Dialogo sulla vita con mons. Vincenzo Paglia Venerdì, 12 Maggio 2017

Su invito della Cooperazione Trentina e dell’Ucid il vescovo emerito di Terni, figura di primo piano dell’episcopato italiano, ha parlato ieri sera dell’essere umano contemporaneo, che vive nell’era della globalizzazione, con le sue difficoltà e le opportunità.  “Ogni persona è un patrimonio dell’umanità”. “La povertà non esiste. Esistono i poveri”

Vincenzo Paglia, vescovo emerito di Terni-Narni-Amelia, figura di primo piano dell’episcopato italiano, è stato ospite a Trento della Federazione Trentina della Cooperazione e  dell’Associazione dei direttori delle Casse Rurali per parlare dell’essere umano contemporaneo, che vive nell’era della globalizzazione, con le sue difficoltà e le opportunità. La serata, alla sala della Cooperazione di via Segantini, è stata organizzata con la collaborazione della Cassa Rurale di Mezzolombardo e San Michele e dell'Ucid, Unione Cristiani Imprenditori e Dirigenti. L’incontro è stato introdotto dal direttore della Rurale di Mezzolombardo, Paolo Segnana.

Mons. Paglia è stato presidente della Commissione per l'ecumenismo e il dialogo della Conferenza episcopale italiana. Nell’agosto 2016 è stato nominato da papa Francesco presidente della Pontificia accademia per la vita e gran cancelliere del Pontificio istituto Giovanni Paolo II per gli studi su matrimonio e famiglia. È presente sui principali social network ed è autore di decine di pubblicazioni.

Dialogando con Michele Dorigatti, che gli ha proposto diverse sollecitazioni e richieste di approfondimenti, mons. Paglia ha indicato il 1989, l’anno del crollo del Muro di Berlino, come l’inizio di un cambiamento epocale. Le ideologie politiche (collettivistiche, in particolare) hanno abbandonato il campo, sono state sconfitte dalla storia. Quel posto lasciato improvvisamente libero è stato occupato dal mercato, sempre più invadente.

La modernità ha dato moltissimo spazio alla libertà, un po’ meno all’uguaglianza, nonostante l’invenzione del welfare state. La fraternità, la terza delle tre parole della rivoluzione francese è invece sparita dall’orizzonte politico ed economico.

L’uomo è stato colto, da un lato, dall’infatuazione delle tecnologia e, dall’altro, dalla corsa al consumismo, nella speranza, vana, che consumare di più avrebbe aperto le porte della felicità.

L’ipotesi collettivista era errata, ma anche l’ipotesi individualistica, definita da Paglia “egoistizzazione”, appare destinata al fallimento. L’economia neoliberale ci ha imposto il modello dell’uomo economico, centrato esclusivamente sui suoi bisogni, istinti, preferenze, utilità, passioni. La libertà, senza limiti, senza confini, senza regole, senza il contrappeso della responsabilità, ha prodotto la più grande delle malattie di cui soffre l’Occidente contemporaneo, la solitudine.

La crisi è multi-dimensionale

La crisi in cui siamo calati è multi-dimensionale, ha precisato il vescovo. La finanza speculativa ha avuto un ruolo da detonatore, ma essa ha radici e cause antiche. C’è una crisi politica, che genera populismo e nazionalismo, una crisi delle istituzioni, che produce astensionismo e chiusura nel privato, una crisi legata ai cambiamenti climatici, destinata a produrre 250 milioni di rifugiati climatici. C’è infine una crisi della teoria economica, che non ha saputo prevedere il disastro che ci sarebbe arrivato addosso.

Il tema delle dis-uguaglianze ha oggi raggiunto dimensioni scandalose. L’ultimissimo Rapporto Oxfam (2017) evidenzia come la ricchezza e il patrimonio delle otto persone più ricche al mondo equivalga a quella delle 3,6 miliardi di persone più povere.

Di fronte allo sfaldamento, all’inconsistenza delle leadership politiche mondiali, l’autorità morale di papa Francesco può giocare un ruolo positivo nel promuovere la pace tra i popoli, soprattutto nelle zone calde del Pianeta.

La parte finale della serata è stata dedicata all’ultimissimo libro di mons. Paglia, intitolato coraggiosamente “Sorella morte”. “Ogni volta che muore qualcuno un intero mondo scompare e si perde per sempre”, ha detto il vescovo.

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