Famiglie cooperative, le sfide si giocano sulla funzione sociale Venerdì, 07 Novembre 2014

All’assemblea della cooperazione di consumo non numeri ma relazioni di esperti – Luigino Bruni, Carlo Borzaga, Luigi Padovese – per delineare le sfide per il futuro. Che non si giocherà (solo) sulla concorrenza di mercato, ma sulla capacità di offrire servizi nuovi e diversi dagli altri. La ricerca di Euricse. Borzaga: le “famiglie” potrebbero sperimentare nuovi servizi, dall’energia alla gestione dell’assistenza familiare.

Il tema della funzione sociale è da alcuni anni al centro del dibattito in atto sul futuro della cooperazione di consumo trentina. Molte riflessioni sono state proposte, in diversi eventi pubblici, da esperti e studiosi della cooperazione, sul senso e sul sentiment  di questo aspetto, che caratterizza in maniera importante le società cooperative.

Per ridefinire il concetto di socialità o, meglio, di funzione sociale della cooperativa, la Federazione Trentina della Cooperazione ha incaricato Euricse, istituto di ricerca sulla cooperazione e l’impresa sociale, di condurre una ricerca nell’ambito delle Famiglie Cooperative.  I risultati dello studio, raccolti in un report dal titolo “Sfaccettature di partecipazione e di socialità”, sono stati al centro nel pomeriggio del convegno autunnale della cooperazione di consumo.

“La socialità è un aspetto originale delle nostre cooperative di consumo - ha detto Carlo Dellasega, direttore generale della Federazione, aprendo i lavori -. Solo nelle cooperative gli utenti non sono solo clienti, ma anche soci. I negozi concorrenti possono parlare di prezzo o di qualità, ma solo le cooperative possono fare riferimento al rapporto con la base sociale”.

I risultati dell’indagine

Al questionario somministrato da Euricse hanno risposto 58 cooperative di consumo. I dati sono stati presentati al convegno da Carlo Borzaga, presidente di Euricse, e Sara Depedri, coordinatrice della ricerca.

La crisi ha modificato radicalmente lo scenario: è cambiato il modello di consumi, c’è meno domanda di beni e più bisogno di servizi. L'idea che si stia bene consumando molto, non tornerà più. Aumenta di pari passo la domanda di relazioni e la disponibilità ad affrontare insieme la crisi.

Sta emergendo una tendenza a cooperare di più. Si parla di “economia del noi”. 

Nonostante il peso della crisi economico-finanziaria, le cooperative investono in modo crescente sulla propria funzione sociale, muovendosi per aumentare la partecipazione dei soci e la conoscenza del ruolo sociale della cooperativa da parte dell’intera collettività, in modo che dalla stessa arrivino  nuove risorse e nuovo coinvolgimento.

Un maggior impatto sociale della cooperativa e un concomitante aumento delle proprie economie può essere prodotto dall’attivazione di nuovi servizi di cui la comunità ha bisogno. Ne sono stati esempi in passato l’esperimento di fornire attraverso la cooperativa il servizio postale o quello di farmacia. Ne è un esempio recente l’apertura di punti informativi sui servizi sociali territoriali e per la fornitura della modulistica per accedere ad agevolazioni pubbliche.

Accanto a questi molti altri possono essere i prodotti e i servizi di interesse della comunità da fornirsi attraverso la rete della cooperazione di consumo, articolata in Trentino in quasi 400 punti di vendita. Il 46% delle cooperative che hanno partecipato alla ricerca manifestano l’intenzione in futuro di offrire nuovi servizi. Nel caso di cooperative di piccole dimensioni, nuovi servizi potranno essere ideati e avviati anche in forma associata.

In Trentino, ha ipotizzato il professor Borzaga, le cooperative di consumo potrebbero occuparsi anche dell'assistenza domiciliare o della commercializzazione di energia. “Non è una evoluzione nè scontata né semplice, ma l'unica possibile, anche perché l'offerta di servizi pubblici sarà sempre più bassa in futuro”.

In tempo di crisi

Riferendosi alla funzione sociale delle cooperative, il presidente del Sait Renato Dalpalù ha affermato: “Non vendiamo solo cibo, ma lavoriamo per una idea di comunità, solidale e sana. Soprattutto nei momenti di crisi, manteniamo ferma la nostra presenza nelle realtà periferiche e marginali”.

Le crisi - ha rilanciato Luigino Bruni, economista - sono gestite meglio dalle realtà legate al territorio. Le cooperative hanno maggiori capacità di adattarsi, la loro dimensione di partecipazione e condivisione rafforzata in tempi “normali” diventa un investimento. Senza valori non c'è valore.
In uno scambio economico, occorre convincere i clienti che sono loro ad avere un vantaggio. Il prezzo è uno dei vantaggi, ma non solo. Il socio deve trovare qualcosa che non trova negli altri negozi. La cooperativa deve riuscire a far capire che c’è differenza tra una fidelity card e una tessera socio, altrimenti chiude.

Per essere fedele alla sua missione, ha concluso Bruni, la cooperativa deve includere i poveri e crescere insieme a loro. Occorre catturare le nuove forme di povertà, gli immigrati, i giovani che non hanno sicurezze. La cooperativa vive e si sviluppa se porta dentro chi è fuori.

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