<rss version="2.0"><channel xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><title>News</title><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/rss/news?categoria=costi</link><description>Notizie, storie e interviste per raccontare il movimento cooperativo e per approfondire i temi che coinvolgono il nostro mondo.</description><lastBuildDate>Fri, 24 Apr 2026 03:53:29 +0200</lastBuildDate><atom:link href="https://www.cooperazionetrentina.it/it/rss/news" rel="self"><type>application/rss+xml</type></atom:link><item><guid isPermaLink="false">54cdd147-8052-44fc-8bba-a05ffe4ccda1</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/contratto-integrativo-delle-famiglie-coop-appello-ai-sindacati-costi-insostenibili-costruiamo-insieme-una-proposta-innovativa-per-i-lavoratori</link><title>Contratto integrativo delle Famiglie Coop, appello ai sindacati: “costi insostenibili, costruiamo insieme una proposta innovativa per i lavoratori”.</title><description><![CDATA[<p>Lettera alle organizzazioni sindacali della Federazione. La vicepresidente Dal Sasso: «Il costo aggiuntivo del 9% rispetto al contratto nazionale è improponibile per molte Famiglie Cooperative. Occorre ripartire e costruire qualcosa di innovativo per i nostri collaboratori e collaboratrici e dare loro la possibilità di avere una remunerazione pari al loro lavoro e alla loro buona volontà».</p>
<p>Italo Monfredini (referente relazioni sindacali della Federazione): «Chiediamo una rivisitazione complessiva del contratto integrativo al fine di riconoscere un premio di risultato provinciale variabile, che dipenda cioè dai risultati raggiunti dalla Famiglia Cooperativa cui anche i lavoratori e le lavoratrici contribuiscono con il proprio impegno e operato.</p>
<p>La lettera di oggi definisce i tempi per arrivare a un accordo. Se ciò non fosse praticabile, a partire da luglio non saremmo più in grado di confermare l’integrativo attuale».</p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/do0demsg/panoramicaconvegnocontratto.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/contratto-integrativo-delle-famiglie-coop-appello-ai-sindacati-costi-insostenibili-costruiamo-insieme-una-proposta-innovativa-per-i-lavoratori" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>4032</width><height>3024</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Per continuare a mantenere attivo il servizio nei 360 punti vendita capillarmente diffusi in tutto il territorio trentino, il sistema delle Famiglie Cooperative ha la necessità di trovare una formula di contratto integrativo provinciale sostenibile nel tempo e in particolare in questo tempo, caratterizzato dall’exploit dei costi energetici e dell’inflazione che ha conseguenze rilevanti sul bilancio di molte imprese.</p>
<p>Per questo la Delegazione sindacale della Federazione – su decisione unanime del convegno delle Famiglie Cooperative che si è svolto ieri alla Cantina sociale di Trento -  ha invitato le organizzazioni sindacali di categoria a tenere conto di questi elementi nella contrattazione per il rinnovo del contratto integrativo – in corso da tempo - auspicando una condivisione sui principi e sulle modalità che tengano conto delle giuste esigenze dei lavoratori e lavoratrici insieme alla sostenibilità delle aziende.</p>
<p>Le Famiglie cooperative sono presenti uniformemente sul territorio con i propri punti vendita di medie e piccole dimensioni, sia nelle zone commercialmente più appetibili, sia soprattutto nelle zone più isolate. Questo è un impegno confermato che viene dalla propria storia di valore e che proseguirà nel tempo, ma solo a patto di garantire la sostenibilità economica.</p>
<p>Se non fosse possibile chiudere positivamente l’accordo sindacale, e solo in questo caso, dal prossimo luglio le Famiglie cooperative saranno costrette a disapplicare il contratto integrativo.</p>
<p>Ciò significa che fino al 30 giugno lavoratori e lavoratrici continueranno a percepire il medesimo plus economico previsto dall’integrativo (oltre alla sanità integrativa e alle formule conciliative) nella speranza che sia un lasso di tempo sufficiente per ridiscutere il contenuto complessivo del contratto e trovare una mediazione, senza arrivare a scadenza e quindi alla sua disapplicazione.</p>
<p>Per incentivare le parti sindacali a mettersi al tavolo, la Delegazione della Cooperazione Trentina ha anche deciso di eliminare le due deroghe al contratto nazionale inserite attraverso la contrattazione provinciale, concedendo cioè 60 ore di permesso (e non più le 32 concordate nell’integrativo) e riavviando il conteggio degli scatti di anzianità (sospesi nell’integrativo).</p>
<p>«I costi aggiuntivi del 9% rispetto al contratto nazionale per noi sono insostenibili – dichiara la vicepresidente della Federazione (e presidente di Famiglia cooperativa) <strong>Paola Dal Sasso</strong> - anche perché la nostra concorrenza applica un contratto molto più vantaggioso. Desideriamo con determinazione continuare a tenere aperti i piccoli negozi dove nessun privato avrebbe convenienza a gestire. Ma responsabilmente dobbiamo porci il tema dei costi sotto ogni forma, non escluso quello del personale, specie se sono più elevati della concorrenza.</p>
<p>Sono però altrettanto convinta che da questo si possa ripartire e costruire qualcosa di innovativo per i nostri collaboratori e dare loro la possibilità di avere una remunerazione pari al loro lavoro e  alla loro buona volontà. Con i sindacati troveremo una giusta quadra per portare a casa la soddisfazione di tutti».</p>
<p>«Siamo costretti a chiedere una rivisitazione complessiva del contratto integrativo che vada nella direzione di riconoscere un premio di risultato provinciale variabile, che dipenda cioè dai risultati raggiunti dalla Famiglia Cooperativa cui anche i lavoratori e le lavoratrici contribuiscono con il proprio impegno e operato», commenta <strong>Italo Monfredini</strong>, vicepresidente vicario della Federazione e referente per le relazioni sindacali.</p>
<p>«Ricordiamo – prosegue Monfredini - che l’aumento di stipendio collegato all’andamento dell’inflazione sarà coperto e garantito dalla contrattazione nazionale in corso, che tra l’altro prevede già in aprile un’anticipazione in busta paga di un importo di 30 euro. I ragionamenti sull’integrativo provinciale, dunque, dovranno per forza partire da una necessaria sostenibilità generale delle Famiglie Cooperative, che sosterranno già un significativo incremento dei costi fissi aziendali derivante dalle nuove tabelle salariali individuate a livello nazionale».</p>
<p>«La nostra speranza – aggiunge Dal Sasso – è che come successe nel 2015, con la disdetta del contratto integrativo delle Casse Rurali, anche in questa occasione questa decisione che sappiamo essere forte e incisiva, porti all’introduzione di elementi innovativi di forte impatto, come fu allora a puro titolo di esempio nel mondo del credito la nascita del Focc, il Fondo occupazione credito cooperativo, che ha consentito di lavorare sulla riorganizzazione complessiva delle aziende e sulla ristrutturazione dei costi, a beneficio sia del personale sia degli istituti di credito».</p>]]></encoded></item><item><guid isPermaLink="false">b4135d88-2fa8-4087-8f0c-82e62892623d</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/il-settore-delle-mele-tra-costi-e-nuove-proposte-di-regolamento</link><title>Il settore delle mele tra costi e nuove proposte di regolamento</title><description><![CDATA[<p>Interpoma 2022<em>,</em> appuntamento internazionale fisso nelle agende degli operatori del settore, è stata l’occasione per un aggiornamento sulla previsione di produzione di mele ma anche per affrontare alcuni dossier particolarmente sensibili e per cercare formule di collaborazione adeguate alla gravità della situazione economica, che attanaglia i produttori del settore melicolo così come la società in generale.</p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/czddx0wb/assomela.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/il-settore-delle-mele-tra-costi-e-nuove-proposte-di-regolamento" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1600</width><height>1200</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Se le prime indicazioni sulle dinamiche di mercato e sulla sua possibile evoluzione suggeriscono un primo semestre del 2023 di più facile gestione, in particolare per una disponibilità di prodotto in Italia non particolarmente alta ma di ottima qualità, il peso dei costi di produzione inizia drammaticamente a farsi sentire.</p>
<p>Nonostante gli sforzi fatti per arrivare ad una parificazione delle strutture di conservazione e lavorazione dei prodotti ortofrutticoli alle cosiddette “imprese energivore”, le decisioni del Governo paiono non essere state favorevoli. Viene a reiterarsi quindi una ingiustificabile discriminazione, che legata ad una banale codifica ATECO esclude le imprese del settore agricolo che conservano, selezionano e commercializzano frutta dalla definizione – e quindi dai vantaggi – di molte altre imprese che possono beneficiare del livello massimo di detrazione di imposta.</p>
<p>Una banale definizione penalizza strutture che di fatto con il loro lavoro rendono un servizio fondamentale per i cittadini.</p>
<p>Il peso dei costi di produzione per la conservazione e lavorazione delle mele è stimato all’attualità in circa 0,12 €/kg, ai quali vanno aggiunti circa 0,04 €/kg di costi assorbiti al livello delle aziende di produzione primaria. Questi maggiori costi possono arrivare ad erodere un terzo circa della liquidazione finale ai frutticoltori, che mediamente può aggirarsi attorno a 0,40 – 0,45€/kg. Una mole di costi che rischia di minare l’equilibrio economico di migliaia di aziende frutticole.</p>
<p>In questo quadro macroeconomico si collocano due proposte di regolamento promosse dall’Unione Europea, riguardanti le regole di impiego dei fitosanitari e della riduzione delle plastiche, su cui sono insorte praticamente tutte le rappresentanze agricole d’Europa, che potrebbero ulteriormente indebolire la competitività del sistema, aggiungendo nuovi costi ed incertezze, rendendo di fatto insostenibile il lavoro nella componente produttiva della filiera.</p>
<p>Si aprono ora due possibili scenari, su cui Assomela ed i Consorzi associati intendono lavorare.</p>
<p>Innanzitutto, l’invito a restare compatti nella richiesta all’Unione Europea di ritirare la proposta di regolamento sull’impiego di fitosanitari e di rivedere sostanzialmente la proposta di uso del packaging e della riduzione degli imballi di plastica.</p>
<p>In parallelo si prospetta la utilità di un confronto con tutti gli attori della filiera, dalla produzione alla distribuzione, per ricercare soluzioni in grado di migliorare le performances di lavoro, ad es. con razionalizzazione della logistica e del packaging, delle modalità di utilizzo dei mezzi di produzione, oppure in collaborazioni orientate alla migliore valorizzazione del prodotto allo scaffale.</p>
<p>È evidente che passi di efficientamento del sistema sono non solo possibili, ma urgenti, con effetti che potrebbero tradursi in risparmi o generare nuovo valore, ma in ogni caso contribuire ad aumentare la marginalità a beneficio di tutti gli attori di filiera ma, ancora più importante, a beneficio dei consumatori e della “sostenibilità” del sistema.</p>
<p><em>Assomela </em><em>s.c. è il Consorzio delle Organizzazioni di Produttori di mele italiani che rappresenta l’80% della produzione melicola nazionale, a cui si associano le OP VOG (Marlene), VIP, il Consorzio From e VOG Products della Provincia di Bolzano, Melinda, La Trentina e Mezzacorona della Provincia di Trento, Melapiù della Regione Emilia-Romagna, Rivoira, Lagnasco e Gullino della Regione Piemonte, Melavì della Regione Lombardia e Frutta Friuli SCA della Regi</em><em>one Friuli.</em></p>
<p>Fonte: Assomela</p>]]></encoded></item><item><guid isPermaLink="false">d95bee90-b8ef-4a45-870a-3c68aa39d972</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/costi-energetici-insostenibili-alla-famiglia-cooperativa-vallagarina</link><title>Costi energetici insostenibili alla Famiglia Cooperativa Vallagarina</title><description><![CDATA[<p>C’è preoccupazione nelle parole del presidente Stefano Libera a capo del consiglio di amministrazione della cooperativa di consumo con oltre 120 anni di storia.</p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/wq2ojdgj/stefano-libera-presidente-fc-vallagarina.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/costi-energetici-insostenibili-alla-famiglia-cooperativa-vallagarina" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>768</width><height>1024</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>E’ un tema di strettissima attualità per famiglie a aziende.</p>
<p>L’aumento dei costi per la fornitura dell’energia elettrica non risparmia la Famiglia Cooperativa Vallagarina. E il presidente <strong>Stefano Libera</strong> si dimostra molto preoccupato per gli effetti che potrebbero provocare questi rincari.</p>
<p>“Costi diventati insostenibili – spiega Libera, presidente della cooperativa di consumo fondata nel 1902 - In un anno, a parità di consumi per la fornitura di una sola mensilità del solo supermercato di Avio, si è passati da una bolletta di 7 mila 200 euro del 2021 a una bolletta di 32 mila euro nel 2022. In buona sostanza ci troviamo di fronte a un costo quadruplicato. Aumenti che mettono a rischio i conti di bilancio di fine anno e la continuità aziendale”. </p>
<p>Grazie all'impegno dello staff di collaboratrici e collaboratori, della direzione affidata a <strong>Stefano Longhi</strong> e del consiglio di amministrazione, nel corso del 2022 il fatturato ha segnato un aumento.</p>
<p>“Non dobbiamo dimenticare però che l’estate sta finendo e ci stiamo avvicinando ai mesi autunnali e invernali – aggiunge Libera - con inevitabile utilizzo del gas da riscaldamento destinato a gravare in maniera ulteriore sui costi che la cooperativa di consumo dovrà sostenere. Andando di questo passo, si mette a rischio l'apertura dei negozi di vicinato che, attualmente, garantiscono a otto comunità il solo riferimento commerciale dove fare la spesa ogni giorno e di aggregazione sociale. Per fortuna facciamo parte di un grande sistema cooperativo con una storia ultracentenaria, e che ha i suoi riferimenti nel consorzio Sait e nella Federazione Trentina della Cooperazione. Sono certo che entrambi gli enti sapranno mettere in campo delle iniziative per aiutarci a superare questo momento non facile”.</p>
<p>Infine, Libera, si augura “vengano promosse iniziative nel campo delle energie rinnovabili con la costituzione delle comunità energetiche, anche con la regia del movimento cooperativo per favorire l'installazione di pannelli fotovoltaici e fare rete nelle comunità locali”.</p>]]></encoded></item><item><guid isPermaLink="false">9b793617-e27b-4e9c-bee8-2670da9cd916</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/vino-da-aumenti-energia-e-materie-prime-extracosti-da-1-1-miliardidi-euro-per-la-filiera</link><title>Vino, da aumenti energia e materie prime extracosti da 1,1 miliardidi euro per la filiera</title><description><![CDATA[<p>La guerra cancella 212 milioni di export verso i paesi in conflitto. A rischio depressione anche i principali mercati d’importazione: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Spagna.</p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/d5sedqjj/luca-rigotti-eletto-presidente-del-gruppo-di-lavoro-vino-del-copa-cogeca.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/vino-da-aumenti-energia-e-materie-prime-extracosti-da-1-1-miliardidi-euro-per-la-filiera" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1080</width><height>832</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Extracosti da oltre 1,1 miliardi di euro a causa dell’incremento dei costi dell’energia e delle materie prime: è questo il conto salato che sta per abbattersi sulla filiera vitivinicola italiana. Una vera tempesta dei prezzi che intaccherà la redditività delle imprese e rischia di comprometterne anche la capacità competitiva sui mercati internazionali.</p>
<p>È quanto emerge dallo studio Censis- Alleanza Cooperative Agroalimentari <em>Vino,</em> <em>La febbre dei costi</em> presentato oggi in conferenza stampa a Roma.</p>
<p>Il fatturato 2021 della filiera è pari a 13,6 miliardi di euro. Applicando a questo dato la quota del 78,4% dei consumi intermedi necessari alla produzione, si determina il valore dei consumi intermedi della filiera in 10,7 miliardi per il 2021. Utilizzando la variazione dei costi di produzione del prodotto vino fra febbraio 2021 e febbraio 2022, pari al 10,5%, il valore attuale dei consumi intermedi raggiungerebbe il livello di 11,8 miliardi di euro.</p>
<p>La differenza, in termini assoluti, è pari a 1.124 milioni di euro, che esprime – commenta <strong>Luca Rigotti </strong>(nella foto) Coordinatore Vino di Alleanza Cooperative Agroalimentari - “un carico aggiuntivo sulla redditività delle imprese che inevitabilmente andrà a erodere i loro margini, compromettendone anche la loro capacità competitiva sui mercati internazionali”.</p>
<p>Contribuiscono in modo sostanziale all’incremento dei costi di produzione le componenti dei prodotti energetici, che hanno fatto segnare tra febbraio 2021 e febbraio 2022 un +31,4% medio annuo, con un incremento dei carburanti pari al 38,3%, quello dell’energia elettrica del 16,7% e quello dei lubrificanti addirittura del 70%. Fra i fattori produttivi utilizzati nella coltivazione, fertilizzanti e concimi hanno visto crescere il livello del 32,3%.</p>
<p>Anche i materiali impiegati per il confezionamento e l’imballaggio hanno subito aumenti che inevitabilmente si rifletteranno sul prezzo finale del vino. Fra gennaio 2021 e gennaio 2022 – e quindi al netto degli effetti dovuti allo scoppio della guerra in Ucraina - il prezzo alla produzione del vetro è cresciuto dell’8,5% e quello del sughero del 9,4%. Sono invece compresi fra il 23 e il 30% gli aumenti relativi alla carta e agli imballaggi.</p>
<p>“L’incremento dei costi dell’energia e dei materiali di produzione testimonia la pesante situazione a cui da mesi sono sottoposte le imprese vitivinicole - ha proseguito Rigotti – a cui si aggiunge un serio problema legato alla reperibilità e all’approvvigionamento dei materiali. È necessario trovare – ha concluso il Coordinatore settore vitivinicolo dell’Alleanza delle Cooperative – nuovi strumenti, sulla linea di quelli già emanati dal Governo, per cercare di mitigare gli effetti della crisi e non perdere ulteriori margini di competitività. Inoltre, è necessario ed urgente che l’UE intervenga per mettere un tetto condiviso al prezzo dell’energia e del gas, valutando la possibilità di svolgere il ruolo di acquirente unico sul mercato”.</p>
<p>Dal lato della logistica, la filiera del vino si sta già da mesi confrontando con uno scenario fortemente critico: nel trasporto aereo di merci gli aumenti hanno superato, in dodici mesi il 20%, mentre nel trasporto marittimo la crescita dei prezzi dei servizi ha raggiunto, sempre fra inizio 2021 e inizio 2022, il 36,2%.</p>
<p><strong>Export e previsioni Fmi</strong></p>
<p>Il Fondo Monetario Internazionale ha calcolato, poco prima che scoppiasse la guerra in Ucraina, che lo shock energetico e delle materie prime avrebbe compromesso l’1,3% del PIl 2022 degli Stati Uniti e della Francia, l’1,5% dell’Area Euro, fino a raggiungere il 3% per il Regno Unito e quasi il 5% per la Spagna (tab. 3). La mancata crescita di questi paesi che rappresentano i principali partner economici della filiera italiana del vino rischia di intaccare gli ottimi risultati dell’export del prodotto nel 2021, soprattutto se si pensa che nell’ultimo anno gli Stati Uniti hanno aumentato le importazioni di vino italiano di oltre diciotto punti percentuali, la Francia del 17,8%, la Spagna del 17,2% e che nei paesi dell’euro l’export di vino italiano è cresciuto del 9,9%.</p>
<p>Nell’ambito più circoscritto del vino, per quanto riguarda il vino venduto in Russia - che nel 2021 aveva richiesto vino italiano per circa 150 milioni di euro, con un aumento della domanda superiore al 18% - ci sarà sicuramente una rimodulazione delle vendite dovuta alla difficoltà di pagamenti e transazioni riscontrate dalla imprese.</p>
<p>Il valore del vino importato dall’Ucraina è pari a 55 milioni di euro, un mercato che aveva orientato la scelta di vino verso i nostri produttori, con un incremento degli acquisti pari a +30%.</p>
<p><strong>La febbre dei costi </strong></p>
<p>Fra gennaio e marzo di quest’anno il prezzo del petrolio è passato da poco più di 78 dollari a 118, con un incremento del 50,9% in poco più di 60 giorni. Se si torna a inizio 2021 la variazione è addirittura del 130,6%. Il gas acquistato in Europa costava 19 euro per Mwh a gennaio dello scorso anno, per passare dodici mesi dopo a 78,50 e raggiungere la quota di 132 euro l’11 marzo scorso. Il prezzo del carbone è quasi quintuplicato in un poco più di un anno: da 133 dollari per tonnellata a 681 dollari dei giorni scorsi. Solo fra gennaio e marzo il prezzo è quasi triplicato.</p>
<p>Il quadro che si è venuto a delineare implica conseguenze pesanti per le attesa di crescita nel 2022. Nell’ultimo Outlook, l’Ocse ha stimato che l’effetto combinato dell’aumento dei prezzi di energia e materie prime fra il 24 febbraio (giorno d’inizio dell’aggressione russa) e il 9 marzo (giorno di pubblicazione dell’Outlook), e dell’instabilità dell’area porterà a una caduta della domanda globale dell’1,08%, dell’1,4% fra i paesi dell’Euro e dello 0,88% negli Stati Uniti, con effetti ora non quantificabili sul lato degli scambi internazionali e delle esportazioni dei singoli paesi.</p>
<p>In aggiunta, la condizione di “stagflazione”, mai più sperimentata in Occidente dagli anni 70, diverrebbe l’ipotesi più probabile per descrivere il corso dei prossimi mesi in molti paesi, dato che l’inflazione e la corsa dei prezzi peserà ulteriormente sulle decisioni di spesa e di investimento. Come abbiamo già detto la mancata crescita di questi paesi che rappresentano i principali partner economici della filiera italiana del vino rischia di intaccare gli ottimi risultati dell’export del prodotto nel 2021.<br /><br />Fonte: Alleanza Cooperative Agroalimentari</p>
<p> </p>]]></encoded></item></channel></rss>