L'assemblea

L’assemblea dei soci è definita, tradizionalmente, come l'"organo della volontà sociale". In effetti essa è chiamata a operare alcune scelte di fondo e ad assumere importanti decisioni: nomina e revoca gli amministratori, nomina il collegio sindacale e il soggetto incaricato del controllo contabile, approva il bilancio annuale e dispone circa la destinazione degli utili o l’imputazione delle perdite, delibera eventuali azioni di responsabilità e approva i regolamenti che stabiliscono i criteri e le regole inerenti lo svolgimento dell’attività mutualistica tra la società e i soci.

l’assemblea può deliberare validamente solo nelle materie che sono attribuite alla sua competenza dalla legge e l’elencazione di tali materia deve ritenersi tassativa. Per contro, tutto ciò che non è attribuito espressamente alla competenza dell’assemblea è materia di spettanza esclusiva degli amministratori.

Assemblea ordinaria e assemblea straordinaria

L’assemblea può essere ordinaria o straordinaria. La distinzione non sottende una duplicità di organi, ma dipende dagli argomenti all’ordine del giorno e dall’oggetto delle relative delibere. Sono di competenza dell’assemblea straordinaria le delibere concernenti modifi cazioni dello statuto, quelle sulla nomina, la sostituzione e i poteri dei liquidatori e quelle vertenti sulle altre materie espressamente  attribuite dalla legge a questo tipo di assemblea. In tutti gli altri casi l’assemblea è ordinaria. Sul piano formale, l’assemblea straordinaria richiede l’intervento di un notaio, che ne redige il verbale.

L’assemblea ordinaria dev’essere convocata almeno una volta l’anno, entro il termine stabilito dallo statuto e comunque non superiore a centoventi giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale. Lo statuto può prevedere un maggior termine, comunque non superiore a centottanta giorni, nel caso di società tenute alla redazione del bilancio consolidato o quando lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura e all’oggetto della società. In questi casi gli amministratori segnalano, nella relazione sulla gestione, i motivi del differimento.

Convocazione dell’assemblea

Se non è previsto diversamente dallo statuto, l’assemblea deve essere convocata dove ha sede la società. La convocazione avviene su iniziativa degli amministratori o su richiesta dei soci. In quest’ultimo caso gli amministratori devono convocare l’assemblea senza ritardo, purché la richiesta provenga da almeno un decimo dei soci e sia formulata per iscritto, con l’indicazione degli argomenti da trattare.

Per quanto attiene alle modalità di convocazione, l’atto costitutivo può stabilire forme diverse da quelle previste per le spa. Se ciò non avviene, l’assemblea dev’esser convocata mediante avviso contenente l’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo dell’adunanza, e l’elenco delle materie da trattare. L’avviso deve essere pubblicato sulla Gazzetta Uffi ciale della Repubblica, o su uno o più quotidiani indicati nello statuto, almeno quindici giorni prima di quello fi ssato per l’assemblea. In alternativa, lo statuto può consentire che l’avviso venga comunicato ai soci con mezzi che garantiscano la prova dell’avvenuto ricevimento almeno otto giorni prima dell’assemblea.

In mancanza delle formalità predette l’assemblea si reputa regolarmente costituita quando sono presenti tutti i soci e partecipano a essa la maggioranza degli amministratori e la maggioranza dei componenti il collegio sindacale. In questa ipotesi, tuttavia, ciascuno dei partecipanti può opporsi alla discussione degli argomenti sui quali non si reputa suffi cientemente informato.

Esercizio del voto e rappresentanza

Nelle cooperative il socio ha diritto di voto in assemblea solo se risulta iscritto nel libro dei soci da almeno novanta giorni. In linea di principio ciascun socio ha un voto, qualunque sia il valore della quota o il numero delle azioni possedute. Come s’è visto nel capitolo precedente, tuttavia, lo statuto può introdurre alcune deroghe a questo principio Le modalità di votazione non sono fi ssate dalla legge e, generalmente, è l’atto costitutivo a dettarne la disciplina. Se non è così, spetta al presidente dell’assemblea proporre le regole di votazione.

Nella maggior parte dei casi, comunque, il voto dev’essere espresso in forma palese (per appello nominale, per alzata di mano, per acclamazione, ecc…) e il verbale di assemblea deve consentire, anche per allegato, l’identifi cazione dei soci favorevoli, astenuti o dissenzienti. Si ritiene, però, comunemente, che per la nomina delle cariche sociali la votazione possa avvenire a scrutinio segreto. Il socio che non può intervenire all’assemblea può farsi rappresentare solo da un altro socio.

Questa regola costituisce uno degli elementi caratterizzanti l’organizzazione delle cooperative ed è diretta sia a garantire, per quanto possibile, la partecipazione personale alle vicende societarie, sia ad evitare l’intrusione di estranei nella gestione mutualistica. È prevista, tuttavia, una deroga se è socio della cooperativa un imprenditore individuale. L’imprenditore individuale può farsi rappresentare anche dal coniuge, dai parenti entro il terzo grado e dagli affi ni entro il secondo, che collaborano all’impresa.

Per legge, ciascun socio può rappresentare in assemblea fi no a un massimo di dieci soci; generalmente, però, gli statuti contengono regole più restrittive e consentono l’assunzione di un numero inferiore di deleghe. Il potere di rappresentanza va conferito per iscritto e i documenti relativi devono essere conservati presso la società. La rappresentanza non può essere conferita né agli amministratori, né ai sindaci, né ai dipendenti della società, né alle società da essa controllate, né agli amministratori, ai sindaci o ai dipendenti di queste ultime.

Impugnazione delle delibere assembleari

Le delibere prese nel rispetto della legge e dello statuto vincolano tutti i soci, anche se assenti o dissenzienti. Le delibere irregolari, invece, possono essere impugnate davanti al tribunale del luogo dove ha sede la società. L’impugnazione va proposta entro novanta giorni dalla data della delibera o, se questa è soggetta a registrazione o deposito presso l’uffi cio del registro delle imprese, entro tre mesi dalla registrazione o dal deposito. Possono impugnare la delibera i soci assenti, astenuti o dissenzienti, gli amministratori e i componenti l’organo di controllo.

L’impugnazione è diretta a ottenere l’annullamento della delibera irregolare. Con opportuna concretezza, però, il legislatore ha stabilito che non tutte le irregolarità consentono di ottenere tale pronuncia. Più precisamente:

  • se l’irregolarità consiste nella partecipazione all’assemblea di persone non legittimate, le delibere possono essere annullate solo se la partecipazione di dette persone è stata determinante per la regolare costituzione dell’assemblea stessa (vale a dire, per il raggiungimento del quorum costitutivo);
  • se l’irregolarità riguarda singoli voti o l’errato conteggio di essi, le delibere possono essere annullate solo se i voti invalidi o l’errore di conteggio sono stati determinanti per il raggiungimento della maggioranza richiesta;
  • se l’irregolarità concerne l’incompletezza o l’inesattezza del verbale di assemblea, le deliberazioni possono essere annullate solo se i vizi di verbalizzazione non consentono di accertare il contenuto, gli effetti o la validità delle delibere assunte. In alcuni casi, particolarmente gravi, le delibere possono essere impugnate da chiunque vi abbia interesse, entro tre anni dalla trascrizione nel libro delle adunanze dell’assemblea o dalla registrazione nel registro delle imprese. I casi in questione riguardano la mancata convocazione dell’assemblea, la mancanza del verbale e l’impossibilità o l’illegittimità dell’oggetto della delibera.