Verso un disegno comunitario sulla salute Lunedì, 31 Marzo 2014

La diminuzione delle risorse pubbliche mette in discussione il modello di protezione sociale come oggi lo conosciamo. Non più servizi calati dall’alto ma una rete di relazioni e di valori che costruisca “dal basso” il nuovo welfare.

Il ruolo delle cooperative sociali, la sinergia con l’ente pubblico. E qualche proposta pratica. Se ne è parlato a Trento in un convegno organizzato da sei coop sociali.

 

In un momento politico e sociale così critico, è necessario riflettere sull’idea di salute, intesa come benessere globale del singolo e della comunità, partendo non tanto dalle risorse e dai servizi, quanto dalla ricchezza delle relazioni sociali, della vita collettiva e delle potenzialità che la comunità ha al suo interno.

E’ sempre più nevralgico, infatti, valorizzare le piccole progettualità della comunità, sia del pubblico che del privato-sociale, attraverso la partecipazione e la condivisone con tutti gli attori del territorio, in primis i cittadini stessi.

Per affrontare questo tema le cooperative sociali Sad, Antropos, Arcobaleno, Assistenza, Fai e il Sole hanno organizzato il convegno che si è aperto oggi a Trento, nella sala della Cooperazione, dal titolo ‘Investire nella comunità’, dove si intrecciano diversi mondi ed esperienze, locali e nazionali.

“Il settore pubblico – ha detto in apertura il capo gabinetto del Ministro degli Affari regionali Luigi Fiorentino, intervenuto al posto dell’annunciato sottosegretario alla Presidenza Graziano Delrio – oggi non dispone più di tutte le risorse economiche necessarie a rispondere alla domanda di protezione sociale. Serve maggiore sinergia tra pubblico e privato, che garantisca equità ed efficienza”. Su questo non si parte da zero, e l’esperienza delle cooperative sociali lo sta a dimostrare.

Fiorentino ha anche ricordato che da qui al 2020 sono a disposizione oltre cento miliardi di Fondi europei, soprattutto per attività quali l’assistenza sanitaria on line, la promozione della salute, i servizi all’infanzia, per gli anziani e disabili.

Ma il welfare non si può ridurre ad un elenco di servizi. “Oggi servono meno protocolli e linee guida e più valori e relazioni - ha affermato il sociologo Sergio Manghi – e la politica dovrebbe rispondere valorizzando un patrimonio di competenze e di esperienze del nostro welfare che è una sorta di miracolo vivente, se lo rapportiamo allo stato del welfare sul globo (il 50% di spesa per il welfare è in Europa)”.

“Le istituzioni pubbliche e private – ha detto il direttore della cooperativa Sad Diego Agostini - devono diventare promotrici di un progetto di salute in cui il proprio sapere diventa una risorsa messa a disposizione della comunità. E il cambiamento può avere un solo punto di partenza: un coinvolgimento attivo delle diverse realtà sul territorio. Non più dunque una sommatoria di progetti settoriali e poco flessibili ma un nuovo progetto di sistema in cui le risorse, in quanto fatte di persone, parlano tra loro”.

Nel pomeriggio sono previsti gli interventi di Erio Ziglio, responsabile dell’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della sanità  per gli Investimenti per la Salute e lo Sviluppo, ed una tavola rotonda con vari attori sul territorio, tra cui il presidente della Provincia autonoma Ugo Rossi, il Vicario della Diocesi don Lauro Tisi e Giorgio Casagranda del Centro Servizi Volontariato.

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