L’arcivescovo mons. Tisi alla cooperazione: esaltare il vostro senso di comunità Mercoledì, 21 Dicembre 2016

Incontro natalizio con l’Arcivescovo mons. Lauro Tisi in Federazione. L’arcivescovo nel suo saluto ai cooperatori ha esortato a non perdere mai la relazione, il senso di appartenenza ad una comunità, e la capacità di sognare.

No all’autoreferenzialità, sì all’autocritica. La singola cooperativa non si salva da sola, occorre fare rete e collaborare. Molte crisi sono nate da guerre interne.

“Il meglio della cooperazione non lo avete scritto quando avete elaborato strategie, ma quando uomini liberi ma capaci di relazioni interpersonali hanno ideato il futuro”.

Saluto di commiato del direttore generale Carlo Dellasega, che lascerà l’incarico dal 31 dicembre: “esperienza straordinaria

 “Viviamo in questo periodo storico un clima da “ultima spiaggia”, con la sensazione di essere ai titoli di coda, di non avere energie sufficienti per reagire. E le prime ad essere depresse sono proprio le istituzioni, al cui interno non corre fiducia e speranza nel futuro”.

L’arcivescovo mons. Lauro Tisi è intervenuto all’incontro con i dipendenti della federazione ed ha parlato di cooperazione, lanciando anche qualche provocazione in vista delle sfide che il movimento dovrà affrontare.

“In realtà, ha ammonito l’arcivescovo - oggi la realtà virtuale tende a prendere il sopravvento su quella reale. La realtà narrata fa fede, e su quella si elaborano strategie e progetti.

Mediaticamente il vostro mondo sembra alla frutta, ma i risultati oggettivi sono molto diversi. Quando giro il Trentino vedo una realtà che sa generare innovazione e cambiamento. Gridare ai problemi non contribuisce a risolverli, occorre passare dal momento di analisi alla progettazione delle soluzioni”.

Mons. Tisi ha indicato ai cooperatori alcune strade da intraprendere per non perdere la propria missione. A cominciare dalle relazioni interpersonali: “c’è un tasso molto alto di aggressività nei rapporti tra le persone, dobbiamo recuperare la grammatica delle relazioni personali, che vale ancora di più nel caso della cooperazione.

Il meglio della cooperazione – ha ricordato mons Tisi - non lo avete scritto quando avete elaborato strategie, ma quando uomini liberi ma capaci di relazioni interpersonali hanno ideato il futuro”.

“La cooperazione è nata sul sogno, di persone hanno messo in gioco soldi e relazioni personali, e che hanno imparato facendo.

Dobbiamo recuperare la forza bella della relazione, stimarci e (almeno) non volerci male. Sarebbe un primo passo, insieme a quello di pensarci con un po’ di autocritica”.

“Nessuna cooperativa si salva da sola, - ha proseguito l’arcivescovo - vi invito a ricercare strategie di rete con altre cooperative. Molte crisi di cooperative sono frutto dii autoreferenzialità e di gente che ha pensato che era meglio fare da soli.

Collaborare, fare rete insieme è una strategia vincente. Se esaminate i vari comparti, i fattori di crisi derivano da guerre interne. La vittoria per noi è la gara non competitiva, dove si lavora insieme. La vera vittoria è stare insieme, e arrivare insieme”.

“Serve recuperare senso di appartenenza, spirito di corpo, serve giocare una unica partita. L’uomo ha bisogno degli altri, ha bisogno di appartenere ad una comunità. Non è un bisogno religioso, è un bisogno umano.

La relazione, l’appartenere ad una comunità, il contare per qualcuno, è la vera partita per la vita. Senza questa non c’è futuro”, ha concluso l’arcivescovo Tisi.

L’incontro è stato anche l’occasione per l’ultimo intervento del direttore generale Carlo Dellasega che a fine anno lascerà l’incarico. “Sono stati 12 anni intensi e straordinari, di costruzione e innovazione”, ha detto salutando i collaboratori della Federazione.

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