<rss version="2.0"><channel xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><title>News</title><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/rss/news?categoria=Festivaleconomia2026</link><description>Notizie, storie e interviste per raccontare il movimento cooperativo e per approfondire i temi che coinvolgono il nostro mondo.</description><lastBuildDate>Wed, 24 Jun 2026 08:41:50 +0200</lastBuildDate><atom:link href="https://www.cooperazionetrentina.it/it/rss/news" rel="self"><type>application/rss+xml</type></atom:link><item><guid isPermaLink="false">6bc2724e-d23c-4b08-b118-4bb732b1b50b</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/cosa-avrebbe-fatto-ponzio-pilato-se-avesse-avuto-l-ia</link><title>Cosa avrebbe fatto Ponzio Pilato se avesse avuto l’IA?</title><description>Come sarebbe andata la storia se ci fosse stata l'intelligenza artificiale? Se lo è chiesto, e lo ha chiesto all'IA, Filippo Solibello, ospite di Confcooperative al Festival dell'Economia di Trento</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/xgpgkm4a/whatsapp-image-2026-05-21-at-19-10-38.jpeg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/cosa-avrebbe-fatto-ponzio-pilato-se-avesse-avuto-l-ia" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1600</width><height>900</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<strong>Filippo Solibello</strong>, voce storica di Rai Radio2, ha immaginato cosa sarebbe accaduto se i principali personaggi storici avessero avuto accesso all’intelligenza artificiale. <br /><br />Introdotto da <strong>Paola Ferrara</strong>, responsabile della sostenibilità di Confcooperative, Solibello ha proposto un estratto del suo spettacolo “Ucron.IA” in uno degli appuntamenti organizzati da Confcooperative al Festival dell’Economia di Trento. <br /><br />Ad esempio, se Ponzio Pilato nel 33 d.C. avesse interrogato l’intelligenza artificiale, non avrebbe condannato Gesù, perché, come gli avrebbe suggerito l’IA, la decisione era fuori dalla giurisdizione romana e, sempre su consiglio di Chat Gpt, avrebbe spiegato alla folla le proprie ragioni con calma e fermezza. E poi, “lavarsi le mani non solleva dalle responsabilità” dice lo stesso Pilato nella simulazione presentata da Solibelllo. <br /><br />E, ancora, Isabella d’Aragona avrebbe dato credito a Cristoforo Colombo se avesse prima chiesto consiglio all’IA? La risposta è no, l’analisi dei dati avrebbe sconsigliato di imbarcarsi in tale impresa. Lasciando l’opportunità al Portogallo. <br /><br />Mentre Bearzot, allenatore della nazionale italiana, non avrebbe convocato Paolo Rossi nella squadra che ha vinto i mondiali di Spagna del 1982, grazie anche al contributo del capocannoniere. <br /><br />Ma la sperimentazione è andata oltre: Solibello ha chiesto all’IA cosa sarebbe stata se fosse esistita al tempo dei Romani. La risposta mostra una dea, chiamata AIlogia, con un occhio da cyborg e un libro in una mano.<br /><br />Concludendo, la storia sarebbe stata migliore o peggiore? Difficile dirlo. Anche perché ognuna delle pagine che compongono la nostra storia ha contribuito allo sviluppo del pensiero, alla crescita della nostra società. <br />E, soprattutto, dobbiamo fare attenzione perché, ha detto Solibello, affidandoci all’IA perdiamo l’istinto, perdiamo l’empatia, perdiamo l’essere umani.]]></encoded></item><item><guid isPermaLink="false">4a7912b3-b3c0-4ec6-b426-f45f8618a2c6</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/dazi-energia-credito-la-cooperazione-agroalimentare-italiana-e-trentina-al-festival-dell-economia-di-trento</link><title>Dazi, energia, credito: la cooperazione agroalimentare italiana e trentina al Festival dell’Economia di Trento</title><description>Al Festival dell’Economia di Trento, mentre la città discuteva di intelligenza artificiale e scenari globali, la cooperazione agroalimentare trentina e italiana ha scelto di fare i conti con la realtà quotidiana del territorio.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/g1zlq5u0/tavolo.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/dazi-energia-credito-la-cooperazione-agroalimentare-italiana-e-trentina-al-festival-dell-economia-di-trento" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1170</width><height>780</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>L’incontro si è tenuto stamane, nel panel “L’agroalimentare italiano sfida il caos globale”, promosso da Confcooperative in collaborazione con Cooperazione Trentina al “Cloud” di Piazza Duomo. Sul palco Giorgio Mercuri, vicepresidente di Confcooperative con delega all’internazionalizzazione, e i vertici di tre cooperative trentine di eccellenza: Luca Rigotti, presidente di Mezzacorona, Michele Plancher, direttore generale di Sant’Orsola, e Stefano Albasini, presidente di Trentingrana.</p>
<p>A inquadrare la posta in gioco è stato Mercuri con i numeri: “Produciamo oltre il 60% del vino italiano, il 50% dell’ortofrutta e il 70% del lattiero caseario: la cooperazione rappresenta il made in Italy nel mondo. Nel 2025 abbiamo superato i 70 miliardi di export, mentre nel 2015 non arrivavamo a 50. Una crescita che dimostra l’eccellente reputazione che i nostri prodotti si sono guadagnati sui mercati esteri”. Confcooperative, ha ricordato, è presente ai livelli più alti dei tavoli europei e in costante confronto con ministero e governo: un ruolo conquistato con la fiducia costruita nel tempo.<br /><br /></p>
<div data-embed-url="https://youtu.be/IFrUAM8vMDY" data-embed-height="240" data-embed-width="360" data-embed-constrain="true"><iframe width="360" height="203" src="https://www.youtube.com/embed/IFrUAM8vMDY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen="" title="L'agroalimentare italiano e trentino sfida il caos globale | Interviste"></iframe></div>
<p>Luca Rigotti, presidente di Mezzacorona, ha fotografato senza sconti la situazione del vino. “Stiamo attraversando un momento di crisi”, ha detto, indicando nel mercato statunitense il fronte più caldo: “Il problema dazi e il rapporto di cambio euro-dollaro stanno erodendo in maniera importante i margini del nostro lavoro”. A pesare, in parallelo, l’aumento del prezzo del petrolio che si riversa sui costi dei materiali.</p>
<p>La risposta, secondo Rigotti, non può essere solo difensiva: “Dobbiamo non solo resistere, dobbiamo essere resilienti, seguire le nuove tendenze di mercato, interpretare i gusti del consumatore, essere più dinamici anche sui mercati alternativi dove ci siamo già ma dove dovremmo essere più incisivi”. Il pacchetto vino approvato di recente dalla Commissione europea — con misure di promozione nei Paesi esteri e sostegno all’enoturismo — va nella giusta direzione, ma non basta: “Una grande forza ce la dobbiamo mettere noi”. Rigotti ha anche indicato nella struttura cooperativa una condizione di sopravvivenza per il comparto: “La cooperazione permette a tante piccole imprese di restare sul mercato che da sole non ce la farebbero”.</p>
<p>Michele Plancher, direttore generale di Sant’Orsola, ha allargato lo sguardo al quadro complessivo del settore agricolo, elencando una serie di problemi che si sommano: cambiamenti climatici, mancanza di manodopera, accesso al credito, effetti delle crisi geopolitiche con l’aumento dei costi delle materie prime e dei trasporti. Sant’Orsola opera esclusivamente sul mercato nazionale e dunque non risente direttamente dei dazi, ma sconta appieno il differenziale energetico con i competitor europei.</p>
<p>Il dato che Plancher ha portato sul tavolo è impietoso: “Paghiamo l’energia circa 130 euro a megawattora rispetto ai 45 euro di Spagna e Portogallo, che sono i nostri principali competitor”. Gli investimenti in fotovoltaico — impianti che coprono circa il 90% del fabbisogno produttivo — mitigano ma non azzerano lo svantaggio. La soluzione strutturale, ha sottolineato, richiede un intervento urgente sia da parte del Governo che a livello di Unione Europea per una politica energetica comune.</p>
<p>Sul credito, Plancher ha quantificato un’anomalia sistemica: una domanda inevasa di un miliardo di euro l’anno, alimentata dalla difficoltà delle aziende agricole ad accedere al sistema bancario per mancanza di garanzie adeguate. “L’essere in cooperativa dà un sostegno fondamentale alle imprese”, ha concluso, ricordando che il modello cooperativo consente di costruire quel profilo finanziario che il singolo produttore non potrebbe mai presentare da solo.</p>
<p>Stefano Albasini ha portato la voce della zootecnia e dell’agricoltura di montagna. Trentingrana raggruppa 13 caseifici distribuiti sul territorio trentino: “Sono aziende molto piccole, non abbiamo economia di scala”. Le pressioni immediate sono sui costi — trasporti, carburanti, gas — e sul ricambio generazionale, uno dei nodi più critici per la sopravvivenza delle aziende zootecniche di montagna.</p>
<p>Le risposte adottate seguono due direzioni: aggregazione — fusioni e accorpamenti tra caseifici per creare economie di scala — e investimento energetico, con pannelli fotovoltaici sulle aziende e un biodigestore a livello consortile per la produzione di gas. Ma la partita decisiva, ha detto Albasini, si gioca a Bruxelles: “La Comunità europea deve avere un occhio di riguardo per la montagna e attuare una politica strategica per salvaguardarla”. La zootecnia di montagna non può essere trattata come quella di pianura, ha ribadito. E il richiamo va oltre l’economia: “Siamo un presidio sul territorio: sociale, ambientale e culturale”.</p>
<p>Il quadro che emerge dal panel è quello di un settore che affronta pressioni su più fronti contemporaneamente — geopolitica, energia, clima, demografia — ma che individua nella cooperazione la leva strutturale per tenere. Come ha sintetizzato Mercuri, la crescita dell’export cooperativo in un decennio — da meno di 50 a oltre 70 miliardi — non è il risultato del caso: è la prova che l’aggregazione, la reputazione e la proiezione internazionale costruite attraverso il modello cooperativo funzionano. La sfida, ora, è tenere quella rotta nel mezzo del caos.</p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Ufficio Stampa Pat</author></item><item><guid isPermaLink="false">aaebc1a6-f435-4acc-85c6-5dfb286c9a2a</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/le-cooperative-sfidano-l-iper-modernita-senza-reti-frana-tutto</link><title>Le cooperative sfidano l’iper-modernità: “Senza reti frana tutto”</title><description>Dalla strategia europea sull’economia sociale ai nuovi modelli di welfare territoriale: al centro del confronto promosso da Confcooperative al Festival dell'Economia  il ruolo delle cooperative come motore di coesione sociale, cura e sviluppo dei territori.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/mljhmkn3/tavolo2.jpeg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/le-cooperative-sfidano-l-iper-modernita-senza-reti-frana-tutto" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>2048</width><height>1536</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>“Cooperative: radice dell’economia sociale” è stato il tema dell’incontro promosso presso la Cloud di Confcooperative in Piazza Duomo, occasione di confronto sul ruolo della cooperazione nelle trasformazioni economiche e sociali contemporanee. Moderato da <strong>Fabiola Di Loreto</strong>, direttrice di Confcooperative, il dibattito ha visto protagonisti Giuseppe Guerini, presidente di Cooperatives Europe, Anna Manca e Marco Marcocci, vicepresidenti di Confcooperative, e l’economista Aldo Bonomi.</p>
<p>Ad aprire il confronto è stato <strong>Giuseppe Guerini,</strong> che ha ricordato come l’economia sociale abbia ricevuto un nuovo impulso a livello europeo dopo la crisi del 2011, quando è emersa la necessità di “un modello economico capace di produrre ricadute sociali”. Oggi quasi il 10% del Pil europeo è generato da organizzazioni dell’economia sociale e 163 milioni di cittadini europei sono soci di una cooperativa. “Le cooperative rappresentano un pilastro dell’economia sociale europea”, ha sottolineato Guerini, ricordando che l’Unione Europea ha avviato un piano di sviluppo dedicato e invitato gli Stati membri a costruire una propria strategia nazionale. “Oggi 21 Paesi su 27, tra cui l’Italia, stanno lavorando in questa direzione. I principali ambiti su cui si concentreranno le politiche europee saranno appalti pubblici, normativa sugli aiuti di Stato e accesso ai finanziamenti”.</p>
<p>Per <strong>Anna Manca</strong>, vicepresidente di Confcooperative, “la cooperazione è radice strutturale dell’economia sociale”, perché interpreta un modello alternativo di economia e società fondato “sulla centralità della persona, delle reti e delle relazioni sociali”. Un modello che mette al centro la capacità di offrire servizi, costruire prossimità e contrastare le disuguaglianze sociali attraverso comunità più coese e inclusive.</p>
<p>L’economista <strong>Aldo Bonomi</strong> ha invitato il mondo cooperativo a leggere le grandi trasformazioni in atto attraverso la lente delle reti e dei flussi che attraversano territori e società. “Le cooperative sono costruttori di rete sociale. Chi si occupa di questo flusso?”, ha osservato, sottolineando come “mutualismo e cooperazione vengano prima dell’economia sociale”. Secondo Bonomi, le cooperative hanno oggi una funzione strategica: “Siete custodi del capitale sociale, del capitale relazionale e dovete diventare custodi del capitale semantico dei territori”. In un tempo dominato da piattaforme, reti e ipermodernità, “non siete un’eredità da raccontare, ma un racconto del futuro. Per la coesione sociale servono le reti: senza reti frana tutto”.</p>
<p>Guardando alle sfide future del welfare e della cura,<strong> Marco Marcocci</strong> ha posto l’attenzione sull’impatto delle trasformazioni demografiche e tecnologiche. “L’intelligenza artificiale può essere uno strumento di supporto importante, ma non sarà mai in grado di interpretare i bisogni del territorio come riesce a fare un nostro operatore sociosanitario”, ha spiegato. “La capacità di leggere i bisogni delle comunità e costruire risposte concrete nasce dal radicamento territoriale delle cooperative”. Marcocci ha ricordato inoltre che “tra cinque anni gli over 50 saranno più degli under 50”, annunciando il lavoro di Confcooperative su un progetto di welfare integrato capace di mettere insieme competenze e cooperative attive nella sanità, nel sociale e nel settore farmaceutico per rispondere ai bisogni di giovani e anziani.</p>
<p>Dal confronto è emersa con forza l’idea della cooperazione come infrastruttura sociale ed economica capace di tenere insieme persone, territori e sviluppo, in una fase storica attraversata da profonde trasformazioni economiche, tecnologiche e demografiche.</p>
<p> </p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Ufficio stampa</author></item><item><guid isPermaLink="false">73f3e53f-9eb1-4f1e-a23a-12d56d0a344c</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/energia-cazzulani-fare-sistema-per-garantire-stabilita-e-sostenibilita</link><title>Energia, Cazzulani: “Fare sistema per garantire stabilità e sostenibilità”</title><description>“Come fare sistema sull’energia” è stato il tema al centro dell’incontro con Alberto Cazzulani, presidente di Power Energia, oggi la più grande cooperativa di utenza in Italia per la fornitura di energia elettrica e gas rivolta a piccole e medie imprese. Nel suo intervento, Cazzulani ha illustrato il modello di una realtà che opera su tutto il territorio nazionale e che rappresenta un esempio concreto di come la forma cooperativa possa contribuire a rendere il sistema energetico più resiliente e sostenibile.</description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/sganb1mb/come-fare-sistema-sull-energia-nella-foto-incontri-con-alberto-cazzulani-presidente-power-energia-imagefullwide-1-.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/energia-cazzulani-fare-sistema-per-garantire-stabilita-e-sostenibilita" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1170</width><height>780</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Cazzulani ha evidenziato in particolare i progressi compiuti dall’Italia negli ultimi anni, ricordando come la crisi energetica del 2022 — conseguente all’invasione dell’Ucraina — abbia messo in luce la forte dipendenza del Paese dal gas russo. "Rispetto ad allora - ha spiegato - la situazione è sensibilmente migliorata. Oggi, pur in presenza di nuove tensioni geopolitiche, come quelle legate al blocco dello stretto di Hormuz, registriamo oscillazioni meno marcate nei prezzi dell’energia. Questo è il segnale che sono state attuate politiche importanti di diversificazione delle fonti di approvvigionamento".</p>
<p>Un percorso che, secondo Cazzulani, deve proseguire con determinazione: "È fondamentale continuare su questa strada e non disperdere i risultati raggiunti, soprattutto nei momenti di cambiamento politico. La continuità delle strategie energetiche è un elemento essenziale per garantire stabilità al sistema".</p>
<p>Guardando al contesto nazionale, il presidente di Power Energia ha sottolineato come il gas continuerà a svolgere un ruolo centrale nel breve e medio periodo: "L’Italia resta e resterà dipendente dal gas durante tutta la fase di transizione energetica. Tuttavia, è indispensabile definire politiche chiare e una strategia di lungo termine". In questo quadro, ha ribadito l’urgenza di rafforzare gli investimenti nelle fonti rinnovabili, in particolare idroelettrico e fotovoltaico: "Queste tecnologie, pur presentando limiti legati alla capacità di stoccaggio rispetto al gas, offrono vantaggi significativi, tra cui la possibilità di produrre e consumare energia nello stesso territorio, riducendo dispersioni e aumentando l’efficienza complessiva del sistema".</p>
<p>Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo della cooperazione. Cazzulani ha ricordato come il modello adottato da Power Energia abbia permesso di mitigare gli effetti dell’impennata dei prezzi registrata nel biennio 2022-2023: "La scelta della forma cooperativa si è rivelata strategica. In quel periodo, il ristorno ai soci si è tradotto concretamente in uno sconto in bolletta, contribuendo ad alleggerire l’impatto economico su imprese e territori".</p>
<p>In conclusione, uno sguardo al futuro e al valore sociale dell’energia: "Il capitale sociale è uno strumento fondamentale per favorire una reale democratizzazione energetica. Il nostro obiettivo non è semplicemente realizzare impianti, ma accompagnare le comunità in un percorso condiviso. Costruire relazioni, fare rete e radicare i progetti nei territori sono condizioni indispensabili per garantirne la sostenibilità nel tempo e assicurare che i benefici economici rimangano a livello locale. Posso annunciare che dal 2027, affronteremo una nuova sfida: apriremo al mercato privato, così che non solo le aziende, ma anche le famiglie, possano godere di questi benefici".</p>
<p>L’incontro ha dunque posto l’accento sull’importanza di “fare sistema” nel campo dell’energia, valorizzando modelli collaborativi e strategie di lungo respiro per affrontare con successo le sfide della transizione energetica.<br />L'evento si è svolto oggi presso lo Spazio Cloud di Confcooperative in Piazza del Duomo. L’evento si inserisce nel ricco programma del Festival dell’Economia 2026, offrendo un’importante occasione di approfondimento sulle sfide e le prospettive del settore energetico italiano.</p>]]></encoded></item><item><guid isPermaLink="false">342b8f19-a736-41bf-9eae-6eef4919c278</guid><link>https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/cerasa-al-festival-dell-economia-siamo-intrappolati-nella-dittatura-del-catastrofismo-serve-un-antidoto</link><title>Cerasa al Festival dell'Economia: "Siamo intrappolati nella dittatura del catastrofismo. Serve un antidoto"</title><description><![CDATA[Il direttore del «Foglio» presenta il suo ultimo libro a Trento in un incontro organizzato da Confcooperative. Al centro: il divario tra percezione e realtà, il business del rancore, una difesa appassionata dell'Europa e un esperimento pionieristico con l'intelligenza artificiale.<br /><br />«Questo libro non è un libro: è un appello». Con queste parole Claudio Cerasa, direttore del «Foglio» dal 2015, ha aperto l'incontro organizzato da Confcooperative presso il Cloud Confcooperative in Piazza Duomo, nell'ambito del Festival dell'Economia di Trento, presentando L'antidoto. Libertà, ambiente, tecnologia. Manifesto ottimista contro la dittatura del catastrofismo (Silvio Berlusconi Editore). A moderare, Fabiola Di Loreto, direttore generale di Confcooperative.]]></description><item d4p1:about="https://www.cooperazionetrentina.it/media/l5vkz40f/incontro-con-claudio-cerasa-nella-foto-claudio-cerasa-imagefullwide.jpg" d4p1:resource="https://www.cooperazionetrentina.it/it/news/cerasa-al-festival-dell-economia-siamo-intrappolati-nella-dittatura-del-catastrofismo-serve-un-antidoto" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1170</width><height>780</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Il tema centrale è il divario tra i dati reali e la realtà percepita, alimentato da un sistema informativo che privilegia sistematicamente le notizie negative. Un esempio: in Italia i centenari sono aumentati del 130% rispetto agli anni Novanta e il paese è tra i più sicuri d'Europa per tassi di criminalità. Dati ignorati dal dibattito pubblico. Una ricerca Ipsos 2024 certifica che su quasi tutti gli indicatori — dalla sicurezza alla natalità — la percezione degli italiani è sistematicamente peggiore della realtà.</p>
<p>Il meccanismo ha un nome: «business del rancore». Le notizie negative attraggono e immobilizzano; quelle positive responsabilizzano, costringono ad agire e a cercare soluzioni. Per questo vengono marginalizzate. «Essere ossessionati dal catastrofismo porta a offrire soluzioni semplicistiche», ha sottolineato Cerasa. Lo stesso vale per il concetto di rischio, svuotato del suo significato: senza una cultura del rischio non si costruisce una cultura del futuro.</p>
<p><strong>L'ambiente e la crescita</strong></p>
<p>Anche sul tema ambientale il catastrofismo blocca più che spingere all'azione. Raccontare buone notizie sull'ambiente non significa negare i problemi: significa responsabilizzare. I Paesi Bassi, con Amsterdam sotto il livello del mare, hanno costruito un museo dell'orgoglio nazionale dedicato alla capacità di adattamento climatico. Mario Draghi, nel discorso con cui ha ricevuto il Premio Carlo Magno, ha ricordato che per affrontare la crisi climatica occorre rimettere al centro la parola crescita: l'innovazione è la strada per adattarsi ai grandi problemi, non il senso di colpa fine a sé stesso.</p>
<p><strong>L'Europa come risposta</strong></p>
<p>Il capitolo più appassionato dell'incontro ha riguardato l'Europa, spesso bersaglio di critiche che ne oscurano i risultati concreti. L'Unione europea è l'unico esperimento al mondo in cui paesi con governi e tradizioni diverse si sono uniti attorno all'idea di pace, ricostruendo insieme un tessuto civile e culturale dopo la guerra. Negli ultimi quattro anni — dalla pandemia alla crisi energetica, dalla guerra in Ucraina alle sfide geopolitiche — l'Europa ha dimostrato una capacità di reazione che non va data per scontata. Ha scelto di sostenere l'Ucraina sfidando tabù consolidati, si è avvicinata al Regno Unito, ha riaperto il dibattito sulla difesa comune. Persino i partiti un tempo tentati dall'uscita dall'Unione oggi non chiedono più la Brexit, ma reclamano un'Europa «che faccia di più»: un cambiamento di prospettiva significativo.</p>
<p>«La libertà è come l'aria», ha citato Cerasa richiamando Calamandrei: «te ne accorgi solo quando viene a mancare». Questi anni difficili hanno avuto un effetto paradossalmente prezioso: hanno ricordato a tutti cosa significa difendere la libertà e perché non va mai data per scontata.</p>
<p><strong>Il Foglio e l'intelligenza artificiale</strong></p>
<p>L'incontro si è chiuso con una riflessione concreta sull'intelligenza artificiale, vissuta dal «Foglio» non come minaccia ma come strumento da padroneggiare con responsabilità. Nel marzo 2024 la redazione ha condotto un esperimento durato due mesi: ogni giorno un numero del quotidiano interamente generato con l'AI — 22 articoli al giorno, con prima pagina di attualità, cultura, politica e innovazione. Unico caso al mondo registrato per un giornale cartaceo. L'esperimento ha poi trovato continuità in un settimanale che affianca contenuti generati dall'AI a quelli scritti da giornalisti, con errori volutamente lasciati per mostrare i limiti della macchina. I lettori venivano sfidati a distinguere i due: chi ci riusciva riceveva una bottiglia di champagne.</p>
<p>Il bilancio, secondo Cerasa, è istruttivo. L'AI è veloce, precisa, non sbaglia i fusi orari, sa essere ironica se guidata su un binario preciso. Ma non sa fare domande, non va a caccia di notizie, non ha fonti, non ha un punto di vista autentico sul mondo. «In un'epoca in cui tutti possono produrre contenuti con l'AI, la caratteristica distintiva diventa saper fare le domande giuste», ha concluso Cerasa. Il giornalismo del futuro, ha suggerito, non è quello che compete con la macchina sul piano della produzione, ma quello che la usa per liberare il talento umano verso ciò che la macchina non potrà mai fare.</p>]]></encoded></item></channel></rss>