È in Valle di Non il primo impianto al mondo per la conservazione ipogea delle mele Venerdì, 21 Novembre 2014

Il nuovo magazzino sotterraneo di Melinda è un sistema all’avanguardia. Raffreddate le rocce, conserva le mele al fresco ottimizzando i consumi. Odorizzi: “Un progetto sostenibile a 360 gradi”. Si risparmiano ogni anno 27mila metri cubi di acqua e 40mila chili di CO2. Granata: “Entro il 2020 produrremo 400mila tonnellate di frutti, se il sistema funziona creeremo altre quattro celle ipogee”. Che saranno rigorosamente visitabili, incoraggiando la nascita del “turismo della mela"

L’impianto è entrato in funzione lo scorso ottobre a Segno di Taio, in val di Non, a 800m di distanza dalla sede di Mondo Melinda. Si tratta del primo magazzino al mondo per la conservazione delle mele realizzato sotto terra. Nato per iniziativa di Tassullo Spa e Melinda, ha la capacità di contenere e conservare in atmosfera controllata 10.500 tonnellate di mele (1.050 vagoni) accogliendo 33.870 cassoni.

Uno spazio largo 15metri, alto 50, che si sviluppa sui 140 metri di una galleria più ampia, lunga ben 17 km. Consentirà un minor consumo di 27mila metri cubi di acqua annui, pari a 10 piscine olimpioniche; eviterà la costruzione di un ulteriore capannone per la conservazione delle mele, limiterà di 40mila kg l’anno le emissioni di anidride carbonica, l’equivalente di quanto riesce a fare, con il proprio lavoro, un bosco di 50 ettari. “Un progetto pilota positivissimo, in termini di sostenibilità - commenta soddisfatto Michele Odorizzi, presidente di Melinda – ora lo testeremo concretamente, ma i dati sperimentali ci dicono che funzionerà”. L’idea è nata nel 2010: “Nel nostro business plan abbiamo visto che entro il 2020 saremo passati da 350mila a 400mila tonnellate di mele. Dovevamo trovare un modo per conservarle – ha spiegato il direttore di Melinda, Luca Granata – dopo una serie di studi approfonditi, abbiamo deciso di cercare di sfruttare il comportamento geotermico della dolomia, la roccia presente nella grotta”. La dolomia, infatti, è impermeabile ai gas e mantiene costante il rapporto tra ossigeno, azoto e CO2 nell’ambiente. La roccia, inoltre funziona da intercapedine termica, un po’ come un grande thermos per le mele: una volta portata la cella dai 10 gradi della roccia alla temperatura di 1 grado è sufficiente una minima quantità di energia per mantenere la temperatura costante e si consuma oltre il 60% in meno che con una cella frigo.

La valorizzazione delle eccellenti qualità della dolomia come isolante naturale ha inoltre consentito di risparmiare l’impiego di 850 tonnellate di isolante artificiale riducendo in maniera significativa l’impronta ambientale dell’impianto.

“Questo primo progetto è stato messo in atto dopo aver costruito nel 2012 una prima celletta-laboratorio totalmente sperimentale. Se funzionerà come previsto, amplieremo i lotti nella galleria” ha proseguito Granata.

Per ora nella cella ipogea ci sono 10mila tonnellate di mele. “L’idea è quella di costruirne, nei prossimi anni, altre quattro,sempre qui – ha aggiunto Granata - si farà così spazio alle altre 40mila tonnellate che dovrebbero venir prodotte secondo il nostro piano industriale”.

Tra i pro del progetto, per l’azienda ci sono un risparmio del 20% dei costi di costruzione e un 30% di spese in meno nella gestione. Per la valle, la possibilità di sviluppare un vero e proprio “turismo della mela”: “Ogni anno 40mila persone visitano Melinda, ma i turisti potrebbero aumentare ulteriormente, vista la peculiarità della struttura – ha concluso Granata – senza contare che la dolomia merita di essere vista anche per le sue peculiarità geomorfologiche. Abbiamo la possibilità di incoraggiare un settore che creerà indotto sull’intera Val di Non”.

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