"Tutti nello stesso piatto" per scoprire come cambia il pianeta Giovedì, 29 Ottobre 2015

Nuovo appuntamento, dal 3 al 29 novembre a Trento, con “Tutti nello stesso piatto”, il festival internazionale di cinema cibo e videodiversità organizzato dalla cooperativa Mandacarù. In cartellone 32 opere che raccontano le trasformazioni in corso ai quattro angoli del pianeta. Tra gli ospiti attesi Alfredo Bini, Andrea Segrè, Paolo Woods e Gabriele Galimberti. In questa nuova edizione spazio anche alla fotografia con la mostra “Land grabbing or land investors?”, allestita nell’area archeologica sotterranea del Sas. Confermato l’impegno di formazione nelle scuole rivolta a circa 2500 ragazzi e ragazze

Il cibo è sicuramente fonte di energia per il nostro organismo, ma anche piacere per il palato e elemento intorno al quale si sviluppano politiche sociali ed economiche dalle quali dipendono il futuro nostro e del nostro Pianeta. Per offrire nuovi spunti di approfondimento e riflessione su quanto accade intorno al mondo del cibo torna Tutti nello stesso piatto il festival organizzato da Mandacarù Onlus, cooperativa di commercio equo del Trentino e da Altromercato, la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale in Italia e una delle maggiori a livello mondiale.

La kermesse, giunta quest’anno alla settima edizione, andrà in scena dal 3 al 29 novembre tutti i martedì e mercoledì al cinema Astra, dalle 19 in poi, tutti i giovedì al teatro Sanbàpolis, dalle 18.30 in poi, e tutte le domeniche, dalle 10.30 alle 12.30, al Cinema Astra. In cartellone quest’anno 32 opere cinematografiche e una mostra fotografica, che offriranno un punto di vista nuovo e diretto sulle trasformazioni in corso ai quattro angoli del pianeta, dalle rivoluzioni ai mutamenti più silenziosi che stanno avvenendo in Paesi apparentemente remoti.

“Il sistema politico, economico e sociale in cui viviamo – ha spiegato la presidente di Mandacarù Piera Sterlini – ci obbliga a essere cittadini del mondo, informati di quanto accade e consapevoli delle conseguenze delle nostre scelte anche più piccole. Ci auguriamo che questo festival possa essere un’occasione di riflessione sul tema del cibo per interrogarsi e confrontarsi sulle infinite contraddizioni del mondo alimentare”.

“Intorno al cibo – ha aggiunto la direttrice artistica del festival Beatrice De Blasi – ruotano bisogni, piaceri ed equilibri internazionali. Il problema del nutrimento dell’uomo e della Terra è una delle principali sfide dell’umanità. E non a caso l’Expo 2015 di Milano ha scelto Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita come tema centrale. Ma sappiamo cosa significa? Che cosa si intende per sovranità alimentare e perché riguarda il nostro Paese?”.

“Quello che ci è stato illustrato stamani –ha commentato Carlo Dellasega, direttore generale della Cooperazione Trentina intervenendo alla conferenza stampa di presentazione – è un piatto ricco come ricca è la biodiversità rappresentata dalla Cooperazione Trentina, davvero una straordinaria ricchezza. Mandacarù e Altromercato sono due imprese che sanno fare buona impresa ma mettono in pratica anche l’impegno verso la comunità, uno dei sette principi cooperativi. Come Cooperazione Trentina siamo vicini a questa iniziativa e le auguriamo il successo che merita perché c’è bisogno di questo tipo di cultura”.

Alla presentazione della settima edizione di “Tutti nello stesso piatto” sono intervenuti inoltre Davide Cavazza, direttore comunicazione Altromercato, per il quale il festival proposto da Mandacarù “è realmente un fiore all’occhiello”, Alberto Lavelli della giuria di Amnesty, che ha sottolineato l’importanza di “far sì che le persone in povertà riescano ad esigere i propri diritti”, Gianluigi Bozza in rappresentanza della giuria, che ha evidenziato come il festival arrivi “in un momento giusto perché in questo periodo in Italia e nel mondo si discute molto di alimenti, di cibo”, Michela Proietti e Danny Casabianca in rappresentanza di Aiesec, che per il primo anno collabora con il festival, e Marco Oberosler del Centro per la formazione alla solidarietà internazionale.

Tornando al programma 2015, ad accompagnare le proiezioni cinematografiche quest’anno ci sarà la mostra fotografica “Land grabbing or land to investors?”, ospitata dal 7 al 29 novembre presso lo spazio archeologico sotterraneo del Sass a Trento. Una serie di scatti che esaminano la pratica del “land grabbing”, per cui investitori stranieri affittano dal Governo etiope larghi appezzamenti di terra per coltivarvi colture da esportazioni. Se da un lato i promotori declamano esclusivamente le possibilità di sviluppo offerte in questo modo, dall’altro i critici sottolineano come l’Etiopia continui a dipendere dagli aiuti alimentari mentre la sua terra viene coltivata a beneficio di altri.

Confermato anche per l’edizione 2015 “Schermi & Lavagne”, la proposta che Mandacarù dedica al mondo della scuola per sensibilizzare ragazzi e bambini al dialogo interculturale attraverso la scoperta del cibo e di culture e tradizioni da tutto il mondo. L’iniziativa, che quest’anno si rivolge a circa 2500 ragazzi e ragazze nel 2015 di età compresa tra i 6 ed i 18 anni, propone un programma di cartoni di animazione, film e documentari per approfondire i diversi temi del festival e che, attraverso il linguaggio cinematografico, hanno l’obiettivo di sviluppare un percorso educativo con i ragazzi e con gli insegnanti.

La serata conclusiva del festival, con la proclamazione dei vincitori, si terrà giovedì 26 novembre presso il teatro Sanbapolis. I vincitori nelle categorie di miglior cortometraggio e miglior lungometraggio saranno proclamati dalla giuria del festival, composta da professionisti del mondo del cinema, dello spettacolo e della cultura, mentre la migliore fiction e il miglior lungometraggio saranno votati dal pubblico in sala. Il compito di assegnare il premio speciale alla migliore opera sui Diritti Umani spetterà invece alla giuria di Amnesty International.

I temi del festival

I focus tematici proposti sono molteplici. Si spazierà dalla denutrizione, 805 milioni di persone nel mondo soffrono la fame secondo le stime dell’Indice Globale della Fame 2014, agli eccessi e agli sprechi, si stima che 1,3 miliardi di tonnellate di cibo finisca ogni anno nella spazzatura. Non mancheranno le occasioni per parlare di alimentazione, agricoltura biologica e consumo consapevole.

In particolare, verranno analizzato temi quali il rapporto tra alimentazione e salute, le culture del cibo e i diritti umani, dai diritti negati al diritto alla cultura e alla cittadinanza mettendo a fuoco i doveri e le responsabilità collettive.

Gli spettatori avranno quindi la possibilità di approfondire il diritto dei popoli a definire i propri sistemi agricoli e alimentari, per garantire a tutti un cibo salubre, culturalmente appropriato e prodotto attraverso metodi ecologici; il tema del cibo giusto e sostenibile, rispettoso dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente, sia in fase di produzione che durante la distribuzione e lo smaltimento; e come, attraverso le proprie scelte di acquisto e di consumo di prodotti alimentari, si può sostenere quotidianamente un modello economico piuttosto che un altro.

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I FILM E I DOCUMENTARI PRNICIPALI

10 BILLION - WHAT'S ON YOUR PLATE? / 10 MILIARDI – COSA C’È NEL TUO PIATTO?

Nel 2050 la popolazione mondiale sarà di 10 miliardi. Il documentario si inserisce nell’acceso dibattito sulla possibilità di garantire cibo per tutti con uno sguardo analitico che spazia dalla produzione alimentare alla distribuzione – dalla carne artificiale agli insetti, dall’agricoltura industriale alla coltivazione di auto-consumo ora di moda. Valentin Thurn cerca possibili soluzioni in tutto il mondo e dà spazio all’innovazione e alle visioni del nostro futuro, indicando un percorso sostenibile per garantire la produzione di cibo. Ciascuno di noi adesso può veramente fare la differenza.

A seguire, CESAR CHAVEZ

“Yes we can” non è uno slogan nato nel 2008 durante le primarie democratiche con la conquista del New Hampshire da parte di Barack Obama, ma nel lontano 1972 per bocca del sindacalista César Chávez. Si lottava per un miglioramento delle condizioni lavorative e salariali dei braccianti messicani (e non solo) impiegati nei campi statunitensi e così ciò che effettivamente disse fu “Sì, se puede”, ma il senso è lo stesso: cambiare era possibile.

César Chávez è stato uno dei più celebri attivisti della storia delle lotte sindacali del ventesimo secolo, fondatore, assieme a Dolores Huerta, di quella National Farm Workers Association che tanto fece in favore dell’integrazione e del rispetto dei lavoratori stranieri negli Stati Uniti.

Azioni dimostrative, marce, lavoro da lobby non solo negli States, ma anche in Europa, scioperi e boicottaggi, tutto sempre ispirato dal principio della non violenza: Chávez dedicò la sua intera vita ad una nobilissima causa.

César Chávez meritava un film e non uno qualsiasi, Diego Luna, lo ha fatto e prodotto. Non si tratta di cinema militante, ma di intrattenimento misto ad informazione storica. Il pensiero di César Chávez del resto è ancora più che mai attuale: “Non basta insegnare ai nostri giovani ad avere successo… in modo che possano realizzare le loro ambizioni, in modo che possano guadagnarsi da vivere bene, in modo da poter accumulare le cose materiali che questa società concede. Questi sono obiettivi utili. Ma non è sufficiente per progredire come individui mentre i nostri amici e vicini di casa sono lasciati alle spalle”.

Land Grabbing or Land to Investors? Documentario e Mostra fotografica dal 7 al 29 novembre presso Spazio Archeologico Sotterraneo SASS

Proiezione con Alfredo Bini, fotogiornalista.

Investitori stranieri affittano dal Governo etiope larghi appezzamenti di terra per poi coltivarvi colture da esportazione. Il film e la mostra fotografica esaminano questa pratica controversa includendo interviste che sottolineano differenti punti di vista. I critici rimarcano il fatto che l’Etiopia dipende da aiuti alimentari mentre un significativo quantitativo di terre è coltivato a beneficio di altri. I promotori invece si dicono entusiasti delle possibilità di sviluppo, minimizzando gli effetti sulle popolazioni locali e sull’insicurezza alimentare del paese.

Secondo il World Food Program più di sei milioni d’etiopi sono severamente malnutriti e sopravvivono solo grazie agli aiuti alimentari distribuiti dal World Food Program stesso, ONG internazionali e programmi governativi come US Aid. Tutti i giorni, nel frattempo, aerei cargo partono alla volta degli Emirati Arabi e dell’Europa, per consegnare carichi di vegetali, frutta fresca e fiori, che saranno usati in ristoranti e hotel.

Lo scopo del film è di mettere in luce questa pratica, descrivendo motivi e preoccupazioni di chi ne è coinvolto e di chi ne subisce le conseguenze.

Tigri /TIGERS

Ayan è giovane, sposato da poco, e si guadagna da vivere vendendo medicine locali. Siccome il mercato in Pakistan è dominato dai prodotti di marca occidentale, i suoi affari non sono molto fiorenti. Così Ayan tenta la fortuna con la multinazionale Lasta. Ma quando scopre gli effetti collaterali del latte in polvere che sta commerciando, il giovane sfida il sistema e i poteri che ci sono dietro. Un dramma, ispirato a una storia vera, dal regista Premio Oscar Danis Tanović, presentato al Festival di Toronto.

JUST EAT IT - A FOOD WASTE STORY /MANGIALO E BASTA - UNA STORIA DI SPRECO ALIMENTARE

Il sistema alimentare americano spreca quasi il cinquanta per cento del cibo prodotto. Un dato ancor più impressionante se si pensa che il dieci per cento della popolazione non riesce a raggiungere il sufficiente fabbisogno energetico giornaliero. Ma si può vivere esclusivamente con gli scarti di una produzione che si basa sullo spreco? È quanto hanno dimostrato Jen Rustemeyer e Grant Baldwin, che hanno vissuto per sei mesi, ingrassando qualche chilo e risparmiando circa ventimila dollari, raccogliendo confezioni scadute o prossime alla scadenza, danneggiate o mal etichettate, e grazie a prodotti freschi scartati in quanto difettati oppure perché di dimensioni o forme non consoni alla vendita.

A seguire, Cibo: Andrea Segrè, professore di politica agraria internazionale all’Università di Bologna, si interroga sullo stato confusionale della nostra (una volta forte) cultura alimentare, oggi estranea a se stessa: l’uomo non è più ciò che mangia, non sa più cosa mangia e neppure perché.

Sunflower Seeds – Semi di Girasole di Antonis Tolakis, regista greco che parteciperà alla proiezione

Un gruppo di bambini cerca di sopravvivere per le strade di Atene. Tra loro c’è Sayid, un ragazzino di dodici anni, che lavora tutto il giorno vendendo semi di girasole nei parchi suburbani della città. La sua esistenza è al limite della povertà, mentre mendica cibo nelle organizzazioni filantropiche. La sua routine giornaliera nella caotica capitale greca è una lotta per la sopravvivenza. Allo stesso tempo, però, riesce a godere della libertà che le strade della città possono offrire. Sayid e suoi amici, che sono tutti immigrati dall’Afghanistan, cercano di eludere la loro situazione disperata rimanendo attaccati alle loro speranze. Con loro, Sayid si diverte con innocenti giochi infantili e sogna un future migliore: vuole partire per il Nordeuropa, andare a scuola e avere un buon lavoro quando diventerà grande. Ma quanto velocemente può crescere un bambino? Sayid è intrappolato in Grecia, un paese piagato da crisi finanziaria, disoccupazione in aumento, xenofobia galoppante e violenza razzista. Sayid afferma chiaramente. “Sono qui da circa due anni, ma sembrano esserne passati venti”.

THE STORM MAKERS: Coloro che Portano la Tempesta.

Più di mezzo milione di cambogiani lavorano all’estero ed un numero sconcertante di loro diventa schiavo. Molte sono giovani donne, tenute in stato di prigionia ed obbligate a lavorare in condizioni disumane, a volte come prostitute.

Agghiacciante resoconto sulla tratta di esseri umani per mano della criminalità organizzata in Cambogia, The Storm Makers intreccia la storia di Aya, una giovane contadina venduta schiava a 16 anni, con quella di due potenti trafficanti (conosciuti come “portatori di tempeste” a causa della desolazione che si lasciano alle spalle) che raggirano persone povere ed analfabete per incanalarne il flusso al di là dei confini nazionali.

Il regista franco-cambogiano Guillaume Suon presenta un quadro realistico ed illuminante sul ciclo di povertà, disperazione e avidità che alimenta questa brutale e quanto mai moderna tratta di schiavi.

The price we pay

Dalle isole Cayman alla City di londra, da Panamà al delaware, le atività offshore dei paradisi fiscali sono diventate il motore della globalizzazione finanziaria, sottraendo ricchezza ai cittadini e falsando la competizione economica. Il regista Harold Crooks scoperchia un mondo di illeciti societari concentrando la sua attenzione sulla storia oscura e sulla realtà dell'evasione fiscale delle grandi società, multinazionali che hanno privato i governi di entrate fiscali miliardarie rifugiandosi in paradisi fiscali.

A seguire, Foto-show del reportage fotografico di Paolo Woods e Gabriele Galimberti, fotogiornalisti autori di The heavens, dialogano con Francesco Terreri, giornalista economico dell’Adige.

FESTIN IMAGINAIRES/ IMAGINARY FEAST/ BANCHETTI IMMAGINARI

Sapete qual'è il significato della parola "ricetta"? Proviene dal latino recepta, participio passato di ricevere. Una ricetta è ciò che viene ricevuto e la persona che ce la trasmette l'ha ricevuta da qualcun'altro. Chi inventa nuove ricette lo fa sulla base di una tradizione che non ha un inizio perché l'origine di una ricetta, metaforicamente, non è una ricetta. L'origine di una ricetta è la fame.

Nei campi di concentramento nazisti, nei Gulag e nei campi di concentramento giapponesi, i deportati scrissero ricette di cucina. Centinaia di quelle ricette sono state copiate in piccoli taccuini da esseri umani ridotti alla fame, persone di tutte le origini, donne, uomini, giovani, vecchi, Francesi, Russi, Americani che assunsero rischi enormi per scriverli e conservarli.

Raccontando questi oggetti di sopravvivenza, il documentario IMAGINARY FEAST esplora un fenomeno di Resistenza incredibile. Fino ad oggi, nessuno studio o pubblicazione erano mai stati fatti su di loro.

The search for General Tso

Nel 2008, la giornalista del New York Times Jennifer 8. Lee, in quello che è diventato uno dei TED Talks più visti, raccontò la sua caccia alle origini dei piatti Cino-Americani più famosi come il Chop Suey e il Pollo del Generale Tso.

Sette anni più tardi e 838,706 piatti di Pollo del Generale Tso dopo, Jennifer 8. Lee e il regista Ian Cheney hanno prodotto il documentario “Alla ricerca del Generale Tso” che verrà proiettato a Trento in novembre, indovinate dove?

Il documentario traccia le origini di questo piatto così famoso in America facendoci viaggiare in lungo e in largo in due continenti (si, il generale è esistito veramente) e il racconto diventa l’espediente narrativo per ricostruire la storia dell’insediamento cinese in America.

Con il Chinese Exclusion Act nel 1882, i lavoratori cinesi furono il primo gruppo nella storia americana ad essere escluso dagli Stati Uniti in base alla razza e alla classe. Ma gradualmente la storia ha riscattato i Cinesi d’America, (con la visita del presidente Nixon in Cina nel 1972) e la sinofilia è fa talmente tendenza al punto che è tradizione di molte famiglie ebraiche festeggiare il Natale nei ristoranti cinesi.

SUGAR BLUES – IL MAL DI ZUCCHERO

Lo zucchero può uccidere! Alla regista, Andrea, viene diagnosticato il diabete gestazionale. Deve evitare qualsiasi forma di zucchero raffinato, una restrizione impossibile da seguire in quanto Andrea trova zucchero ovunque, in ogni prodotto. Perché lo zucchero è così onnipresente? La paura per il figlio che porta in grembo cambia le abitudini alimentari nella famiglia di Andrea e le dà l’impulso per iniziare le sue ricerche sull’industria dello zucchero. Confrontandosi con dottori e scienziati, Andrea esplora gli effetti dello zucchero sulle funzioni umane, fisiche e mentali. Con l’accanimento di un detective, identifica i legami fra multinazionali, politici e sistema sanitario. La ricerca inizia dalla tavola della cucina di Andrea e continua in tutto il mondo per più di cinque anni.

La sua famiglia, però, ha bisogno di una madre a casa, in particolare il figlio più piccolo. Lo zucchero potrebbe davvero essere la causa dei suoi problemi di salute? Una tragicomica, vivace ed emozionante storia, educativa e stimolante…. Un film che vi libererà dal “Mal di Zucchero”!

Ogni anno vengono spesi miliardi in medicine e trattamenti per persone affette da patologie causate dal consumo di zucchero. Il mondo è minacciato da queste pandemie e, di conseguenza, dai dispendiosi trattamenti necessari per curarle. Nonostante questo, persiste l'abitudine di nutrire i bambini con tonnellate di orsetti gommosi e cioccolatini ingoiati assieme a bibite zuccherate. Il diabete gestazionale termina con la nascita del bambino, ma il possibile ripresentarsi di questa patologia sotto forma di diabete mellito tipo 2 è una vera minaccia e il neonato è già un potenziale paziente.

Ice Poison (Bing Du)

Un giovane contadino e suo padre sono a malapena in grado di sopravvivere con il loro magro raccolto di mais, quindi sono costretti a scendere dalla montagna fino al villaggio per andare a chiedere un prestito ai loro parenti che lavorano nelle miniere di giada o piantagioni d’oppio. Ma procedure amministrative mancanti, truffe e corruzione hanno lasciato anche loro impoveriti. Alla fine il padre è costretto a dare in pegno la loro mucca per un motorino, così suo figlio può guadagnarsi da vivere facendo il tassista.

La sua prima cliente è Sanmei, tornata in Myanmar per seppellire suo nonno. Sanmei decide di non ritornare in Cina e di rompere un matrimonio combinato per iniziare una nuova vita nel suo vecchio paese. In seguito la giovane donna accetta un lavoro come trafficante di droga e persuade il contadino a farle da autista.

Come nei suoi film precedenti, Midi Z illumina con discrezione eppure spietatamente la situazione politica nel suo paese. Delicatamente, con un umore sottile e con uno stile grande e allo stesso tempo minimo, il regista osserva silenziosamente l’alienazione di due persone e la loro paura di perdere la loro fonte di sostentamento, seguendoli in un desolante bar karaoke dove sognano un posto sicuro al mondo.

Corn Island

Tutta l'azione di Corn Island si svolge su un'isola. In un certo senso, l'isola è una metafora della vita rappresentando la nascita, la crescita, l'amore, la lotta, il decadimento ed, infine, la morte. I personaggi principali sono, quindi, la piccola isola di mais, il vecchio ottantenne originario di Abkhazia e la sua nipote sedicenne.

L'azione è scandita dal passaggio delle stagioni: dalla Primavera all'Autunno, infatti, si lavora arando l'isola, seminandola, coltivandola ed, infine, raccogliendo i suoi frutti.

Il fiume Enguri nella Georgia dell'Ovest è un confine che separa due paesi rivali: la Georgia e l'Abkhazia. Sono quasi vent'anni che imperversa questo conflitto tra le due nazioni. In mezzo a questa striscia di terra contesa, dalle montagne verso le pianure scorre il fiume Enguri. Poiché l'isola si trova nel mezzo del fiume, quindi tra le Georgia e l'Abkhazia, è letteralmente “terra di nessuno”.

UN MONDO FRAGILE / La tierra y la sombra

Alfonso è un vecchio contadino che, dopo diciassette anni, torna dalla sua famiglia per accudire il figlio Gerardo, ora gravemente malato. Al suo ritorno, ritrova la donna che era un tempo la sua sposa, la giovane nuora e il nipote che non ha mai conosciuto, ma il paesaggio che lo aspetta sembra uno scenario apocalittico: vaste piantagioni di canna da zucchero circondano la casa e un’incessante pioggia di cenere, provocata dai continui incendi per lo sfruttamento delle piantagioni, si abbatte su di loro. L’unica speranza per tutti è andare via, ma il forte attaccamento a quella terra rende le cose più difficili. Dopo aver abbandonato la sua famiglia per tanti anni, Alfonso ora cercherà di salvarla.

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