Principi giuridici

Tutte le società cooperative si caratterizzano per un denominatore comune: lo scopo mutualistico che legittima il riconoscimento costituzionale della loro funzione sociale. Ma la cooperazione è anche una forma di democrazia partecipativa, che si realizza attraverso i principi della porta aperta e della parità di trattamento. La disciplina giuridica delle cooperative deriva da molteplici fonti normative: Costituzione, legislazione comunitaria, leggi statali e regionali, regolamenti attuativi. Essa è in parte comune a tutte le società mutualistiche e in parte destinata a singole categorie di cooperative, individuate in base al tipo di attività svolta.

La riforma del diritto societario ha inteso favorire il perseguimento dello scopo mutualistico e la valorizzazione dei relativi istituti, distinguendo, sotto il profilo del trattamento tributario, le cooperative a mutualità prevalente da quelle a mutualità non prevalente, e riservando solo alle prime le agevolazioni fiscali previste dalla legge. Ma tra gli obiettivi della recente riforma ve ne sono anche altri: in primo luogo, quello di agevolare la competitività delle imprese, ampliando gli ambiti dell’autonomia statutaria.

Così facendo, il modello legale di cooperativa delineato dalla legge è meno vincolante di un tempo per i soci: essi possono “personalizzare” la loro organizzazione giuridica adattandola al numero dei membri, al tipo di attività svolta e al settore di mercato in cui opera la società.

In secondo luogo, la riforma ha dotato anche le cooperative di una maggiore flessibilità della struttura finanziaria, consentendo loro di fare ricorso non solo ai soci, ma anche al mercato. Le cooperative possono cioè emettere strumenti finanziari che attribuiscono ai possessori:

  • diritti di tipo patrimoniale: remunerazione collegata al risultato economico della gestione sociale.
  • diritti di tipo amministrativo: partecipazione alla vita della cooperativa, ad esempio attraverso l’intervento all’assemblea e l’accesso alle cariche sociali

La riforma del diritto societario ha potenzialmente equiparato la struttura finanziaria della cooperativa a quella delle società per azioni. D'altronde, lo stesso legislatore della riforma mostra di essere consapevole del rischio di annacquamento della mutualità derivante dai nuovi strumenti finanziari, introducendo in questo senso precisi limiti: 

  • di remunerazione: gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori non possono essere remunerati oltre il limite di due punti percentuali in più rispetto al limite massimo previsto per i dividendi.
  • di attribuzione dei diritti amministrativi: ai possessori non può essere attribuito complessivamente più di un terzo dei voti esercitabili nell’assemblea generale dei soci