dare ancora più forza e autorevolezza ai nostri sforzi per il raggiungimento di obiettivi comuni nell’interesse dell’intera filiera e di tutti i consumatori”, ha concluso.</p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Ufficio Stampa Melinda - Martina Valentina</author></item><item><guid isPermaLink="false">0b0b8497-537e-4c79-8ff0-455eb9537452</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/cosa-ci-aspetta-in-futuro-la-cooperazione-trentina-immagina-i-possibili-scenari</link><title>Cosa ci aspetta in futuro? La Cooperazione Trentina immagina i possibili scenari</title><description>L’accesso all’abitazione, l’invecchiamento della popolazione e il senso di comunità sono le tre tematiche più rilevanti per il Trentino. Ad affermarlo le persone che hanno partecipato ai primi sei laboratori territoriali, aperti a tutta la comunità, parte del percorso di ricerca avviato dalla Federazione Trentina della Cooperazione per riflettere, in occasione dei suoi 130 anni, sul presente e i possibili futuri del movimento cooperativo. Oltre 200 le persone iscritte agli incontri sul territorio.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/c1vba2yc/prospettivecoop-laboratori-03.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/cosa-ci-aspetta-in-futuro-la-cooperazione-trentina-immagina-i-possibili-scenari" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>2048</width><height>1362</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<div data-olk-copy-source="MailCompose">Le questioni più rilevanti per la comunità Trentina sono l’<strong>accesso all’abitazione, l’invecchiamento della popolazione e il senso di comunità</strong>. Con alcune differenze tra i diversi territori. Ad esempio, a Riva del Garda è molto sentito anche il tema dell’overtourism e quello della sanità, mentre a Vigolo Vattaro sono emersi anche l’aumento delle vulnerabilità e il nuovo uso del territorio e dei beni comuni. </div>
<div>È l’esito del confronto nato nel corso dei primi sei laboratori organizzati dalla <strong>Federazione Trentina della Cooperazione</strong> nell’ambito della ricerca avviata, in occasione del suo 130esimo anniversario, per riflettere sul presente e provare a immaginare i possibili futuri. La ricerca è condotta con la collaborazione di <strong>Ocse</strong> (sede di Trento e divisione di Parigi dedicata all’economia sociale e innovazione), <strong>Euricse</strong>, <strong>Università di Trento </strong>(Cattedra Unesco sugli Studi di Futuro del dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale) e <strong>Skopia Anticipation Services</strong>. </div>
<div>Oltre 200 le persone iscritte agli incontri per individuare, in un lavoro partecipativo, le tematiche più rilevanti per il proprio territorio e, di conseguenza, i bisogni emergenti della comunità locale. Ultima fase di ogni laboratorio, ragionare su come il sistema cooperativo possa contribuire per dare risposta alle necessità individuate. </div>
<div>“<em>In un tempo di grandi trasformazioni</em> – ha dichiarato il presidente della Federazione <strong>Roberto Simoni </strong>a margine di uno dei laboratori -, la cooperazione trentina deve rimanere saldamente ancorata ai propri valori fondativi, ma anche capace di innovare e adattarsi. I laboratori territoriali che abbiamo promosso sono un’opportunità concreta per ascoltare le comunità e rafforzare, in modo partecipativo, il nostro ruolo di attori dello sviluppo. Vogliamo una cooperazione resiliente, che sappia coinvolgere le nuove generazioni e possa prepararle a guidare il futuro dei nostri territori”.</div>
<div>Gli appuntamenti si sono rivelati anche un’interessante opportunità per dialogare e fare rete tra persone provenienti da ambiti diversi. A favorire il coinvolgimento della comunità, le cooperative del territorio che hanno collaborato all’organizzazione degli eventi. </div>
<div>Dopo un primo incontro, ospitato a Borgo Valsugana nell’ambito del programma di Trentino 2060, l’iniziativa ha coinvolto, dal 28 luglio all’1 agosto, Riva del Garda, Tesero, Vigolo Vattaro, Tassullo e Dasindo. A settembre, gli ultimi appuntamenti a Trento e Rovereto.<br /><br /> </div>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Sara Perugini</author></item><item><guid isPermaLink="false">315ed052-ec59-4e0c-8ce5-497d7643e80d</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/prospettive-cooperative-per-una-cooperazione-trentina-pronta-al-futuro</link><title>Prospettive cooperative: per una Cooperazione Trentina pronta al futuro</title><description><![CDATA[<p>La Federazione ha avviato una ricerca strategica per anticipare le sfide e le opportunità dei prossimi decenni. </p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/ypxlglx0/p-8-9-ricerca-ocse.jpeg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/prospettive-cooperative-per-una-cooperazione-trentina-pronta-al-futuro" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>4032</width><height>3024</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p><span>Lo scorso 29 gennaio, nella suggestiva cornice della sede della cooperativa di produzione lavoro </span><strong><span>Spazio Verde</span></strong><span>, immersi nell’ascolto delle sfide e delle opportunità che questa stessa cooperativa sta affrontando, con lo sguardo che si allargava sulla Valle dell’Adige in una luminosa e mite giornata invernale, è stato ufficialmente avviato un importante lavoro di ricerca interdisciplinare, promosso dalla </span><strong><span>Federazione</span></strong> <span>– in partenariato con autorevoli organizzazioni internazionali e locali – volto ad esplorare gli scenari futuri della cooperazione trentina, intrecciando dati ed evidenze a livello locale e internazionale con l’analisi delle tendenze emergenti destinate a plasmare il settore nei prossimi decenni.</span> </p>
<p><strong><span>Un progetto di anticipazione e innovazione</span></strong> </p>
<p><span>La ricerca nasce dalla necessità di comprendere come il movimento cooperativo possa adattarsi a un mondo in rapida evoluzione, affrontando sfide inedite come il cambiamento demografico, la trasformazione digitale, la sostenibilità ambientale e le nuove forme di partecipazione economica e sociale. La Federazione si pone l’obiettivo di sviluppare strumenti di anticipazione strategica per garantire alle cooperative trentine – e di conseguenza a se stessa - una capacità di risposta e innovazione continua.</span> </p>
<p><span>Il progetto si avvarrà di dati e analisi, nonché di metodologie avanzate di analisi del futuro, coinvolgendo esperti nazionali e internazionali, tra cui l’Ocse (sede di Trento e divisione di Parigi dedicata all’economia sociale e innovazione), Euricse, l’Università di Trento (Cattedra Unesco sugli Studi di Futuro del dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale) e Skopia Anticipation Services.</span> </p>
<p><strong><span>Le domande chiave</span></strong> </p>
<p><span>Attraverso un’analisi comparativa internazionale e una serie di workshop partecipativi con cooperatori e i numerosi portatori di interesse della cooperazione trentina, la ricerca intende rispondere a interrogativi fondamentali, quali ad esempio:</span> </p>
<p><span>- Come può la cooperazione rispondere alle sfide della società longeva con una popolazione prevalentemente anziana?</span> </p>
<p><span>- Come rafforzare l’inclusione e il ricambio generazionale nel mondo cooperativo?</span> </p>
<p><span>- Come potranno le cooperative affrontare le sfide della digitalizzazione e della trasformazione del lavoro?</span> </p>
<p><span>- Quali modelli di </span><em><span>governance </span></em><span>cooperativa saranno più efficaci in un contesto sempre più complesso?</span> </p>
<p><span>- In che modo le cooperative potranno contribuire alla transizione ecologica e alla costruzione di un’economia più sostenibile?</span> </p>
<p><span>Queste alcune delle domande di ricerca che saranno oggetto di indagine a livello trentino e internazionale. </span> </p>
<p><strong><span>Un percorso partecipativo e coinvolgente</span></strong> </p>
<p><span>La ricerca non sarà un semplice esercizio accademico, ma un percorso partecipativo che coinvolgerà direttamente le cooperative, le istituzioni locali e la comunità trentina. Attraverso laboratori di scenario, focus group e interviste, il progetto raccoglierà le visioni e le prospettive dei protagonisti della cooperazione, favorendo un confronto aperto e costruttivo.</span> </p>
<p><strong><span>Verso una cooperazione pronta al futuro</span></strong> </p>
<p><span>I risultati della ricerca verranno presentati a novembre 2025, in occasione del 130° anniversario della Federazione in un seminario internazionale dedicato. Il progetto culminerà con la pubblicazione di un </span><em><span>policy paper</span></em> <span>realizzato dall’Ocse con i contributi dell’Università di Trento, cattedra Unesco per gli studi di futuro e di Euricse, che sintetizzerà le principali evidenze emerse e offrirà raccomandazioni strategiche per guidare il movimento cooperativo trentino nei prossimi decenni. Risultato che, secondo il direttore generale della Federazione </span><strong><span>Alessandro Ceschi</span></strong> <span>sarà da considerarsi «un innesco, per continuare nel solco del confronto e coinvolgere l’intero movimento alla costruzione di un piano strategico che consenta alla cooperazione di essere pronta e protagonista del proprio futuro».</span> </p>
<p><span>Durante il kick off meeting (vedi foto) i partner di progetto si sono trovati infatti d’accordo attorno ad alcune parole chiave: protagonismo, agentività, prontezza. La cooperazione, ancora una volta, non vuole solo “reagire” agli eventi ma governarli e portare a vantaggio del territorio anche le sfide più ostiche.</span> </p>
<p><span>Questo percorso di ricerca rappresenta infatti un’opportunità unica per rafforzare la capacità delle cooperative di anticipare i cambiamenti e costruire un modello economico e sociale innovativo, capace di rispondere ai bisogni di oggi e delle generazioni di domani.</span> </p>
<p><span>Con questa iniziativa, la Federazione riafferma il proprio ruolo di guida e di promotrice di un’economia basata sulla solidarietà, l’inclusione e la sostenibilità – nel suo significato autentico di “durabilità” – ponendosi come punto di riferimento per un futuro in cui la cooperazione continuerà a essere un pilastro fondamentale dello sviluppo del territorio tenendo sempre a mente le parole del proprio fondatore: </span><em><span>«La Federazione nulla fa per se stessa e per proprio vantaggio: tutto il suo lavoro, la sua azienda, è in pro delle aziende unite a lei». (Il Testamento di Don Mentore – don Lorenzo Guetti).</span></em> </p>
<p> </p>
<p> </p>]]></encoded></item><item><guid isPermaLink="false">61c135d8-8464-4f42-8af5-f7bfe378279b</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/innovazione-e-ricerca-a-trento-il-nuovo-centro-di-eccellenza-pwc</link><title>Innovazione e ricerca, a Trento il nuovo Centro di eccellenza Pwc</title><description><![CDATA[È operativo il nuovo Centro di eccellenza PwC di Trento, l’hub tecnologico nato dalla collaborazione con il Gruppo Cassa Centrale. Si tratta di un polo di competenze al servizio delle imprese e degli enti locali del Trentino, con l’ambizione di metterle a disposizione delle realtà nazionali.<span> </span>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/4xabyrdk/pwc24.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/innovazione-e-ricerca-a-trento-il-nuovo-centro-di-eccellenza-pwc" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1170</width><height>878</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Il Centro di eccellenza trova spazio in un’area di mille metri all’Itas Forum nel quartiere delle Albere, dove lavoreranno a regime circa 80 persone. L’obiettivo è di attrarre e valorizzare i migliori talenti del territorio. Questo pomeriggio, in occasione dell’evento inaugurale, l’assessore provinciale allo sviluppo economico, lavoro, università e ricerca ha parlato del Trentino come terra di frontiera e mai di periferia. Nel ringraziare PwC per il grande impegno e la serietà con cui ha approcciato il nostro territorio, l’esponente della Giunta ha evidenziato come questa importante realtà abbia colto le opportunità che il Trentino offre nei campi dell’innovazione, della ricerca e dello sviluppo, ritenendo che questa fosse la sede ideale per il proprio nuovo hub tecnologico. L’Amministrazione provinciale saluta dunque con favore la collaborazione avviata con le diverse realtà del territorio, a partire dal Gruppo Cassa Centrale: si tratta di una grande occasione di crescita delle competenze che il territorio offre, ma anche di formazione per i giovani, con nuove opportunità di lavoro di alto profilo.</p>
<p>Il presidente e Ad di PwC Italia Giovanni Andrea Toselli, i vertici del Gruppo Cassa Centrale Giorgio Fracalossi, presidente, e Sandro Bolognesi, amministratore delegato, il chief information officer di Cassa centrale banca e ad di Allitude Manuele Margini, hanno partecipato all’inaugurazione del Centro di eccellenza insieme ad altri 200 ospiti, in rappresentanza delle istituzioni locali e del tessuto economico e produttivo del territorio. All’incontro hanno preso parte - tra gli altri - il sindaco di Trento, e Andrea Simoni e Silvio Ranise, rispettivamente segretario generale e direttore del Centro Cyber Security della Fondazione Bruno Kessler, partner per l’innovazione e la ricerca del Centro di eccellenza PwC.</p>
<p>Simoni ha esposto le potenziali sinergie da implementare nella collaborazione tra la Fondazione ed il nuovo Centro, attuando un percorso virtuoso che coniuga la ricerca con le capacità di creare soluzioni concrete; Ranise ha parlato delle nuove frontiere dell’identità digitale con un focus sul Digital wallet, progetto di valenza Europea, che consentirà di superare gli attuali limiti di privacy e le minacce del furto d’identità.</p>
<p>Durante l’incontro si è tenuta una tavola rotonda sul tema “Innovazione tecnologica e nuove frontiere di sviluppo” a cui hanno partecipato i rappresentanti dei partner tecnologici del Centro di Eccellenza PwC: Francesco Del Sole, financial services leader di Microsoft Italia, Roberto Loro, technology &amp; innovation director di Dedagroup e Uljan Sharka, ad e founder di iGenius.<br />Il Centro di Eccellenza PwC si inserisce in un territorio dedito all’innovazione: la Provincia autonoma di Trento è infatti quinta in Italia per fattori di competitività, ovvero la capacità di offrire un ambiente attraente per gli investimenti e qualità della vita e del lavoro per i residenti. Con 545 mila abitanti e oltre 46.500 imprese, vanta un Pil pro capite del 34% superiore alla media nazionale (44.235 euro vs 32.984 euro), un’occupazione che supera il 70% (vs 61,5% nazionale) e un valore aggiunto per addetto al terzo posto in Italia (79.545 euro).</p>
<p>Il nuovo Centro di Eccellenza PwC, dove a regime saranno operative circa 80 persone, attraverso la componente di innovazione si occuperà di creare un ecosistema volto a valorizzare le migliori idee sviluppate da start up, Università, Fondazione Bruno Kessler e agirà da “Innovation lab” e acceleratore di progetti. Attraverso la componente di delivery seguirà lo sviluppo e la realizzazione di soluzioni IT.</p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Ufficio Stampa Provincia Autonoma di Trento</author></item><item><guid isPermaLink="false">a129a789-4e69-4d93-93bc-2730f17e297b</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/siglato-l-accordo-tra-fondazione-hit-e-cooperazione-trentina</link><title>Siglato l’accordo tra Fondazione HIT e Cooperazione Trentina</title><description>Una nuova intesa per favorire il trasferimento dei risultati della ricerca scientifica e portare innovazione e nuove tecnologie nel mondo della cooperazione</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/t5gjf0b2/da-sx-ivonne-forno-achille-spinelli-roberto-simoni.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/siglato-l-accordo-tra-fondazione-hit-e-cooperazione-trentina" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>3008</width><height>2000</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Sinergie, dialogo, ottimizzazione delle risorse di sistema, ma soprattutto volontà di far conoscere e trasferire gli strumenti per favorire l’innovazione nel mondo delle organizzazioni cooperative del territorio. Questi i presupposti che muovono il nuovo accordo stipulato tra <strong>Fondazione Hub Innovazione Trentino (HIT)</strong>, ente strumentale della Provincia che si occupa di diffondere e valorizzare i risultati del sistema della ricerca e la <strong>Federazione Trentina della Cooperazione</strong>, organizzazione che rappresenta oltre 400 imprese cooperative del territorio attive in 5 diversi settori economici: credito, agricolo, consumo, produzione lavoro e servizi, sociali e abitazione. L’accordo è stato siglato giovedì 29 giugno presso l’Assessorato allo sviluppo economico, ricerca e lavoro della Provincia autonoma di Trento, alla presenza dell’Assessore provinciale Achille Spinelli. Firmatari la presidente di Fondazione HIT<strong> Ivonne Forno</strong> e il presidente della Cooperazione Trentina <strong>Roberto Simoni</strong>.<strong> </strong></p>
<p>«Sono certo che questa nuova collaborazione tra Fondazione HIT e Cooperazione Trentina – ha commentato l’<strong>Assessore allo sviluppo economico, ricerca e lavoro della Provincia autonoma di Trento Achille Spinelli </strong>– saprà avvicinare le cooperative e le imprese sociali trentine alle soluzioni tecnologiche create dal mondo della ricerca territoriale. Poter dialogare con esperti che monitorano e accompagnano costantemente le idee e le innovazioni che nascono in Ateneo e presso i nostri Organismi di ricerca – Fondazione Bruno Kessler e Fondazione Edmund Mach – è un’opportunità importante che, come Provincia, sosteniamo con convinzione, perché i primi strumenti di innovazione vanno individuati e trasferiti direttamente da e verso il nostro territorio. Gli esperti di HIT sapranno certamente innestare proficue collaborazioni di sistema per favorire una significativa ricaduta della ricerca trentina nel contesto cooperativo locale, così come già succede con le imprese del comparto industriale grazie l’accordo in essere tra HIT e Confindustria Trento».</p>
<p>«HIT è l’ente strumentale della Provincia – ha dichiarato la <strong>Presidente di Fondazione HIT Ivonne Forno</strong> – che si occupa di portare i risultati della ricerca fuori dai laboratori per supportare lo sviluppo locale. Fa un lavoro di diffusione e valorizzazione della conoscenza. Un lavoro ad alta specializzazione che muove dall’analisi sia dei fabbisogni di innovazione del territorio, sia dei risultati della ricerca. Negli ultimi anni abbiamo avviato più di 200 operazioni di trasferimento tecnologico e messo in contatto, favorendo progetti di collaborazione, più di 100 imprese con il sistema della ricerca. Sulla scorta di questi ottimi risultati vogliamo allargare il nostro perimetro di azione e metterci sempre più a disposizione del tessuto socioeconomico trentino. Anche attraverso l’accordo con uno degli attori principali dell’economia sociale e di prossimità del territorio».</p>
<p>«L'innovazione – spiega il <strong>Presidente della Federazione Trentina della Cooperazione</strong> <strong>Roberto Simoni </strong>– è un aspetto imprescindibile del nostro modo di fare economia. Sebbene possa sembrare che le cooperative adottino un approccio conservativo, la realtà è ben diversa. Numerosi esempi sul territorio dimostrano la nostra propensione all'innovazione, come le celle ipogee di Melinda e la digitalizzazione della nostra Carta inCooperazione. Investire nell'innovazione, soprattutto in collaborazione con un partner locale di valore come HIT, è essenziale per offrire alle nostre imprese associate nuovi modi di stare sul mercato, mantenendo al contempo la nostra essenza di imprese protagoniste dell'economia sociale».<br /><br /><br /><br /></p>]]></encoded></item><item><guid isPermaLink="false">58f40759-9743-4072-9e87-170f1432daf9</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/l-economia-sociale-e-la-nuova-sfida-del-fare-welfare-in-italia-attraverso-l-amministrazione-condivisa</link><title>L’Economia Sociale e la nuova sfida del “fare welfare in Italia” attraverso l’Amministrazione Condivisa</title><description>Per la co-programmazione e la co-progettazione si profila un nuovo orizzonte istituzionale in cui si riconosce la possibilità di una "amministrazione condivisa" dell’interesse collettivo e generale, in alternativa alle logiche della competizione e del profitto.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/ijjfhir0/gianluca-salvatori.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/l-economia-sociale-e-la-nuova-sfida-del-fare-welfare-in-italia-attraverso-l-amministrazione-condivisa" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1243</width><height>690</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Si tratta di un'opportunità concreta che consente di dare nuova linfa alla democrazia, a patto di saper affrontare i nodi cruciali e di impegnarsi in un cambio di passo sia sul piano tecnico sia culturale. Così si ricolloca la fiducia tra pubblica amministrazione e Terzo Settore, e, al contempo, tra cittadini e istituzioni. L’Economia Sociale, in tal senso, è un ponte di collegamento.</p>
<p>Oggi a Roma, durante il convegno promosso da Euricse e dal Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL), si è messo un focus sullo stato dell’arte e della ricerca, in Italia. Al dibattito, moderato da Gianluca Salvatori, segretario generale di Euricse, hanno partecipato rappresentanti del mondo della ricerca, del Terzo Settore e di ospiti istituzionali.</p>
<p>Il Prof. Carlo Borzaga, Presidente emerito di Euricse, ha ricevuto una dedica speciale da parte di Renato Brunetta, intervenuto in apertura al convegno, già Ministro della Pubblica Amministrazione e recentemente nominato Presidente del CNEL, che ha raccolto il testimone da Tiziano Treu. Brunetta ha ribadito il valore del Terzo Settore, che ridà valore centrale al ruolo della persona, al di là delle singole logiche monetarie.<strong><br /></strong></p>
<p>La ricerca di <strong>Euricse <em>"Il nuovo welfare collaborativo in Italia: Co-programmazione e co-progettazione come strumenti per l'innovazione del welfare locale</em></strong>" è la prima indagine a livello nazionale che approfondisce l'applicazione concreta dell'articolo 55 del Codice del Terzo Settore, che ha introdotto strumenti per promuovere una nuova concezione, più collaborativa e paritaria, dei rapporti tra Stato ed enti del Terzo Settore. Un crescente interesse che si è via via sviluppato fino a diventare tema importante di politiche europee ed istituzionali.</p>
<p><strong>Gian Paolo Gualaccini, consigliere CNEL e capo delegazione Terzo Settore</strong>, ha sottolineato che «Il bene pubblico non può essere perseguito solo dagli enti pubblici ma gioca un ruolo fondamentale il Terzo settore attraverso le organizzazioni del privato sociale. L’art. 55 del Codice del Terzo settore prevede nuove forme di co-programmazione e co-progettazione pubblico-privato che vanno sostenute e incentivate. Un cambio di paradigma epocale non solo a livello italiano, ma europeo e internazionale che rappresenta la sfida più importante per l’economia».</p>
<p><strong>Gianluca Salvatori, segretario generale di Euricse</strong>, ha ribadito che «Euricse, istituto di ricerca che da tempo studia l'Economia Sociale e le sue molteplici forme, ne indaga luci e ombre a fronte di un dibattito europeo in evoluzione e in fermento. Come confermato dalla recente risoluzione delle Nazioni Unite che riconosce la promozione dell'economia sociale e solidale tra i fondamenti per uno sviluppo sostenibile. In questo scenario, va riconosciuto che l'Italia è un precursore grazie alla presenza storica del Terzo settore che è parte essenziale, in quanto esprime un aspetto decisivo del nostro “vivere insieme”, ma anche grazie a una legislazione innovativa in tema di amministrazione condivisa».</p>
<p>Il Prof. <strong>Luca Fazzi</strong> <strong>dell'Università di Trento e coordinatore scientifico della ricerca</strong> è entrato nel merito dell'indagine: «La ricerca evidenzia sia gli effetti positivi che quelli negativi riscontrati nelle indagini condotte su venti casi di co-progettazione in sette regioni italiane. Di questi solo tre hanno avuto pieno successo, sette sono state le situazioni ibride e dieci i fallimenti. Si tratta di una forte indicazione delle questioni ancora aperte: le amministrazioni pubbliche sono solo in parte pronte ad adottare nuovi stili di governance e d’altro canto il terzo settore è solo in parte espressione della società civile e capace di leggerne i bisogni. Sebbene lo scopo della collaborazione sia quello di far lavorare insieme attori diversi, ci sono ancora incomprensioni e talvolta una perdita di fiducia nella collaborazione, spesso dovuta al fatto che attori con competenze, valori ed esperienze diverse affrontano lo stesso problema, ma con linguaggi e significati diversi».</p>
<p>Il Prof. <strong>Marco Accorinti</strong> <strong>dell'Università degli Studi Roma Tre, studioso dei sistemi di welfare locali</strong>, si è soffermato proprio sul valore dela“sfida della co-progettazione” ovvero del nuovo modo di “fare welfare” in Italia e sull'impatto che lo stesso può avere. «La co-progettazione realizza un'attività collaborativa in cui le parti sono corresponsabili, condividono obiettivi, ma anche risorse (di vario tipo), a partire dal "capitale umano e professionale". La Valutazione di Impatto Sociale, prevista dal Codice del Terzo Settore, in considerazione delle sue finalità, dovrebbe essere attivata avendo chiari i bisogni di riferimento e, quindi, gli obiettivi di cambiamento (attesi); da qui l'intima connessione con la co-progettazione. Ancora una volta, gli assistenti sociali diventano centrali nella lettura dei bisogni».</p>
<p>«Anci segue costantemente l'evoluzione e l'attuazione della riforma del Terzo Settore» - ha confermato <strong>Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia e delegato Anci sulle tematiche di welfare - </strong>«L'incontro di oggi è stato un'occasione fondamentale per ribadire l'importanza dell'amministrazione condivisa, delle esperienze di co-programmazione e co-progettazione, che stanno contribuendo a innovare il welfare delle città, e del rapporto tra Comuni e Terzo settore nella gestione dei beni comuni. È necessario prevedere risorse e incentivi di natura premiale per favorire la nascita e la diffusione virale di nuove pratiche di innovazione sociale ispirate ai principi dell'economia condivisa».</p>
<p>Al convegno è intervenuta anche la <strong>portavoce del Forum del Terzo Settore Vanessa Pallucchi</strong>, che si è soffermata sulla costruzione di codici culturali comuni per mettere le gambe agli innovativi istituti di amministrazione condivisa previsti dalla riforma del Codice del Terzo Settore. «L'Amministrazione condivisa è opportunità per stabilire nuovi equilibri pubblico-privato, tra p.a. e cittadini. Ma strumenti normativi non bastano per un reale cambio di passo: serve un cantiere culturale, dove riattivare la partecipazione anche all’interno del Terzo Settore».</p>
<p><strong>Luca Antonini,</strong> <strong>giudice della Corte Costituzionale</strong>, tra gli estensori della sentenza 131/2020, che ha rivoluzionato il concetto del ruolo dell’amministrazione pubblica nell’aprirsi al mondo della società solidale attraverso l’art. 55 del nuovo codice del Terzo Settore, si è soffermato sull’importanza rivoluzionaria degli strumenti della co-progettazione e della co-programmazione. Recentemente la Corte costituzionale è poi tornata nuovamente ad esprimersi sul Terzo settore, offrendo un inquadramento costituzionale attraverso la sentenza 72/2022, che pone l’accento su quegli enti che si avvalgono prevalentemente dell’attività di volontari associati (Odv).</p>
<p>LA RICERCA SUL WELFARE COLLABORATIVO </p>
<p>Data la corposità del lavoro di ricerca, i risultati sono resi disponibili in tre Report, dei quali due già disponibili, ed un terzo in arrivo nelle prossime settimane.</p>
<p>Il primo, <a href="https://euricse.eu/it/publications/il-nuovo-welfare-collaborativo-in-italia-co-programmazione-e-co-progettazione-come-strumenti-di-innovazione-del-welfare-locale/">Il nuovo welfare collaborativo in Italia: Co-Programmazione e Co-Progettazione come strumenti per l’innovazione del welfare locale</a> inquadra l’evoluzione del welfare locale a livello nazionale e illustra il contesto di riferimento del nuovo welfare collaborativo, con una prima valutazione degli effetti positivi e delle criticità emerse dall’indagine condotta da Euricse.</p>
<p>Il secondo, <a href="https://euricse.eu/it/publications/abilitare-la-collaborazione-presupposti-vincoli-e-condizioni-della-co-progettazione-in-italia/">Abilitare la collaborazione. Presupposti, vincoli, e condizioni della co-progettazione in Italia</a>, approfondisce, utilizzando le interviste e i materiali raccolti, le condizioni che abilitano le co-progettazioni e costituiscono i prerequisiti intorno ai quali possono essere costruiti processi di reale condivisione di intenti e obiettivi per il governo del welfare locale tra settore pubblico e Terzo settore in Italia.</p>
<p>Fonte: Ufficio Stampa Euricse</p>]]></encoded></item><item><guid isPermaLink="false">f92b2225-99a2-41e5-a4c9-0c7c701d8961</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/amministrazione-condivisa-quale-via-percorrere-la-ricerca-nazionale-euricse-indaga-casi-e-criticita</link><title>Amministrazione condivisa: quale via percorrere? La ricerca nazionale Euricse indaga casi e criticità</title><description><![CDATA[<p>In un’affollata Aula Kessler del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell'Università di Trento Euricse ha presentato i primi risultati della ricerca nazionale sul tema del welfare collaborativo. L'indagine, condotta con il supporto della Provincia autonoma di Trento, offre un quadro di sintesi per comprendere meglio cosa funziona e cosa ancora va messo a punto nelle pratiche di collaborazione tra pubblica amministrazione e privato sociale previste dal Codice del Terzo Settore. Alla prima presentazione dei risultati dello studio hanno partecipato il prof. Luca Fazzi, autore del Rapporto (Università di Trento, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale), Federica Sartori, dirigente del Servizio Politiche Sociali della Provincia Autonoma di Trento, Francesca Gennai, vicepresidente del Consorzio Consolida e Riccardo Bodini, direttore di Euricse.</p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/l0cjqtfs/tavolo-relatori.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/amministrazione-condivisa-quale-via-percorrere-la-ricerca-nazionale-euricse-indaga-casi-e-criticita" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1620</width><height>1080</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>La ricerca di <strong>Euricse </strong>“<strong>Il nuovo welfare collaborativo in Italia: Co-Programmazione e Co-Progettazione come strumenti per l'innovazione del welfare locale</strong>” è la prima indagine a livello nazionale che approfondisce l'applicazione concreta dell'<strong>articolo 55 </strong>del Codice del Terzo Settore, che ha introdotto gli strumenti giuridici per promuovere una nuova concezione più collaborativa e paritaria dei rapporti tra Stato ed enti del Terzo settore. Alla luce della normativa introdotta dal Codice e consolidata dalla sentenza della Corte Costituzionale del 2020, l'obiettivo di questo lavoro è infatti quello di indagare se e come stanno cambiando i rapporti tra pubblico e Terzo settore e il ruolo che ciascuno dei diversi attori può svolgere nella costruzione del welfare locale.</p>
<p>I <strong>20 casi</strong> di co-progettazione che sono stati analizzati dal team di ricerca coordinato dal prof. <strong>Luca Fazzi </strong>dell’Università degli Studi di Trento, in <strong>10 regioni italiane </strong>(Piemonte, Lombardia, Veneto e Trentino, al Nord; Emilia-Romagna, Lazio e Toscana, al Centro e Puglia, Campania e Sicilia, al Sud) attraverso <strong>60 interviste</strong> a esperti, professionisti, manager pubblici e rappresentanti del Terzo Settore, fanno luce su un quadro articolato di esperienze, punti di forza, criticità e prospettive di sostenibilità e sviluppo del welfare collaborativo. Le esperienze esaminate non sono solo virtuose: scopo di questa indagine è infatti quello di delineare le condizioni che rendono possibile la collaborazione, esaminando tanto i successi quanto gli insuccessi per trarne apprendimenti utili.</p>
<p>Tre sono le domande su cui si è concentrata l'analisi dei ricercatori: come le amministrazioni pubbliche si rapportano al Terzo Settore in termini di strategie e di riconoscimento; quali sono le procedure utilizzate e il loro livello di inclusività; quali sono le capacità del Terzo settore di rappresentare e portare in coprogettazione le istanze e i bisogni della comunità.</p>
<p><strong>L'applicazione degli strumenti: un equilibrio fatto di luci e ombre</strong></p>
<p>"L'unione fa la forza" è il principale motivo di convergenza tra gli intervistati della Pubblica Amministrazione e del Terzo settore, e rimanda alla consapevolezza concreta che contare solo sulle proprie risorse e capacità, in questo periodo storico ed economico, non è sufficiente per consolidare l'offerta di servizi e costruire nuovi interventi per rispondere ai bisogni della comunità. Anche per questo motivo l’attenzione e le aspettative nei confronti di processi collaborativi che mettono a fattor comune risorse, visione e competenze tra attori diversi sono molto elevate, e gli strumenti previsti dall'articolo 55 del Codice del Terzo Settore - co-programmazione e co-progettazione - cominciano a essere sperimentati su larga scala. È quindi il momento opportuno per fare un primo bilancio di cosa sta funzionando e cosa no, e la ricerca mette in luce sia gli effetti positivi sia gli effetti negativi riscontrati in queste prime sperimentazioni.</p>
<p>Tra gli <strong>effetti positivi</strong> generati dall’utilizzo di nuovi strumenti collaborativi si riscontrano: maggiore <strong>comprensione</strong> reciproca tra istituzioni e attori, <strong>integrazione</strong> tra i servizi, <strong>fiducia</strong>, <strong>flessibilità</strong>, orientamento all'<strong>innovazione, </strong>mobilitazione delle <strong>risorse</strong>, maggiore capacità di <strong>risposta ai bisogni della comunità</strong>, aumento dell'<strong>entusiasmo</strong> e dell'ottimismo che portano gli attori coinvolti, sia pubblici che del Terzo Settore, a riscoprire "il senso del proprio lavoro" a volte offuscato, nel corso del tempo, anche dalle dinamiche concorrenziali.</p>
<p>Non mancano tuttavia anche alcune criticità. Una linea di possibile tensione tra pubblico e Terzo settore riguarda il tema delle <strong>risorse</strong>, perché, seppur con fasi alterne, il finanziamento delle politiche di welfare locale è stato caratterizzato negli ultimi anni da un contenimento della spesa. Altri effetti indesiderati sono il <strong>rischio di strumentalizzazione</strong>, le modalità di <strong>redazione delle procedure</strong> e la loro scarsa definizione, che ancora oggi generano confusione e difficoltà operative. Vi è poi l'aumento degli <strong>oneri organizzativi</strong> e amministrativi legati al coordinamento ed alle procedure di rendicontazione. Sebbene lo scopo della collaborazione sia quello di far lavorare insieme attori diversi, si verificano ancora <strong>incomprensioni</strong> e talvolta <strong>una perdita di fiducia</strong> nella collaborazione, spesso dovuta al fatto che attori con competenze, valori ed esperienze diverse affrontano lo stesso problema, ma con linguaggi e accezioni differenti.</p>
<p>Da questa prima indagine emerge quindi <strong>un quadro fatto di luci e ombre</strong>, che indica la necessità di riflettere su quali siano le condizioni per adottare un cambio di passo nell’interesse generale, quali variabili entrano in gioco e quali processi devono essere attivati per utilizzare al meglio i nuovi strumenti.  </p>
<p>In questo contesto, la ricerca di Euricse vuole essere uno strumento utile per le organizzazioni del terzo settore e per i funzionari della pubblica amministrazione, adatto a creare una cultura dell'amministrazione condivisa. Si tratta di una "sfida" importante che vede l'applicazione della co-programmazione e della co-progettazione non confinata al solo ambito del welfare, ma in una prospettiva più ampia, all'intero spettro delle politiche e dei servizi pubblici, se rivolti all'interesse generale.</p>
<p>I risultati della ricerca sono resi disponibili in <strong>tre Rapporti</strong> sul <strong>sito internet di Euricse</strong>. Il primo report, che sarà online <strong>a partire dal 1° marzo,</strong> inquadra l'evoluzione del welfare locale a livello nazionale e illustra il <strong>contesto di riferimento</strong> del nuovo welfare collaborativo, con una <strong>prima valutazione degli effetti </strong>positivi e delle criticità emerse dall'indagine. <strong>Il secondo</strong> rapporto è dedicato alle <strong>condizioni abilitanti</strong> della collaborazione e <strong>il terzo</strong> alle <strong>dimensioni operative</strong> dei processi collaborativi, e saranno pubblicati a breve sul sito di Euricse.</p>
<p><a href="https://ufficiostampa-pat.wetransfer.com/downloads/a0acc2e1d7cefee902558a205e5c48af20230301153336/f764849aa6eeeb02bba7eb6c0e0eadc020230301153337/9d2481">A questo link </a>si possono scaricare le interviste realizzate dall'<strong>ufficio stampa della Provincia autonoma di Trento</strong> e un video per montaggio. <br /><br />Fonte: Ufficio Stampa Euricse</p>]]></encoded></item><item><guid isPermaLink="false">7637591c-7821-4aea-b9f5-8868e845c5c1</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/comunita-intraprendenti-le-diverse-risposte-della-comunita-attiva-alle-sfide-future</link><title>Comunità intraprendenti: le diverse risposte della comunità attiva alle sfide future</title><description><![CDATA[<p>Le economie di prossimità su base comunitaria, forme auto-organizzate di imprenditorialità locale virtuosa, sono al centro del rapporto di Euricse, primo in Italia su questa tematica, che è stato presentato all’Università di Trento venerdì 20 gennaio.</p>
<p>In questa circostanza sono stati consegnati i diplomi ai corsisti che hanno frequentato il Master Universitario in Gestione di Imprese Sociali nell’anno 2021-22, l’iniziativa formativa targata Euricse e Università di Trento avviata nel 1995.</p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/2pidnv0u/corsisti-mastergis-2021-22-bombardelli.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/comunita-intraprendenti-le-diverse-risposte-della-comunita-attiva-alle-sfide-future" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>4000</width><height>2250</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Nell'occasione è stato fatto anche il punto sulle competenze per lavorare nel Terzo Settore, con la presentazione di contenuti didattici legati al Master GIS come la Guida Multimediale e il MOOC, sui principali temi che riguardano le Imprese Sociali e la loro gestione. Interessanti testimonianze sono state offerte dalla food coop Stadera di Ravenna e La Portineria de la Paix di Trento, che stanno cercando di dare risposte concrete ai bisogni della comunità. All'incontro erano presenti il direttore di Euricse Riccardo Bodini e il prof. Marco Bombardelli, a lungo direttore del Master GIS.<br /><br /><strong>La ricerca di Euricse sulle “Comunità Intraprendenti in Italia”<br /><br /></strong>La cerimonia di consegna dei diplomi del Master GIS è stata anche una preziosa occasione per mettere a fuoco le competenze da sviluppare per avviare un futuro professionale nel mondo del Terzo Settore e dell'Impresa Sociale, e renderlo sostenibile nel tempo. Competenze e professionalità che emergono anche dagli esempi mappati nel <a href="https://euricse.eu/it/publications/le-comunita-intraprendenti-in-italia/">Rapporto sulle Comunità Intraprendenti in Italia</a> di <strong>Euricse</strong>, la prima ricerca del genere in Italia che ripercorre quelle diverse esperienze di cittadinanza attiva, nate in risposta alle sfide e ai bisogni della comunità. <strong>Riccardo Bodini</strong>, direttore di Euricse, ha ricordato come questo rapporto sia solo il primo passo di un progetto pluriennale ed articolato, intitolato appunto "Comunità Intraprendenti", con il quale l'istituto, che già vanta una lunga esperienza di ricerca sulle imprese di comunità, ha voluto mappare il fenomeno delle diverse economie di comunità emergenti nel nostro Paese. Oltre all’impegno scientifico di Euricse, il percorso vede il contributo e la collaborazione di <strong>Fondazione Compagnia di San Paolo</strong>, <strong>Fondazione Crc</strong>, <strong>Fondazione con il Sud</strong>, <strong>Fondo Sviluppo Fvg</strong> e <strong>Alleanza delle Cooperative Italiane</strong>.</p>
<p>«Si parla di “comunità intraprendente”, ha spiegato <strong>Jacopo Sforzi, ricercatore di Euricse e coordinatore scientifico del progetto</strong> - quando coesistono tre elementi fondamentali: l’<strong>auto-organizzazione </strong>attraverso iniziative imprenditoriali autonome; <strong>il beneficio comunitario</strong> per affrontare problemi economici, sociali ed ambientali; la partecipazione</p>
<p>della comunità, con un <strong>coinvolgimento attivo</strong> dei cittadini. Il primo rapporto pubblicato lo scorso ottobre, a cui seguiranno altri approfondimenti e rapporti specifici, considera <strong>687 realtà attive in Italia</strong> suddivise in <strong>9 tipologie</strong> di comunità intraprendenti ed è dedicato ad analizzare la diffusione, l'evoluzione negli anni, i tratti distintivi e le particolarità” di questo fenomeno».</p>
<p>Il Rapporto di Euricse è arricchito anche dai “<strong>Podcast intraprendenti</strong>”, contenuti multimediali che narrano cinque esperienze di nuove economie di prossimità e attivismo civico, e che si possono ascoltare sulle piattaforme <a href="https://www.spreaker.com/show/podcast-intraprendenti">Spreaker</a>, <a href="https://open.spotify.com/show/2hBDNJiOqUU7wAvzlTpFsd?si=d3210eb1b6e7479c">Spotify</a> o <a href="https://podcasts.google.com/feed/aHR0cHM6Ly93d3cuc3ByZWFrZXIuY29tL3Nob3cvNDg5MjMyMS9lcGlzb2Rlcy9mZWVk">Google Podcast</a>. Le interviste, accompagnate da una serie di approfondimenti, arricchiscono le riflessioni sui vari modelli di comunità intraprendenti che si stanno diffondendo oggi in Italia.</p>
<p><strong>Le testimonianze: da Trento e Ravenna </strong></p>
<p>Ad arricchire l’evento di venerdì scorso sono state le testimonianze di <strong>Enrico De Sanso</strong> per la food coop <a href="https://www.staderacoop.it/">Stadera</a> di Ravenna e di <strong>Giulia Cutello</strong> per <a href="https://www.facebook.com/portineriadelapaix/">La Portineria de la Paix</a>, <strong>di Trento</strong>, esperienze nate da pochi anni che stanno cercando di dare risposte concrete ai bisogni della comunità.</p>
<p>La <strong>Portineria de la Paix</strong> è un esempio di welfare di prossimità avviato nel 2021 e rappresenta il volto più sociale delle attività del circolo Arci situato in Passaggio Teatro Osele, nel centro storico di<strong> Trento.</strong> <strong>Giulia Cutello</strong>, che l’ha fondata insieme ad altri, ed attualmente ne è la coordinatrice, ha riferito: «L’idea di aprire una portineria è nata dall'osservazione di esempi virtuosi già diffusi in Italia e all'estero: il concetto di portineria di quartiere è costruito sull'esempio francese della Portineria Lulu, che è stato poi replicato in Europa assumendo caratteristiche specifiche a seconda delle peculiarità dei singoli territori. Quello della portineria è un modello che ben si adatta al contesto trentino selezionato: pur essendo in centro storico Passaggio Teatro Osele vive in parte dinamiche sociali tipiche delle periferie dei centri urbani». Il progetto di Portineria Sociale è stato realizzato grazie alla collaborazione fra Associazioni A.P.S. Dulcamara, che gestisce il Cafè de la Paix, La Chichera, Due punti, Alchemica e Arci del Trentino e supportato dal Comune di Trento. Oltre a svolgere, per l’appunto, la funzione di portineria, aprendo i cancelli e svolgendone le funzioni tipiche, si assume anche un compito ben più delicato e fondamentale: quello di presidiare il Passaggio offrendo, tra gli altri servizi anche il dog sitting o l'innaffiamento delle piante a domicilio, eventi culturali e i laboratori.</p>
<p><strong>Stadera</strong> nasce da un’esperienza diretta di <strong>Enrico De Sanso</strong>, il fondatore, di alcuni anni a Bruxelles dove ha già progettato e gestito una <strong>food coop</strong>. Una volta rientrato in Italia è venuta l’idea di creare a Ravenna una realtà simile per proporre un modello economico alternativo alla grande distribuzione, in cui i soci si riappropriano di una parte dell’attività legata al consumo. «Il funzionamento di Stadera si rifà agli esempi di New York, Parigi e Bruxelles, che sono quelli di maggiore successo nel mondo. È una cooperativa di consumatori partecipativa e i soci sono i proprietari della cooperativa, i clienti esclusivi e i gestori, perché intervengono nella conduzione quotidiana del negozio occupandosi della cassa, della sistemazione dei prodotti nelle scaffalature, nella ricezione della merce, della pulizia e dell’accoglienza dei clienti. Stadera è stata fondata a febbraio 2020 ma ha aperto ufficialmente a metà giugno a causa dell’emergenza sanitaria».</p>
<p><strong>Il Master in Gestione di Imprese Sociali e la consegna dei diplomi </strong></p>
<p>Il <a href="http://www.mastergis.eu">Master Universitario in Gestione di Imprese Sociali</a>, gestito da <strong>Euricse</strong> in partnership con <strong>l'Università di Trento</strong>, <strong>Consolida Trento</strong> e <strong>CSV Trentino</strong>, è un percorso che forma le figure professionali in grado di sostenere le imprese sociali ed altri enti del Terzo Settore nelle molteplici sfide che si trovano ad affrontare, dal punto di vista gestionale, organizzativo e giuridico. La cerimonia di consegna dei diplomi sancisce la fine di un percorso articolato in 6 mesi di didattica, organizzata tra lezioni, seminari e laboratori con docenti di estrazione sia accademica sia imprenditoriale, e 5 mesi di tirocinio full time in imprese sociali ed organizzazioni non profit nazionali ed europee. Al termine dei tirocini, la quasi totalità dei corsisti ha continuato a collaborare con la stessa organizzazione, a conferma dell’alto tasso di placement che ha sempre contraddistinto il master. In tutti questi anni circa l’87% dei frequentanti ha trovato occupazione a sei mesi dal diploma, con picchi del 90%.</p>
<p>Prima della consegna dei diplomi, nel suo intervento il prof <strong>Marco Bombardelli</strong>, per molti anni direttore è stato direttore del master, si è richiamato allo sviluppo di competenze sottolineando l’importanza della formazione per costruire profili adatti a entrare in futuro in questo tipo di organizzazioni. «Oggi gli enti del Terzo Settore, e le imprese sociali in particolare, operano in un contesto complesso, caratterizzato da un quadro normativo non sempre chiaro, da una situazione economica difficile e dall’esigenza di rapportarsi con molteplici soggetti pubblici e privati, che li conduce a confrontarsi spesso con rilevanti questioni di natura manageriale, organizzativa e giuridica. Tuttavia, non sempre trovano al loro interno figure professionali adeguate ad affrontare questo tipo di problemi. L'obiettivo del Master GIS è proprio quello di <strong>formare queste figure professionali e di mettere a disposizione degli enti del Terzo Settore</strong> collaboratori in grado di supportarli nelle numerose sfide che si trovano ad affrontare dal punto di vista manageriale, organizzativo e giuridico». </p>
<p><strong>Tutti i diplomati del Master GIS a.a. 2021-22</strong>: Alessandra Baldo, Selene Borletto, Irene Buosi, Rymma Fomenko, Loris Genetin, Jessica Job, Edith Mangraviti, Claudia PinessI, Fabiana Pompermaier, Michele Semeraro. Nella foto insieme al prof. Marco Bombardelli.</p>
<p><strong>Sviluppare le competenze per il Terzo Settore: gli strumenti open source di Euricse</strong></p>
<p>Sul tema delle imprese sociali, Euricse ha realizzato nell’ultimo anno due prodotti di approfondimento. Il primo consiste in un <a href="https://www.mastergis.eu/programma/mooc-limpresa-sociale/">MOOC</a> (Massive Open Online Courses), ovvero una serie di pillole informative curate da alcuni docenti del Master e ricercatori Euricse sui principi dell'impresa cooperativa. Il secondo è una <a href="https://www.mastergis.eu/programma/guida-multimediale/">guida multimediale</a> contenente le competenze chiave per la gestione delle imprese sociali. Entrambi, realizzati con il sostegno di <strong>Fondazione Caritro</strong> sono online, gratuiti, aperti a tutti e si trovano sul sito del <a href="http://www.mastergis.eu">MasterGIS</a> e di <a href="http://www.euricse.eu">Euricse</a>.</p>
<p>Fonte: Ufficio Stampa Euricse</p>]]></encoded></item><item><guid isPermaLink="false">9b888631-acf8-4949-9e5c-3b7b9d61c84d</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/solide-e-resilienti-il-ritratto-delle-cooperative-trentine-nel-rapporto-euricse</link><title>Solide e resilienti: il ritratto delle cooperative trentine nel Rapporto Euricse</title><description><![CDATA[<p>Presentata la nuova ricerca che analizza le dimensioni del comparto al 2020 e il suo ruolo centrale nell’economia provinciale.</p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/fhwn1dzn/book-top-mockup-master.png" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/solide-e-resilienti-il-ritratto-delle-cooperative-trentine-nel-rapporto-euricse" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>3543</width><height>2639</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>La crisi economica innestata dalla pandemia non ha scalfito la solidità delle cooperative trentine, che continuano ad essere traino di sviluppo sociale ed economico per il territorio, con un valore aggiunto di 1,6 miliardi di euro e oltre 30 mila posizioni lavorative dipendenti. Non da meno, il comparto ha dimostrato capacità di investimento a sostegno del proprio processo di innovazione e crescita. Le analisi proposte dal Rapporto “La cooperazione in Trentino”, curato da Euricse nell’ambito dell’accordo di programma con la Provincia autonoma di Trento, mettono in evidenza le difficoltà sostenute da alcuni settori, ma anche le sfide e le opportunità che ne sono emerse.<br /><br /></p>
<div data-embed-url="https://youtu.be/wy-fAS5TsWc" data-embed-height="240" data-embed-width="360" data-embed-constrain="true"><iframe width="360" height="203" src="https://www.youtube.com/embed/wy-fAS5TsWc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen=""></iframe></div>
<p>La ricerca è stata presentata oggi con un evento presso la Sala InCooperazione in via Segantini a Trento.</p>
<p>Partendo dai risultati del precedente rapporto “La cooperazione in Trentino”, che aveva evidenziato il ruolo chiave delle cooperative nell’economia provinciale con riferimento al 2017, questa seconda pubblicazione ne analizza le dimensioni al 2020. Il rapporto si divide in due parti. Nella prima viene fornito un quadro di lettura economico-finanziario e occupazionale della cooperazione trentina, approfondendo le ripercussioni e la reazione dell’intero comparto al primo anno di pandemia da Covid.19. La seconda parte è dedicata all’analisi ed alle possibili linee di sviluppo dei cinque settori principali della cooperazione trentina: <strong>produzione e lavoro</strong>, <strong>agricolo</strong>, <strong>sociale</strong>, <strong>consumo</strong> e <strong>credito</strong>. L’intento è anche quello di comprendere se e come la cooperazione sia riuscita a rispondere – o potrebbe farsi carico in futuro – delle nuove istanze sociali emergenti, in un contesto in cui anche dall’Europa arrivano segnali importanti di rilancio dell’economia sociale e cooperativa.</p>
<p>«Questo secondo Rapporto propone un quadro aggiornato del valore economico, occupazionale e sociale della cooperazione trentina sottoponendone anche a verifica i punti di forza e di debolezza.» –  ha spiegato <strong>Carlo Borzaga</strong>, presidente di Euricse – «Siamo convinti che cooperatori più formati riescano ad apprezzare maggiormente le loro imprese e a gestirle al meglio, e che queste analisi possano essere utili alle autorità di politica economica nell’individuare le politiche di sostegno più idonee».</p>
<p>Per il vicepresidente della Provincia e assessore alla Cooperazione, <strong>Mario Tonina</strong> «pur con differenze tra settore e settore della Cooperazione, i dati contenuti nel Rapporto indicano che la pandemia non ha frenato lo slancio della cooperazione trentina, uno slancio rivolto soprattutto all’innovazione. Dal settore ci attendiamo in questa fase difficile per il Trentino che sia in grado di dare il meglio di sé, e di farlo puntando appunto sulle innovazioni che si rendono necessarie per far fronte alle nuove sfide. Una di queste è la sfida ambientale, che è stata oggetto della Strategia provinciale per lo sviluppo sostenibile che abbiamo da poco adottato. Anche in questo campo sono convinto che la cooperazione possa dare un contributo fondamentale, potendo intervenire su una molteplicità di ambiti. Dalla cooperazione ci attendiamo inoltre un contributo fondamentale per soddisfare la domanda di credito di tanti cittadini e tante imprese, alimentata dalle nuove opportunità generate anche dal PNRR. Infine, ci attendiamo che possa aiutarci a colmare il divario fra centro e valli, e a questo proposito cito solo un dato fra i tanti possibili contenuti nel Rapporto di Euricse: le Famiglie cooperative sono presenti oggi in tutti i 14 comuni classificati in Trentino come ultraperiferici e in oltre la metà di 68 comuni classificati come periferici».</p>
<p><strong>Roberto Simoni</strong>, presidente della Cooperazione Trentina, ha commentato che «Il Rapporto elaborato da Euricse ci fornisce una chiave di lettura molto qualificata di come il nostro sistema di imprese abbia reagito alla pandemia ed alle sue conseguenze economiche e sociali. Riteniamo – e questo studio lo dimostra – che la Cooperazione Trentina abbia messo a sistema tutte le risorse e le competenze qualificate per farsi carico delle nuove istanze sociali emerse nella prima fase della pandemia e lo stesso stia facendo per affrontare quelle che affiorano in questa seconda fase di ripresa. E questo è avvenuto in tutti i settori, come indica lo studio, dal credito al consumo, dal sociale alla produzione lavoro, dall’agricoltura ai servizi».</p>
<p>Dopo i saluti istituzionali che hanno introdotto la presentazione del Rapporto, il direttore di Euricse <strong>Riccardo Bodini</strong> e la ricercatrice senior <strong>Chiara Carini</strong> hanno presentato i punti salienti e le principali evidenze emerse dalla ricerca. A seguire, durante la tavola rotonda moderata dal giornalista <strong>Alberto Faustini</strong>, i dati sono stati commentati dal vicepresidente di Euricse <strong>Silvio Mucchi</strong>, dal presidente della Cooperazione Trentina <strong>Roberto Simoni</strong> e da <strong>Roberto Andreatta</strong>, dirigente generale del Dipartimento territorio e trasporti, ambiente, energia, cooperazione della Provincia autonoma di Trento. Nel corso della tavola rotonda sono stati toccati molti focus. Per il dirigente <strong>Andreatta, </strong>è evidente che «dalla ricerca emerge la vivacità e la solidità del settore cooperativo, un valore aggiunto del quale dobbiamo averne consapevolezza, anche alla luce dei fondi e delle risorse funzionali a diversi ambiti di sviluppo che sono in arrivo». Vicinanza alla comunità, innovazione digitale e investimenti in formazione, sono per Silvio Mucchi, vicepresidente di Euricse ma anche presidente della Cassa Rurale Val di Non, gli elementi di forza dell’azione delle casse rurali. Qualcosa in più si può ancora fare, per esempio sul tema dell’approccio ad un nuovo smart working, equilibrato e funzionale.</p>
<p>Di seguito i principali risultati del Rapporto.</p>
<p><strong>LA DIMENSIONE ECONOMICA </strong></p>
<p>Nel 2020 le imprese cooperative e le mutue trentine hanno generato complessivamente <strong>1,6 miliardi di euro</strong> di valore aggiunto.</p>
<p>Durante la pandemia alcuni settori hanno sofferto più di altri, come ad esempio quello di produzione lavoro e sociali, che sono stati soggetti alle restrizioni imposte dal governo per limitare la diffusione del virus. Diversamente, le cooperative di consumo e agricole sono riuscite a garantire continuità di produzione proprio grazie alla natura di prima necessità dei prodotti e dei servizi offerti.</p>
<p>Com’è evidente dai dati presentati nella ricerca, la cooperazione trentina è stata in grado di gestire attivamente il cambiamento, investendo a sostegno del proprio processo di crescita anche durante la crisi, con variazioni positive del capitale investito anche tra i settori maggiormente colpiti dalle chiusure, e dalle relative riduzioni di fatturato.</p>
<p><strong>L’OCCUPAZIONE</strong></p>
<p>Nel corso del 2020, le cooperative trentine hanno avuto al loro attivo oltre 30 mila posizioni lavorative di dipendenti, hanno cioè dato lavoro per l’intero anno o parte di esso ad oltre 30 mila persone: oltre la metà degli addetti è rappresentata da donne (55,5% del totale), ed il 15,4% da lavoratori sotto i 30 anni d’età. La maggior parte delle cooperative (66,3 per cento) ha dichiarato di aver mantenuto sostanzialmente <strong>stabili i livelli occupazionali</strong> rispetto al 2019, anche se con situazioni differenti nei singoli settori cooperativi. Anche senza il blocco dei licenziamenti introdotto dal governo, oltre il 90 per cento delle cooperative intervistate ha affermato che non avrebbe comunque ridotto il numero di lavoratori a tempo indeterminato e il 43,4 per cento dei rispondenti ha rinnovato tutti i contratti in scadenza. <strong>Per il futuro</strong> i numeri lasciano intravedere <strong>segnali positivi</strong>. Se le cooperative agricole e quelle di consumo e dettaglianti, che meno delle altre sono state colpite dalla crisi, sono più prudenti nell’esprimere previsioni per il 2022, le cooperative sociali e di lavoro vedono già nel breve periodo una ripresa, con buona parte delle cooperative intervistate che prevede un incremento del fatturato e dell’occupazione già nel 2022.</p>
<p><strong>PROCESSI INNOVATIVI</strong></p>
<p>La crisi economica innescata dalla pandemia non ha ostacolato l’innovatività delle cooperative trentine. Secondo la maggioranza degli intervistati, la crisi sanitaria avrebbe creato <strong>nuove opportunità</strong> o avrebbe comunque incrementato l’introduzione <strong>di innovazioni organizzative</strong>, soprattutto nel caso delle cooperative sociali e di quelle di lavoro. Sei cooperative su dieci hanno dichiarato di aver introdotto nel corso del 2020 o nei primi mesi del 2021 una o più innovazioni.</p>
<p>Guardando ai settori, se le <strong>cooperative agricole</strong> hanno riservato una grande attenzione alla <strong>tematica ambientale</strong> (per esempio con l’introduzione di processi produttivi a basso impatto, l’utilizzo di energie rinnovabili e di pratiche di economia circolare, l’introduzione progressiva del biologico), le cooperative di consumo e le Casse Rurali sono state punti di riferimento per le comunità e le imprese locali. Per quanto riguarda le <strong>cooperative sociali e di lavoro </strong>gli investimenti sembrano essersi focalizzati sulla <strong>digitalizzazione</strong> e sulla <strong>formazione dei lavoratori</strong>.</p>
<p>I dati evidenziano inoltre che le cooperative trentine hanno puntato più a un consolidamento della propria posizione di mercato, che a spingersi e avventurarsi in nuovi settori di business e che le innovazioni introdotte rientrano in un preciso piano di crescita e sviluppo, dato che la maggior parte delle cooperative è intenzionata a mantenere le innovazioni introdotte nel medio-lungo periodo.</p>
<p><strong>I FOCUS SETTORIALI</strong></p>
<p><strong><u>Cooperative sociali e di lavoro</u></strong>: Nel corso del 2020 questi due settori davano lavoro al 68 % degli occupati totali delle cooperative trentine. L’indagine condotta da Euricse su un campione di lavoratori delle cooperative sociali e di lavoro evidenzia che, complessivamente, la soddisfazione media per il proprio lavoro è elevata (7,8 in una scala da uno a dieci), e la soddisfazione media per i singoli aspetti del lavoro risulta piuttosto variabile. La pandemia ha impattato in particolar modo sul carico di lavoro dei lavoratori intervistati e sullo stress correlato. Sarà importante quindi valorizzare, ove possibile, modalità come per esempio lo <em>smart working</em>, che non ha comportato problemi in termini di produttività durante la pandemia ma la cui introduzione in pianta stabile potrebbe facilitare la conciliazione tra vita lavorativa e familiare. Allo stesso tempo, l’attività formativa potrà accrescere il livello di capitale umano favorendo una più elevata produttività del lavoro in un’ottica di miglioramento dei livelli retributivi.</p>
<p><strong><u>Cooperative di consumo</u></strong>: Nel 2020 le famiglie cooperative trentine gestivano 355 punti vendita distribuiti in oltre il 90 per cento dei comuni della provincia trentina (153 comuni su 166). Di questi, più di 200 negozi rappresentavano l’unico esercizio del paese e in 92 comuni le famiglie cooperative operavano come unico negozio alimentare di prossimità a servizio della popolazione e possono quindi rappresentare dei veri e propri "presidi di comunità". Tra il 2019 e il 2020 il fatturato è aumentato in oltre il 90 per cento delle realtà intervistate. Per quattro cooperative su dieci, la pandemia è stata un acceleratore di innovazioni e ha creato nuove occasioni di rinnovamento ed aumentato il potenziale innovativo dell’impresa, mentre per sei cooperative su dieci il maggior ricorso ai canali di vendita online ha consentito di rafforzare il legame con l’utente finale.</p>
<p><strong><u>Cooperative di credito</u></strong>: Il credito cooperativo trentino, che nel corso degli anni ha avviato una fase di profonda riorganizzazione sistemica e di efficientamento, ha giocato un ruolo decisivo al sostegno dell’economia locale anche nella fase di pandemia, coadiuvato dal sostegno pubblico. Nel 2020 gli sportelli delle BCC-CR rimangono quelli più presenti in Trentino, rappresentando il 63,9 per cento del totale degli sportelli bancari. In 112 comuni le Casse Rurali rappresentano l’unico sportello bancario. La situazione di emergenza sanitaria ha portato a dover operare in condizioni del tutto impreviste, che hanno richiesto flessibilità e capacità di adeguamento. Allo stesso modo sono cambiate le modalità di interlocuzione con la clientela e le modalità di erogazione online dei servizi disponibili.</p>
<p><strong><u>Cooperative agricole</u></strong>: Il comparto aveva già avviato da tempo interventi mirati per la realizzazione di produzioni sempre più ‘green’, che sono proseguiti anche durante la crisi. In particolare, il vitivinicolo risulta il settore che più si è attivato lungo l’intera filiera, agendo sia a monte (riduzione utilizzo fitofarmaci, introduzione pratiche naturali di prevenzione, miglior gestione rifiuti, ecc.) che a valle (utilizzo energia rinnovabile, riutilizzo degli scarti di produzione). In questo senso, si segnalano delle quote di produzione con metodo biologico particolarmente significative in 4 coop su 10 nell’ortofrutticolo e 1 su 5 nel vitivinicolo.</p>
<p><strong>LE SFIDE</strong></p>
<p>Il Rapporto “La cooperazione in Trentino”, partendo dall’analisi scientifica dei dati, propone anche delle sfide per stimolare il settore cooperativo nella sua parabola di sviluppo. In breve, secondo i ricercatori Euricse, la cooperazione locale ha ancora ampio spazio per innovare e affrontare vecchi e nuovi problemi. Se c’è un tema che i numeri di questo rapporto non possono fare emergere, perché non riguarda l’andamento economico o la reazione all’emergenza Covid-19, è proprio la capacità di gestire attivamente il cambiamento, senza aspettare che questo si imponga con soluzioni già definite e magari modellate su altre forme organizzative e imprenditoriali. Il rapporto mette in luce un sistema cooperativo in buona salute – ovviamente, in relazione al periodo difficile come quello dato dalla pandemia – e, come si usa dire, resiliente. La base strutturale di partenza e il comportamento durante la crisi giustificano una visione positiva del futuro, purché maturi la consapevolezza di essere entrati in un nuovo scenario. Serve però la capacità di sintonizzarsi su questa nuova fase e trasformare la resilienza in slancio in avanti.</p>
<p>Recentemente la Commissione Europea ha approvato il <strong>Piano di Azione per l’economia sociale</strong>, che riconosce il potenziale di un modello di sviluppo economico secondo principi di sostenibilità ambientale e sociale. Questo modello non potrà che contare su una maggior presenza di cooperative a tutti i livelli. Anche per questo motivo, il rapporto di ricerca di Euricse su una realtà relativamente piccola come il Trentino non può che offrire spunti interessanti per individuare la strada da seguire.</p>
<p>Il rapporto completo, curato dai ricercatori Euricse <strong>Chiara Carini</strong> ed <strong>Eddi Fontanari</strong>, si può scaricare dal sito di <strong>Euricse</strong> <a href="https://www.euricse.eu/it/publications-cat/rapporti/">a questo link</a>.</p>]]></encoded></item><item><guid isPermaLink="false">44c6cb43-c6c9-446e-8f45-1a8c4b7bbf38</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/world-cooperative-monitor-nel-2021-il-trentino-raddoppia</link><title>World Cooperative Monitor: nel 2021 il Trentino raddoppia</title><description><![CDATA[<p>Nella nuova classifica delle 300 cooperative più grandi al mondo ci sono due trentine. Entra il Gruppo Cassa Centrale (165° posto mondiale e 94° europeo) e si aggiunge al Gruppo ITAS, che rispetto all’anno precedente guadagna posizioni (217° posto mondiale e 123° europeo). A livello globale sul podio si confermano i due istituti bancari francesi Groupe Crédit Agricole e Groupe BPCE e la tedesca REWE Group. Le italiane nella classifica dei 300 colossi mondiali sono tredici, con un fatturato complessivo di 65,25 miliardi di dollari nel 2019, circa il 3% del globale. Il piazzamento migliore è di Coop Italia (29° posto), seguita subito dopo da Conad (30° posto).</p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/ljsi5fqm/gianluca-salvatori-ilana-gotz-euricse-lancio-wcm2021.jpeg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/world-cooperative-monitor-nel-2021-il-trentino-raddoppia" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1024</width><height>768</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>L'<strong>International Cooperative Alliance </strong>(ICA) e l'<strong>Istituto Europeo di Ricerca sulle Imprese Cooperative e Sociali</strong> (Euricse) hanno presentato oggi la nuova edizione del <strong>World Cooperative Monitor</strong>, durante il seminario di ICETT (un gruppo think tank di recente formazione, composto da grandi cooperative e gruppi cooperativi impegnati con ICA nello studio e nell'approfondimento di varie tematiche legate al mondo cooperativo) che precede il <strong>World Cooperative Congress</strong>, il Congresso mondiale delle cooperative (Seul, 1-3 dicembre 2021). La ricerca, basata sui dati finanziari 2019, esplora l’impatto economico e sociale delle più grandi cooperative in tutto il mondo stilando una classifica delle Top 300 e un’analisi settoriale, con riferimento anche ai dati occupazionali. Nell’edizione d quest’anno, la decima e con una veste grafica rinnovata per l’occasione, si accendono i riflettori sulle reazioni messe in campo dalle cooperative che sono in prima linea nella ripresa, e sulle modalità con cui intendono gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite. Dal Monitor emerge che la parola chiave della ripartenza è “sviluppo sostenibile” e quello cooperativo è un modello che si presta ad affrontare le sfide del futuro.</p>
<p><strong>Carlo Borzaga</strong>, Presidente di Euricse spiega che “Il valore del WCM sta nella sua utilità in qualsiasi contesto per mostrare la dimensione, l'ampiezza e la rilevanza economica e sociale di un sistema di imprese ampiamente sottovalutato dalle statistiche ufficiali”. Anche il <strong>Segretario Generale delle Nazioni Unite</strong> cita il World Cooperative Monitor (WCM) come strumento in grado di evidenziare le dimensioni del settore cooperativo globale, utilizzando regolarmente come fonte per il suo rapporto su "Le cooperative nello sviluppo sociale".</p>
<p>Nel presentare questa nuova edizione <strong>Gianluca Salvatori</strong>, Segretario Generale di Euricse, ha sottolineato che “Nel corso di questi dieci anni, il World Cooperative Monitor ci ha aiutato ad analizzare e approfondire la nostra comprensione delle più grandi imprese cooperative. Il rigore scientifico della metodologia di ricerca, insieme ai contributi delle cooperative che condividono le loro esperienze, lo ha reso uno strumento prezioso per tutto il movimento cooperativo, ma non solo”.</p>
<p>L’edizione 2021 del World Coop Monitor vede in classifica ben <strong>due organizzazioni trentine</strong>, un risultato di tutto rispetto per una provincia di piccole dimensioni. Il fatto che due delle 300 cooperative più grandi del mondo abbiano sede a Trento sottolinea ancora una volta la vocazione cooperativa del nostro territorio.</p>
<p>Il <strong>Gruppo Cassa Centrale</strong> raggiunge il 165° posto nella Top 300 con 2,61 miliardi di dollari di fatturato, 94° tra le cooperative europee.</p>
<p>“È un riconoscimento che ci fa molto piacere e che premia la crescita e il lavoro quotidiano delle Casse Rurali trentine e di tutte le Banche affiliate al Gruppo “– afferma <strong>Giorgio Fracalossi</strong>, <strong>Presidente di Cassa Centrale Banca</strong> – “l’ingresso in questa prestigiosa classifica dimostra come l’organizzazione a Gruppo Bancario Cooperativo permetta di conseguire risultati importanti, mettendo le cooperative di credito nella condizione di servire sempre meglio le proprie Comunità di riferimento”.</p>
<p>Si conferma in classifica mondiale anche<strong> il Gruppo ITAS, </strong>che ha fatto un balzo in avanti rispetto all’annata precedente. Con un valore di 1,78 miliardi di dollari, la mutua trentina è infatti passata dal 232° posto al 217° a livello mondiale, raggiungendo la 123° posizione a livello europeo. Il <strong>Presidente</strong> <strong>Giuseppe Consoli </strong>commenta: “Questo risultato conferma la capacità della nostra Mutua di crescere in modo costante e profittevole - afferma <strong>Giuseppe Consoli, presidente ITAS Mutua</strong> – dimostrando ancora una volta come la particolare forma mutualistica, con al centro i propri soci assicurati, costituisca un modello vincente e duraturo nel tempo in grado di generare ricadute positive su tutti i territori nei quali opera”.</p>
<p><strong>I dati italiani</strong></p>
<p>Nella classifica del World Cooperative Monitor le cooperative italiane sono passate da undici a <strong>tredici </strong>con l’ingresso dei gruppi bancari cooperativi<strong> Cassa Centrale Banca e Iccrea</strong>. Tutte insieme valgono <strong>65,25 miliardi</strong> circa il 3% del fatturato totale (dati 2019). Sono Coop Italia, Conad, Cattolica Assicurazioni, Reale Mutua, Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea, Gruppo Cassa Centrale, Agricola Tre Valli, GESCO, Gruppo ITAS, CEF, Granlatte, SACMI e Unione Farmaceutica Novarese. Coop Italia occupa il 29° posto, subito seguita da Conad (30° posto).</p>
<p>Con riferimento ai singoli settori, il miglior piazzamento italiano è della Manutencoop, terza in ambito servizi, seguita da Coopservice, quarta, CIR Food S.C, settima, CNS, ottava, F.A.I. Service, nona. La Società Anonima Cooperativa Meccanici Imola (SACMI) è quarta tra le industrie, nel commercio Coop Italia e Conad sono rispettivamente settima e ottava, il Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea al nono posto nel settore finanziario.</p>
<p><strong>I dati internazionali</strong></p>
<p>Il fatturato complessivo delle 300 più grandi organizzazioni cooperative ha toccato quota <strong>2.180 miliardi</strong> di dollari: il settore assicurazioni (102 imprese) fa la parte del leone, poi seguono quello agricolo (98 imprese), e quello del commercio all’ingrosso e al dettaglio (55 imprese).</p>
<p>Se si guarda ai vertici della Top 300, il podio è rimasto saldamente nelle mani delle francesi <strong>Groupe Crédit Agricole</strong> e <strong>Groupe BPCE</strong>, rispettivamente prima e seconda, con la tedesca <strong>REWE group</strong> in terza posizione. La maggior parte delle organizzazioni in classifica sono situate nei paesi industrializzati: gli Stati Uniti contano 75 imprese, la Francia 35, la Germania 31 e il Giappone 26.</p>
<p>Il World Cooperative Monitor presenta anche una classifica di fatturato in relazione al PIL pro-capite, con l’obiettivo di mettere in relazione i dati economici alla ricchezza effettiva di ogni singolo paese. In questa seconda classifica le prime tre posizioni della Top 300 vanno a due cooperative agricole indiane, IFFCO e la Gujarat Cooperative Milk Marketing Federation, rispettivamente prima e terza, mentre la francese Groupe Crédit Agricole, è seconda.</p>
<p><strong>Il fattore chiave di ripresa: sviluppo sostenibile</strong></p>
<p>Per ciò che riguarda l’impatto della pandemia da Covid-19 sulle cooperative, il settore si è dimostrato resiliente e innovativo. Una serie di 29 interviste realizzate a livello globale, evidenzia come la partecipazione e l'attenzione ai soci e alla comunità, elementi propri del mondo cooperativo, siano anche i fattori chiave di un modello di business in linea con gli obiettivi promossi dall'Agenda 2030 in termini di diritti umani, lavoro equo, sostenibilità ambientale e crescita sostenibile.</p>
<p><a href="http://www.euricse.eu">www.euricse.eu</a></p>]]></encoded></item></channel></rss>