<rss version="2.0"><channel xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><title>News</title><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/rss/news?categoria=accoglienza</link><description>Notizie, storie e interviste per raccontare il movimento cooperativo e per approfondire i temi che coinvolgono il nostro mondo.</description><lastBuildDate>Sun, 19 Apr 2026 11:18:10 +0200</lastBuildDate><atom:link href="https://www.cooperazionetrentina.it/it/rss/news" rel="self"><type>application/rss+xml</type></atom:link><item><guid isPermaLink="false">bf80e010-d184-4b64-90e7-f9ec2ba6b84a</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/senza-casa-non-c-e-integrazione</link><title>Senza casa non c’è integrazione</title><description><![CDATA[<p>Per Movitrento il lavoro non basta se non è accompagnato da welfare e abitare. Dall’adesione alla Fondazione Trentino Abitare a una visione che considera l’accoglienza non solo una scelta di civiltà, ma una necessità per la tenuta economica e sociale delle comunità </p>]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/ox2dqln4/p-40-41-marina-castaldo.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/senza-casa-non-c-e-integrazione" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>4024</width><height>2683</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p><span>Nella cooperativa </span><strong><span>Movitrento</span></strong><span>, che </span><strong><span>Marina Castaldo</span></strong><span> presiede, l’inclusione è una pratica quotidiana. Tra il 75 e l’80% dei lavoratori e delle lavoratrici ha origine straniera, frutto di un percorso di integrazione che parte da lontano. Movitrento è stata anche la prima cooperativa trentina ad aver eletto nel proprio Consiglio di amministrazione, ormai quasi quindici anni fa, una persona di origine straniera, una scelta simbolica e concreta insieme, che racconta una visione precisa di impresa e di comunità. Una prospettiva che guarda al welfare non come a un ambito separato dal lavoro, ma come a una sua condizione essenziale.</span> </p>
<p><strong><span>Marina Castaldo, l’inclusione nel mondo del lavoro è cambiata nel tempo?</span></strong></p>
<p><span>Sì, molto. Il nostro approccio all’inclusione è antico e profondo, ma il contesto è completamente diverso rispetto a qualche anno fa. Prima arrivavano persone che avevano già fatto un percorso: avevano imparato l’italiano, seguito corsi di formazione, erano preparate all’ingresso nel mondo del lavoro ordinario, perché attraverso tirocini e stage avevano dimestichezza con le sue regole basilari. Oggi questo non succede. Come azienda ci troviamo a dover formar su tutto: la lingua, la puntualità, l’essere ordinati, l’uso dei dispositivi di protezione individuale, il rispetto delle regole. Aspetti fondamentali, non solo per il lavoro in sé, ma per la sicurezza delle persone.</span> </p>
<p><strong>A queste difficoltà se ne aggiungono altre, più profonde.</strong></p>
<p><span>Sì, quelle restano inalterate nel tempo, purtroppo: le persone che arrivano portano con loro situazioni interiori pesanti. Se sono qui è perché nei loro Paesi non avevano tranquillità economica, oppure perché fuggivano da persecuzioni religiose, da guerre, da condizioni di esclusione legate all’appartenenza a minoranze non riconosciute. Sono spesso persone in una perenne agitazione emotiva, con la testa e il cuore divisi: da una parte il lavoro qui, dall’altra le famiglie lasciate a casa, magari in mezzo a conflitti armati o a contesti di violenza. È una tensione continua che li accompagna ogni giorno.</span> </p>
<p><span>E una volta arrivati, l’accoglienza non è sempre quella sperata.</span><span> </span><span>Anzi. Spesso si scontrano con la sensazione di non essere voluti. Eppure, occupano una fascia di lavori che gli italiani hanno progressivamente abbandonato. Senza di loro non solo molte attività non andrebbero avanti, ma ne risentiremmo tutti come cittadini. Non è solo un posto in azienda: è ciò che quella azienda produce. È l’agricoltura, sono i servizi alla persona, le pulizie negli ospedali, le case di riposo, l’assistenza domiciliare, il turismo, le fabbriche, i servizi alle imprese. Senza questi lavoratori e lavoratrici, il nostro sistema semplicemente non reggerebbe. Ma il tema della casa resta il vero spartiacque.</span> </p>
<p><strong>In che senso? </strong></p>
<p><span>La casa è</span><strong><span> </span></strong><span>il nodo centrale. Dopo la prima fase di accoglienza, molte persone finiscono di nuovo per strada perché nessuno affitta loro una stanza. Il terzo settore si dà da fare, ma spesso riesce a garantire solo soluzioni temporanee. Abbiamo avuto persone che hanno dormito nei dormitori, che vanno lasciati alle 8 di mattina, ma il nostro personale spesso inizia il proprio turno di lavoro solo dopo le ore 14, passando così la mattinata all’aperto, su una panchina, con il sole o con la pioggia. Senza un luogo dove cucinare, riposare, vivere. Una routine durissima.</span> </p>
<p><strong><span>Una condizione che spesso viene anche fraintesa.</span></strong></p>
<p><span>Sì. Le persone passano, li vedono seduti e pensano che siano nullafacenti, che “vivano sulle spalle degli altri”. In realtà magari hanno un lavoro faticoso, con orari complicati, e sono lì solo perché non hanno un’alternativa. A Trento le seconde case da affittare vanno agli studenti universitari, nelle valli ai turisti: approcci più redditizi. Per lavoratrici e lavoratori stranieri resta ben poco.</span> </p>
<p><strong>Questo ha un impatto diretto anche sulle imprese.</strong></p>
<p><span>Moltissimo. Ti accorgi che qualcosa non va quando una persona cambia improvvisamente: diventa trasandata, stanca, meno concentrata. Parli con il caporeparto, chiedi, e scopri che dietro c’è uno sfratto, un posto letto perso, un amico che non può più ospitare. Spesso hanno paura di condividere il disagio. E noi, come azienda, ci troviamo con tante antenne alzate e pochissimi strumenti concreti per intervenire e aiutare.</span> </p>
<p><strong>Da qui la scelta di aderire alla Fondazione Trentino Abitare.</strong></p>
<p><span>Sì. Trentino Abitare nasce da un’esperienza avviata da Atas Onlus e Casa Padre Angelo, e oggi è una fondazione di partecipazione aperta, a cui possono aderire soggetti pubblici e privati. Con noi, tra i primi aderenti ci sono stati l’Associazione Artigiani e la cooperativa </span><span>Arcobaleno</span><span>. L’obiettivo è affrontare strutturalmente il tema della casa, mettendo in contatto proprietari e inquilini con la Fondazione come garante.</span> </p>
<p><strong><span>Come funziona concretamente questo modello?</span></strong></p>
<p><span>La Fondazione cerca proprietari disponibili – in Trentino si stimano decine di migliaia di abitazioni sfitte – seleziona gli inquilini attraverso colloqui approfonditi, contatta le aziende in cui lavorano e cerca di costruire un canone equo. Il contratto di affitto lo firma la Fondazione, che fa da garante, mette a disposizione un fondo per le emergenze e accompagna le persone nel tempo. Non è un’agenzia immobiliare: è un lavoro di equilibrio e di fiducia. Stiamo sperimentando anche il comodato gratuito per immobili da ristrutturare, che altrimenti resterebbero vuoti: una strada per rimettere sul mercato case e dare stabilità.</span> </p>
<p><strong>Il tema della casa è centrale anche per il ricongiungimento familiare.</strong></p>
<p><span>Assolutamente sì. Il ricongiungimento è uno degli aspetti più complessi e dolorosi. La burocrazia è elevatissima e l’elemento cruciale, ancora una volta, è la casa. Dai metri quadrati disponibili dipende il numero di familiari che una persona può ricongiungere. Ma se pochi trentini affittano appartamenti agli stranieri, ci ritroviamo sempre daccapo. Nel frattempo, queste persone continuano a mantenere i familiari nei Paesi d’origine, senza poter costruire una vera stabilità né qui né lì.</span> </p>
<p><strong>E che cosa accade ai più giovani, ai minorenni non accompagnati?</strong></p>
<p><span>Per loro esiste un sistema di accoglienza più strutturato, ed è giusto così. Ma il problema è quello che succede dopo. Al compimento dei 18 anni, tutto finisce. Improvvisamente niente accoglienza, niente percorsi accompagnati. È una frattura violenta, che rischia di vanificare tutto il lavoro fatto prima.</span> </p>
<p><strong>Qual è, allora, il messaggio che sente più urgente?</strong></p>
<p><span>Se non vogliamo accogliere per senso civico e per umanità, dobbiamo farlo per necessità. Il nostro sistema economico e sociale ha bisogno di queste persone. Sono lavoratori e lavoratrici, colleghi e colleghe, cittadini e cittadine. Prima di tutto sono persone. E dovrebbero avere diritto a un’accoglienza con la “A” maiuscola, la stessa che riserviamo ai nostri vicini di casa.</span> </p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Dirce Pradella - Ufficio Stampa Cooperazione Trentina</author></item><item><guid isPermaLink="false">513bf865-0b8e-4cd1-80fb-2e737c80fa2f</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/stati-generali-del-welfare-consolida</link><title>Stati Generali del Welfare: i nodi per il benessere e la coesione</title><description>Terza edizione della manifestazione che riunisce il Terzo Settore trentino, organizzata dagli enti che rappresentano centinaia di cooperative sociali, associazioni di volontariato e di promozione sociale, comunità di accoglienza, fondazioni.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/ae5jutyg/home.jpeg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/stati-generali-del-welfare-consolida" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>5120</width><height>3840</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Anche quest’anno la Settimana dell’Accoglienza si chiude con gli Stati Generali del Welfare, promossi da <strong>Consolida, CNCA, CSV Nonprofit Network, Cooperazione Trentina</strong> con la collaborazione dell’<strong>Associazione Giovani Cooperatori</strong>, del <strong>BIC del sociale</strong> e della <strong>Consulta provinciale delle politiche sociali</strong>.</p>
<p><em>Nodi</em> è il titolo di questa terza edizione della manifestazione del Terzo Settore Trentino. “Abbiamo scelto questa parola – ha detto <strong>Francesca Gennai</strong>, presidente di Consolida come portavoce dei promotori – perché ci sembra descrivere bene il tempo che stiamo attraversando. Viviamo in una stagione in cui il dibattito pubblico rischia spesso di irrigidirsi, di ridursi a slogan contrapposti, a semplificazioni, in un dissing continuo. Eppure, sappiamo – e con il nostro lavoro proviamo a dimostrarlo ogni giorno – che i nodi non sono soltanto ostacoli: possono essere legami che tengono, trame che sostengono, intrecci che danno forma e forza. E nell’incontro è questa duplice natura che vogliamo mettere a fuoco: ci sono nodi da stringere – le alleanze, le relazioni, i legami – e nodi da sciogliere – le polarizzazioni, le rigidità, le contraddizioni che ci frenano”.</p>
<p>“Gli Stati generali del Welfare ci ricordano che oggi più che mai abbiamo bisogno di un welfare fatto di legami forti e partecipazione condivisa. Il futuro del Trentino deve poter contare su un welfare integrato – sociale, sanitario, educativo – radicato nei territori e vicino alle persone. Pochi giorni fa è stato firmato il protocollo tra Provincia e Federazione Trentina della Cooperazione, che pone attenzione alle sfide che caratterizzano oggi il welfare trentino, guardando ai temi della non autosufficienza, della fragilità giovanile, della disabilità, della promozione di sani stili di vita, con la volontà di costruire risposte ad hoc ai nuovi bisogni del nostro tempo, valorizzando gli strumenti della co-programmazione e co-progettazione. Solo insieme, istituzioni, terzo settore e cittadini, possiamo costruire una comunità più equa e sostenibile, in un vero patto di comunità tra pubblico, privato e territori", questo l'intervento dell'assessore provinciale alla salute, politiche sociali e cooperazione,<strong> Mario Tonina</strong>.</p>
<p><strong>Accoglienza e sicurezza</strong></p>
<p>Focus della giornata una serie di dibattiti intorno alle parole chiave, a partire da <em>Accoglienza e Sicurezza</em> emblematiche della logica polarizzante che oggi prevale. Da un lato si dà per scontato che l’una escluda l’altra, dall’altro vengono spesso tradotte rispettivamente in bontà ingenua e ordine pubblico. Già i protagonisti del dibattito agli Stati generali dimostrano, con le loro esperienze quotidiane, come questa visione sia parziale e insufficiente. C’è chi si confronta su questi temi nell’ambito delle migrazioni, come <strong>Casimiro Gases</strong> della cooperativa sociale Cosep, che ha detto: “Per essere efficace l'accoglienza deve diventare integrazione. Ognuno faccia quello che può; se non può fare niente, almeno non intralci”.</p>
<p>C’è chi lo fa nei servizi per la tossicodipendenza e per la disabilità come <strong>Antonello Panetta</strong> delle cooperative Eliodoro e di AFT, che ha ribadito come l’inclusione vada intesa nel senso più allargato possibile, puntando l’attenzione sul fatto che una persona con tossicodipendenza percepisce come straniero il suo stesso corpo, che sente di non appartenere al mondo.</p>
<p>Ma l’accoglienza si pratica anche nei servizi di cura per anziani rispetto alle professionalità che arrivano da altri Paesi come ha ricordato <strong>Mariasilvia Cadeddu</strong> del gruppo Spes: “L’accoglienza che organizziamo per chi arriva in Trentino passa sì per il lavoro, che ma anche dall'integrazione in senso ampio: serve sensibilizzare i gruppi di lavoro che accolgono e anche la comunità in modo allargato”.</p>
<p>E l’accoglienza viene agita anche in ambito educativo e di sviluppo di comunità come ha ricordato <strong>Vittoria de Mare</strong> di Carpe Diem, che ha puntato l'attenzione sullo snodo della prossimità, raccontando l’esperienza della sua associazione che opera a Canova di Gardolo dove convivono 52 etnie diverse, cercando di includere attraverso l’informalità, creando cioè luoghi informali e non stigmatizzati dove conoscersi e integrarsi.</p>
<p>E così dal dibattito, moderato dal libraio <strong>Federico Zappini</strong> della <em>Due Punti</em>, è merso come la sicurezza sia un bisogno di base che va riconosciuto e che la prima cosa per sentirsi sicuri dovrebbe essere la possibilità di contare su qualcun altro, di sentirsi accolto. L’accoglienza è un concetto generativo già dalla sua etimologia: accogliere deriva dal latino ad-cum-legere, cioè “raccogliere insieme verso”, e porta con sé l’idea di costruire legami, di riconoscere la dignità di ogni persona, sempre e comunque.</p>
<p><strong>Pubblico e privato</strong></p>
<p>Il secondo dibattito, moderato da<span> </span><strong>Flaviano Zandonai </strong>del consorzio nazionale Cgm, si è concentrato sul binomio <em>Pubblico e Privato</em> con <strong>Massimo Komatz</strong> di Villa S. Ignazio e <strong>Paola Pasqualin</strong>, dirigente dell’Istituto comprensivo Trento 5. Anche qui si annida il rischio di una contrapposizione – tra il pubblico istituzione e privato come libera iniziativa – che oltre ad essere parziale, è anche castrante rispetto ad un’alleanza generativa e potente per il benessere delle comunità. Nel binomio pubblico – privato si gioca anche il tema del rapporto tra individuo e comunità, e si misura, culturalmente prima, concretamente poi, una delle questioni centrali per la comunità oggi: la responsabilità per il bene comune. </p>
<p>Per Komatz la sfida è cercare di tenere insieme l'accompagnamento individuale con il contesto comunitario. “Veniamo da una cultura del territorio che è quella dell'amministrazione condivisa – ha detto – ma ci serve acquisire più prassi che tecnica”. Focalizzando sulla scuola trentina, Pasqualin l’ha definita “di qualità” anche grazie alla collaborazione con il terzo settore, con gli educatori professionali delle cooperative. Attenzione però al rischio che le gare conducano sulla via breve della competizione economica, perché perderebbe qualità l'intero sistema educativo. L’invito della dirigente è stato quello di lavorare "in squadra" per raggiungere l'obiettivo comune.</p>
<p>La questione della relazione tra pubblico e privato è stata ripresa dall’indagine campionaria presentata dai Giovani Cooperatori Trentini, sviluppata intorno a interrogativi rivolti a loro coetanei come: Quanto sento forte l’impegno verso gli altri e la mia comunità? Dove trovo spazi per viverlo e come? Quanto cooperazione e associazionismo sono oggi luoghi di partecipazione alla costruzione del bene comune? La buona notizia emersa dal sondaggio, raccontata oggi da <strong>Ilaria Rinaldi</strong>, presidente dell’associazione, che ha coinvolto 180 persone, di cui un terzo sotto ai 35 anni, è che partecipazione e senso di appartenenza sono risultati aspetti importanti per gli intervistati: che il 70% si sente più motivato quando il proprio fare ha un impatto sociale, il 73% dice di avere modo di confrontarsi con la governance cooperativa. Inoltre, per 140 su 180 l’aspetto che piace di più del mondo cooperativo è l’interesse per la comunità. Chi non partecipa trova come principale motivazione la mancanza di tempo.</p>
<p>La mattinata si è conclusa con un confronto su continuità e innovazione e su come queste si intreccino ed impattino sul welfare a partire, ancora una volta, da punti di vista e esperienze diverse: quelli di tipo aziendale e delle potenziali congiunzioni con il non profit, raccontati da <strong>Luca Capra</strong> di Trentino Sviluppo, che ha spiegato come attraverso il progetto messo in piedi insieme a Fondazione Demarchi si cerchino di valorizzare le nuove idee che abbiano un impatto sociale, aiutandole a diventare imprese.</p>
<p>Ma si è parlato anche di ricerca scientifica e della sua divulgazione a supporto dell’innovazione con <strong>Francesca Fiore</strong> dell’associazione culturale Glow, che ha spiegato che l’obiettivo della sua organizzazione sia quello di portare l’alta innovazione sul territorio, nelle scuole e nelle comunità, con iniziative ‘pop’ che arrivino con leggerezza e divertimento.</p>
<p>Infine spazio all’innovazione di territorio, dove il welfare si rivela elemento che ne accresce la competitività anche da un punto di vista economico, come ha raccontato <strong>Andrea Ciresa</strong> della Fondazione FiemmePER ETS, che in tre anni ha coinvolto 110 realtà del territorio, tutte private, come dentisti, banche, cooperative sociali per affrontare i bisogni e le emergenze della Valle: la denatalità, l’accesso alla casa, l’energia, la mobilità agendo su strumenti come il lavoro, la qualità della vita e il senso di comunità.</p>
<p> </p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Ufficio stampa</author></item><item><guid isPermaLink="false">d4cb2024-e84f-4574-b38b-4c66e2467e84</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/cercando-casa-abitare-la-comunita</link><title>Cercando casa - Abitare la comunità</title><description>Settimana dell’accoglienza: 30 settembre - 7 ottobre 2023</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/kdcb3zhj/settimanaccoglienza2023.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/cercando-casa-abitare-la-comunita" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>4000</width><height>3000</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>È stata presentata la nona edizione della “<strong>Settimana dell’Accoglienza</strong>”, promossa dal <strong>Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza del Trentino-Alto Adige/Suedtirol</strong>. Il tema di quest’anno è  “<strong>Cercando casa –abitare la comunità</strong>” e si svolgerà dal 30 settembre al 7 ottobre 2023.</p>
<p>La conferenza stampa è stata presieduta dal presidente del CNCA, <strong>Claudio Bassetti</strong>, il quale ha dato la parola per aprire l’incontro all’assessora per le politiche sociali del Comune di Trento, <strong>Chiara Maule</strong>. È stata sottolineata l’importanza e l’attualità del tema scelto, in quanto “Cercando casa” intende focalizzarsi non solo sull’edificio fisico, ma anche sul contesto e la comunità che rendono un posto “casa”.</p>
<p>Il presidente ha dedicato la Settimana dell’accoglienza a Frederick Akwasi Adolfo, un senza fissa dimora che era venuto dal Gambia per cercare <strong>un luogo dove costruire un futuro, vedere riconosciuti i propri diritti ed incontrare una comunità accogliente</strong>, ma che ha trovato la morte per mano di due ragazzini,frutto di un clima di esclusione, disprezzo ed odio nei confronti delle persone marginali.</p>
<p>“Cercando Casa”, una settimana centrata su coloro che la casa fisica la stanno cercando con difficoltà sempre crescenti. Ma anche su chi sta cercando una casa dove trovare riparo, dove ricostruirsi una vita, dove essere riconosciuto come persona, dove ritrovare la propria dignità, dove scoprire opportunità, dove imparare una lingua, dove manifestare un proprio credo, dove ritrovare un’appartenenza. Casa intesa anche come monumento collettivo di ripensamento e di relazione. Si intende quindi “lavorare per abitare la comunità: trovare risposte collettive a problemi che sembrano individuali” racconta Claudio Bassetti.</p>
<p>Successivamente è intervenuto <strong>Michelangelo Marchesi</strong>, coordinatore della cooperativa sociale <strong>Progetto 92</strong>,il quale ha ricordato come il tema della casa sia una questione che coinvolge una fetta sempre più grande di popolazione. Infatti, non solo gli ultimi e gli emarginati sono in difficoltà, ma anche chi un lavoro ce l’ha non riesce a pagare l’affitto perchéha uno stipendio troppo basso.</p>
<p>Hanno poi preso la parola <strong>Onorio Clauser,</strong>il vice-presidente della <strong>Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale,</strong>ente finanziatore della Settimana, e<strong>Laura Ravanelli</strong>per <strong>Fondazione De Marchi.</strong></p>
<p>La “Settimana dell’Accoglienza” è una rassegna di iniziative, momenti di riflessione, stimoli e proposte che riunisce l’intera regione per sensibilizzare tutta la popolazione alla cultura dell’accoglienza. Le realtàprivate e pubbliche che desiderano partecipare organizzando un evento e portando un contributo di riflessione sul proprio territorio sono invitate a contattare e richiedere il format della scheda di adesione a segreteria.taa@cnca.it.<em>C.N.C.A. Trentino-Alto Adige Via alle Laste, 22 38121 Trento segreteria.taa@cnca.it </em></p>
<p>Per iscrizioni e informazioni:</p>
<p>Segreteria CNCA Trentino –Alto Adige</p>
<p><a href="mailto:segreteria.taa@cnca.it">segreteria.taa@cnca.it</a><br /><br />Fonte: Ufficio Stampa evento</p>]]></encoded></item><item><guid isPermaLink="false">0ce1509d-af41-47fa-8c1e-f88222b302a4</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/al-via-l-ottava-edizione-della-settimana-dell-accoglienza</link><title>Al via l'ottava edizione della Settimana dell'accoglienza</title><description>Eventi a partire dal 27 settembre fino al 9 ottobre, con spettacoli, letture animate, convegni, momenti di confronto e di partecipazione.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/akgnv0wa/ottava-settimana-accoglienza.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/al-via-l-ottava-edizione-della-settimana-dell-accoglienza" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1177</width><height>613</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p><strong>In che modo la capacità di essere accogliente rende vitale una comunità? Come la rende capace di aiutare chi è fragile, di sostenere chi si sente solo, di ospitare chi ha bisogno di aiuto? Si concentrerà su queste tematiche l’ottava edizione della Settimana dell’Accoglienza, iniziativa regionale promossa dal Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (Cnca) presieduto da </strong><strong>Claudio Bassetti</strong><strong> che quest’anno compie quarant’anni di attività. Il tema 2022 sarà ‘Essere comunità: tutti i colori dell’accoglienza’.<br /><br /></strong>Tra le tante iniziative segnaliamo in particolare lo spettacolo “Happy Days”, di e con Stefano Santomauro, che porta una riflessione comica e consapevole sul tema della felicità e della complessità dell’età adolescenziale. I disturbi d’ansia, la volontà di dimostrare la felicità a tutti i costi, la faticosa rincorsa al mondo degli adulti sono elementi che possono caratterizzare l’adolescenza di molti ragazzi e ragazze. Sarà un’occasione per parlare di tutto ciò in maniera leggera, ma senza mai minimizzare le emozioni. Lo spettacolo arriverà anche in molte scuole trentine.<br /><strong>HAPPY DAYS</strong><br /><em>27.09, 20.30- Auditorium Centro Congressi- Cavalese</em><br /><em>28.09, 20.30- Teatro Comunale- Dimaro</em><br />Per le scuole lo stesso spettacolo sarà replicato nelle seguenti date:<br />Teatro Comunale- Predazzo, 27 settembre<br />Teatro Comunale- Dimaro, 28 settembre<br />Auditorium Scuole S.Sighele- Riva del Garda, 5 ottobre<br />Sala della Cooperazione- Trento, 6 ottobre<br />Teatro Comunale- Ossana, 6 ottobre<br />Borgo Valsugana, 7 ottobre<br /><br />Per leggere il programma completo della Settimana dell'accoglienza vai su settimanadellaccoglienza.it </p>]]></encoded></item></channel></rss>