<rss version="2.0"><channel xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><title>News</title><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/rss/news?categoria=rapporto</link><description>Notizie, storie e interviste per raccontare il movimento cooperativo e per approfondire i temi che coinvolgono il nostro mondo.</description><lastBuildDate>Wed, 29 Apr 2026 17:37:47 +0200</lastBuildDate><atom:link href="https://www.cooperazionetrentina.it/it/rss/news" rel="self"><type>application/rss+xml</type></atom:link><item><guid isPermaLink="false">d06312ae-70f5-4ce0-b250-87980ed1e4f9</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/confluenze-territoriali-presentata-la-terza-edizione-a-castel-ivano</link><title>Confluenze territoriali: presentata la terza edizione a Castel Ivano</title><description><![CDATA[<p>Al centro il futuro del lavoro tra invecchiamento demografico e domanda di qualificazione.</p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/qw0ciskq/confluenze25bis.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/confluenze-territoriali-presentata-la-terza-edizione-a-castel-ivano" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1170</width><height>650</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Nella suggestiva cornice del maniero di Castel Ivano è stata presentata la terza edizione di <strong>Confluenze Territoriali</strong>, il rapporto socioeconomico promosso da Cassa Rurale Valsugana e Tesino, dedicato quest’anno al tema del futuro del lavoro nei territori di Bassa Valsugana, Tesino, Canal del Brenta e Feltrino Occidentale.</p>
<p>I lavori sono stati inaugurati dal Presidente di Cassa Rurale Valsugana e Tesino<strong>, Arnaldo Dandrea</strong>, che ha richiamato il valore strategico della cooperazione territoriale. A seguire, <strong>Francesco Biasioni</strong>, autore del report, ha illustrato i principali risultati: un contesto occupazionale solido (disoccupazione 2023 tra 3,8% e 4,0%) ma messo alla prova da invecchiamento demografico e carenza di manodopera qualificata. Le imprese intervistate (oltre un centinaio) stimano un fabbisogno di circa 650 nuovi addetti nel 2025, con forte domanda di tecnici, operai specializzati e figure intermedie. <br />La sessione è proseguita con l'intervento di <strong>Mario Sartori</strong>, ex amministratore delegato di Cassa Centrale Banca, che ha approfondito il tema della competitività dei territori, sottolineando il ruolo chiave dei giovani e della formazione.</p>
<p>Durante la tavola rotonda “Innovazione e intelligenza artificiale: uno sguardo globale e locale”, moderata da Johnny Gadler, l’Assessore<strong> Achille Spinelli</strong> – Vicepresidente della Provincia Autonoma di Trento – ha evidenziato come le nuove tecnologie stiano trasformando il lavoro, rimarcando al contempo l’elevata qualità del sistema scolastico trentino come leva per sostenere la transizione. In dialogo con lui, <strong>Marco Formentini </strong>dell’Università di Trento ha posto l’accento sulla necessità di aggiornare costantemente le competenze in un mondo che procede freneticamente.<br />Le conclusioni, affidate al Direttore Generale <strong>Paolo Gonzo</strong>, hanno ribadito l’impegno di Cassa Rurale Valsugana e Tesino a supporto del territorio evidenziando come lo studio ormai triennale di Confluenze Territoriali sia uno strumento utile per leggere la nostra situazione locale e, al contempo, lanci un chiaro monito: senza politiche mirate di attrazione, formazione e innovazione, la crescita rischia di rallentare, con effetti sul benessere e sulla tenuta del welfare locale.<br />La serata si è conclusa con un momento conviviale organizzato nella Sala delle Volte del castello.</p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Cassa Rurale Valsugana e Tesino</author></item><item><guid isPermaLink="false">cbed7463-d7d9-4db3-8ae1-84c966012216</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/abitare-in-trentino-una-nuova-sfida-sociale-ed-economica</link><title>Abitare in Trentino: una nuova sfida sociale ed economica</title><description>In un Trentino che invecchia, con famiglie sempre più frammentate e costi degli alloggi in costante crescita, l’abitare si conferma una delle sfide economiche e sociali più urgenti.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/slkbwtgv/tavolo-politico-rinaldi-bodini-marchiori-viola.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/abitare-in-trentino-una-nuova-sfida-sociale-ed-economica" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>2500</width><height>1667</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>A fotografare questa realtà è il nuovo Rapporto di ricerca “Bisogni abitativi e cooperative di abitazione: prospettive ed elementi di innovazione per il contesto trentino”, realizzato da EURICSE nell’ambito dell’Accordo di Programma con la Provincia autonoma di Trento.  Presentato oggi a Trento, il Rapporto analizza dati, trend e soluzioni innovative ispirate a esperienze locali, nazionali ed europee, sottolineando come la casa non sia solo un bene materiale, ma uno spazio di comunità capace di promuovere inclusione, sostenibilità e partecipazione. «Solo grazie a un’azione coordinata tra pubblico, privato e comunità potremo trasformare la sfida abitativa in un’opportunità di innovazione sociale e sviluppo sostenibile», ha dichiarato l’assessore provinciale alle politiche per la casa Simone Marchiori. «La presentazione del rapporto - prosegue Marchiori - si inserisce nella precisa volontà dell’Amministrazione provinciale di implementare le iniziative sulle politiche per la casa che vedono l’apporto del modello cooperativo. Una sfera di azione, quest’ultima, che a sua volta si inserisce in un disegno più ampio già in essere, quello di tutta la serie di interventi che la Provincia promuove, anche in collaborazione con Itea e le società di sistema, per dare risposte sul tema casa alla comunità trentina: dal bando prima casa per giovani a quello sull’abbattimento dei tassi dei mutui per risanamento e riqualificazione energetica, alla riqualificazione degli alloggi pubblici dismessi, includendo i progetti Ri Urb, Ri Val e il progetto sperimentale per la rivitalizzazione delle aree geografiche a rischio abbandono. Un insieme di misure che sarà ulteriormente arricchito». In particolare, l’assessore ha anticipato due nuove iniziative che stanno per arrivare. La prima sulle cooperative edilizie, implementata sfruttando anche l’apporto tecnico dell’indagine EURICSE. L’altra per incentivare il riutilizzo degli appartamenti privati sfitti, un grande patrimonio da “aggredire” e rendere nuovamente disponibile per rispondere alle necessità abitative. In che modo?  «Attraverso contributi - spiega Marchiori - che saranno assegnati a fronte di un coinvolgimento di enti del Terzo settore, con il duplice obiettivo di incrociare le diverse esigenze: da un lato dare garanzie ai proprietari degli appartamenti, dall’altro soprattutto aiutare gli inquilini a trovare casa».</p>
<p>Negli ultimi quarant’anni le disuguaglianze in Italia sono aumentate, aggravate dalla pandemia e dalle successive crisi economiche. In questo scenario il diritto all’abitazione è emerso come uno dei più compromessi, con fasce sempre più ampie della popolazione che hanno difficoltà a trovare alloggi accessibili. In Trentino, il problema è reso ancora più grave dall’alto costo della vita, dalla pressione turistica, anche nelle aree montane, e dalla limitata disponibilità di suolo edificabile. La crescente concentrazione della popolazione nei centri più sviluppati accentua lo squilibrio tra domanda e offerta, alimentando una “fascia grigia” di cittadini che non riescono a sostenere i costi del mercato privato né ad accedere all’edilizia pubblica.</p>
<p>Il Rapporto di <strong>EURICSE</strong>, frutto di un lavoro di ricerca-azione svolto tra luglio 2024 e marzo 2025 in collaborazione con il <strong>Centro di Competenza per il Management delle Cooperative della Libera Università di Bolzano</strong> e l’<strong>Ufficio Politiche della Casa della Provincia autonoma di Trento</strong>, analizza dati, tendenze e soluzioni innovative ispirate a esperienze locali ed europee di cooperazione di abitanti.</p>
<p>I numeri parlano chiaro. Tra il 2023 e il 2024 il Trentino ha registrato un saldo migratorio positivo di circa 3.500 nuovi abitanti. Contestualmente, la significativa diminuzione del numero medio di componenti familiari, l’aumento dei nuclei monoparentali, l’incremento della popolazione anziana e dei single, il ritardo nell’età di formazione delle famiglie e l’arrivo di nuclei immigrati hanno frammentato e diversificato la domanda abitativa, che sempre più resta insoddisfatta.  A Trento, il <strong>costo medio</strong> per acquistare casa ha superato i 3.200 euro al metro quadro (<strong>+9,5% in un anno</strong>), mentre gli affitti hanno superato gli 11 euro al metro quadro. Oggi, circa il <strong>35% delle famiglie spende più del 40% del proprio reddito per l’abitazione</strong>, penalizzando soprattutto giovani, lavoratori precari, anziani soli e famiglie monogenitoriali.</p>
<p>«<em>L’abitare non è solo una questione edilizia, ma una leva strategica per lo sviluppo economico e un fattore fondamentale di inclusione sociale</em>», sottolinea <strong>Riccardo Bodini</strong>, direttore di EURICSE e coordinatore scientifico del progetto. «<em>Servono risposte integrate e modulari, in cui le cooperative di abitazione, sia nelle loro forme tradizionali sia con modalità innovative, possono giocare un ruolo importante</em>».</p>
<p>Lo studio dedica particolare attenzione proprio al modello delle <strong>cooperative di abitazione</strong>, ispirato a <strong>esperienze consolidate in Austria, Germania e Svizzera</strong>, dove le cooperative non sono solo un’alternativa più accessibile al mercato, ma veri strumenti di inclusione e rigenerazione urbana. A Zurigo, ad esempio, il 20% delle abitazioni è gestito da cooperative, con affitti inferiori del 20-30% rispetto al mercato; a Vienna quasi la metà del patrimonio residenziale è gestito in forma cooperativa, con alta qualità e forte coinvolgimento dei residenti. Come evidenzia <strong>Michela Giovannini</strong>, ricercatrice alla Libera Università di Bolzano che ha collaborato al progetto, «<em>il modello cooperativo non è solo un modo per ridurre i costi, ma una proposta culturale che ricostruisce legami di comunità e promuove un abitare solidale e sostenibile. Le esperienze europee dimostrano che queste soluzioni sono concrete e replicabili anche in altri contesti</em>».</p>
<p>Anche <strong>in Italia</strong> non mancano casi interessanti ed esempi virtuosi che possono essere di riferimento anche per il contesto trentino. Il progetto ne ha analizzati diversi, da esperienze di recupero di alloggi sfitti di edilizia pubblica ad esempi di mix abitativo che combinano alloggi in proprietà e in affitto a canone agevolato, fino a nuovi modelli di aggregazione della domanda e intermediazione domanda-offerta.</p>
<p>Gli autori del Rapporto, in chiusura, avanzano <strong>raccomandazioni</strong> concrete articolate su quattro fronti principali: <strong>potenziare l’offerta di edilizia residenziale pubblica e sociale</strong>, per aumentare gli alloggi a canone sostenibile e moderato, rispondere ai bisogni delle fasce più fragili e intervenire prioritariamente nelle aree a maggiore tensione abitativa; <strong>regolamentare in modo più equilibrato il mercato degli affitti privati</strong>, incentivando la locazione a lungo termine, introducendo garanzie per i proprietari e limitando l’eccesso di affitti brevi, soprattutto nelle zone turistiche; <strong>adattare gli interventi alle specificità territoriali</strong>, differenziando le strategie tra aree a rischio di spopolamento e territori con forte domanda abitativa, garantendo servizi essenziali e promuovendo la mobilità sostenibile; <strong>sostenere</strong>, infine,<strong> lo sviluppo della cooperazione di abitanti</strong>, per favorire l’accesso alla prima casa di proprietà, promuovere il mix abitativo, recuperare il patrimonio edilizio inutilizzato e facilitare l’offerta di locazioni a lungo termine sul mercato privato.</p>
<p>Solo attraverso una regia coordinata tra istituzioni, attori del mercato e mondo cooperativo sarà possibile offrire risposte concrete e differenziate ai bisogni abitativi e trasformare una sfida complessa in un’opportunità di innovazione sociale e sviluppo sostenibile per il territorio trentino.</p>
<p>All'incontro di presentazione sono intervenuti: <strong>Giulia Cutello</strong>, EURICSE, <strong>Michela Giovannini</strong>, Centro di Competenza per il Management delle Cooperative, Libera Università di Bolzano, <strong>Andrea Rinaldi</strong>, Direttore di CoopCasa, che ha approfondito il ruolo della cooperazione di abitanti nelle politiche di autonomia, <strong>Walter Viola</strong>, Dirigente generale dell’Unità di missione strategica resilienza abitativa, sostenibilità e assegno unico della Provincia autonoma di Trento, che ha offerto riflessioni e prospettive future, <strong>Simone Marchiori</strong>, Assessore alle politiche per la casa, patrimonio, demanio e promozione della conoscenza dell’Autonomia della Provincia autonoma di Trento. <strong>Ha introdotto e moderato i lavori Riccardo Bodini</strong>, Direttore di EURICSE e coordinatore scientifico del progetto di ricerca.</p>
<p>Il Rapporto, disponibile sul sito di EURICSE, si compone di <strong>quattro capitoli</strong>: <strong>analisi del contesto locale</strong>, <strong>panoramica dei modelli cooperativi europei</strong>, <strong>esempi italiani</strong> e <strong>raccomandazioni operative</strong>. La ricerca è stata arricchita da due <strong>focus group</strong> che hanno coinvolto i principali attori locali, enti pubblici, imprese, enti finanziatori e Terzo Settore, per raccogliere visioni e stimoli concreti.</p>
<p><a href="https://euricse.eu/it/publications/bisogni-abitativi-e-cooperative-di-abitazione-prospettive-ed-elementi-di-abitazione-prospettive-ed-elementi-di-innovazione-per-il-contesto-trentino/"><span>SCARICA IL RAPPORTO</span></a></p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Ufficio Stampa Euricse</author></item><item><guid isPermaLink="false">aedbacb7-af32-4a49-b6ea-8943c76b52bb</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/la-cooperazione-in-trentino-sfide-e-cambiamenti-secondo-il-rapporto-euricse</link><title>La Cooperazione in Trentino: sfide e cambiamenti secondo il Rapporto Euricse</title><description><![CDATA[<p>Lo studio esamina la dimensione del comparto al 2023 e il suo ruolo centrale nell’economia provinciale. Focus su giovani e sostenibilità ambientale.</p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/nn4h4sqt/euricse25bis.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/la-cooperazione-in-trentino-sfide-e-cambiamenti-secondo-il-rapporto-euricse" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>4030</width><height>2266</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Le cooperative trentine si mostrano pronte ad affrontare le sfide future, puntando al consolidamento del modello cooperativo nel lungo periodo. Dal punto di vista economico, generano un valore aggiunto di oltre 1,1 miliardi di euro, con una crescita del 24,1% rispetto al 2019 e oltre 23.000 addetti. Le cooperative che hanno ampliato maggiormente la propria base sociale sono quelle che hanno registrato la crescita più significativa. C'è una crescente attenzione all'inclusione dei giovani, con iniziative già avviate in tal senso da alcune realtà. Inoltre, molte cooperative stanno già affrontando le sfide climatiche attraverso percorsi di conversione ecologica.  Il Rapporto EURICSE “La Cooperazione in Trentino: orizzonti e metodi di sostenibilità”, appena pubblicato, conferma la loro preparazione, sottolineando però l’utilità di un accompagnamento che valorizzi appieno il potenziale trasformativo delle cooperative, rispettandone le peculiarità organizzative e culturali.</p>
<p>La ricerca è stata presentata oggi con un evento presso il foyer della Sala InCooperazione in via Segantini a Trento.  </p>
<p>Il movimento cooperativo trentino sta vivendo una trasformazione: sebbene il numero di imprese attive si sia ridotto, esse registrano una maggiore produttività e solidità economica. Il nuovo Rapporto sulla cooperazione evidenzia che il valore aggiunto medio per cooperativa è cresciuto del <strong>37,8%</strong> rispetto al 2019, testimoniando un’evoluzione verso imprese più strutturate e solide. Inoltre, nel 2023 il settore cooperativo ha generato oltre <strong>1,1 miliardi di euro</strong> di valore aggiunto, con un incremento del <strong>24,1%</strong> rispetto al 2019, cifra che <strong>arriva a 2,3 miliardi di euro includendo anche le imprese controllate e i ristorni delle cooperative agricole a imprese fuori del circuito cooperativo</strong>. Gli <strong>addetti </strong>superano <strong>le 23.000 unità nel 2022,</strong> ultimo anno per cui sono disponibili i dati completi. Nello stesso periodo, <strong>il valore della produzione</strong> ha registrato un incremento di <strong>oltre il 22,4%.</strong></p>
<p>Già nell’edizione del 2022, intitolata “La cooperazione in Trentino. Tratti distintivi e traiettorie di sviluppo”, era emersa la capacità del settore di resistere agli effetti della pandemia da COVID-19, mostrando una resilienza superiore rispetto ad altri comparti economici. Il nuovo rapporto conferma questa tendenza: <strong>la cooperazione continua a rappresentare un elemento cardine dell’economia locale.</strong></p>
<p>Questa nuova edizione del Rapporto “La Cooperazione in Trentino. Orizzonti e metodi di sostenibilità” combina <strong>dati di bilancio con un’indagine campionaria, offrendo una visione dettagliata degli aspetti economici, finanziari e occupazionali delle quattro principali tipologie cooperative</strong>: <strong>agricole, di consumo, sociali e di produzione-lavoro-servizi.</strong> Utilizzando fonti come AIDA-Bureau Van Dijk e i dati relativi alla composizione sociale delle cooperative negli ultimi dieci anni, emerge chiaramente come la crescita della base sociale sia un elemento determinante per la sostenibilità economica. Le stime indicano che, in media, <strong>un aumento dell’1% dei soci può tradursi in una crescita del valore aggiunto compresa tra il 13% e il 26%, al netto delle condizioni macroeconomiche. </strong>Il rapporto sottolinea anche la necessità di considerare le specificità dei diversi modelli cooperativi, poiché ciascuna tipologia presenta caratteristiche distintive che influenzano la performance economica.</p>
<p>I capitoli finali approfondiscono i temi della solidarietà intergenerazionale e della sostenibilità ambientale, come percepiti e affrontati dalle cooperative. A tal proposito, <strong>106 imprese cooperative</strong>, appartenenti ai settori agricolo, del consumo, del credito, sociale, del lavoro e della produzione, hanno partecipato a un’indagine attraverso un questionario che ha esplorato il ruolo delle nuove generazioni e l’attenzione all’ambiente all’interno del sistema cooperativo. Le risposte evidenziano una chiara consapevolezza rispetto alle sfide poste dal ricambio generazionale e dal cambiamento climatico, nonché un impegno crescente nell’adattare i modelli organizzativi a questi cambiamenti.</p>
<p>Dopo i saluti istituzionali da parte di <strong>Silvio Mucchi</strong>, vicepresidente di EURICSE, e <strong>Roberto Simoni</strong>, presidente della Federazione Trentina della Cooperazione, i ricercatori di EURICSE <strong>Chiara Carini e Giulio Galdi</strong> hanno illustrato i principali risultati e le evidenze emerse dalla ricerca. A seguire, una tavola rotonda moderata dal direttore di EURICSE <strong>Riccardo Bodini </strong>ha ospitato i contributi di <strong>Jenny Capuano</strong> (Responsabile Formazione e Cultura Cooperativa della Federazione Trentina della Cooperazione), <strong>Ilaria Rinaldi</strong> (Presidente dell’Associazione Giovani Cooperatori Trentini), <strong>Alessandro Ceschi</strong> (Direttore generale della Federazione Trentina della Cooperazione), <strong>Renata Diazzi</strong> (Direttrice Area ESG Sustainability Management di Trentino Sviluppo) e <strong>Roberto Dalbosco </strong>(direttore Ufficio Enti Cooperativi della Provincia autonoma di Trento) offrendo riflessioni condivise sul futuro della cooperazione trentina.</p>
<p>Immagini e interviste a cura dell’Ufficio stampa della Federazione trentina della Cooperazione <a href="https://www.broadcaster.it/it/media-news-releases/euricse-presentazione-rapporto-cooperazione-trentino/">a questo link</a>.</p>
<p>Il rapporto completo si può scaricare dal sito di EURICSE <a href="https://euricse.eu/it/publications/la-cooperazione-in-trentino-orizzonti-e-metodi-di-sostenibilita/">a questo link.</a></p>
<p>(…seguono alla pagina successiva i principali risultati del Rapporto…)</p>
<p><strong>LA CONSISTENZA DEL SETTORE</strong></p>
<p>Il numero <strong>di cooperative attive nel territorio trentino è di 445,</strong> con una diminuzione di quasi il 10% rispetto alle 495 osservate nel 2019. Tuttavia, <strong>il settore cooperativo</strong> non appare essere in sofferenza, quanto piuttosto <strong>in ristrutturazione.</strong> Infatti, i dati economici mostrano solidità anche negli anni della pandemia. <strong>Nel 2023</strong> il valore aggiunto del settore cooperativo si è attestato intorno a <strong>1,1 miliardi di euro</strong>, che salgono a oltre <strong>2,3 milioni di euro</strong> considerando anche le imprese controllate e i ristorni delle cooperative agricole a imprese fuori dal circuito cooperativo. Il<strong> valore della produzione si attesta ad oltre 4,6 miliardi di euro</strong>, in aumento del 22,4% rispetto al 2019. Questa maggiore dimensione economica è diventata espressione di un sistema cooperativo più accentrato, come esemplificato dalla rapida crescita del valore aggiunto medio, che aumenta da <strong>1,85 milioni di euro</strong> nel 2019 a <strong>2,55 milioni di euro</strong> nel 2023. In termini relativi, si tratta di <strong>una crescita del 37,8% nell’arco di cinque anni.</strong></p>
<p>Confrontando il panorama trentino, si evidenzia l’impatto economico del settore cooperativo: nel 2023 il valore aggiunto prodotto dalle cooperative costituiva il 5% del totale provinciale (si veda tabella 11 del rapporto). Considerando anche le imprese controllate, ovvero quelle in cui le cooperative detengono almeno il 50% del capitale, la quota sale al 6,8%, mentre includendo il valore generato dai soci fornitori delle cooperative agricole e dagli altri fornitori non soci, la percentuale raggiunge il 10,3%.</p>
<p>Il rapporto sottolinea inoltre l’importanza del settore cooperativo per il <strong>mercato del lavoro trentino.</strong> Secondo i <strong>dati Istat, nel 2022</strong> erano registrate <strong>oltre 23.000 posizioni medie attive di addetti</strong>. Nel periodo 2018-2022, questo dato sia aumentato in media del 4,3% annuo, confermando l’attrattività e il <strong>ruolo rilevante del comparto per </strong>l’occupazione locale. Tuttavia, un confronto con forme di impresa più tradizionali evidenzia come l’occupazione nel settore cooperativo sia aumentata meno rispetto a SRL ed SPA.</p>
<p><strong>FOCUS SETTORIALI E SOSTENIBILITA’ ECONOMICA</strong></p>
<p><strong><u>Cooperative agricole</u></strong> - Nel <strong>2023</strong>, le cooperative <strong>agricole attive in Trentino sono 82,</strong> in calo rispetto alle 90 del 2019, ma con un <strong>aumento costante del valore aggiunto</strong>. Questo dato riflette una tendenza generale delle cooperative a concentrarsi, aumentando l'attività su un numero ridotto di realtà. L'analisi econometrica evidenzia che le cooperative con il maggiore incremento del valore aggiunto sono quelle che hanno visto una <strong>crescita della base sociale</strong>. L'attrattività verso i soci è quindi cruciale per lo sviluppo economico, nonostante un calo delle adesioni del 7,5% negli ultimi cinque anni. Il settore dipende anche dall'<strong>accesso al credito</strong>, con le cooperative che ottengono finanziamenti maggiori che performano meglio. Infine, le cooperative agricole si distinguono per una maggiore consapevolezza sulla <strong>sostenibilità ambientale</strong>, mettendo spesso il focus su questi temi in assemblea, e per l'inclusione dei giovani nei CdA.</p>
<p><strong><u>Cooperative di consumo</u></strong> - L’analisi della performance economica evidenzia il capitale come fattore chiave, con un <strong>rapporto capitale/lavoro più elevato</strong> rispetto ad altre tipologie di cooperative. Queste cooperative sono meno sensibili ai temi dell’intergenerazionalità e della sostenibilità ambientale, con la maggior parte che segnala una scarsa presenza di giovani nei CdA e una discussione limitata sulla sostenibilità ambientale durante le assemblee. Tuttavia, le cooperative di consumo hanno visto una <strong>crescita continua dei soci</strong>, in un contesto in cui molte altre affrontano difficoltà nel reclutamento.</p>
<p><strong><u>Cooperative di credito</u></strong> - Il credito cooperativo trentino sta proseguendo il <strong>processo di riorganizzazione</strong> a seguito di fusioni. Nonostante ciò, si osserva un aumento delle adesioni, indicando una continua <strong>fiducia da parte della comunità trentina</strong>. Inoltre, il credito cooperativo dimostra un forte impegno nel restituire valore alle giovani generazioni, pur riscontrando <strong>difficoltà nel reclutare soci giovani nei CdA</strong>, anche a causa di requisiti normativi più severi rispetto ad altre cooperative.</p>
<p><strong><u>Cooperative di lavoro e produzione</u></strong> -  Nel settore delle cooperative di lavoro, produzione e servizi si registra una <strong>significativa ristrutturazione</strong>, con una diminuzione da 110 cooperative attive nel 2019 a <strong>95 nel 2023</strong>, soprattutto le cooperative attive nell’industria o nei servizi all’industria e alla persona. La diversità delle attività economiche rende complessa l'analisi della performance, poiché si combinano cooperative ad alta intensità di lavoro (come i servizi sanitari) e ad alta intensità di capitale (come l'industria). Tuttavia, l'aumento della base sociale risulta un fattore chiave, con una crescita dell'1% dei soci che porta a un incremento del valore aggiunto del 14%. In tema di intergenerazionalità e sostenibilità ambientale, solo una cooperativa su sei discute frequentemente questi temi nelle assemblee.</p>
<p><strong><u>Cooperative sociali:</u></strong> Nel <strong>2023</strong>, le cooperative sociali attive sono <strong>102</strong>, con una riduzione del 14,3% rispetto al 2019, riflettendo una concentrazione del settore. L'analisi economica evidenzia che la produttività del lavoro è il fattore più determinante per queste cooperative, vista l'alta intensità di lavoro delle loro attività. Un <strong>aumento della produttività del 10%</strong> comporta un <strong>incremento del valore aggiunto del 4,6%.</strong> Inoltre, anche la crescita della base sociale è cruciale: un aumento dell'1% dei soci porta a un incremento del valore aggiunto di circa il 21%. Per quanto riguarda le sfide future, il 40% delle cooperative sociali discute di sostenibilità ambientale almeno occasionalmente in assemblea e 1 su 10 ha un CdA composto principalmente da giovani.</p>
<p><strong>LE SFIDE DEL FUTURO </strong></p>
<p>Il Rapporto evidenzia le sfide future per le cooperative trentine. Gli studiosi di EURICSE individuano l’<strong>intergenerazionalità</strong> e la <strong>sostenibilità ambientale</strong> come <strong>fattori essenziali per garantire la solidità e la crescita a lungo termine</strong>. Le cooperative devono saper rinnovare la propria base sociale, attrarre giovani e valorizzare le loro competenze, mentre l'attenzione alla sostenibilità ambientale è fondamentale sia per la solidarietà intergenerazionale sia per mitigare i rischi del cambiamento climatico.</p>
<p><strong>Un'indagine condotta su 106 cooperative trentine</strong> ha raccolto le percezioni e le pratiche adottate per attrarre i giovani e ridurre l'impatto ambientale. Ad esempio, una su quattro investe nelle future generazioni offrendo pratiche vantaggiose per i figli dei soci o per i soci con figli. Dal punto di vista ambientale, oltre l'80% delle cooperative ritiene il cambiamento climatico una sfida importante e adotta misure come la produzione di energia da fonti rinnovabili (&gt;50%), l'acquisto da fornitori certificati (&gt;60%) e interventi di isolamento termico delle strutture (&gt;60%).</p>
<p>Il Rapporto evidenzia la chiara volontà delle cooperative di avere un impatto positivo sulle future generazioni e sull'ambiente, pur riscontrando <strong>difficoltà nel definire le azioni necessarie per la conversione ecologica</strong>. Propone, inoltre, alcune possibili linee di sviluppo, tra cui l'idea di un sistema di <strong>cooperazione orizzontale</strong> per affrontare in modo più efficace le sfide future.</p>
<p><strong>Il rapporto completo si può scaricare dal sito di EURICSE </strong><a href="https://euricse.eu/it/publications/la-cooperazione-in-trentino-orizzonti-e-metodi-di-sostenibilita/"><strong>a questo link.</strong></a></p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Silvia Gadotti - Ufficio Stampa Euricse</author></item><item><guid isPermaLink="false">e092f442-cfb7-478d-a0ee-3ebd0c59d402</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/cooperazione-agricola-italiana-un-motore-economico-e-sociale-da-46-miliardi-di-euro</link><title>Cooperazione agricola italiana: un motore economico e sociale da 46 miliardi di euro</title><description>Con un fatturato di 46 miliardi di euro nel 2023, oltre 106.000 lavoratori impiegati e una base di 690.000 soci, le cooperative agricole si confermano un pilastro del settore agroalimentare.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/agcnhoz1/cooperazioneagricolaitalia-coopertina-rapporto.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/cooperazione-agricola-italiana-un-motore-economico-e-sociale-da-46-miliardi-di-euro" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>650</width><height>930</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Lo confermano i dati contenuti nel rapporto di ricerca<em> “La cooperazione agricola italiana: caratteristiche e rilevanza nel comparto agroalimentare"</em>, appena pubblicato e realizzato da CREA ed Euricse, che analizza in profondità la situazione delle cooperative agricole in Italia, mettendo in evidenza le loro potenzialità, le sfide e il ruolo fondamentale nel sostenere l'economia rurale e il sistema agroalimentare.</p>
<p>La presentazione si è tenuta a Roma durante un workshop che ha coinvolto esperti del settore e i principali attori dell’agroalimentare. Per Euricse sono intervenuti Eddi Fontanari, ricercatore senior e co-autore del rapporto, e Gianluca Salvatori, segretario generale.</p>
<p>In un contesto di crescente interesse per la cooperazione agricola, sostenuto dalla PAC e dal suo obiettivo di “Migliorare la posizione degli agricoltori nella catena del valore” dei PSP 2023-27, il <strong>CREA</strong>- Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia ed <strong>Euricse</strong>, l’Istituto di ricerca europeo sull’impresa cooperativa e sociale, hanno organizzato una mattinata di riflessione. Il workshop, tenutosi venerdì 13 dicembre a Roma, aveva l’obiettivo di rilanciare il tema della cooperazione agricola, promuoverne la conoscenza e stimolare il dialogo tra i principali attori del settore, per valorizzare il ruolo strategico del modello cooperativo nella filiera agroalimentare. Durante l’evento è stato presentato e distribuito anche il rapporto di ricerca, frutto della collaborazione tra CREA ed Euricse, che approfondisce la realtà delle cooperative agricole in Italia, attraverso un’analisi delle caratteristiche e del contributo economico e occupazionale, evidenziandone altresì le  potenzialità e le sfide da affrontare in futuro.</p>
<p>Guardando ai dati contenuti nel report, nel <strong>2023</strong>, la cooperazione agricola italiana ha confermato il suo ruolo strategico nel settore agroalimentare, con <strong>4.268 cooperative agricole associate</strong>, in calo del 5,6% rispetto all'anno precedente. Nonostante la contrazione numerica, il fatturato del settore ha registrato un <strong>incremento del 9,1%, raggiungendo i 46 miliardi di euro</strong>, <strong>e l'occupazione è aumentata dello 0,9%,</strong> con <strong>106.000 lavoratori impiegati</strong>. La base sociale conta attualmente <strong>690.000 soci,</strong> segnando un lieve calo dello 0,5%. Il panorama del comparto mostra una forte specializzazione: le <strong>cooperative ortofrutticole</strong> rappresentano il <strong>23,6% del fatturato</strong>, seguite da quelle <strong>zootecniche</strong> <strong>(21,5%),</strong> <strong>lattiero-casearie (17,7%) e vitivinicole (13,9%).</strong> Tuttavia, il <strong>settore olivicolo-oleario</strong>, sebbene rappresenti il 31,3% dei soci, contribuisce solo per lo <strong>0,9% del fatturato</strong>, rivelando un potenziale di crescita.</p>
<p>La <strong>distribuzione territoriale</strong> evidenzia una marcata differenziazione tra il Nord e il Sud del Paese. Le cooperative più grandi e produttive si trovano principalmente nel <strong>Nord-Est</strong>, che genera quasi il <strong>60% del valore economico e vanta un fatturato medio di 25,7 milioni di euro</strong> per cooperativa, con il Trentino-Alto Adige ai vertici, insieme all’Emilia-Romagna, rispettivamente, con 437,3 e 321,5 Euro di valore aggiunto generato per abitante. Al contrario, il Sud e le Isole, pur ospitando la maggior parte delle cooperative agricole, producono meno del 20% del fatturato nazionale, facendo registrare rispettivamente 36,6 e 47,7 Euro di valore aggiunto per abitante.</p>
<p>Dal punto di vista occupazionale, il settore conta oltre <strong>143 mila posizioni lavorative</strong>, pari a quasi 92 mila lavoratori equivalenti full-time, con le province di Verona, Forlì-Cesena e Ravenna in cima alla lista. Più del 50% delle cooperative ha un fatturato inferiore a 500.000 euro, ma il 2% delle cooperative più grandi genera la metà del valore economico totale, dimostrando una forte polarizzazione.</p>
<p>Una delle principali <strong>problematiche</strong> per l’agricoltura italiana riguarda l<strong>’elevata parcellizzazione dei fondi agrari ,</strong> che limita le economie di scala e il potere contrattuale delle aziende agricole, e necessita di una maggiore integrazione delle fasi a valle per aumentare il valore dei produzioni. La forma cooperativa sembra avere ancora molto da dire in tal senso, soprattutto nel Mezzogiorno e per talune colture. Per affrontare queste problematiche, la <strong>PAC 2023-2027</strong> ha previsto <strong>un investimento di 1,3 miliardi di euro</strong> per la cooperazione, destinando il 70% dei fondi all'approccio LEADER e promuovendo iniziative come gli <strong><em>smart villages</em></strong> e il <strong>ricambio generazionale</strong>.</p>
<p>Il rapporto evidenzia i <strong>progressi della cooperazione agricola, </strong>il cui ruolo risulta fondamentale per migliorare la competitività e sostenere aree/economie rurali e montane. . Tuttavia, il suo impatto positivo su qualità, sostenibilità e reddito agricolo è spesso sottovalutato. Nonostante la resilienza dimostrata, la crescita delle cooperative è frenata, soprattutto in determinate aree del Paese, dalla scarsa nascita di nuove realtà e da strutture troppo piccole per competere a livello europeo. È quindi essenziale un maggiore supporto istituzionale e delle politiche di sviluppo rurale per rafforzare il modello cooperativo in agricoltura e, a livello più generale, nel comparto agroalimentare. Le filiere emergenti, come quella brassicola e del tartufo, offrono un'opportunità per valorizzare appieno le potenzialità delle cooperative agricole e favorirne la crescita. Altri settori storici, come quello olivicolo, necessitano invece di maggiori sforzi per sviluppare filiere integrate valorizzandone il prodotto finale sul mercato. Anche in questo caso, la cooperazione ha ampi margini di miglioramento e crescita.</p>
<p>Il Rapporto <em>La cooperazione agricola italiana: caratteristiche e rilevanza nel comparto agroalimentare</em>  si può scaricare dal sito web di Euricse alla voce <a href="https://euricse.eu/it/publications/la-cooperazione-agricola-italiana-caratteristiche-e-rilevanza-nel-comparto-agroalimentare/">Pubblicazioni / Rapporti di ricerca</a>. Il contributo dei ricercatori di Euricse al presente volume rientra nelle attività di ricerca promosse dall’Accordo di Programma tra la Provincia autonoma di Trento ed Euricse.</p>
<p><strong>L’evento di presentazione che si è svolto a Roma può essere rivisto </strong><a href="https://youtube.com/live/aZjzEVvV-5I?feature=share"><strong>a questo link</strong></a><strong>. </strong></p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Ufficio Stampa Euricse</author></item><item><guid isPermaLink="false">33077035-f2a2-410d-ac6a-35976be54414</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/a-castello-di-ivano-e-stata-presentata-la-seconda-edizione-di-confluenze-territoriali</link><title>A Castello di Ivano è stata presentata la seconda edizione di “Confluenze Territoriali”</title><description><![CDATA[<p>Redatto annualmente, è il rapporto socio economico dei territori della Bassa Valsugana, Tesino, Canal di Brenta e Feltrino Occidentale. Sostanzialmente le aree dove opera, nella quotidianità, Cassa Rurale Valsugana e Tesino. La presentazione è stata ospitata nella cornice di Castello di Ivano.</p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/t40bk1w2/il-report.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/a-castello-di-ivano-e-stata-presentata-la-seconda-edizione-di-confluenze-territoriali" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>2000</width><height>1500</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>L’occasione era significativa. Per questo è stata scelta una cornice adeguata per accogliere e ospitare il folto pubblico di amministratori pubblici, imprenditori, rappresentanti di categoria, dirigenti di istituti di istruzione e di altri esponenti sociali che ha partecipato alla presentazione dei contenuti della seconda edizione di “Confluenze Territoriali”, indagine socio-economica realizzata dalla Cassa Rurale Valsugana e Tesino.</p>
<p>L’incarico di condurre e curare il lavoro è stato affidato a <strong>Francesco Biasioni</strong>. Un lavoro di analisi a “raggio più ampio” perché ha preso in esame anche le zone limitrofe (identificate in 34 ambiti) e ha consentito di focalizzare con maggior precisione e profondità l’analisi dei punti indagati sui Comuni del territorio di competenza della Cassa Rurale.</p>
<p>144 pagine che, come evidenziato dal presidente dell’istituto di credito cooperativo, <strong>Arnaldo Dandrea,</strong> “sono una chiave per interpretare attraverso le differenze e le similitudini dei territori un futuro che è comune a tutti noi. Quindi auspico che questo studio trovi un posto in quella metaforica cassetta degli attrezzi che ognuno di noi apre e usa quando cerca di comprendere gli avvenimenti e vuole aprirsi una strada tra di essi”.</p>
<p>La serata è stata presentata da <strong>Ugo Baldessari</strong>, responsabile dell’Ufficio Marketing della Cassa Rurale. Ha coordinato i molti interventi che hanno caratterizzato il programma.</p>
<p>Tra questi <strong>Francesca Modena,</strong> economista della Divisione Analisi e ricerca economica territoriale della filiale di Trento della Banca d’Italia. Ha affrontato i temi del fabbisogno di lavoratori delle imprese nello scenario più ampio dell’economia globale e delle dinamiche demografiche.</p>
<p>Nel suo intervento conclusivo il direttore generale della Cassa Rurale Valsugana e Tesino, <strong>Paolo Gonzo, </strong>ha anticipato che “come banca, stiamo ragionando su un progetto ambizioso che – con il massimo coinvolgimento delle amministrazioni pubbliche, delle imprese e delle associazioni di volontariato – vuole rispondere alle esigenze delineate con tanta chiarezza da queste due edizioni del  rapporto ‘Confluenze Territoriali’. La Cassa Rurale – ha aggiunto - con le proprie risorse e capacità organizzativa è pronta a mettere in campo idee e progetti concreti lavorando in sinergia con tutti gli attori locali. Se vogliamo mantenere l’attuale livello di benessere economico e sociale, dobbiamo collaborare e cooperare”.</p>
<p>L’evento ha registrato la partecipazione di <strong>Enrico Galvan,</strong> presidente della Comunità di Valle Valsugana e Tesino e sindaco di Borgo Valsugana, e di <strong>Aldino Cristofolini,</strong> delegato per Confindustria Trentino nel Territorio dell'Alta e Bassa Valsugana, Bersntol, Tesino e Valle di Cembra. Entrambi hanno partecipato alla tavola rotonda moderata dalla giornalista <strong>Fausta Slanzi</strong>.</p>
<p>“Il rapporto è importante perché - ha osservato Galvan - analizzare i dati, fare una fotografia di quello che è lo stato delle cose ma soprattutto disegnare un futuro è possibile conoscendosi in modo approfondito e, quindi, il lavoro della Cassa Rurale è estremamente utile per offrire anche degli spunti di riflessione per delle politiche da attivare sui nostri territori”.</p>
<p>“Un doveroso ringraziamento alla Cassa Rurale Valsugana e Tesino per questo lavoro di analisi e per la possibilità di confronto con la comunità e con i territori limitrofi su temi di fondamentale importanza – ha spiegato Cristofolini -  Come associazione portiamo anche noi il nostro contributo”.</p>
<p>L'intera pubblicazione – curata dal punto di vista editoriale da <strong>Verdiana Pasqualini</strong> - è disponibile al pubblico sul sito della Cassa Rurale <a href="http://www.cr-valsuganaetesino.net">www.cr-valsuganaetesino.net</a> .</p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Cr Valsugana e Tesino - Ufficio Stampa Cooperazione Trentina - Diego Nart</author></item><item><guid isPermaLink="false">07d90f96-2309-4db1-ba61-89c41fc89e31</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/le-imprese-di-comunita-in-italia-nel-nuovo-rapporto-euricse</link><title>Le imprese di comunità in Italia nel nuovo rapporto Euricse</title><description><![CDATA[<p>Le imprese di comunità sono un innovativo approccio organizzativo basato sull'iniziativa e sulla partecipazione della società civile nella fornitura di beni e servizi nell'interesse generale della comunità.</p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/i1mdsmw4/euricse2023.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/le-imprese-di-comunita-in-italia-nel-nuovo-rapporto-euricse" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1600</width><height>885</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Questo modello imprenditoriale sta guadagnando crescente rilevanza per il suo impatto positivo sullo sviluppo locale nelle aree rurali ed emarginate. Con una governance inclusiva che coinvolge attivamente i membri della comunità nella gestione, nel finanziamento e nell'implementazione delle attività, queste imprese si distinguono per la loro capacità di interagire e integrarsi con altre iniziative comunitarie, come le comunità energetiche e i servizi di prossimità. In Italia prendono per lo più la forma di cooperative di comunità.</p>
<p>Il recente rapporto di Euricse, intitolato "Le imprese di comunità in Italia. Caratteristiche distintive e traiettorie di sviluppo", mette in evidenza le peculiarità territoriali e organizzative di questo fenomeno emergente con particolare attenzione al loro sviluppo negli ultimi anni.</p>
<p>Il rapporto è stato presentato nel corso di un webinar online con la partecipazione dei ricercatori di Euricse e la testimonianza di esperienze da tutta Italia.</p>
<p>L'obiettivo principale della ricerca condotta da <strong>Euricse</strong>, con il coordinamento scientifico del ricercatore senior <strong>Jacopo Sforzi</strong>, è quello di approfondire la comprensione, la diffusione e il funzionamento delle imprese di comunità, esaminando il contesto socio-economico in cui operano e le dinamiche interne ed esterne che le caratterizzano.</p>
<p>L’indagine svoltasi tra il 2021 e il 2023 ha identificato <strong>243 imprese di comunità</strong> attive al 31 dicembre 2023, distribuite prevalentemente nel centro-nord del paese, operanti su vari settori (servizi e welfare, turismo, ambiente e paesaggio, commercio, agricoltura, gestione spazi, etc). Le regioni con la più alta concentrazione di imprese di comunità sono Toscana (49), Abruzzo (31) e Emilia Romagna (30).</p>
<p>Uno dei risultati più significativi emersi dallo studio è la notevole crescita, in termini numerici, di queste organizzazioni economiche nel quadriennio considerato, nonostante alcuni casi di chiusura o inattività che evidenziano anche la loro fragilità. Tuttavia, la loro capacità di adattamento e resilienza durante periodi di crisi, inclusa la fase pandemica da Covid-19, rende evidente il ruolo cruciale di tali imprese nei processi di sviluppo locale. Le motivazioni più diffuse alla base della scelta di costituire un’impresa di comunità risultano infatti essere legate al proposito di rispondere efficacemente a bisogni territoriali emergenti o già presenti: la volontà di offrire nuove opportunità economiche per gli abitanti ricorre nel 26% delle risposte raccolte, seguita dall’intenzione di offrire servizi mancanti (24%) e dall’idea di valorizzare le risorse locali (15%), riqualificazione di un’area/terreno utilizzato (10%) e rispondere ai bisogni specifici, ad esempio esclusione sociale (10%).</p>
<p>Il rapporto è strutturato in diverse sezioni:</p>
<ul>
<li>Presentazione dei dati raccolti sulla distribuzione geografica, i promotori e le motivazioni delle imprese di comunità.</li>
<li>Analisi dei modelli di governance, con un focus sull'inclusione interna ed esterna.</li>
<li>Approfondimento dei metodi di coinvolgimento dei residenti nei processi aziendali e dei rapporti con la pubblica amministrazione e altre organizzazioni territoriali.</li>
<li>Analisi degli strumenti di finanziamento utilizzati dalle imprese di comunità per sostenere i propri progetti.</li>
<li>Disamina di diversi aspetti emersi durante la ricerca, come la scelta della forma giuridica, il ruolo delle normative regionali, l'influenza delle centrali cooperative e i fattori economici e gestionali che influenzano la sostenibilità economica delle imprese.</li>
<li>Conclusioni e suggerimenti per promuovere e sostenere lo sviluppo sostenibile delle imprese di comunità e delle comunità di riferimento.</li>
</ul>
<p>Al webinar di lancio del report sono intervenuti Jacopo Sforzi, ricercatore di Euricse e coordinatore scientifico del progetto, la ricercatrice Annalisa Spalazzi (Euricse – Gran Sasso Science Institute), le cooperative di comunità Fer-Menti Leontine (Marco Angeloni), Vivalascio (Franco Cagnoli), Artemisia (Elisabetta Gizzi), Rete dei Piccoli Comuni del Welcome (Giovanna Zollo), i rappresentanti di Confcooperative (Massimiliano Monetti), Legacoop (Paolo Scaramuccia), Gal Escartons &amp; Valli Valdesi (Carlo Salot), Far Maremma (Andrea Brogioni). </p>
<p><a href="https://euricse.eu/it/publications/le-imprese-di-comunita-in-italia-tratti-distintivi-e-traiettorie-di-sviluppo/">SCARICA IL RAPPORTO</a></p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Silvia Gadotti - Ufficio Stampa Euricse</author></item><item><guid isPermaLink="false">f92b2225-99a2-41e5-a4c9-0c7c701d8961</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/amministrazione-condivisa-quale-via-percorrere-la-ricerca-nazionale-euricse-indaga-casi-e-criticita</link><title>Amministrazione condivisa: quale via percorrere? La ricerca nazionale Euricse indaga casi e criticità</title><description><![CDATA[<p>In un’affollata Aula Kessler del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell'Università di Trento Euricse ha presentato i primi risultati della ricerca nazionale sul tema del welfare collaborativo. L'indagine, condotta con il supporto della Provincia autonoma di Trento, offre un quadro di sintesi per comprendere meglio cosa funziona e cosa ancora va messo a punto nelle pratiche di collaborazione tra pubblica amministrazione e privato sociale previste dal Codice del Terzo Settore. Alla prima presentazione dei risultati dello studio hanno partecipato il prof. Luca Fazzi, autore del Rapporto (Università di Trento, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale), Federica Sartori, dirigente del Servizio Politiche Sociali della Provincia Autonoma di Trento, Francesca Gennai, vicepresidente del Consorzio Consolida e Riccardo Bodini, direttore di Euricse.</p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/l0cjqtfs/tavolo-relatori.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/amministrazione-condivisa-quale-via-percorrere-la-ricerca-nazionale-euricse-indaga-casi-e-criticita" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1620</width><height>1080</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>La ricerca di <strong>Euricse </strong>“<strong>Il nuovo welfare collaborativo in Italia: Co-Programmazione e Co-Progettazione come strumenti per l'innovazione del welfare locale</strong>” è la prima indagine a livello nazionale che approfondisce l'applicazione concreta dell'<strong>articolo 55 </strong>del Codice del Terzo Settore, che ha introdotto gli strumenti giuridici per promuovere una nuova concezione più collaborativa e paritaria dei rapporti tra Stato ed enti del Terzo settore. Alla luce della normativa introdotta dal Codice e consolidata dalla sentenza della Corte Costituzionale del 2020, l'obiettivo di questo lavoro è infatti quello di indagare se e come stanno cambiando i rapporti tra pubblico e Terzo settore e il ruolo che ciascuno dei diversi attori può svolgere nella costruzione del welfare locale.</p>
<p>I <strong>20 casi</strong> di co-progettazione che sono stati analizzati dal team di ricerca coordinato dal prof. <strong>Luca Fazzi </strong>dell’Università degli Studi di Trento, in <strong>10 regioni italiane </strong>(Piemonte, Lombardia, Veneto e Trentino, al Nord; Emilia-Romagna, Lazio e Toscana, al Centro e Puglia, Campania e Sicilia, al Sud) attraverso <strong>60 interviste</strong> a esperti, professionisti, manager pubblici e rappresentanti del Terzo Settore, fanno luce su un quadro articolato di esperienze, punti di forza, criticità e prospettive di sostenibilità e sviluppo del welfare collaborativo. Le esperienze esaminate non sono solo virtuose: scopo di questa indagine è infatti quello di delineare le condizioni che rendono possibile la collaborazione, esaminando tanto i successi quanto gli insuccessi per trarne apprendimenti utili.</p>
<p>Tre sono le domande su cui si è concentrata l'analisi dei ricercatori: come le amministrazioni pubbliche si rapportano al Terzo Settore in termini di strategie e di riconoscimento; quali sono le procedure utilizzate e il loro livello di inclusività; quali sono le capacità del Terzo settore di rappresentare e portare in coprogettazione le istanze e i bisogni della comunità.</p>
<p><strong>L'applicazione degli strumenti: un equilibrio fatto di luci e ombre</strong></p>
<p>"L'unione fa la forza" è il principale motivo di convergenza tra gli intervistati della Pubblica Amministrazione e del Terzo settore, e rimanda alla consapevolezza concreta che contare solo sulle proprie risorse e capacità, in questo periodo storico ed economico, non è sufficiente per consolidare l'offerta di servizi e costruire nuovi interventi per rispondere ai bisogni della comunità. Anche per questo motivo l’attenzione e le aspettative nei confronti di processi collaborativi che mettono a fattor comune risorse, visione e competenze tra attori diversi sono molto elevate, e gli strumenti previsti dall'articolo 55 del Codice del Terzo Settore - co-programmazione e co-progettazione - cominciano a essere sperimentati su larga scala. È quindi il momento opportuno per fare un primo bilancio di cosa sta funzionando e cosa no, e la ricerca mette in luce sia gli effetti positivi sia gli effetti negativi riscontrati in queste prime sperimentazioni.</p>
<p>Tra gli <strong>effetti positivi</strong> generati dall’utilizzo di nuovi strumenti collaborativi si riscontrano: maggiore <strong>comprensione</strong> reciproca tra istituzioni e attori, <strong>integrazione</strong> tra i servizi, <strong>fiducia</strong>, <strong>flessibilità</strong>, orientamento all'<strong>innovazione, </strong>mobilitazione delle <strong>risorse</strong>, maggiore capacità di <strong>risposta ai bisogni della comunità</strong>, aumento dell'<strong>entusiasmo</strong> e dell'ottimismo che portano gli attori coinvolti, sia pubblici che del Terzo Settore, a riscoprire "il senso del proprio lavoro" a volte offuscato, nel corso del tempo, anche dalle dinamiche concorrenziali.</p>
<p>Non mancano tuttavia anche alcune criticità. Una linea di possibile tensione tra pubblico e Terzo settore riguarda il tema delle <strong>risorse</strong>, perché, seppur con fasi alterne, il finanziamento delle politiche di welfare locale è stato caratterizzato negli ultimi anni da un contenimento della spesa. Altri effetti indesiderati sono il <strong>rischio di strumentalizzazione</strong>, le modalità di <strong>redazione delle procedure</strong> e la loro scarsa definizione, che ancora oggi generano confusione e difficoltà operative. Vi è poi l'aumento degli <strong>oneri organizzativi</strong> e amministrativi legati al coordinamento ed alle procedure di rendicontazione. Sebbene lo scopo della collaborazione sia quello di far lavorare insieme attori diversi, si verificano ancora <strong>incomprensioni</strong> e talvolta <strong>una perdita di fiducia</strong> nella collaborazione, spesso dovuta al fatto che attori con competenze, valori ed esperienze diverse affrontano lo stesso problema, ma con linguaggi e accezioni differenti.</p>
<p>Da questa prima indagine emerge quindi <strong>un quadro fatto di luci e ombre</strong>, che indica la necessità di riflettere su quali siano le condizioni per adottare un cambio di passo nell’interesse generale, quali variabili entrano in gioco e quali processi devono essere attivati per utilizzare al meglio i nuovi strumenti.  </p>
<p>In questo contesto, la ricerca di Euricse vuole essere uno strumento utile per le organizzazioni del terzo settore e per i funzionari della pubblica amministrazione, adatto a creare una cultura dell'amministrazione condivisa. Si tratta di una "sfida" importante che vede l'applicazione della co-programmazione e della co-progettazione non confinata al solo ambito del welfare, ma in una prospettiva più ampia, all'intero spettro delle politiche e dei servizi pubblici, se rivolti all'interesse generale.</p>
<p>I risultati della ricerca sono resi disponibili in <strong>tre Rapporti</strong> sul <strong>sito internet di Euricse</strong>. Il primo report, che sarà online <strong>a partire dal 1° marzo,</strong> inquadra l'evoluzione del welfare locale a livello nazionale e illustra il <strong>contesto di riferimento</strong> del nuovo welfare collaborativo, con una <strong>prima valutazione degli effetti </strong>positivi e delle criticità emerse dall'indagine. <strong>Il secondo</strong> rapporto è dedicato alle <strong>condizioni abilitanti</strong> della collaborazione e <strong>il terzo</strong> alle <strong>dimensioni operative</strong> dei processi collaborativi, e saranno pubblicati a breve sul sito di Euricse.</p>
<p><a href="https://ufficiostampa-pat.wetransfer.com/downloads/a0acc2e1d7cefee902558a205e5c48af20230301153336/f764849aa6eeeb02bba7eb6c0e0eadc020230301153337/9d2481">A questo link </a>si possono scaricare le interviste realizzate dall'<strong>ufficio stampa della Provincia autonoma di Trento</strong> e un video per montaggio. <br /><br />Fonte: Ufficio Stampa Euricse</p>]]></encoded></item><item><guid isPermaLink="false">39de49e9-ef30-4692-a81a-9aae58282410</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/tra-sanita-ed-assistenza-sociale-il-ruolo-del-terzo-settore-il-rapporto-euricse-fotografa-una-filiera-da-ricomporre</link><title>Tra sanità ed assistenza sociale: il ruolo del Terzo Settore. Il Rapporto Euricse fotografa una filiera da ricomporre</title><description>Di fronte alla necessità di una medicina territoriale che ha bisogno, prima di tutto, di progetto e di visione, qual è il ruolo attivo del Terzo settore nei servizi sanitari e socioassistenziali in Italia?</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/k1zdysde/euricse.png" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/tra-sanita-ed-assistenza-sociale-il-ruolo-del-terzo-settore-il-rapporto-euricse-fotografa-una-filiera-da-ricomporre" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>500</width><height>281</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>A questa domanda cerca di rispondere il Rapporto appena pubblicato da Euricse, che restituisce una fotografia del comparto in termini quantitativi e di comparazione tra le diverse regioni d’Italia ed altri Stati europei, con riferimento alla spesa ed all’offerta di servizi, allargando il campo alla sanità, all’assistenza, e alla protezione sociale. I dati presentati rappresentano il valore aggiunto dato da tutti gli enti di Terzo Settore nei diversi sistemi locali, e la capacità di queste organizzazioni di raccordare interventi di natura sanitaria con interventi di natura sociale. È infatti dalla collaborazione di tutti gli attori coinvolti che può derivare il rafforzamento di entrambi i sistemi (sanitario e socioassistenziale), favorendo un effetto traino nell’attivazione della domanda e nella soddisfazione dei bisogni emergenti.</p>
<p>Il Rapporto di ricerca “<em>Tra sanità ed assistenza: una filiera da ricomporre. Evoluzione e ruolo del Terzo Settore in Italia</em>”, curato dal dott. <strong>Eddi Fontanari </strong>nell’ambito dell’Accordo di Programma tra Euricse e la Provincia autonoma di Trento, si inserisce in un contesto di ripensamento e riqualificazione della filiera dei servizi sanitari e socioassistenziali in Italia e segue un filone di ricerca di cui <strong>Euricse </strong>si è occupato fin dalla comparsa della pandemia, portando avanti diverse riflessioni sul tema.</p>
<p>Dall’emergenza sanitaria è emerso con forza che le dimensioni di cura e salute, di sanità e benessere sociale devono necessariamente condurre nel nostro Paese ad una riorganizzazione e ad una valorizzazione della <strong>medicina territoriale</strong> che tenga insieme aspetti sociali e sanitari, facendo perno sulla persona e sui diritti dei cittadini. Le risorse stanziate dal <strong>Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza</strong> rappresentano, in tal senso, un’occasione unica per cercare di riprogrammare e riprogettare l’intera filiera. Non senza però inquadrare correttamente il <strong>ruolo</strong> di tutti gli attori coinvolti e operanti sul lato dell’offerta, tra cui gli <strong>Enti di Terzo Settore</strong> incluse le cooperative sociali, che operano nel settore sanitario e socio-assistenziale. Questi attori rappresentano un bacino produttivo ed occupazionale estremamente importante.</p>
<p>Guardando ai dati, la maggior parte delle <strong>organizzazioni</strong> del Terzo Settore nella sanità e assistenza si trova nelle province di Bolzano e di Trento, nella Val d’Aosta, Molise e Basilicata rispettivamente con 13,3, 12,9, 12,7 11,9 e 11,2 organizzazioni ogni 10mila abitanti rispetto a una media nazionale di 8,0. Considerando invece il <strong>numero di dipendenti operanti in queste organizzazioni</strong>, la provincia di Trento con 121,9 lavoratori ogni 10mila abitanti si posiziona al primo posto precedendo la Lombardia (118,6), l’Emilia-Romagna (115,0), il Piemonte (109,8) e il Lazio (106,1), con una densità di quasi 40 dipendenti in più della media nazionale (anno 2019, elaborazioni proprie su dati ISTAT Censimento Permanente delle Istituzioni non Profit).</p>
<p>All’interno dell’intero macrosettore (sanità e assistenza), le attività socioassistenziali risultano quelle più sviluppate in un rapporto di 2 Euro ogni 3 generati dal non profit e con un conseguente minor peso della sanità, salvo alcune eccezioni come per esempio la Lombardia, il Lazio e la Puglia.</p>
<p>Questa differente rilevanza delle due attività è ben evidenziata a livello occupazionale, con il non profit che impiega in Italia più di 7 lavoratori dei 10 espressi dall’intero settore dell’assistenza sociale (e con un ruolo quindi fondamentale nell’offerta di tali servizi), a fronte di quasi 1 lavoratore ogni 10 nella sanità (5,2 sono garantiti dal pubblico).</p>
<p>Ragionando sul <strong>modello di business</strong>, i dati evidenziano come il modello cooperativo internalizzi maggiormente le attività destinando al fattore lavoro (dipendente) – indipendentemente dalle attività svolte – una quota nettamente maggiore del valore aggiunto prodotto (sottoforma di redditi da lavoro), valorizzando quindi maggiormente la componente del capitale umano. Diversamente, le imprese for profit sembrano configurarsi più come hub a sostegno di specialisti che operano in libera professione.  </p>
<p>Tra gli obiettivi principali della ricerca realizzata da Euricse vi è infatti quello di concentrarsi sui <strong>mix produttivi dei sistemi sanitari e di welfare regionali</strong>, guardando in particolare alla presenza del privato rispetto al pubblico, soprattutto in un’ottica comparata tra for profit e Terzo Settore. Dalla lettura degli indicatori territoriali emerge la preferenza per una <strong>combinazione di offerta di servizi più bilanciata</strong> tra il pubblico e il privato non profit, che potrà essere sicuramente potenziata nei prossimi anni grazie al ricorso agli strumenti della <strong>coprogrammazione</strong> e <strong>coprogettazione</strong> – come previsto dall’art. 55 del Codice del Terzo Settore – nella regolazione dei rapporti tra pubblica amministrazione e Terzo Settore nell’erogazione di servizi di interesse generale.</p>
<p>Dalle evidenze emerse nel Rapporto, sarebbe questo un orientamento auspicabile per favorire la corretta integrazione tra le attività sanitarie e quelle socio-assistenziali in modo da creare un raccordo tra i due ambiti di intervento, potenziando di conseguenza la <strong>medicina territoriale</strong> e promuovendo così una vera e propria politica della salute.</p>
<p>Il Rapporto è suddiviso in <strong>tre capitoli</strong>. Il <strong>primo </strong>ricostruisce il quadro economico delle risorse destinate dall’Italia alla <strong>protezione sociale,</strong> mettendo a confronto sia i sistemi regionali sia quelli di altri Paesi europei rispetto ai comparti della sanità e dell’assistenza.</p>
<p>Il <strong>secondo capitolo</strong> del Rapporto si occupa di individuare le caratteristiche e la rilevanza<strong> delle organizzazioni non profit</strong> in ambito sanitario e assistenziale, rispetto all’intero Terzo Settore e all’economia privata.</p>
<p>Infine, il <strong>terzo capitolo </strong>del Rapporto approfondisce i <strong>sistemi sanitari e di welfare locali</strong> nella tripartizione pubblico-privato for-profit-privato non profit cercando di catturarne i differenti esiti per i territori dal punto di vista della quantità e qualità dei servizi offerti.<br /><br />Fonte: Euricse</p>]]></encoded></item><item><guid isPermaLink="false">abda8826-6129-4c39-91a2-1fda57e2ccda</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/euricse-pubblica-il-primo-rapporto-sulle-comunita-intraprendenti-in-italia</link><title>Euricse pubblica il primo rapporto sulle Comunità Intraprendenti in Italia</title><description>La complessità delle sfide economiche, sociali ed ambientali, l’emergenza pandemica prima e la crisi energetica ora, stanno facendo emergere la necessità di un cambio di paradigma verso nuovi modelli di sviluppo.  In questo contesto nuove forme di cittadinanza attiva e di imprenditorialità dal basso cercano di dare risposta ai bisogni sempre più pressanti delle comunità, dando vita ad iniziative come le imprese di comunità, le comunità energetiche, le food coop, gli empori solidali, le portinerie di quartiere e tanti altri modelli organizzativi.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/rk3jg3wy/euricsecomunita.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/euricse-pubblica-il-primo-rapporto-sulle-comunita-intraprendenti-in-italia" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>2180</width><height>2087</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>A fronte di questo fenomeno in rapida e costante evoluzione, Euricse, che vanta una lunga esperienza di studio sulle imprese di comunità, ha voluto fissare in un’istantanea le nuove economie di prossimità su base comunitaria che si stanno diffondendo in Italia. Nasce così la prima mappatura delle Comunità Intraprendenti, presentata oggi in un nuovo rapporto di ricerca.</p>
<p>Questo primo Rapporto si concentra su nove tipi di comunità intraprendenti già individuati, ma la ricerca proseguirà con la costruzione di un database nel quale inserire nuove categorie e con l’approfondimento attraverso analisi mirate delle conoscenze fin qui rilevate. Dopo la mappatura generale dedicata a studiare i tratti distintivi e gli elementi innovativi delle Comunità intraprendenti, si analizzeranno i contesti che le generano e i principali fattori che ne spiegano la durata nel tempo.</p>
<h4><a href="https://euricse.eu/it/publications/le-comunita-intraprendenti-in-italia/">Scarica il Rapporto</a></h4>
<p>Attraverso il progetto “Comunità intraprendenti”, lanciato ufficialmente a ottobre 2020, Euricse ha voluto mappare il fenomeno in rapida e costante evoluzione nel nostro Paese. Il progetto ha una base pluriennale, e vede, oltre all’impegno scientifico di Euricse, anche il contributo e la collaborazione di Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRC, Fondazione con il Sud, FondoSviluppo FVG e dell’Alleanza delle Cooperative Italiane.</p>
<p>Il Rapporto appena pubblicato, frutto della prima fase di ricerca, è una mappatura generale che aiuta a comprendere la diffusione, l'evoluzione negli anni, i tratti distintivi e le particolarità, e, in seconda analisi, la riflessione sulle risorse e sulle strategie da mettere in campo per renderle sostenibili anche nel lungo periodo.</p>
<p>Il progetto generale, ancora in corso, si concentra sugli elementi innovativi delle esperienze che vengono studiate in un’ottica comparativa sui fattori di contesto che le generano e sulle logiche di coordinamento che permettono di portare benefici alle comunità locali. L’intento dei ricercatori è infatti quello di offrire un’interpretazione scientifica delle esperienze che vada oltre la sola narrazione di “storie di successo”, troppo spesso alla ribalta delle cronache nazionali, che rischiano di sottovalutare le difficoltà che stanno dietro al buon funzionamento ed alla replicabilità di questi modelli.</p>
<p>Il primo punto che emerge dalla ricerca di Euricse è che per essere una “Comunità Intraprendente” devono coesistere tre elementi fondamentali: 1) l’auto-organizzazione attraverso iniziative imprenditoriali autonome, 2) il beneficio comunitario per affrontare problemi economici, sociali ed ambientali, 3) la partecipazione comunitaria prevedendo il coinvolgimento attivo dei cittadini.</p>
<p>Il secondo elemento si concretizza nello scopo che perseguono le “Comunità Intraprendenti”: ovvero quello di fungere da “agenti di cambiamento”, cioè capaci di innescare, partendo dal basso, un processo di trasformazione culturale, sociale ed economica dei modelli associativi e imprenditoriali esistenti, spingendo verso nuovi percorsi di sviluppo locale, funzionali a migliorare la qualità di vita delle persone.</p>
<p>Non essendo disponibili in Italia banche dati ufficiali, lo studio di Euricse si è concentrato su quelle realtà esistenti e già sufficientemente strutturate sia per la loro forma organizzativa sia per la loro indipendenza operativa. La ricerca, ancora in corso, è stata condotta attraverso un’indagine esplorativa ad ampio raggio, sfruttando la pervasività dei social network, la raccolta di materiale esistente e l’azione sul campo. Si sta proseguendo con la somministrazione di questionari online e successivamente vi sarà la realizzazione di studi di caso.</p>
<p>In questa prima fotografia generale (aggiornata ad aprile 2022) si individuano 687 esperienze di “Comunità Intraprendenti” in Italia, suddivise in nove tipologie. Gli esempi virtuosi di innovazione sociale e di nuove economie di prossimità, capaci di coordinare l’impegno individuale degli attori locali trasformandolo in bene collettivo sono i Community Hub, le Imprese di Comunità, i Patti di collaborazione, le Portinerie di quartiere, gli Empori solidali, le Comunità che Supportano l’Agricoltura (CSA), le Food Coop, le Comunità Energetiche Rinnovabili, e i FabLab. Ad oggi, quelle maggiormente diffuse sono le Imprese di Comunità (31% del totale) e gli Empori Solidali (28%), seguite dai FabLab (20%). Queste tre categorie, da sole, rappresentano il 79% delle Comunità Intraprendenti individuate.</p>
<p>LE COMUNITA’ INTRAPRENDENTI IN TRENTINO</p>
<p>Con riferimento alle due province di Trento e Bolzano, al momento della mappatura di Euricse risultavano circa una ventina di esperienze, distribuite tra varie categorie. Accanto alle imprese di comunità, il cui numero potrebbe variare con l’introduzione della legge regionale sulle cooperative di comunità, altre comunità intraprendenti attive in Trentino sono, ad esempio, la CER di Riccomassimo, nel comune di Storo, o la cooperativa So.Le., nel comune di Ledro, entrambe impegnati sul tema energetico, e “La Portineria de la Paix” a Trento, che garantisce alcuni servizi di vicinato per rispondere ai piccoli problemi quotidiani che i cittadini affrontano ogni giorno. Tra le CSA, orientate a promuovere un consumo e una produzione di cibo più consapevole e sostenibile, ricordiamo “Naturalmente in Trentino” di Trento e Ortazzo CSA di Caldonazzo. Di FabLab (Laboratori di fabbricazioni digitale) ce ne sono tre: a Trento il FabLab UniTrento e il Muse Fablab, a Rovereto il Witlab. In linea generale, come nel resto d'Italia, anche sul nostro territorio il fenomeno è in continua evoluzione, come dimostra, da ultimo, l'esempio della food coop “Edera”.</p>
<p>Il Rapporto di ricerca edito da Euricse è disponibile sul sito <a href="http://www.euricse.eu/">www.euricse.eu</a> (alla voce “Pubblicazioni”). Parte integrante della ricerca sono anche “I Podcast Intraprendenti“, che narrano cinque esperienze di nuove economie di prossimità ed attivismo civico e che si possono ascoltare sulle piattaforme <a href="https://www.spreaker.com/show/podcast-intraprendenti">Spreaker</a>, <a href="https://open.spotify.com/show/2hBDNJiOqUU7wAvzlTpFsd">Spotify</a> o <a href="https://podcasts.google.com/feed/aHR0cHM6Ly93d3cuc3ByZWFrZXIuY29tL3Nob3cvNDg5MjMyMS9lcGlzb2Rlcy9mZWVk">Google Podcast</a>. Le interviste alla base degli audio, accompagnate da una serie di approfondimenti, arricchiscono le riflessioni sui vari modelli di comunità intraprendenti che si stanno diffondendo oggi in Italia.</p>
<p>Le realtà organizzative, che pur non rientrando nelle nove tipologie indicate sopra, si riconoscono come Comunità Intraprendenti e fossero interessate a far parte dello studio e ad essere aggiunte al database, possono scrivere al seguente indirizzo mail <a href="mailto://comunitaintraprendenti@euricse.eu">comunitaintraprendenti@euricse.eu</a> visitare la <a href="https://www.facebook.com/comunitaintraprendenti/">pagina Facebook</a> “Comunità intraprendenti” e il sito internet di Euricse, dove sarà possibile anche compilare un semplice questionario di candidatura.</p>]]></encoded></item><item><guid isPermaLink="false">83807a7b-e9b5-4ba7-823a-ed88c9a79c4d</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/rapporto-bankitalia-spinelli-dati-fondamentali-per-orientare-le-scelte</link><title>Rapporto Bankitalia, Spinelli: “Dati fondamentali per orientare le scelte”</title><description>Il Pil 2021 in Trentino è aumentato del 6,9% in termini reali rispetto all'anno precedente, sintomo dell'importante recupero delle attività economiche, anche se i risultati economici appaiono mediamente inferiori rispetto al periodo pre-pandemico.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/4sohja0z/bankit.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/rapporto-bankitalia-spinelli-dati-fondamentali-per-orientare-le-scelte" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1600</width><height>1200</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[Il dato è contenuto nel rapporto "L'economia delle Province autonome di Trento e di Bolzano", pubblicato dalla Banca d'Italia e presentato nel pomeriggio al PalaRotari di Mezzocorona, dove sono intervenuti – tra gli altri – l'assessore provinciale allo sviluppo economico Achille Spinelli, oltre al presidente dell'Agenzia del lavoro, Riccardo Salomone. Nel ringraziare Bankitalia ed i particolare il capo della filiale di Trento, Maurizio Silvi per il lavoro svolto, l'assessore Spinelli – intervenuto in rappresentanza della Giunta – ha sottolineato “l’importanza della collaborazione che si è venuta a creare tra l’Istituto di statistica Ispat (che raccoglie i dati dei soggetti provinciali che operano sulle statistiche ufficiali), la Banca d’Italia e la Camera di commercio, che consente di costruire banche dati essenziali a supporto delle decisioni politiche locali”.<br />L'importante aumento dei costi energetici, le difficoltà di approvvigionamento di alcune materie e l’elevato clima di incertezza connesso al conflitto in Ucraina hanno comportato una rilevante revisione al ribasso delle prospettive di crescita per l’anno in corso. Secondo quanto è stato riferito, le stime più recenti indicano che l’espansione del Pil risulterebbe leggermente superiore al 3%, un valore comunque più elevato rispetto alla media nazionale.<br />“In un contesto economico-sociale in repentino cambiamento – ha osservato Spinelli -, è fondamentale disporre di dati costantemente aggiornati in merito alla situazione economica, finanziaria e sociale del Trentino, attraverso la cui analisi è possibile definire interventi adeguati in favore delle imprese e dei cittadini. La collaborazione tra attori istituzionali consente infatti di disporre di dati articolati e tempestivi, e quindi di riorientare rapidamente le scelte in relazione all’evolversi dei bisogni”. Secondo l'esponente dell'esecutivo “le analisi assumono una rilevanza specifica nell’attuale contesto caratterizzato da elevata incertezza e da elementi di criticità legati all’andamento ai prezzi dei materiali e dell’energia e alle tensioni geo-politiche. Non meno rilevante sarà la collaborazione per l’analisi degli impatti delle misure attivate attraverso le risorse del Pnrr e del Piano nazionale per gli investimdnti, fondamentali per le strategie di sviluppo sostenibile del territorio”.<br /><br />Fonte: Ufficio Stampa Provincia Autonoma di Trento]]></encoded></item></channel></rss>