Casse Rurali Trentine, pronte alla sfida del Gruppo Mercoledì, 07 Giugno 2017

La costituzione del gruppo bancario è una opportunità per tutto il Trentino. La federazione come raccordo tra  l'"anima" industriale del credito e la sua funzione cooperativa sul territorio.

Il sistema delle 36 Casse Rurali Trentine (340 sportelli e 2.212 dipendenti) si conferma solido e pronto alla realizzazione della fase centrale della riforma, attraverso il consolidamento patrimoniale, la razionalizzazione dei costi e la pulizia del portafoglio crediti.

Total capital ratio tra i più alti d’Italia, pari al 16,48%, e 45% di tasso di copertura del deteriorato. Raccolta complessiva stabile a 17,2 miliardi di euro e crediti a 11.

Anche nel 2016, devoluti 14,2 milioni ad iniziative sociali. Pesano i 23 milioni di oneri per i vari Fondi di garanzia.

Si parla di:

Imprese

Persone

Trento, 7 giugno 2017 – Il sistema delle Casse Rurali Trentine si sta attrezzando per entrare nel Gruppo Bancario Cooperativo di Cassa Centrale Banca seguendo tre direttrici: il consolidamento patrimoniale, la razionalizzazione dei costi e la pulizia del portafoglio crediti.

“La nascita del gruppo bancario a Trento è una sfida non solo per il credito cooperativo ma per tutto il Trentino”, ha affermato il presidente della Cooperazione Trentina Mauro Fezzi. “Sarà un volano per l’economia ed una affermazione importante per la nostra autonomia.

La Federazione dovrà arretrare su alcune aree e attività di servizio – ha proseguito Fezzi – ma nello stesso tempo si candida ad occuparne altre se c’è collaborazione con il gruppo. Possiamo evitare di disperdere una storia fatta di relazione e fiducia con il credito cooperativo, che vede molte persone attrezzate a lavorare con spirito di collaborazione”.

Sull’unità del credito cooperativo trentino ha puntato nel suo intervento il vicepresidente della Federazione Cesare Cattani, il quale ha sottolineato l’importanza dell’adesione compatta delle Casse trentine al Gruppo di Cassa Centrale. “Significa che è il vivo il senso di appartenenza e di responsabilità”.

“Dobbiamo far sì che il progetto di Cassa Centrale diventi un progetto strategico del territorio”, ha detto il direttore Alessandro Ceschi. “Il gruppo rappresenta una grande opportunità per creare lavoro qualificato, soprattutto per i giovani. Da parte nostra possiamo mettere a disposizione personale preparato che ha saputo costruire nel tempo un percorso di crescita personale e un rapporto di fiducia con le Casse Rurali che vanno valorizzati.

Se saremo in grado di creare le condizioni migliori, anche in futuro vedrà il credito cooperativo fortemente collegato al movimento cooperativo trentino. La Federazione potrà continuare ad avere un ruolo significativo anche per mantenere un solido legame con il territorio e la distintività rispetto alle altre banche”.

Il presidente di Cassa Centrale Banca Giorgio Fracalossi e il direttore generale Mario Sartori hanno aggiornato sullo stato di avanzamento di costituzione della capogruppo, che attualmente può contare sull’adesione di 110 banche. Diventerebbe l’ottava banca italiana con circa 77 miliardi di attivo e la più solida, con un indice Cet1ratio oltre il 17%. Avrà 1.600 sportelli e quasi 11mila dipendenti, distribuiti in tutta Italia con la sola eccezione della Sardegna. L’aumento di capitale lanciato nei mesi scorsi ha superato i 650 milioni, di cui 140 dalle Casse Rurali trentine.

L’iter di costituzione del gruppo prevede entro gennaio la presentazione dell’istanza di autorizzazione in Banca d’Italia, e l’avvio con luglio 2018.

I ”numeri” delle Casse Rurali trentine

“Sotto il profilo patrimoniale – ha spiegato questo pomeriggio Ruggero Carli, responsabile settore credito della Federazione durante la tradizionale assemblea primaverile –, il bilancio 2016 racconta di un sistema solido, con un Total capital ratio tra i più alti d’Italia, pari al 16,48%. L’indicatore misura il rapporto tra il patrimonio di vigilanza della banca e i crediti che l’istituto ha concesso ai clienti, ponderati per il loro rischio, ed è quindi uno dei principali indici di solidità. Altro elemento di rassicurazione è il tasso di copertura del credito deteriorato, pari al 45%, dato in linea con la media nazionale delle Bcc, grazie al cospicuo stanziamento effettuato anche nel 2016”.

Nel 2016 le Casse Rurali hanno espresso una raccolta complessiva stabile pari a 17,2 miliardi di euro, con una ricomposizione interna tra la componente diretta, che cala, e la indiretta, che cresce. Tengono bene i prestiti alle famiglie, mentre diminuiscono leggermente quelli alle imprese, mantenendosi in totale sugli 11 miliardi di euro.

Sotto il profilo della razionalizzazione dei costi, le Rurali hanno portato avanti un impegnativo percorso di aggregazioni, che ha dato vita a numerose fusioni, portando le banche cooperative provinciali da 41 a 36, per arrivare a 32 a fine 2017 e a 25 in prospettiva nel 2018.

Le fusioni e il cambio delle abitudini dei clienti hanno provocato una razionalizzazione della rete degli sportelli che sono passati dai 365 del 2015 ai 340 del 2016 e sono calati di un’ulteriore decina nei primi mesi del 2017. Dei 100 sportelli chiusi dalle banche in Provincia di Trento tra i 2010 e il 2016, circa la metà appartiene alla rete delle Rurali.

L’ottimizzazione degli sportelli e la forte richiesta di servizi bancari online o attraverso smartphone ha portato anche ad una graduale diminuzione delle persone impiegate, che si sono fermate a 2.212, 63 in meno del 2015. A questo proposito va detto che proseguono i lavori dell’Ente Bilaterale delle Casse Rurali Trentine ed Enti collegati: le Rurali hanno versato la prima quota di finanziamento al Fondo per l’occupazione, pari a 2,2 milioni di euro, per riordinare complessivamente il quadro delle risorse umane del settore.

La tendenza alla razionalizzazione si ritrova anche a livello nazionale, sia per quanto riguarda la rete commerciale, sia per ciò che attiene al lavoro e alla redditività. Dal 2008 al 2016 gli sportelli bancari in Italia sono passati da 43.100 a 28.900 (-5.200), mentre i dipendenti da 339.000 a 291.000 (-48.000). E nel prossimo triennio le previsioni parlano di altri 3.400 sportelli chiusi e 23.000 bancari in meno.

Aggiungono complessità al quadro le richieste dei vari Fondi di Garanzia che per il 2016 ammontano a 23,2 milioni: oltre ai 15 milioni di contributi ordinari e straordinari per i Fondi di Risoluzione e di Garanzia Depositanti, ben 8 milioni per i vari interventi di risanamento, sempre attraverso i Fondi Istituzionale e Garanzia Depositanti.

Anche l’attenzione ai soci e alla comunità di riferimento non è mancata, nonostante la crisi: nell’anno concluso, le Casse hanno investito 14,2 milioni di euro in iniziative del territorio: oltre 4,5 milioni per i soci (borse di studio, serate, assicurazioni e servizi gratuiti), altri 3 milioni per lo sport, 1,5 milioni per manifestazioni fieristiche e promozionali, e poi cultura, sostegno alle scuole, sanità e iniziative ricreative locali. Nell’ultimo quinquennio le Rurali hanno erogato quasi 85 milioni di euro, rendendo possibili oltre 53 mila iniziative.

I numeri espressi nei bilanci 2016 evidenziano la tenuta complessiva del sistema del credito cooperativo trentino, pronto così - in un contesto normativo diverso che lo farà evolvere in un’ottica di gruppo nazionale – a mantenere ben saldo quel ruolo proattivo a favore delle comunità locali che l’ha sempre caratterizzato. 

Probabilmente troverai di tuo interesse anche