Perdita della qualità di socio

La qualità di socio cessa:

  • a seguito della sua morte
  • per cause dipendenti dalla sua volontà (trasferimento della quota o recesso)
  • per cause dipendenti dalla volontà della società (esclusione).

La morte del socio

La morte del socio comporta, di regola, lo scioglimento automatico del rapporto sociale. In tal caso gli eredi hanno diritto alla liquidazione della quota o al rimborso delle azioni del defunto, diritto che si prescrive nel termine di cinque anni. L’atto costitutivo può però prevedere che gli eredi provvisti dei requisiti per l’ammissione alla società subentrino nella partecipazione del socio deceduto. In questo caso, per la continuazione del rapporto societario l’erede dovrà presentare apposita richiesta alla cooperativa.

Il consiglio di amministrazione delibererà il subentro una volta accertata la sussistenza in capo all’interessato dei requisiti per l’ammissione a socio.

In presenza di più eredi, questi sono tenuti a nominare un rappresentante comune, a meno che la quota non sia divisibile e la società acconsenta alla divisione.

Il recesso del socio

Il recesso è il diritto riconosciuto al socio di uscire dalla società quando si verificano determinate situazioni. Il socio deve manifestare la propria volontà di recedere mediante lettera raccomandata indirizzata alla società. Le situazioni che autorizzano il recesso possono essere stabilite dalla legge o dall’atto costitutivo.

Il recesso può avvenire, per esempio, quando l’atto costitutivo non consenta la cessione delle quote o delle azioni, nonché a fronte di delibere riguardanti il cambiamento dell’oggetto sociale o del tipo di società o il trasferimento della sede sociale all’estero.

Gli amministratori sono tenuti a esaminare la dichiarazione di recesso entro sessanta giorni dalla sua ricezione e qualora non sussistano i presupposti per esercitare tale diritto devono darne immediatamente comunicazione al socio. Quest’ultimo, entro sessanta giorni dal ricevimento di tale comunicazione, potrà presentare opposizione dinanzi il tribunale.

Anche nel caso in cui gli amministratori accertino la sussistenza dei presupposti per il recesso, l’esito dell’accertamento dev’essere comunicato al socio. Per quanto riguarda il rapporto sociale il recesso produrrà i suoi effetti dal momento della comunicazione, mentre per quanto attiene i rapporti mutualistici tra socio e società, se la legge o l’atto costitutivo non dispongono diversamente, il recesso produrrà effetto con la chiusura dell’esercizio in corso, se comunicato tre mesi prima, o con la chiusura dell’esercizio successivo nel caso  contrario.

L’esclusione del socio

L’esclusione del socio è consentita solo nei casi previsti dalla legge o dall’atto costitutivo. Essa può essere deliberata: 

  • per il mancato pagamento, in tutto o in parte, della quota o delle azioni sottoscritte (previa intimazione da parte degli amministratori);
  • per gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge, dal contratto sociale, dal regolamento o dal rapporto mutualistico;
  • per mancanza o perdita dei requisiti previsti per la partecipazione alla società;
  • per interdizione, inabilitazione o per condanna del socio ad una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici;
  • per sopravvenuta inidoneità a svolgere l’opera conferita o per il perimento della cosa data in godimento per una causa non imputabile agli amministratori;
  • per il perimento della cosa che il socio si è obbligato, con il conferimento, a trasferire in proprietà alla società;
  • per il fallimento del socio;
  • negli altri casi previsti dall’atto costitutivo.

Nella prassi le ipotesi statutarie hanno sempre assunto un ruolo prevalente rispetto a quelle legali, costituendo espressione del potere disciplinare dell’organismo sociale nei confronti di comportamenti illegittimi o pregiudizievoli dei soci. Secondo la dottrina e la giurisprudenza, però, tali ipotesi devono essere indicate in modo tassativo e non generico. Data la gravità del provvedimento di esclusione, infatti, lo stesso non può essere lasciato alla discrezionalità più o meno ampia dell’organo amministrativo, che potrebbe tradursi in eccessi o abusi a danno dei soci.

In ognuno dei casi indicati è necessaria una delibera del consiglio di amministrazione o, se l’atto costitutivo lo prevede, dell’assemblea. Per quanto attiene la comunicazione al socio della delibera di esclusione, non serve l’adozione di specifiche formalità: è sufficiente un qualsiasi atto o fatto idoneo a portare a conoscenza dell’interessato la delibera in questione.

Contro la delibera di esclusione, il socio può presentare opposizione dinanzi al tribunale entro sessanta giorni dalla comunicazione. Il tribunale controlla la sussistenza oggettiva delle cause, senza valutarne l’opportunità o meno: se il provvedimento di esclusione è ritenuto illegittimo, il socio può essere riammesso in cooperativa e ha diritto al risarcimento dei danni subiti. Va inoltre precisato che qualora lo statuto accordi all’escluso la facoltà di ricorrere, contro la relativa delibera, a un collegio di “probiviri”, l’esercizio di tale facoltà comporta che il procedimento di esclusione si perfezioni solo con la determinazione del collegio dei “probiviri”. Ne consegue che la comunicazione di tale determinazione segna la decorrenza del termine per adire all’autorità giudiziaria.

Qualora l’atto costitutivo non preveda diversamente, lo scioglimento del rapporto sociale determina anche la risoluzione dei rapporti mutualistici pendenti.